La relazione palazzi, la partita Cagliari Inter

È giunto quindi l’agognato momento di parlare della famosa telefonata del 4-4-4 fra Bergamo e Facchetti e di tutto ciò che ne è susseguito. È mio parere personale che questo sia l’unico episodio della Relazione Palazzi, almeno per quanto riguarda Facchetti,  che ha un minimo valore e su cui oggettivamente sarebbe interessante aprire un dibattito. Io ovviamente dirò la mia personalissima opinione e ognuno avrà poi nei commenti il diritto di esprimere la propria, come sempre del resto. La telefonata la conosciamo tutti, è la seguente

Ci terrei a mettere in chiaro solo alcuni punti:

1) Bergamo chiama Facchetti, probabilmente perché gli vuole solo chiedere quattro biglietti per la partita Inter Livorno di domenica;

2) Lo informa che per domenica prossima in griglia ci metteranno anche un esordiente, Paolo Mazzoleni di Bergamo, perché la partita non è importante e non per mancanza di rispetto.  Per Facchetti non ci sono problemi, lui non obbietta mai le decisioni di Bergamo e comunque Mazzoleni non sarà sorteggiato ed arbitrerà in serie B la partita Vicenza Modena terminata 2-2 mentre l’Inter batterà il Livorno per una rete a zero (non sono riuscito a trovare l’arbitro di quella partita);

3) Ovviamente il discorso cade sulla semifinale di Coppa Italia Cagliari Inter e Facchetti chiede di ricordare a Bertini che domani è determinante e Bergamo lo rassicura del fatto che gli parlerà.

Si per carità, ci sono le battute infelici riguardanti lo score di Bertini con l’Inter (la famosa battuta del 4-4-4), Facchetti si auspica che Bertini smuova la casella delle vittorie (la partita finirà 1-1) ma non dice a Bergamo di dire a Bertini di farlo vincere, non ci sono intercettazioni fra Bertini e Bergamo del tenore di quelle che ci sono fra Bergamo e Rodomonti prima della partita Inter Juve, Bergamo non telefona a Bertini per dirgli “pensa a chi viene da fuori”, anzi, Bergamo non telefona proprio a Bertini eppure il telefono di Bergamo era sotto intercettazione e quindi una telefonata eventuale fra Bergamo e Bertini non sarebbe dovuta sfuggire se non al pool di calciopoli almeno al pool difensivo di Moggi. Ci sono elementi anzi in senso contrario ossia la famosa telefonata fra Bertini e Bergamo successiva alla partita che tutti abbiamo sentito in cui addirittura Bertini informa Bergamo della battuta del 4-4-4 e da cui si evince in maniera chiara che Bergamo non ha mai informato Bertini del particolare interessamento per quella partita e non ha mai chiesto a Bertini di smuovere la casella giusta.

A parte il fatto che tanto per cambiare anche da questa telefonata si evince la totale mancanza di stima di Bergamo nei confronti di Facchetti “questo non capisce un cazzo” ma vi è da dire che Bertini ignora completamente che magari Bergamo avrebbe assicurato Facchetti che gli avrebbe parlato. È chiaro anzi l’esatto contrario, ossia che mai Bergamo ha detto a Bertini di avere un occhio di riguardo nei confronti dell’Inter. Dunque possiamo tranquillamente affermare una cosa: “ BERGAMO HA PRESO PER IL CULO FACCHETTI”.  Gli ha promesso che gli avrebbe parlato ma poi non lo ha fatto. A riguardo va aggiunto che questa telefonata fra Bertini e Bergamo non è neanche presente all’interno della Relazione Palazzi. Forse non conveniva metterla anche perché, pur ammettendo che non avrebbe fatto cadere completamente il castello accusatorio, avrebbe comunque decisamente ridimensionato la gravità della telefonata precedente fra Bergamo e Facchetti. Spesso mi sono sentito dire dagli juventini  che la magistratura inquirente ha disatteso l’obbligo previsto dall’art. 358 C.p.p. di cercare anche prove a favore degli indagati. A prescindere dal fatto che queste prove a favore degli indagati trovate poi dalla difesa Moggi sono sostanzialmente consistite in prove che al più dimostravano che tutti avevano rapporti con il mondo arbitrale e in particolare con i designatori e che il tutto non mi sembra un granché come prova a discolpa, comunque neanche Palazzi si dimostra da meno considerando che omette di inserire perché non gli conviene, la telefonate che dimostra che la promessa fatta da Bergamo a Facchetti è stata poi disattesa.  A dirla tutta non è la prima volta che succede che Bergamo rassicuri Facchetti che avrebbe comunque chiamato l’arbitro per fargli delle raccomandazioni eppure di intercettazioni non ce ne sono, perché? Perché Bergamo a Facchetti lo prendeva semplicemente per il culo, per Bergamo Facchetti non era una persona molto intelligente (si veda la telefonata Fazi Bergamo), quindi ogni qual volta Bergamo ha detto a Facchetti:”non ti preoccupare, poi ci parlo” o “vedrai che farà una bella partita”, “vedrai che è una partita che vinceremo insieme” e questo è successo per esempio in occasione della partita Inter Atalanta per l’arbitro Racalbuto, per Palanca per quanto riguarda la partita di Coppa Italia Atalanta Inter, in Palermo Inter  in cui Bergamo rassicura Facchetti dicendogli: “vedrai che farà una bella gara” riferendosi all’arbitro Trefoloni e in tante altre circostanze molto probabilmente non ha mai poi effettivamente chiamato l’arbitro di turno per dargli delle direttive in favore dell’Inter o anche delle semplici raccomandazioni affinché arbitri bene. Oltretutto Bergamo non ha mai chiamato gli arbitri neanche per favorire la Juve ma si limitava esclusivamente ad inserire in griglia per il sorteggio gli arbitri graditi da Moggi. Era poi Moggi a contattare gli arbitri. Bergamo si è mosso in prima persona contattando gli arbitri e dando direttive solo ed esclusivamente su pressione del suo superiore Carraro (si veda a riguardo la telefonata a  Rodomonti prima di Inter Juve e le telefonate per “sensibilizzare” gli arbitri per le partite della Lazio sempre su pressione di Carraro). Difficile quindi pensare che Bergamo si possa mai essere mosso su pressione di Facchetti. Dire quindi che Facchetti faceva le stesse cose di Moggi è un insulto all’intelligenza, Moggi grigliava e si intrometteva più o meno sistematicamente nella composizione delle griglie e poi prima delle partite chiamava gli arbitri sorteggiati usando il canale riservato delle schede svizzere, Facchetti non si intrometteva nella composizione delle griglie e tutto ciò che chiedeva era che gli arbitri arbitrassero bene e chiedeva a Bergamo di “sensibilizzare” (va di moda questo termine) l’arbitro sorteggiato affinché arbitrasse bene, cosa che, molto probabilmente, Bergamo non ha mai fatto. Resta quindi il fatto che Facchetti sia entrato nello spogliatoio di Bertini, arbitro che, come abbiamo visto nei precedenti articoli Facchetti non vedeva di buon occhio, non solo per porgergli i suoi saluti come previsto dalla nota circolare 7 (qui il link  http://download.ju29ro.com/processo_calciopoli/Circ7_0405.pdf ) ma anche per fargli la famosa battuta del 4-4-4. Come possiamo considerare quindi il comportamento di Facchetti? Fino ad oggi ho dato per scontato che scontato non è, l’assunto per cui tutti i contatti fra il mondo arbitrale, in particolare con i designatori, e i dirigenti delle squadre, costituissero comunque violazione dell’art. 1 CGS.  Nella realtà dei fatti ci sono alcune telefonate che sia nel processo sportivo dove c’è stata sia l’accusa che la difesa che anche nella Relazione Palazzi che è semplicemente una accusa, non sono neanche considerate violazioni dell’art. 1 CGS e quindi per capire se una telefonata andrebbe comunque considerata violazione dell’art. 1 CGS andrebbe rapportata a quelle telefonate che invece nel processo sportivo non sono neanche state considerate violazione dell’art.  1. È un’operazione lunga e difficile che comunque, tempo permettendo farò. In questi articoli che ho scritto sui “misfatti” di Facchetti ho comunque considerato le telefonate di Facchetti quasi tutte violazione del’art. 1 CGS e quindi considero pure violazione dell’art. 1 CGS la telefonata fra Facchetti e Bergamo premettendo o meglio ricordando, che comunque  Facchetti ha semplicemente chiesto, al netto della battuta confidenziale del 4-4-4 (è comunque Bergamo a fare la battuta riguardo lo smuovere la casella giusta, quella della V), di ricordare a Bertini che domani è determinante e che in realtà mai Bergamo ha poi chiamato Bertini per fargli alcuna pressione. Resta quindi il fatto che Facchetti è effettivamente entrato nello spogliatoio dell’arbitro, come previsto e permesso dalla circolare 7, per porgergli i saluti e per dirgli poi quello che tutti sappiamo. Come possiamo considerare quello che ha detto Facchetti a Bertini? Una battuta semplicemente infelice? Un qualcosa di più grave e quindi anche violazione dell’art. 1 CGS?  Una pressione indebita o addirittura un atto oggettivamente tale da mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara e quindi di conseguenza violazione dell’art. 6 CGS per la giustizia sportiva e reato di frode sportiva per il codice penale? Nella realtà dei fatti è difficile dirlo a priori perché manca nel processo calciopoli una situazione analoga, non c’è in nessun caso un dirigente che entra nello spogliatoio e dell’arbitro per fargli  notare il suo basso score con la propria squadra e quindi ci potrebbe essere qualcuno che potrebbe ritenere la frase decisamente infelice di Facchetti pronunciata nello spogliatoio di Bertini atto comunque idoneo a mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara e altri che invece potrebbero dire l’esatto contrario. Resta comunque il fatto che la frase infelice di Facchetti (parlare di proposta corruttiva mi sembra comunque eccessivo) non solo non è stata assolutamente accolta ma non è stata neanche presa in considerazione. Resta il fatto che mentre per molto peggio dopo l’incursione di Moggi nello spogliatoio di Paparesta al termine della partita Reggina Juventus l’osservatore arbitrale Ingargiola fu invitato dal Presidente dell’AIA a “farsi i cazzi suoi”, Bertini non esita a fine partita a relazionare il tutto a Bergamo che non relaziona alla Giustizia sportiva giusto per non far capire a Facchetti che gli aveva mentito e probabilmente neanche ci parla per redarguirlo anche perché la cosa non avrebbe avuto alcun senso. Ricordiamo a riguardo che Bergamo invece era in lotta per rimanere come designatore unico o comunque con un ruolo in Federazione al termine del mandato come designatore ed è per questo che cerca anche l’appoggio di Facchetti. Resta comunque il fatto che questa è l’unica effettiva situazione dubbia di tutta la Relazione Palazzi per quanto riguarda l’imputato (o meglio incolpato) defunto Facchetti per cui ci vorrebbe un processo sia penale che sportivo per stabilire se la frase pronunciata da Facchetti nello spogliatoio di Bertini possa o meno ricadere nel reato di frode sportiva nel penale e di violazione dell’art. 6 ora 7 nel CGS. Resta comunque il fatto che Moggi ha detto a Racalbuto al telefono “mi servirebbe di far avanzare il Milan nelle ammonizioni per fare le diffide” e tale frase, decisamente più grave, è stata considerata esclusivamente, insieme ad altre dette riguardanti la partita Fiorentina Bologna arbitrata da De Santis, violazione dell’art. 1 CGS nel processo sportivo mentre nel processo penale, secondo me sbagliando, si è giunti alla conclusione che il messaggio riguardante la partita Fiorentina Bologna fosse giunto tramite Racalbuto a De Santis il quale ha poi recepito l’ordine e ammonito i temibili Petruzzi e  Nastase che erano già diffidati in modo tale che saltassero la partita successiva contro la Juve oltre che Gamberini.  La telefonata è comunque, per chi non l’avesse ancora ascoltata, questa qui

Questa telefonata è stata poi la prova, solo nel processo penale, che comunque l’ordine di aiutare la Reggina di Foti nello scontro interno con il Brescia (Reggina Brescia, “la peggiore che ti poteva capitare”) era comunque arrivato ma è stato Moggi a dare il contrordine “no ma tu fai la tua partita regolare senza regalare niente a nessuno” mentre invece non ha costituito elemento di indagine per le successive partite del Milan che avrebbe arbitrato Racalbuto  il che è strano perché di li a poco, il 13 febbraio, la telefonate è del 3 dicembre, Racalbuto arbitrerà effettivamente il Milan e in quell’occasione si potrebbe dire che ha eseguito alla perfezione l’ordine di Moggi di far avanzare il Milan nelle ammonizioni per fare le diffide ammonendo Nesta, Kaka e Ambrosini, non male, altro che Petruzzi, Nastase e Gamberini. Le uniche immagini di quella partita sono le seguenti e si vede solo la prima ammonizione a Nesta che è a dir poco dubbia.

Questa partita comunque, è bene ricordarlo, non risulta fra i capi di imputazione e non è mai stata oggetto di indagine e tantomeno di condanna. Tornando all’incursione di Facchetti nello spogliatoio di Bertini e premettendo o meglio ricordando che Bergamo gli ha promesso che gli avrebbe parlato e non lo ha fatto, Bertini non ha accolto la sottile battuta sul suo score con l’Inter ed ha arbitrato regolarmente e poi segnalato il tutto al suo superiore, possiamo tranquillamente dire che, pur ammettendo che il comportamento di Facchetti ricada nella violazione dell’art. 6 CGS e di conseguenza, stante l’effettiva sovrapponibilità delle due norme anche se applicate diversamente dai giudici penali e sportivi, anche nel reato di frode sportiva, Facchetti avrebbe commesso reato di frode sportiva da solo. È mio parere personale che tale eventualità sia impossibile, per fare una frode sportiva ci dovrebbe sempre essere un qualcuno che propone ed un altro che accetta fosse pure di inserire all’interno della griglia un arbitro “amico” senza che egli sia poi contattato. Una proposta non accolta dovrebbe essere un atto non idoneo o, al più, ricadere nel tentativo che, nei reati a consumazione anticipata (sia la frode sportiva che l’art. 6 CGS sono a consumazione anticipata), non è ammissibile perché si sposterebbe troppo indietro la soglia della punibilità (si legga a riguardo il punto 22.4, pagina 46, della Sentenza di Cassazione Moggi). Di diverso avviso è stata invece la Cassazione che ha condannato, secondo me sbagliando, per il capo di imputazione di cui alla lettera I) Bologna Juve, solo Moggi mentre in altri due casi, capo A2) imputato l’arbitro Bertini e capo A6) imputato l’arbitro De Santis ha confermato l’assoluzione già sancita in primo grado anche perché è proprio mancata la proposta corruttiva o peggio l’ordine accettato o comunque preso in considerazione dall’arbitro o da un dirigente del mondo arbitrale. A riguardo va comunque aggiunto che la frase di Facchetti pronunciata nello spogliatoio di Bertini sia pure infelice non ha proprio i connotati dell’ordine o della proposta corruttiva anche se l’eventualità che un ipotetico giudice penale o sportivo la possa considerare un atto oggettivamente idoneo a mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara c’è ma è anche vero il contrario, è insomma una situazione limite. È ovvio che adesso il lettore juventino affermerà che quella frase di Facchetti ricade sicuramente nel reato di frode sportiva oltre che illecito di cui all’art. 6 CGS ed è anche ovvio che il tifoso interista affermerà il contrario, io mi limito a dire che non sembra un ordine dato ad un arbitro succube o associato e neanche una proposta corruttiva, è una indebita pressione che non ha sortito alcun effetto, considerando che a fine partita Bertini non ha esitato a segnalarlo al suo superiore Bergamo diversamente da ciò che è successo, per esempio, quando Moggi si è introdotto nello spogliatoio di Paparesta dopo Reggina Juve o quando Moggi si è introdotto più volte nello spogliatoio di De Santis durante la partita Parma Juve del 6 gennaio 2005 senza subire alcuna segnalazione. A riguardo va aggiunto che quando invece Cellino, il presidente del Cagliari, si è introdotto per protestare nello spogliatoio di De Santis a fine gara, quest’ultimo non ha mancato di segnalarlo con conseguente squalifica del presidente cagliaritano (pagina 134, Sentenza di Appello Moggi). La figura di Facchetti è quindi molto simile a quella di Cellino, entrambi non hanno arbitri succubi o associati, Facchetti si introduce all’interno dello spogliatoio dell’arbitro ed effettua una indebita pressione che ognuno è libero di valutare come meglio crede magari motivandomi la sua valutazione nei commenti e viene segnalato dall’arbitro al suo superiore senza però conseguenze, Cellino si introduce nello spogliatoio dell’arbitro a fine gara per protestare e viene immediatamente segnalato e poi punito dalla giustizia sportiva cosa che comunque è successa anche a Facchetti in altre circostanze come nella partita Chievo Inter del campionato 2002/03 quando si introdusse nello spogliatoio dell’arbitro, nell’intervallo della partita, per protestare sia contro l’arbitro Racalbuto che contro il suo assistente Puglisi. Credo che sia giusto terminare l’articolo con le immagini della partita Cagliari Inter arbitrata da Bertini in cui non credo che sia successo niente di grave soprattutto in considerazione del fatto che il fallo di mani di Carini era si da ammonizione ma non da espulsione non essendo una chiara occasione da gol.

 

 

 

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Ragionando a mente fredda sull’arbitraggio di Orsato nella partita Inter Juve del 28 aprile.

Che Dio benedica la sconfitta dell’Inter contro il Sassuolo perché ha svuotato di ogni significato, almeno per i tifosi dell’Inter, la frase “se Orsato avesse espulso Pjanic”.  Se Orsato avesse espulso Pjanic che cosa sarebbe successo? Niente. Pur ammettendo, in via del tutto teorica, che con l’espulsione di Pjanic l’Inter sarebbe riuscita a portare a casa la vittoria, cosa sarebbe cambiato oggi? Niente. La classifica parla chiaro e non è alla casella dei punti che bisogna guardare ma a quella della differenza reti. La Lazio ha una differenza reti di + 41 e l’Inter ha una differenza reti di +35. Se l’Inter avesse battuto la Juve cosa sarebbe successo in considerazione della successiva sconfitta in casa contro il Sassuolo? Che l’Inter si sarebbe trovata con una differenza reti di +36, quindi comunque inferiore a quella della Lazio e, anche se a pari punti con quest’ultima, comunque condannata, esattamente come lo è ora, a dover vincere domenica prossima all’Olimpico per poter disputare la Champions l’anno prossimo. Qualunque sarà il risultato all’Olimpico domenica, la frase “se Orsato avesse espulso Pjanic”, non avrà quindi, alcun significato. Che Dio benedica la sconfitta dell’Inter col Sassuolo perché mi permette di poter ragionare a mente fredda, lucida e distaccata sull’arbitraggio di Orsato e ancora più a monte sulla sua designazione. Ovviamente sarà un ragionamento da giurista e quindi come tale non andrà a vagliare e a discutere sui singoli episodi perché, come insegna la Sentenza di Appello Moggi a pagina 150: “l’arbitro assume, nel rispetto generico delle regole di gioco, decisioni in se di ampia discrezionalità nel cui ambito appare arduo entrare al fine di valutare quanto la sua direzione possa essere stata oggetto di concordata simulazione o dissimulazione. Pertanto, questa Corte, nella valutazione degli arbitri e assistenti nelle singole condotte di frode sportiva penale, vaglierà nel proprio giudizio come sopra indicato, non la sola mera conduzione della gara oggetto della singola imputazione ma anche gli elementi probatori concreti sia a monte della gara stessa e sia quelli emergenti da ulteriori esiti dibattimentali, i quali in uno con la rilevanza della gara e con gli indizi concreti della lesione della imparzialità attribuitagli per LEGGE, supporteranno o meno il giudizio di colpevolezza”.

Perché ci ho tenuto addirittura a mettere in maiuscolo la parola “legge”? Perché l’arbitro, nelle sentenze di Calciopoli, è stato considerato un giudice a tutti gli effetti e quindi in quanto tale terzo e imparziale. Come si legge a pagina 103, sempre della Sentenza di Appello Moggi: “la leggerezza ed apparente convivialità con cui avvenivano gli accordi per la designazione delle griglie fra personaggi come il Bergamo ed il Moggi o anche il Giraudo (giudicato con rito abbreviato),  appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà che dovrebbe presiedere alla scelta di un direttore di gara che, in quanto tale, ricopre un ruolo di ‘arbitro’ in ogni accezione, ovvero secondo il principio di mantenere una equidistanza necessaria ed ineludibile fra i contendenti che non dovrebbe mai venir meno”. L’arbitro quindi è un giudice “in ogni accezione”, terzo e imparziale e dovrebbero quindi valere per lui le stesse regole che valgono per i giudici del tribunale. I nostri Codici di rito ossia quelli che regolano il procedimento penale e civile hanno all’interno le regole che servono per proteggere la terzietà e imparzialità del Giudice il quale, nel momento in cui la sua terzietà viene meno ha il dovere di astenersi oppure può essere ricusato dalle parti. Che significa ricusato? Significa che una parte ossia il Pm o un avvocato può, presentando le prove che dimostrano il venir meno della sua imparzialità, richiedere che il Giudice venga sostituito da un altro. Andiamo a leggerle: l’art. 36 del Codice di procedura penale (C.p.p.) e l’art. 51 del Codice di procedura civile (C.p.c.) (sono fatti col copia e incolla) dicono:

  1. Il giudice ha l’obbligo di astenersi:
    a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;
    b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto di lui o del coniuge;
    c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie;
    d) se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;
    e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o parte privata;
    f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico ministero;
    g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;
    h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.
    2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità, sussistono anche dopo l’annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
    3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del tribunale che decide con decreto senza formalità di procedura.
    4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di cassazione.

Inoltre l’art. 37 C.p.p. e il 52 C.p.c. (anch’essi sono fatti col copia e incolla) dicono:

  1. Il giudice può essere ricusato dalle parti:
    a) nei casi previsti dall’articolo 36 (o 51) comma 1 lettere a), b), c), d), e), f), g);
    b) se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione.
    2. Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.

Incominciamo dalla lettera c dell’art. 36 C.p.p. e art. 51 C.p.c. :” se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie” ripresa poi dalla lettera b dell’art. 37 C.p.p. e 52 C.p.c.: “se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione”.  È proprio per questi motivi che la Casoria ha subito, durante il processo Calciopoli, un procedimento di ricusazione, perché ha detto che ci sono processi più importanti esprimendo quindi un parere sui fatti oggetto del processo. Tale processo di ricusazione si è risolto in un nulla di fatto perché, probabilmente, non ho le carte del procedimento di ricusazione, la Casoria non ha affermato che Moggi è innocente o è colpevole ma ha semplicemente detto che al Tribunale di Napoli ci sono processi più importanti, dove ci sono i detenuti, come dargli torto. Torniamo a noi e andiamo al dunque,  tutti abbiamo visto nei giorni successivi le foto che ritraevano Orsato insieme ad un ultrà della Juve (qualcuno ha detto che era il fratello poi si è scoperto che era solo un suo parente alla lontana)  e domandiamoci: valendo per Orsato in quanto arbitro, sentenze penali alla mano, le stesse regole che valgono per i giudici, non c’era inimicizia grave e anche amicizia grave fra un suo prossimo congiunto e una o tutte e due le parti in causa ossia Juve e Inter (lettera d art. 36 C.p.p. e 51 C.p.c.)? Non c’erano gravi ragioni di convenienza  (lettera h art. 36 C.p.p. e 51 C.p.c.) per cui era meglio designare un altro arbitro per questa partita? Riprendendo quanto affermato dalla Sentenza di Appello di Calciopoli a pagina 150, senza entrare nel merito delle singole decisioni prese sul campo, non c’era una lesione della terzietà e imparzialità di Orsato a monte? Guardando quelle foto non ci sorge il dubbio che la terzietà e imparzialità di Orsato fosse come minimo in pericolo? Possibile che quelle foto siano uscite fuori solamente dopo la partita? Possibile che in Federazione non ne fossero già a conoscenza? Orsato era l’arbitro giusto per quella partita?

Caro Moggi hai sbagliato foro. Opinioni personali sull’ultima sentenza negativa del Consiglio di Stato.

Per capire i motivi che hanno portato il Consiglio di Stato a dichiararsi incompetente per l’ennesima volta e a respingere il ricorso di Moggi, bisogna partire dalle origini del suo rapporto con la giustizia amministrativa ed esattamente dalla prima sentenza del TAR che ci interessa e che ha visto anche l’intervento ad opponendum della Sezione Tifosi dell’Inter e della Roma che è stato comunque dichiarato inammissibile. In questa circostanza, la sentenza è del 2008, Moggi propose ricorso al TAR avverso la decisione della Corte Federale della F.I.G.C. del 25 luglio 2006, nella parte in cui era stata confermata la sanzione, inflittagli dalla Commissione d’Appello Federale in data 14 luglio 2006, dell’inibizione per cinque anni dai ranghi federali, con proposta al Presidente Federale di preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della F.I.G.C., e l’ammenda di € 50.000,00. Già di fronte al TAR la FIGC, costituitasi in giudizio, aveva sollevato l’eccezione di carenza di giurisdizione perché oggetto del gravame era una sanzione disciplinare sportiva destinata ad esaurire i propri effetti  nell’ambito dell’ordinamento settoriale, con conseguente irrilevanza per l’ordinamento statale alla stregua di quanto disposto dall’art. 2, primo comma, lett. b), della legge 280/2003 il quale dispone che le irrogazioni disciplinari sportive sono di esclusiva pertinenza dell’ordinamento sportivo (https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=947160158766459&id=572120712937074). Tale eccezione non fu accolta dal TAR che quindi analizzò nel merito i motivi di gravame respingendoli (un giorno un bell’articoletto su questa sentenza lo farò, è bellissima questa sentenza, discute nel merito mandandoli a quel paese, la maggior parte dei deliri juventini di questi ultimi 10 anni). Mentre quindi in primo grado gli hanno dato su questo punto “ragione” dicendo che il TAR è competente a decidere della controversia sostanzialmente respingendogliela nel merito, in appello (nel frattempo la proposta di preclusione a vita in qualsiasi rango o categoria federale veniva accolta con la decisione n. 9 del 3 aprile – 11 maggio 2012 dell’Alta corte di giustizia sportiva), di fronte al Consiglio di Stato (l’appello del TAR), furono accolte le tesi delle parti resistenti ossia della FIGC, del CONI e del Ministero per i giovani e lo sport che già in primo grado, di fronte al TAR, avevano sollevato la questione inerente proprio al difetto di giurisdizione.  A riguardo, nelle motivazione di questa Sentenza del Consiglio di Stato, viene citata la sentenza della Corte Costituzionale n. 49 dell’11 febbraio 2011 (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=948470355302106&id=572120712937074) che ha sottratto al sindacato di legittimità di fronte al giudice amministrativo le decisioni di controversie aventi ad oggetto sanzioni disciplinari inflitte ad atleti, tesserati, associazioni e società sportive riservando ad esso esclusivamente la tutela risarcitoria che non potrebbe essere fatta valere di fronte alla giustizia sportiva. In altre parole, le sanzioni sportive, secondo questa sentenza della Corte Costituzionale, sono solo di competenza del giudice sportivo e il giudice amministrativo non può metterci il naso ma, qualora in un secondo momento si rivelassero sbagliate, si può ricorrere al giudice amministrativo esclusivamente per il risarcimento del danno per cui non sarebbe competente la giustizia sportiva. La Sentenza della Corte Costituzionale n. 49 dell’11 febbraio 2011 ha, in altre parole, riservato al Giudice Amministrativo una competenza “residuale” sulle decisioni della giustizia sportiva. Perché i giudici di primo grado (TAR) invece hanno discusso nel merito? Innanzitutto perché la succitata sentenza della Corte Costituzionale è successiva alla sentenza del TAR e a questo va aggiunto che la difesa Moggi aveva rilevato in primo grado che, essendosi Moggi dimesso dalle cariche sportive e dal tesseramento non poteva più adire la Giustizia Sportiva e quindi competente a conoscere la controversia era il giudice amministrativo e che nel caso in cui questi si fosse dichiarato incompetente, non ci sarebbe nessun giudice competente a giudicare la legittimità dell’operato della Giustizia Sportiva, eventualità inaccettabile per il nostro ordinamento . A riguardo il Consiglio di stato ha invece affermato che le sue dimissioni sono state un atto volontario e quindi, in quanto tale, inidoneo a determinare la competenza della giurisdizione statale. Conclusioni: Moggi adendo alla giustizia amministrativa anziché a quella sportiva ha sbagliato foro (in legalese si dice così). Moggi avrebbe dovuto  adire il foro della Giustizia Sportiva per opporsi alla sanzione irrogata dalla CAF e poi confermata in toto dalla Corte Federale dell’ammenda di € 50.000 con l’inibizione per cinque anni e proposta al Presidente Federale di preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC e non la giustizia amministrativa che invece è competente solo in caso di risarcimento del danno a seguito di ingiusta sanzione del giudice sportivo. Anche l’ultima sentenza del Consiglio di Stato non ha fatto altro che riconfermare ciò che è stato detto nell’ultima sentenza del Consiglio di Stato che ho esaminato. A riguardo va comunque messo in chiaro un concetto di fondo, la sentenza del Consiglio di Stato che ho trovato su internet nel sito del Consiglio di Stato ( qui il link https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=4P26CRTDYDTMTZZ27ZHJYBR7UQ&q=Luciano%20Moggi )risale all’incirca ad un anno fa anche se, vi è da dire, è l’unica che tratta appunto di un ricorso di Moggi avverso la radiazione emessa  dall’Alta Corte di Giustizia Sportiva del CONI con la Sentenza n. 9 del 2012, pubblicata l’11 maggio 2012, recante conferma della sentenza con cui la Corte di Giustizia Federale della FIGC aveva irrogato a Luciano Moggi la sanzione della preclusione a vita alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC. Quindi, a meno che non siano tornati a ridiscutere sempre dello stesso provvedimento ossia della radiazione con una successiva Sentenza, cosa al quanto improbabile per via del divieto del ne bis in idem, l’unica opzione possibile a mio parere è che tale sentenza sia stata resa pubblica solo ultimamente. Ad ogni modo, esaminando questa sentenza del Consiglio di Stato di appello ad altra sentenza del TAR avverso questa volta non la multa di 50.000 € con esclusione dai ranghi federali per 5 anni e proposta di radiazione a vita irrogata dalla CAF e poi confermata dalla Corte Federale ma la radiazione stessa, leggiamo le stesse cose che abbiamo letto nell’altra sentenza del Consiglio di Stato ossia che la Corte Costituzionale con Sentenza del 11.02.2011 ha riservato esclusivamente «all’ordinamento sportivo la disciplina delle questioni aventi ad oggetto l’osservanza e l’applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell’ordinamento sportivo nazionale al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive ed i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l’irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive» ma c’è di più, in questa Sentenza di cui ho postato il link, viene richiamata anche l’altra Sentenza del Consiglio di Stato che ho prima citato rilevando che, esattamente come si è dichiarato incompetente il Consiglio di Stato in quell’altra circostanza per fatti analoghi, non c’è grande differenza fra una multa di 50.000 € e proposta di radiazione e una radiazione essendo entrambi  provvedimenti disciplinari erogati dalla giustizia sportiva, altrettanto bisogna fare in questo caso e quindi in conclusione se Moggi voleva opporsi alle sanzioni disciplinari che la giustizia sportiva gli ha irrogato, avrebbe dovuto adire gli organi superiori della giustizia sportiva e non la giustizia ordinaria e in particolar modo la giustizia amministrativa e per farlo non avrebbe mai dovuto dimettersi dai ruoli all’interno della società Juventus e non avrebbe mai dovuto rinunciare al tesseramento.  Anche ammettendo per assurdo che non sia questa l’ultima sentenza avverso la radiazione ma che ce ne sia un’altra che ancora deve comparire sul sito del Consiglio di Stato(ho aspettato più di una settimana sperando che uscisse qualcosa di nuovo ma niente), il tutto sarebbe comunque irrilevante. Anche in quest’altra ipotetica sentenza non possono che avergli ripetuto le stesse cose ossia che la giustizia amministrativa ha sulla giustizia sportiva un sindacato residuale inerente esclusivamente al risarcimento in caso di sentenza sportiva sbagliata. Resta quindi un ultimo dubbio, per quale motivo Moggi prima si è dimesso, prima ha rinunciato al tesseramento e poi ha fatto ricorso alla giustizia amministrativa avverso la radiazione quando, in fin dei conti, si è radiato da solo ancora prima che lo facesse la giustizia sportiva dimettendosi dal ruolo di direttore sportivo della Juventus e affermando, nella famosa intervista in cui disse che gli avevano “uggiso l’anima”, che il calcio non era più il suo mondo? La risposta credo che sia abbastanza semplice, il signor Moggi voleva evitare di essere processato dalla giustizia sportiva, voleva evitare di essere multato e radiato dalla giustizia sportiva perché avrebbe voluto, in un secondo momento, rientrare all’interno della FIGC senza aver subito alcun genere di sanzione dalla giustizia sportiva che non avrebbe potuto giudicarlo in quanto non più tesserato. È stata questa oltretutto la tesi difensiva portata avanti nel processo sportivo dagli avvocati di Moggi ma, come si legge a pagina 53 della Sentenza CAF “ Luciano Moggi, come è pacifico, si è dimesso prima dell’instaurazione del procedimento disciplinare, per cui egli non incorre nel divieto di nuovo tesseramento previsto sia dall’art. 36, comma 7, N.O.I.F., sia dall’art. 25 dei Principi fondamentali degli Statuti delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate e delle associazioni benemerite, stabiliti dal Consiglio Nazionale del CONI con deliberazione del 23 marzo 2004. Consequenzialmente permane nei suoi confronti l’interesse della F.I.G.C. ad ottenere un provvedimento che accerti l’eventuale responsabilità del deferito in ordine ai fatti contestati e, dunque, non può non persistere l’operatività del vincolo da lui assunto con la costituzione del rapporto associativo”. Tradotto in parole povere, Moggi, essendosi dimesso prima che si instaurasse il processo sportivo, poteva tranquillamente ritesserarsi a processo finito e, nel frattempo, stando ai suoi piani, la Giustizia Sportiva non avrebbe avuto nei suoi confronti competenza giurisdizionale. Infatti, il suo Avvocato Gianaria, ha eccepito proprio il difetto di giurisdizione della CAF nei confronti del suo assistito (pag. 50 sentenza CAF) ma, la Giustizia Sportiva, ha ritenuto invece che permanesse un interesse da parte della FIGC ad accertare le sue responsabilità e lo ha quindi condannato. Che dire, gli è andata male.

CALCIOPOLI: IL PROCESSO CIVILE, COME FUNZIONA, CHIARIAMO ALCUNI CONCETTI

Dopo aver messo in chiaro nel mio precedente articolo alcuni concetti riguardanti la tanto vituperata difesa della Juve sia in sede sportiva prima che poi in sede penale, cerchiamo ora di affrontare e di capire meglio come si potrebbero svolgere le varie cause civili intentate dalle varie società contro la Juve. Ho deciso di scrivere questo articolo perché mi ha molto colpito ciò che ha dichiarato Penta, uno del team difensivo di Moggi, in una intervista rilasciata al blog “Il calcio è uguale per tutti” (qui il link https://www.facebook.com/ilcalcioeugualepertutti/posts/1955382994534547 ): “Tutte le parti civili, dopo la Cassazione, sono pronte a chiedere i danni ma è molto difficile che ottengano dei risultati. Dovrebbero essere riascoltate tutte le telefonate, come disse Casoria, e nessun altro giudice ha mai smentito questo aspetto ”. Tale affermazione è, a mio parere, non esente da critiche. Innanzitutto  leggiamo quello che dice la Casoria nelle motivazioni a pagina 550 e 551: “Le macroscopiche richieste delle parti civili dovranno essere vagliate alla luce di quello che non è avvenuto in questo processo, il controllo a ritroso di tutti gli eventi del campionato, a partire dall’ultimo fino al primo. Solo addentrandosi nella concatenazione fra le varie partite, anche quelle, benvero numerose, e talune fondamentali, come ad esempio Fiorentina Milan e Fiorentina Brescia, che non compaiono tra i capi di imputazione, ma sono ripetutamente comparse nel processo […], si potrà ottenere il quadro del livello dell’incidenza dei fatti sulla perdita di chance, adottata dalle parti civili, aggiuntivamente al danno morale, a quantificare il quale parimenti dovrà concorrere una lettura ad ampio raggio, carente alla data della decisione, di tutte le conversazioni telefoniche intercettate, al fine di una illuminata decisione sulla concreta misura della sofferenza morale di ciascuna delle parti civili”. Innanzitutto cos’è la perdita di chance? È la mera perdita di possibilità del conseguimento di un risultato diverso da intendersi non come mancato conseguimento di un risultato soltanto possibile, bensì, come sacrificio della concreta ed effettiva possibilità di conseguirlo (Cass. Sez. III, 18/9/2008, n. 23846). Per eventuali approfondimenti ad ogni modo c’è questo articolo https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=941723489310126&id=572120712937074 . Perché ho sottolineato e messo in grassetto la parola lettura? Perché il processo civile è un po’ diverso dal processo penale, ma giusto un po’ caro Penta, giusto un po’. Allora, innanzitutto chiariamoci, il Giudice civile non si ascolterà proprio niente, il processo civile è un processo di parte, le parti, per esempio la Juve e Gazzoni , porteranno le loro prove che altro non saranno che le intercettazioni telefoniche che loro riterranno opportune e allegheranno i verbali delle telefonate già trascritte ai loro rispettivi atti. Senza che sto troppo ad addentrarmi all’interno del procedimento civile, ci vorrebbero libri per spiegarlo, il manuale di Procedura civile con cui mi sono preparato per l’esame all’università era suddiviso in tre volumi, cercherò in questo articolo di spiegare per grandi linee come funziona il processo di fronte al Giudice civile. Diciamo innanzitutto che il processo civile è sostanzialmente un processo scritto in cui lo spazio per la trattazione orale della causa di fronte al giudice si riduce realmente al minimo e alle volte è completamente assente. In linea teorica anche il processo civile è un processo orale ma nella realtà dei fatti gli avvocati delle parti nella trattazione orale della causa non fanno altro che ripetere ciò che hanno scritto all’interno dei loro atti che sono gli unici che effettivamente contano. Il processo civile è quindi un processo sostanzialmente scritto. Il giudice ogni giorno tratta una marea di casi e fra una udienza e l’altra trascorrono spesso moltissimi mesi. Pensare che un giudice si possa ricordare cosa abbiano detto le parti nel corso degli anni è pura utopia, inoltre nel processo civile non c’è una registrazione fonetica dell’udienza e il verbale dell’udienza stessa è redatto dalle parti. In linea teorica dovrebbe essere il cancelliere a redigerlo ma in pratica sono gli stessi avvocati a farlo. Il giudice quindi, quando emette la sentenza, si rifà solo a ciò che gli avvocati hanno scritto nei loro atti e ai verbali delle assunzioni delle prove testimoniali anch’essi redatti dagli avvocati stessi.  Come si assumono le prove testimoniali: gli avvocati delle parti, all’interno del tribunale, mentre il giudice sta ascoltando altri avvocati di altri processi, si appartano e ascoltano i testimoni interrogati su punti di domanda già prestabiliti e redigono il verbale della testimonianza tutti quanti insieme. Questa è la pratica, poi che in teoria l’assunzione delle prove testimoniali dovrebbe essere fatta dal giudice personalmente e il verbale dovrebbe essere redatto dal cancelliere non ce ne frega niente esattamente come non ce ne frega niente del fatto che in teoria il PM dovrebbe cercare nel penale anche le prove a discarico dell’indagato. Queste sono cose che preferisco dire anticipatamente perché un domani, dopo che la Juve verrà condannata al risarcimento dei danni (eventualità da non sottovalutare), qualcuno si potrebbe attaccare nei vari blog filo–juventini a questi cavilli e lamentarsi del fatto che la prova testimoniale è stata assunta dagli avvocati delle parti e non dal giudice come prescritto dalla legge. Vi dico anticipatamente che si fa così. Detto questo diciamo che gli atti principali del processo scritto sono 7 più la sentenza ovviamente. Il primo è l’atto di citazione altrimenti detto atto introduttivo. Con questo atto la parte attrice, ossia colui che richiede il risarcimento dei danni, cita in giudizio l’altra parte: il convenuto. Nell’atto di citazione regolato dall’art. 163 C.p.c. l’attore spiega i motivi per cui si ritiene danneggiato e allega le prove e/o cita i testimoni che verranno a deporre. La cosa importante è che già nell’atto di citazione la parte attrice può allegare le prove che altro non saranno che i verbali delle telefonate già redatti nel processo penale e di cui copia sarà allegata all’atto introduttivo. La parte non allega tutte le prove nell’atto introduttivo, magari allega giusto alcune prove, allega giusto alcuni atti del processo penale che comunque fanno stato anche nel processo civile e aspetta di vedere come si comporta l’altra parte per poi agire di conseguenza, si chiama strategia processuale. Quale può essere un atto del processo penale che fa stato nel processo civile? Prendiamo la partita Fiorentina Bologna, De Santis è stato condannato per questo capo di imputazione si o no? La risposta è si ed è assolutamente inutile tornare adesso a sindacare sulla giustezza di questa condanna, ciò che conta è che è stato condannato.
Ai sensi dell’art. 651 del Codice di procedura penale (C.p.p.)
“    1. La sentenza penale irrevocabile di condanna pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale.
2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a norma dell’articolo 442, salvo che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito abbreviato.”

Ci terrei subito a spiegare la frase “in seguito a dibattimento”. Ci sono delle sentenze che si hanno senza dibattimento e sono il patteggiamento, in cui l’imputato si dichiara colpevole e chiede e ottiene una condanna mite diminuita fino ad un terzo senza che si svolga un processo (dovreste vederli i patteggiamenti, il Pm e l’avvocato sembrano la massaia e il commerciante che mercanteggiano il prezzo del pesce) e il decreto penale di condanna per cui arriva direttamente a casa la condanna e se non fai opposizione essa diventa, dopo 15 giorni, esecutiva (succede per esempio quando ti beccano alla guida in stato di ebbrezza, poi se volete approfondire leggetevi questo articolo https://www.studiocataldi.it/guide_legali/guide-procedura-penale/procedimento-per-decreto.asp ). Sono cose che a noi non interessano. Torniamo a noi, una volta che l’atto di citazione è stato inviato all’altra parte e depositato  al giudice (questa in realtà è una fase complicatissima che volentieri vi risparmio),l’altra parte, il convenuto, redige la comparsa di risposta con la quale prende posizione in fatto e in diritto su tutto ciò che è scritto nell’atto di citazione ed allega anch’essa le proprie prove a discarico ossia, nel nostro caso, allega copia dei verbali delle varie telefonate che riterrà opportuno mettere a proprio discarico ed eventualmente citerà alcuni testimoni. Si avranno quindi delle udienze, la prima serve solo per verificare la regolarità del contraddittorio ossia la regolarità dell’atto di citazione, della comparsa di risposta, delle autorizzazioni a rappresentare le parti ed eventualmente il giudice decide di integrare il contraddittorio qualora ritenga che la causa riguardi anche altre parti che nel processo non ci sono ancora e quindi stabilisce un termine entro il quale le parti devono chiamare in giudizio altre parti non ancora citate. Nella successive udienze poi l’attore propone le domande e le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni della parte convenuta e può altresì chiamare terzi in causa se ne sorge l’esigenza dagli argomenti di difesa della parte convenuta. Se richiesto dalle parti, cioè sempre, il giudice fissa tre termini ex art. 183 comma 6 C.p.c.
Il primo è un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte. È la prima memoria ex art. 183 comma 6 C.p.c., è oggettivamente poco importante, la parte non fa altro che ripetere e precisare meglio, in questa memoria scritta, ciò che ha già scritto nel suo primo atto che è l’atto di citazione per la parte attrice e la comparsa di risposta per il convenuto.
Il secondo è un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall’altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali. Questa è la seconda memoria, anch’essa è scritta perché il processo civile è un processo scritto ed è la memoria più importante perché è in questa memoria che la parte si gioca tutte le carte e, sulla base di ciò che ha allegato fino ad oggi la parte avversa, porta le prove e richiede le testimonianze che, sulla base della sua strategia processuale, ritiene che possano fargli vincere la causa. Tale memoria infatti è generalmente depositata nella cancelleria del giudice all’ultimo secondo proprio per evitare che la controparte possa leggerla e regolarsi di conseguenza. Ad ogni modo le parti hanno comunque un terzo  termine di ulteriori venti giorni per le sole indicazioni di prova contraria.
Senza che sto ulteriormente a soffermarmi su questi punti, eventualmente lo faremo quando avremo fra le mani qualcosa inerente ai vari processi civili e vi posso garantire che non è assolutamente un avvenimento prossimo, un processo civile di primo grado dura mediamente un cinque anni ad andare bene, ciò che mi preme sottolineare è che non è assolutamente vero che il giudice si dovrà ascoltare tutte le telefonate ma dovrà leggersi solamente i verbali delle telefonate che le parti gli produrranno nei vari atti che ho elencato. È si vero che il giudice civile ha comunque dei poteri istruttori per cui può anche di ufficio chiedere l’assunzione di ulteriori prove ma essi sono comunque limitati e tale strumento non può estendersi fino alla richiesta di assumere nuove intercettazioni telefoniche, inoltre questo è un potere di cui il Giudice difficilmente se ne avvale. Quindi le intercettazioni telefoniche che saranno lette e non ascoltate saranno solo quelle che le parti gli produrranno negli atti scritti su citati. Una volta che queste tre memorie sono depositate, il giudice si riserva per l’ammissione delle prove così come richieste dalle parti dopodiché scioglie la riserva, ammette le prove, generalmente in toto e fissa l’udienza per incominciare ad assumerle. Le prime prove ad essere prodotte in giudizio saranno gli interrogatori formali poi le prove per testi e quindi eventualmente le consulenze tecniche per cui ci sarà una udienza esclusivamente per il giuramento del consulente. Quindi ci sarà l’udienza per la precisazione delle conclusioni in cui l’avvocato della parte attrice nel verbale dell’udienza scriverà: “è presente l’avvocato pinco pallino per l’attore tal dei tali che conclude – riportandosi a tutte le proprie difese, eccezioni e richieste – per l’accoglimento della domanda così come formulata nell’atto introduttivo, vinte le spese di lite, impugna e contesta le avverse conclusioni e chiede assegnarsi la causa a sentenza con termini ex art. 190 C.p.c. per il deposito di memorie difensive. Chiede assegnarsi la causa a sentenza con termini per il deposito di comparsa conclusionale e relativa replica.
L’avvocato del convenuto scriverà invece nel medesimo verbale: “è altresì presente l’avvocato ………… per il convenuto che impugna e contesta le conclusioni rassegnate dalla parte attrice e conclude – riportandosi a tutti gli atti del giudizio ed a tutte le proprie eccezioni e difese – per il rigetto della domanda attrice con vittoria di spese” .
A questo punto il giudice scriverà sempre sul medesimo verbale: “Il giudice assegna la causa a sentenza con termine di 60 giorni per il deposito di comparse conclusionali e successivi 20 giorni per le relative repliche”.
Che cosa sono le comparse conclusionali? Sono degli scritti in cui sono riassunte tutte le difese svolte nel processo e vengono depositate nella cancelleria del giudice in genere telematicamente dopodiché, sempre via e-mail, vengono anche inviate all’altra parte (scambio delle comparse conclusionali) e a questo punto le parti redigono le memorie di replica e le consegnano al giudice che solo a questo punto si prende tutto il faldone con tutti gli atti e tutte le memorie prodotte e scritte compreso i vari verbali dei vari interrogatori, se li porta a casa e incomincia a leggerli perché sino a quel giorno non ha letto niente e della causa non sa assolutamente niente ed emette la sentenza. Bene, vi ho spiegato in due parole ed in maniera molto semplificata come si svolge un processo civile. In considerazione che ogni parte che si è considerata lesa da Moggi e dalla Juve avvierà probabilmente un procedimento civile nei confronti della Juve e di Moggi, ogni parte in quel procedimento porterà esclusivamente le intercettazioni telefoniche che gli interesseranno e lo stesso farà la controparte. C’è l’eventualità che il giudice si debba leggere tutte le intercettazioni di calciopoli, ciò potrà succedere solo nell’eventualità che un giudice disponga la riunione di tutti i processi intentati dalle varie parti civili. È una eventualità che in questo momento è, a mio parere, di difficile attuazione. È probabile che ci possa essere una riunione sotto un unico giudice delle cause intentate da Gazzoni  contro la Juve e contro la Fiorentina.  Qualora dovesse avverarsi questa eventualità l’affronteremo. Per il momento diciamo che Gazzoni ha fatto causa alla Juve e a Moggi? Bene, i suoi legali porteranno le intercettazioni che riguarderanno il Bologna e la Juve si difenderà portando altre intercettazioni o altre prove sempre riguardanti le pretese risarcitorie del Bologna e non certo di altre parti che con il Bologna non c’entrano niente e la stessa cosa varrà per le altre parti civili in altri processi.

Calciopoli: “la Juventus è stata assolta”? cerchiamo di capire meglio

Chi mi conosce e mi segue da tempo, da quando scrivevo su “Tifosi si nasce”, ha già avuto modo di leggere altri miei articoli sull’argomento ma ho pensato che sia giusto scrivere anche su questo blog qualcosa a riguardo in considerazione del fatto che i miei precedenti articoli in cui ho trattato questo tema non sono più reperibili e soprattutto dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate da Nicola Penta, uno che ha fatto parte del team difensivo di Moggi, in una intervista rilasciata al blog “Il calcio è uguale per tutti”. Cominciamo dunque col porci un quesito, la Juventus è stata assolta nel processo penale Calciopoli? La risposta ovviamente è no. Perché? Perché la Juventus non era imputata nel processo penale, l’imputato può essere condannato o assolto, la Juventus si trovava nel processo penale difesa dall’Avvocato Vitiello in qualità di responsabile civile. Chi è il responsabile civile? È colui che, chiamato in causa dalle parti offese come nel caso di Calciopoli, o per sua spontanea volontà, interviene nel processo al fine di sollevare l’imputato dalle conseguenze civili (il risarcimento in parole povere) derivanti dal suo reato. Per intenderci, supponiamo il caso che Tizio, appena maggiorenne, dia fuoco all’autovettura del suo professore, Caio, padre di Tizio, può intervenire nel processo penale come responsabile civile al fine di risarcire l’autovettura al professore che nel frattempo si è costituito come parte civile nel processo a carico di Tizio. La Juventus nel processo penale non è stata quindi assolta perché non era imputata ma è stata considerata civilmente non responsabile dei reati ascritti a Moggi. E Giraudo? È bene ricordare, a proposito di Giraudo, che la Cassazione ha confermato il blocco dei suoi beni. Si tratta di un blocco di carattere conservativo che ha come unico scopo quello appunto di “conservare” i suoi beni affinché non vengano distratti nelle more del processo civile al fine di far si che le parti civili vittoriose non abbiano modo di soddisfarsi tramite la vendita dei suoi beni. Sono stato troppo complicato? Cercherò di spiegarlo in maniera più semplice. I beni di Giraudo sono “conservati” tramite sequestro dall’autorità giudiziaria e quindi Giraudo non li può far sparire, non li può vendere, non può intestarli ad altri e dopo il processo civile, sulla base delle sentenze che stabiliranno quanto è dovuto a chi ha promosso l’azione per il risarcimento danni, questi beni saranno venduti tramite aste giudiziarie e dal ricavato i creditori saranno soddisfatti a meno che Giraudo non sia disposto a risarcire di tasca sua. Spero di essere stato chiaro. Tornando a noi, nel processo penale Moggi, dove erano presenti le parti civili e quindi di conseguenza c’era la figura del responsabile civile, la Juventus è stata considerata non responsabile civilmente dei reati ascritti a Moggi, in altre parole Moggi ha agito “pro domo sua”, per conto suo, senza che la Juventus gli chiedesse niente, senza che la società Juve e l’assemblea degli azionisti gli chiedesse, in altre parole, di intrattenere rapporti con designatori o arbitri tramite schede svizzere. Spesso mi sono sentito dire che il fatto che la Juventus sia stata assolta contrariamente a ciò che è successo nel processo sportivo potesse essere motivo di revisione di quest’ultimo. Il tutto ovviamente è falso. Premettendo che, come già su spiegato, la Juventus nel processo penale non è stata assolta ma è stata considerata non responsabile civilmente dei reati ascritti a Moggi, che è diverso, su questo punto le risultanze del processo penale e del processo sportivo coincidono perfettamente. Già infatti nelle sentenze sportive è stato dato per pacifico che Moggi è Giraudo abbiano agito per conto proprio senza richiedere il benestare della proprietà o dell’assemblea dei soci. Si legge ad esempio a pagina 65 della sentenza della Corte Federale, che “i due dirigenti in questione hanno manifestato piena ed incondizionata libertà di azione senza che risultino, agli atti, momenti di coordinamento con altri organi amministrativi della società (costituendone essi il vertice) ed in particolare con la proprietà”. Se la Juventus è stata condannata nel processo sportivo è perché nel diritto sportivo esiste la responsabilità diretta per cui la società risponde dell’operato dei loro membri in posizione apicale mentre invece le società rispondono per responsabilità oggettiva quando a commettere illeciti sono i loro tesserati non in posizione apicale. Anche nel diritto penale esiste un istituto analogo ed è molto simile a quella che nel diritto sportivo è la responsabilità diretta e la responsabilità oggettiva. Ecco, premettendo che l’introduzione della responsabilità penale delle società si è avuta in Italia con la legge 231 del 2001, che quindi possiamo dire che l’ordinamento sportivo ha anticipato da questo punto di vista l’ordinamento statale, premettendo che la responsabilità diretta delle società si applica solo per determinati reati fra cui non c’è la frode sportiva ma ci sono reati come “Indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato” (art. 316 ter c.p.) ed altri che non starò qui ad elencare, andiamo a studiare questa legge. Cominciamo dall’art. 5

Art. 5.
Responsabilità dell’ente

L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:

a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;

b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).

L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Premettendo che l’ente è una istituzione fornita di personalità giuridica come appunto lo è una S.p.A. (la ThyssenKrupp, per fare un esempio, era una S.p.A. e nel processo riguardante il tristemente noto rogo di Torino in cui persero la vita 7 operai era imputata direttamente, non si trovava come responsabile civile ed era imputata proprio in virtù della legge 231/01), che dite, la lettera a) del comma 1, non assomiglia a quella che nel diritto sportivo si chiama responsabilità diretta? E la responsabilità di cui alla lettera b) del comma 1, non assomiglia a quella che nel diritto sportivo si chiama responsabilità oggettiva? Ma andiamo oltre, leggiamoci bene quello che è scritto al comma 2, quello che ho messo in evidenza mettendolo in grassetto sottolineato, la Juve non ha cercato oltretutto dimostrandolo che Moggi ha agito nel suo esclusivo interesse? Direi proprio di si.

Andiamo oltre, diamo adesso una occhiata all’art. 12 di questa legge:

Art. 12.
Casi di riduzione della sanzione pecuniaria

La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a lire duecento milioni se:

a) l’autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l’ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo;

b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità;

La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado:

a) l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso;

b) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dalle lettere del precedente comma, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi.

In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a lire venti milioni.

Leggiamoci in particolare la lettera b) del comma 2, quella che ho avuto cura di sottolineare e di mettere in grassetto e domandiamoci: la Juve dopo lo scandalo Calciopoli non ha fatto qualcosa di simile? Si, si è dotata di un nuovo Codice Etico, è scritto a chiare lettere nel ricorso poi ritirato al TAR, non quello dei 444 milioni, l’altro, quello immediatamente successivo alle sentenze sportive. Premettendo, anche se in questa sede non interessa, che le società imputate rischiano severe sanzioni pecuniarie e altre sanzioni anche più gravi come l’interdizione, quella che in campo sportivo si chiama radiazione, possiamo dire che la Juve, scaricando Moggi, dimostrando che Moggi ha agito “pro domo sua” e poi dotandosi di un nuovo Codice Etico non ha fatto altro che applicare la stessa strategia difensiva suggerita dalla legge 231/01? Si lo possiamo dire, per carità, è una mia impressione personale, nella testa di Vitiello e Zaccone io non ci sono mai stato e non ho mai avuto il piacere di conoscerli per chiedergli personalmente su quali basi hanno approntato la strategia difensiva ma la mia opinione è questa. A questo punto domandiamoci, visto che il piano difensivo della Juve per evitare di essere considerata responsabile civilmente dei reati ascritti a Moggi e di essere quindi costretta a risarcire le parti civili che in sede penale chiedevano una barca di soldi era appunto quello di scaricarlo, dimostrare che ha agito pro domo sua e dotarsi di un nuovo Codice Etico, per quale motivo avrebbero dovuto difenderlo con le unghie e con i denti in sede sportiva? Oltretutto per rischiare di ottenere cosa? Non era meglio un bel patteggiamento? Secondo me si. Oltretutto non dimentichiamo che Palazzi aveva chiesto la Serie C per la Juve e proprio sulla base della sua condotta processuale ha ottenuto solo la retrocessione in serie B. Si legge infatti a pagina 150 e 151 della sentenza sportiva di primo grado: “La Juventus, ha tenuto un comportamento processuale apprezzabile perché improntato a lealtà e correttezza; ha dimostrato inoltre, con l’opera di rinnovamento societario già attuata, di riconoscere gli errori commessi nel passato per il tramite dei suoi dirigenti e di avere iniziato un processo di rigenerazione; di conseguenza la sanzione richiesta dalla procura federale deve essere notevolmente attenuata”. E allora i vari complotti interni? Montezzemolo? Secondo me sono tutte eresie. Credere che calciopoli sia nata in seno alla stessa società che, per liberarsi di Moggi, l’ha mandata in serie B con il serio rischio di vedersi costretta a risarcire le parti civili costituitesi nel processo penale, è un po’ come credere alla storia del tipo che si taglia l’uccello per far dispetto alla moglie. Calciopoli, come ha sagacemente fatto notare un mio amico virtuale juventino, sempre sul blog “Il calcio è uguale per tutti”, non nasce in seno alla stessa società e non nasce neanche per opera dell’Inter anche perché altrimenti sarebbe nata prima considerando che la collaborazione fra Facchetti e Nucini è iniziata nel 2002, ben quattro anni prima, ma nasce a Roma con le confidenze fatte da Baldini ad Auricchio e si sviluppa a Napoli. Calciopoli è sostanzialmente di matrice romanista. Torniamo a noi, la Juventus è stata considerata nel processo penale non responsabile civilmente dei reati ascritti a Moggi, che significa, che adesso è in una botte di ferro? Che le cause intentate da Gazzoni contro la Juve per il risarcimento dei danni sono perse in partenza? La risposta ovviamente è no. Cominciamo col mettere in chiaro alcuni concetti, la distinzione fra responsabilità diretta di cui sono incolpate le società calcistiche quando a commettere illeciti in proprio favore sono i loro dirigenti e responsabilità oggettiva di cui invece sono incolpate le società sportive quando a commettere illeciti in favore di esse sono gli altri tesserati è presente solamente nel diritto sportivo. Nel diritto penale, per esempio nella legge 231/01 ma anche in altri articoli del codice penale che a noi in questo momento non interessano, essa è definita esclusivamente responsabilità oggettiva. Nel diritto civile, quello che a noi interessa per il risarcimento del danno la cui quantificazione avverrà di fronte al Giudice civile, esiste la responsabilità oggettiva? La risposta è si. Per quel che a noi interessa è sufficiente leggersi l’art. 2049 del Codice civile il quale testualmente recita:  “I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti”. Cominciamo col dire che la giurisprudenza ossia le sentenze dei tribunali ed in particolare quelle della Corte di Cassazione, ha esteso questa responsabilità a tutti i casi in cui ci sia un rapporto di preposizione. In parole povere, in maniera che ci possiamo tutti capire, ogni qual volta si affida un incarico a qualcuno, colui che affida l’incarico, il committente, è responsabile dell’operato dell’incaricato, il preposto. L’unico requisito per cui questa responsabilità per il fatto illecito altrui vada a cadere in capo al preponente è che fra il preponente e il preposto ci sia un rapporto di lavoro subordinato o, comunque, un rapporto che attribuisca un potere di direzione e di vigilanza al preponente, anche se temporaneo o occasionale. Questa è una responsabilità di carattere oggettivo che va a prescindere dalla colpa del datore di lavoro (preponente) e quindi non prevede alcun genere di prova liberatoria per cui, se il preposto commette un illecito nelle sue mansioni attribuitegli dal datore di lavoro (preponente), quest’ultimo ne è comunque responsabile. Non è necessario che fra le incombenze affidate e l’illecito commesso ricorra un rapporto di stretta derivazione causale essendo sufficiente che le incombenze svolte dal preposto devono aver reso possibile o comunque agevolato la produzione dell’evento dannoso e ciò anche nell’ipotesi in cui il preposto abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze e persino nel caso in cui egli abbia agito contro la volontà del committente purché nell’ambito delle proprie mansioni. La Juventus, che nel processo penale è stata considerata non responsabile civilmente dei reati ascritti a Moggi non ha vinto la guerra, ha vinto solo una battaglia di una lunga guerra che adesso continuerà in sede civile per il risarcimento dei danni alle parti civili e li ci sarà un’altra battaglia in cui la Juventus dovrà dimostrare, per esempio, che i propri preposti ossia Moggi e Giraudo, non solo hanno agito per conto proprio senza chiedere alcun avvallo alla proprietà ma anche al di fuori dell’espletamento delle loro incombenze per soddisfare un bisogno proprio (si veda a riguardo la Sentenza di Cassazione 14096/2001). Questa che ho appena citato è solamente una delle possibili strategie che i legali della Juventus potrebbero approntare, un’altra potrebbe essere dimostrare, per esempio, che il Bologna non ha subito alcun danno dalle azioni di Moggi o Giraudo o comunque ne abbia subiti pochi e cavarsela con molto poco a livello di risarcimento. Di certo non credo che dimostrare che il Bologna non avesse i conti in ordine per poter partecipare al campionato di Serie A possa essere un’ottima strategia. Sarebbe un po’ come dimostrare in un incidente stradale, non che la vittima avesse torto ma che semplicemente avesse la patente scaduta, un po’ poco. Come andranno le cause di risarcimento improntate dal Bologna, dall’Atalanta, dal Brescia, dalla Salernitana e dal Lecce oltre che dalla RAI non posso ovviamente saperlo, la sfera di cristallo mi manca però a riguardo ci terrei a mettere in chiaro alcuni concetti. Nicola Penta che ha fatto parte del team difensivo di Moggi e che ha ascoltato tutte le intercettazioni, nell’intervista rilasciata al blog “Il calcio è uguale per tutti”, ha affermato che  “Il giudice Casoria non ammise le parti civili perché aveva capito che non c’erano frodi” . Tale affermazione mi sembra un po’ azzardata. Quando la Casoria non ammise le parti civili eravamo ancora nelle fasi preliminari del dibattimento, quando si fa l’appello e si verifica la regolare costituzione delle parti, il dibattimento doveva ancora essere aperto e il Giudice Casoria del processo non poteva sapere niente perché nel suo fascicolo, che è il fascicolo dibattimentale, non c’era niente. Andiamo a leggere l’art. 431 del Codice di procedura penale (C.p.p.) che regola appunto la formazione del fascicolo del dibattimento.    

Art. 431.

Fascicolo per il dibattimento.

Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne fa richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine di quindici giorni, per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il dibattimento sono raccolti:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell’azione penale e all’esercizio dell’azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

d) i documenti acquisiti all’estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non ripetibili assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio;

f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera d), assunti all’estero a seguito di rogatoria internazionale ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro consentite dalla legge italiana;

g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti indicati nell’articolo 236;

h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

Le parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva.

C’erano quindi nel fascicolo del giudice gli atti di cui alla lettera a), gli atti di cui alla lettera b) ossia le intercettazioni telefoniche, forse c’erano i verbali degli interrogatori di cui alla lettera c), non c’erano atti di cui alla lettera d), non c’erano atti di cui alla lettera e) perché non c’è stato nessun incidente probatorio, non c’erano verbali di cui alla lettera f), c’era sicuramente il certificato del casellario giudiziale di Moggi e degli altri imputati (per quanto riguarda gli altri documenti di cui all’art. 236 ne parliamo dopo), non c’era nessun corpo del reato di cui alla lettera h), cosa avrebbero dovuto portare, i fischietti degli arbitri e i cartellini? Le parti inoltre non avevano concordato nessuna acquisizione al fascicolo del dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del PM o della documentazione relativa all’attività difensiva che invece è stata acquisita dopo. Chiudiamo dando appunto lettura dell’art. 236 C.p.p.

Art. 236.
Documenti relativi al giudizio sulla personalità.

  1. E’ consentita l’acquisizione dei certificati del casellario giudiziale , della documentazione esistente presso gli uffici del servizio sociale degli enti pubblici e presso gli uffici di sorveglianza nonché delle sentenze irrevocabili di qualunque giudice italiano e delle sentenze straniere riconosciute, ai fini del giudizio sulla personalità dell’imputato o della persona offesa dal reato, se il fatto per il quale si procede deve essere valutato in relazione al comportamento o alle qualità morali di questa.
  2. Le sentenze indicate nel comma 1 e i certificati del casellario giudiziale possono inoltre essere acquisiti al fine di valutare la credibilità di un testimone.

È facile intuire che tale documentazione non poteva essere presente nel fascicolo del Giudice perché tutti gli imputati erano incensurati. Affermare quindi che la Casoria volesse assolvere tutti, come ha affermato Nicola Penta e come affermano anche altri, è una affermazione a dir poco criticabile, è veramente difficile pensare che sulla base di quel po’ che aveva il Giudice Casoria all’interno del suo fascicolo ella si fosse fatta già una idea ben precisa delle accuse ancora prima che il dibattimento fosse dichiarato aperto, dibattimento che, è bene ricordarlo, è durato due anni. A mio parere è anche difficile affermare con certezza che il Giudice Casoria a fine dibattimento volesse assolvere tutti. Nessuno di noi sa cosa pensava la Casoria e soprattutto nessuno di noi sa come si sia svolto il dibattimento all’interno della camera di consiglio dove i giudici si sono riuniti per deliberare la sentenza. Se la Casoria non ammise le parti civili nel processo, i motivi sono stati esclusivamente di economia processuale. La Casoria voleva evitare che il processo Moggi diventasse una piazza di mercato con troppe parti da ascoltare che ne avrebbero sicuramente rallentato il processo come così è stato. Ad ogni modo la Cassazione, a cui le parti civili si rivolsero immediatamente dopo l’ordinanza del 24/03/2009 emessa dal tribunale di Napoli che le aveva escluse, le riammise con sentenza emessa il 9/7/2009. Come primo articolo in cui intendo criticare le dichiarazioni rilasciate da Nicola Penta nel blog “Il calcio è uguale per tutti” e soprattutto intendo precisare alcuni concetti, penso che possa bastare, per discutere della partita Cagliari Inter e delle intercettazioni a riguardo presenti e non nella Relazione Palazzi, ci sarà tempo.

 

 

 

La relazione (volutamente in minuscolo) Palazzi: alcune riflessioni su due telefonate assolutamente insignificanti

Procedendo sempre in ordine cronologico nella disamina della relazione (volutamente minuscolo) Palazzi, oggi analizzerò altre due telefonate rinviando ai prossimi articoli la tanto attesa mia disamina sulle famose telefonate che riguardano la partita di Coppa Italia Cagliari Inter. La prima è una telefonata del 31.03.2005 in cui Facchetti chiama Pairetto per discutere delle griglie per le partite che si sarebbero dovute giocare sabato 2 aprile. Come ben sappiamo le partite poi non si disputarono per via della morte del Pontefice Karol Wojtyla. Che significa discutere delle griglie? Facchetti ha proposto per caso una sua griglia a Pairetto accettata da quest’ultimo? Facchetti ha chiesto l’introduzione all’interno della griglia di arbitri o guardalinee “suoi”? No. Si legge nella Relazione Palazzi che Pairetto ha spiegato semplicemente il motivo per cui è stata fatta una griglia con tutte le partite importanti in maniera tale da inserire anche l’arbitro Collina all’interno della griglia. Ma perché, Collina era forse un arbitro della scuderia Facchetti? Direi proprio di no. Collina era dipinto come un ottimo arbitro assolutamente irreprensibile e incorruttibile ed era questa la rappresentazione che ne aveva Facchetti anche se, dalle varie intercettazioni emerse dall’inchiesta calciopoli, possiamo anche affermare invece che Collina fosse un arbitro molto più vicino all’altra sponda del Naviglio. Si registrano infatti, all’interno dell’inchiesta, diversi contatti telefonici con Meani ed inoltre Collina aveva anche lo stesso sponsor del Milan. Ad ogni modo, applicando i criteri della sentenza penale calciopoli, in particolare di ciò che è scritto nella Sentenza di Cassazione Moggi a pagina 53 al punto 25.6 “Per comprendere se l’intesa che, al riguardo, venga a formarsi tra l’estraneo (ancorché tesserato) e il soggetto legittimato alla formazione delle griglie arbitrali possa ritenersi fraudolenta, occorre verificare se essa si forma solo per il comune, condiviso e lecito obbiettivo di tutelare, seppur con modalità scorrette, l’oggettività del risultato sportivo, evitando,  per esempio, che una non adeguata ponderazione selettiva possa portare alla nomina di arbitri non all’altezza dei compiti; ovvero se si tratti di operazioni volte a perseguire finalità opposte (stavolta illecite), nel qual caso la formazione delle griglie diventa un tassello di una più ampia condotta fraudolenta”.  In altre parole, se Facchetti avesse voluto Collina come arbitro perché facente parte della sua scuderia avrebbe commesso reato, se lo avesse voluto perché lo considerava un ottimo arbitro, come è successo, non avrebbe commesso reato. Facchetti non commette quindi nessun reato in questa telefonata perché non si intromette nella composizione della griglia ma al più, ed è tutto da dimostrare,  viene semplicemente accontentato da Pairetto con l’introduzione all’interno della stessa di un arbitro di cui lui aveva la massima stima. Possiamo al più rilevare una violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto telefonico fra Pairetto e Facchetti ma niente di più ed è doveroso ricordare per l’ennesima volta che per la giustizia penale, che è l’unica che contava per il pool investigativo di calciopoli, il contatto fra i tesserati e il mondo arbitrale era consentito purché non minasse la terzietà e imparzialità di quest’ultimo (così a pagina 146 della Sentenza di Appello Moggi). In altre parole se le scelte sulla composizione della griglia rimangono in mano ai designatori e il tesserato chiede semplicemente come sia composta la griglia e al più chiede che vengano inseriti non arbitri suoi amici ma semplicemente arbitri validi magari anche suggerendo qualche nome, non c’è nessun reato e l’intercettazione, a prescindere dal colore del baffo con cui viene segnata dall’auditore di turno, va comunque stralciata ed è per questo motivo che questa intercettazione non è stata poi trasmessa alla Giustizia Sportiva. Qualcuno, ed è un vero peccato soprattutto se si considera la stima che ho di lui, in diverse circostanze mi ha ribadito che con il metodo Casoria (il giudice di primo grado della Sentenza Moggi) la grigliata che Facchetti fece con Mazzei in occasione della partita Inter Juve in cui chiedeva l’introduzione di Collina più un paio di arbitri preclusi, sarebbe sicuramente ricaduta nel reato di frode sportiva. Ma io, proprio usando il metodo Casoria, ho sempre affermato il contrario. In particolare a pagina 421 della sentenza Casoria si legge:”non è decisivo che, ad esempio Meani, si sia rivolto a Mazzei per telefono, dicendo “mandami gente tipo Consolo, hai capito?”[…], perché poi tra l’invito e la risoluzione conforme cadeva il deliberato dei designatori, circostanza, quest’ultima della quale al dibattimento ha pure riferito il teste Auricchio”. In altre parole Mazzei contava meno che niente nella nomina degli assistenti sebbene avesse il ruolo di suggerirli ai designatori in qualità di preparatore tecnico degli stessi, figuriamoci se poteva avere un ruolo nella composizione delle griglie arbitrali. Chiedere a Mazzei che venisse designato  un assistente o un arbitro anche della propria scuderia cosa che comunque Collina non era, non costituiva reato di frode sportiva per via della non idoneità dell’atto. Chiedere che venga inserito un arbitro anche amico nella griglia a Mazzei, ha più o meno lo stesso valore che chiederlo a me.  Continuando sempre in ordine cronologico, il 10 maggio 2005 c’è una telefonata fra Facchetti e Lanese. A riguardo innanzitutto leggiamo cosa c’è scritto a pagina 54 della Relazione Palazzi e poi confrontiamolo con l’intercettazione che invece troviamo completa fornita gentilmente e in maniera del tutto disinteressata dagli amici di Ju29ro in questo articolo http://www.ju29ro.com/farsopoli/2370-nuove-intercettazioni-inedite-facchetti-e-lanese-tazza-e-cucchiaio.html . Cominciamo col dire che nella Relazione Palazzi questa intercettazione è trattata in sei righe. Al primo rigo si legge: “Facchetti chiama Lanese per parlare della partita Brescia – Inter (terminata 0-3 ed arbitrata da Paparesta)”. FALSO. Facchetti e Lanese parlano di un’altra partita, una partita della Nazionale Agenti di Assicurazione, infatti Lanese in quel momento si trovava a Garda per una assemblea con la direzione della Sara Assicurazione. Al secondo rigo si legge: “Lanese dice che GHIRONI avrebbe chiamato Facchetti il giorno successivo per mettersi d’accordo, entrambi dicono che gli daranno una mano”. GIUSTO ma chi è sto GHIRONI a cui avrebbero dato una mano Facchetti e Lanese? Un arbitro? Una figura influente nel mondo arbitrale? volevano truccare una partita? No niente di tutto questo, si tratta di Tristano GHIRONI, il Presidente del Sindacato Agenti di Assicurazione con cui Facchetti aveva appena parlato. È un qualcosa di così irrilevante dal mio punto di vista che non mi voglio neanche sforzare a cercare su internet, atteso che si trovi, di quale partita si tratti e se questa partita si sia poi mai disputata. Al terzo rigo di pagina 54 della Relazione Palazzi inerente a questa telefonata si legge:  “Lanese chiede tre maglie della squadra”. VERO, i figli del direttore generale della Sara Assicurazione gli hanno chiesto le maglie di Zanetti, Vieri e Adriano e lui a sua volta le chiede a Facchetti  quasi scusandosi  perché lui non chiede mai niente. Se l’intercettazione finisse qui sarebbe a dir poco vergognoso che Palazzi  abbia perso il suo tempo a scrivere nella sua Relazione che Lanese e Facchetti si siano preoccupati di organizzare una partita della Nazionale Agenti di Assicurazioni. Oltretutto sarebbe a dir poco vergognoso pensare che organizzare una partita del genere possa in qualche modo ricadere in un illecito sportivo, non ne parliamo poi dal punto di vista penale che rilevanza possa avere organizzare una partita del genere. Ad ogni modo la telefonata continua e qui ci possiamo trovare qualcosa di più interessante. Al quarto rigo si legge: “Facchetti dice che dovranno essere affrontati i problemi dei designatoriFALSO. Come si legge nel succitato articolo di Ju29ro Lanese gli chiede:” Come va, il resto tutto bene? Si stanno sistemando le cose piano piano”.
Facchetti gli risponde “Mah, dovranno essere affrontati quei problemi che riguardano…”  e allora Lanese gli dice “i designatori”. Ancora una volta, esattamente come per il caso “Metti Collina” si attribuiscono a Facchetti parole dette dall’altro interlocutore. Non è Fachetti a dire che bisogna affrontare i problemi dei designatori , la parola “designatori” la dice Lanese, Facchetti dice semplicemente che bisogna affrontare dei problemi ma non sappiamo quali e riguardo i designatori Facchetti sembra oltretutto poco interessato visto che gli dice che questo problema verrà affrontato più avanti. Al quinto e sesto rigo si legge:”Lanese dice che a breve Carraro avrebbe convocato una riunione per fare tutte le nomine, anche quelle dei designatori, ed aggiunge che bisogna stare attenti a quello che si fa”.
Lanese, infine, dice che prima bisogna vedere la progettualità e poi scegliere i nomi”. VERO, infatti è Lanese che si mette ad affrontare queste problematiche che sembrano quasi non interessare a Facchetti il quale alla fine gli risponde:” Casomai ne parliamo poi”. La telefonata si conclude con la promessa da parte di Lanese  che, nel caso si fossero affrontati certi argomenti in questa riunione, lo avrebbe poi informato. Che dire, è mia impressione del tutto personale che Facchetti abbia chiamato Lanese esclusivamente per affrontare il tema di questa partita e che di tutto il resto era anche poco interessato e secondo me sbagliava, avrebbe dovuto interessarsi di più dei giochi politici che giravano intorno all’elezione dei designatori. Avrei tanto voluto intitolare questo articolo “Palazzi ma non ti vergogni?” con riferimento proprio al tempo buttato a trattare questa intercettazione sia pur in maniera riassuntiva e comunque sbagliata(sono stati più bravi quelli di Ju29ro) ma mi sono invece semplicemente limitato a scrivere nel titolo la parola relazione volutamente in minuscolo. La seconda parte di questa telefonata però mi ha fatto riflettere su tante cose, soprattutto mi è ritornato in mente un articolo letto sulla Gazzetta dello sport e che ho avuto il piacere già di condividere sulla mia pagina facebook, intitolato: “Mi risulta che Mattei frequenti la Juve” (qui il link:  http://archiviostorico.gazzetta.it/2006/maggio/19/risulta_che_Mattei_frequenti_Juve_ga_3_060519010.shtml ) dove si parla di ciò che è scritto all’interno di una informativa redatta da Auricchio e in particolare sulla probabile continuità che c’è stata fra il periodo in cui i designatori erano Bergamo e Pairetto e il periodo successivo quando il designatore nel campionato 2005/06 divenne Mattei. Continuità di cui ovviamente non ci sono prove perché il campionato successivo non è stato sottoposto ad indagine ma di cui Auricchio, ponendo in serio dubbio l’assunto che con la dismissione del duo Bergamo Pairetto  siano venuti meno tutta una seria di contatti impropri e di illeciti sportivi rilevanti sia dal punto di vista disciplinare che dal punto di vista penale, ne parla in una sua informativa. Partiamo da un presupposto base, non so di quale informativa si tratti, oltretutto non ne ho mai letta una perché sono chilometriche ma prometto che lo farò. Non posso quindi affermare con sicurezza che Auricchio abbia effettivamente espresso questo dubbio e abbia effettivamente parlato di continuità in qualche sua informativa. Mi trovo costretto quindi a fidarmi ciecamente di ciò che è scritto nel succitato articolo della Gazzetta che, a mio parere, si può tranquillamente condividere. Tornando alla telefonata intercorsa fra Lanese e Facchetti infatti,  va comunque aggiunto che Lanese non ha più chiamato Facchetti per informarlo del contenuto di questa riunione o perché in questa riunione non si è parlato dei designatori o perché, semplicemente, ha deciso di tenerlo all’oscuro riguardo agli accordi presi. Lanese che sembra quasi un agnellino in questa telefonata, che si scusa per il fatto che chiede a Facchetti tre maglie dell’Inter dicendo che lui non chiede mai niente (falso, ci sono intercettazioni in cui lui chiede maglie della Juve) è lo stesso che invece, parlando al telefono con Moggi e chiamandolo affettuosamente “Gioia”, si vanta del fatto che dopo la partita Reggina Juventus ha invitato Ingargiola a far finta di nulla e a non refertare niente. Lanese è oltretutto quello che si è incontrato con Moggi, Giraudo e i due designatori proprio per discutere con loro e non con Facchetti dei futuri assetti del mondo arbitrale e  “l’unico interesse che può muovere un dirigente di una squadra a partecipare ad un incontro avente un tale oggetto è quello di assicurarsi una strutturazione del settore che in prospettiva gli sia favorevole, mentre crea per gli appartenenti al settore arbitrale le premesse per un futuro debito di riconoscenza” (pagina 93 sentenza CAF). Lanese ha quindi questo incontro con Carraro, già, e chi è Carraro? Carraro è colui per il quale il sodalizio parteggia e ne appoggia la sua rielezione a Presidente della FIGC. Non si sa per quale motivo, probabilmente, azzardo una ipotesi, perché la Presidenza di Carraro garantiva lo status quo al sodalizio. Di fatto la telefonata in cui Mazzini dice a Moggi “se il 10 passa Abete tu fai bene ad andare in pensione” l’abbiamo ascoltata tutti. Carraro è stato rieletto il 14 febbraio 2005 dal Consiglio Federale nel quale sedeva Giraudo ed è interessante a riguardo come ha commentato sempre Mazzini al telefono con Moggi la rielezione di Carraro: “Certo però noi la mano che … che cosa abbiamo fatto per Carraro, ragazzi … ora però c’è da fare gli organigrammi. Noi bisogna vedersi un minuto …”. A riguardo va detto che Moggi ha accolto l’invito di Mazzini e ha proposto l’estensione dell’incontro proprio a Lanese (si veda a riguardo pagina 45 Sentenza di primo grado Giraudo). Questo è solamente uno dei tanti incontri che  si sono verificati quell’anno fra Bergamo, Pairetto, Giraudo, Moggi e Lanese. E mentre quindi  questi signori si affannavano per far rieleggere Carraro e si incontravano poi nelle loro segrete stanze per decidere sui futuri assetti dell’organigramma arbitrale ed è di questo che si dovrebbe parlare, noi stiamo qui a commentare il fatto che Lanese è stato chiamato da Facchetti per parlare della partita della Nazionale Agenti di Assicurazione perché è scritto nella relazione Palazzi e ci dobbiamo pure sentire gli avventori occasionali nella mia pagina che mi dicono che la posizione dell’Inter è più grave di quella della Juve.  Come già detto fra Facchetti e Lanese non si registrano, nella Relazione Palazzi, altre telefonate e Lanese è stato assolto dall’accusa di “Associazione per delinquere” perché dai suoi plurimi “incontri con gli altri esponenti del sodalizio, non può desumersi un sicuro argomento fondante la responsabilità penale” (pag. 44 Sentenza di Appello Giraudo). Così è se vi pare anche se la Sentenza in questione ha comunque considerato riprovevole la telefonata fra Lanese e Ingargiola in cui il primo invitava il secondo a soprassedere riguardo all’irruzione di Moggi nello spogliatoio dell’arbitro Paparesta dopo la partita Reggina Juve. È molto probabile anche se prove non ne abbiamo, che da questi incontri sia uscito il nome di Mattei il quale come primo atto ha eliminato il sorteggio  che era forse l’ultimo baluardo alla designazione degli arbitri graditi dal sodalizio criminoso (così è definito nelle varie sentenze, piaccia o non piaccia)per le partite decisive. Pensare che con la designazione diretta si sia invece voluto eliminare il problema che arbitri poco esperti andassero ad arbitrare partite difficili è, a mio parere, una operazione di grande fantasia, buona fede e fiducia nell’uomo. Oltretutto Mattei da chi è stato eletto? è stato eletto come prevede a riguardo il regolamento dell’AIA dal Presidente della FIGC ossia Carraro d’intesa con il Presidente dell’AIA ossia Lanese dopo aver sentito il Presidente della Lega interessata ossia Galliani.  A proposito sempre di Carraro piaccia o non piaccia è stato assolto da ogni accusa in udienza preliminare ma una cosa è certa, che i fratelli Della Valle hanno osteggiato la sua rielezione caldeggiando invece l’elezione di Abete e per questo sono stati osteggiati dal sodalizio proprio sul campo ricevendo una serie di torti arbitrali o almeno così dicono le sentenze, io di certe quelle partite non le ho viste, per cui la Fiorentina, quando scese a patti con il sodalizio, era terzultima a tre giornate dalla fine. È la storia che conosciamo tutti, non credo che sia il caso di ripeterla. Vorrei invece soffermarmi su un altro punto, spesso mi sono sentito dire che, come associazione per delinquere, quella composta tra gli altri da Moggi, Giraudo, Mazzini, Pairetto e così via, doveva essere un’associazione un po’ sgangherata se è riuscita a salvare la Fiorentina solo all’ultima giornata. Tale contestazione è, a mio parere, sostanzialmente priva di pregio se si pensa che i proprietari della Fiorentina si sono rivolti al sodalizio solo alla terzultima giornata. Ad ogni modo, è bene chiarire che la rielezione di Carraro è stata subordinata ad un accordo, ossia che Abete gli sarebbe succeduto dopo due anni. Spesso mi sono sentito dire che questo sodalizio non aveva scopo di lucro, il che è in parte vero visto che non sono stati registrati scambi di denaro o regali di notevole valore eppure, a mio parere, il lucro c’era ed è anche abbastanza facile da vedere. Per vederlo è sufficiente guardare gli stipendi che percepivano questi signori. È mia opinione personale ritenere che sia logico e umano pensare che questi signori, i vari Bergamo (il cui processo sarebbe comunque da rifare se non fosse coperto dalla prescrizione), Pairetto, Mazzini ecc. ecc. facessero di tutto per rimanere attaccati alle loro poltrone cercando appoggi dalle società più importanti in cambio di favori, semplicissimo. Non c’è altro motivo per cui Bergamo chiama Moggi per grigliare con lui accettando la sua intromissione all’interno di un atto di sua esclusiva competenza e non c’è altro motivo per cui Bergamo chiede a Moggi quali guardalinee volesse, non c’è altro motivo per cui Bergamo su imbeccata di Carraro chiama Dondarini per dirgli, mi raccomando pensa a chi sta dietro, non c’è altro motivo per cui Bergamo e Pairetto chiamano Facchetti per cercare di ingraziarselo e rassicurarlo tanto “lui non è un grande intelligente” e ci sarà stato sicuramente qualche motivo per cui Carraro e Galliani sono stati appoggiati. La continuità infatti è facilmente rilevabile anche nella figura di Galliani che nel processo sportivo con l’arbitrato se l’è cavata con una squalifica di 5 mesi più una multa ma che dal procedimento penale non è stato neanche lambito e che anzi, nel processo in rito abbreviato Giraudo, ha anche testimoniato. Non si sa per quali motivi il sodalizio caldeggiava anche la sua rielezione a Presidente della Lega che in realtà si ebbe solo a marzo del 2005 e per questo si avvalsero anche dell’appoggio di Lotito in cambio di favori, il famoso do ut des. Mi sembra giusto riportare un passo della Sentenza di primo grado in rito abbreviato Giraudo in cui, esaminando una intercettazione fra Giraudo e Mazzini in cui il primo, parlando di Lotito, dice al secondo “è stato utile in fase di elezione di Lega ma adesso fuori dai co… perché è un poco di buono” , ha affermato che è certo “che i due colloquianti avevano in precedenza orientato le decisioni di Lotito in occasione dell’elezione del Presidente di Lega – forse ingraziandoselo tramite l’alterazione di risultati sul terreno di gioco – e che in quel momento avessero il proposito di emarginarlo. Sul punto vale la pena notare che le partite della Lazio che secondo l’imputazione, furono pilotate in suo favore risalgono ad epoca (Febbraio 2005) appena precedente l’elezione di Galliani e,  dunque, in tempi compatibili con un uso strumentale degli arbitraggi”. Tale affermazione contenuta a pagina 53 della Sentenza di primo grado Giraudo può essere a mio parere ancora considerata valida in considerazione del fatto che i due capi di imputazione riguardanti la Lazio ossia il capo U Chievo Lazio del 20/2/2005 e il capo V Lazio Parma del 27/02/2005, hanno resistito al vaglio di due gradi di giudizio fermandosi solo di fronte alla prescrizione a cui Lotito non ha di certo voluto rinunciare. Evitiamo la solita solfa per cui il campionato non risulta alterato ricordando che è impossibile dimostrare il contrario e concentriamoci su questa domanda, visto che Mattei è stato eletto da Carraro e Galliani che sono stati rieletti proprio grazie all’appoggio del sodalizio oltre che da Lanese tanto amico di Moggi da incontrarlo e sentirlo molto spesso e che ha coperto insieme ad Ingargiola la sua irruzione nello spogliatoio di Paparesta, il campionato 2005/06, quello che non è stato sottoposto ad indagine, che campionato sarà stato?  Ovviamente non abbiamo prove per poter affermare alcunché ma lasciatemi almeno il beneficio del dubbio.

 

LE INTERCETTAZIONI DI CALCIOPOLI: SMONTIAMO UNA DICERIA

Salve a tutti, oggi metterò da parte la Relazione Palazzi, di cui, almeno per quanto riguarda la posizione di Facchetti, ho comunque già analizzato buona parte delle intercettazioni che lo riguardano e cercherò di spiegare per quale motivo una delle tante dicerie che spesso si leggono sui social, sono totalmente infondate e prive di alcun valore giuridico. Sui social, nelle varie discussioni su calciopoli che spesso si leggono, troviamo spesso affermazioni da parte dei sostenitori juventini che posso tranquillamente definire RIDICOLE. L’ho scritto volutamente in maiuscolo perché sono RIDICOLE. Una per esempio l’abbiamo affrontata nello scorso articolo dove abbiamo visto che certi giornali e certe pagine sostengono, senza alcun genere di prova, che l’Inter abbia vinto la Champions grazie all’appoggio di Walter Gagg che lo ha aiutato con i suoi maneggi a “rubare” quell’ambito trofeo. Parafrasando un celebre aforisma di Giulio Andreotti  “Il triplete logora chi non ce l’ha”. Ma di assurdità ne ho lette e sentite tante, da quelli che hanno avuto il coraggio di affermare che le schede svizzere in realtà erano di Branca ed era lui che parlava con gli arbitri ad alcuni che mi sono venuti a dire che le intercettazioni telefoniche sono state fatte da Moratti, Tronchetti Provera e Facchetti e consegnate alla magistratura. Ecco, è proprio su quest’ultima affermazione che vorrei soffermarmi perché è una affermazione che spesso costituisce un cavallo di battaglia di molti juventini sia su twitter che, ovviamente, su facebook anche se, per dirla tutta, la prima volta che me la dissero fu un paio di giorni dopo che le intercettazioni uscirono su tutti i giornali e me la dissero non sui social ma in mezzo alla strada, oltretutto di fronte ad una amica mia che già esercitava la professione forense. Ovviamente scoppiammo a ridere tutti e due. Cerchiamo di capirci, innanzitutto mettiamo in chiaro un concetto di fondo sostanziale se no sarà difficile seguirmi dopo: il nostro Codice di procedura penale (C.p.p.) si divide in Libri che a loro volta si dividono in Titoli che a loro volta si dividono in Capi che a loro volta si dividono in Sezioni. Le intercettazioni telefoniche sono regolate dal Libro terzo del Codice di procedura penale intitolato “Prove”(da art. 187 a art. 271 C.p.p.) e trovano la loro collocazione al Titolo terzo, intitolato “Mezzi di ricerca della prova”. Al Titolo I del Libro “Prove” troviamo le disposizioni generali, ossia quelle regole che valgono per tutte le prove e i mezzi di ricerca della prova. Quali siano le prove di cui ci si possa avvalere in un processo lo scopriamo al Titolo II del medesimo libro, intitolato “mezzi di prova”. Esse sono: la testimonianza (Titolo II, Capo I del Libro “Prova”, dall’art. 194 all’art. 207), l’esame delle parti (Titolo II, Capo II del Libro “Prove”, dall’art. 208 all’art. 210 C.p.p.), i confronti (Titolo II, Capo III del Libro “Prove”, art. 211 e 212 C.p.p.), le ricognizioni (Titolo II, Capo IV del Libro “Prove”, dall’ art. 213 all’art. 217 C.p.p.) gli esperimenti giudiziali (Titolo II, Capo V del Libro “Prove”, art. 218 e 219 C.p.p.), la Perizia (Titolo II, Capo IV del Libro “Prove”, artt. 220 – 233 C.p.p.), i documenti (Titolo II, Capo VII, del Libro “Prove”, artt. 234 –  243 C.p.p.). Il Titolo III del Libro “Prove” si intitola appunto “Mezzi di ricerca della prova”. Anch’esso si divide ovviamente in capi, uno per ogni mezzo di ricerca della prova. Il primo Capo del Titolo III si chiama quindi “Ispezioni” (artt. 244 – 246 C.p.p.), il secondo Capo si intitola “Perquisizioni” (artt. 247 – 252 C.p.p.), il terzo si intitola “Sequestri” (artt. 253 – 263 C.p.p., ci sarebbero all’interno del medesimo capo altri due articoli, il 264 e il 265, che però sono stati abrogati)  e quindi il quarto si intitola appunto “Intercettazioni di conversazioni e comunicazioni”. Evitando di discutere su cosa siano di preciso tutte le prove e i mezzi di ricerca della prova elencati, mi soffermerò su alcune problematiche che ci interessano riguardanti le intercettazioni e le prove in generale lasciando ovviamente alla curiosità di tutti di andare in rete a cercarsi gli altri articoli del Libro “Prove” del C.p.p.
È dunque palese che le intercettazioni non sono delle prove ma dei mezzi di ricerca della prova e quindi, in quanto tali, devono essere sempre supportate da ulteriori accertamenti per accertare la materialità dell’azione criminosa e l’effettiva offensività del reato. Questo ha portato 100.000 giuristi improvvisati e non sui vari social e su ogni altro mezzo di comunicazione ad affermare che sia stato fatto un aborto giuridico trasformando ciò che è un mezzo di ricerca della prova e che quindi, in quanto tale, come è successo per la questione “rapimento Paparesta”, necessita di ulteriori riscontri, in una prova schiacciante. Il tutto però rappresenta un falso problema. La Giurisprudenza ha affermato e non lo ha fatto per risolvere la questione Moggi ma con una serie di sentenze di Cassazione antecedenti al caso Calciopoli che le intercettazioni possono tranquillamente essere utilizzate come diretta fonte di prova della colpevolezza dell’imputato, senza la necessità di dover trovare altri riscontri esterni qualora, come recita l’articolo 192 C.p.p.,   gli indizi emergenti dalla conversazione risultassero:
1) GRAVI: cioè consistenti e resistenti alle obiezioni e quindi attendibili e convincenti;
2) PRECISI:cioè non generici e non suscettibili di diversa interpretazione, perciò non equivoci;
3) CONCORDANTI: cioè che non contrastino tra di loro e più ancora con altri dati e elementi certi;
A riguardo vanno subito fatti dei chiarimenti, innanzitutto a che serve la Giurisprudenza della Cassazione. Serve per tracciare delle linee guida su come applicare nella realtà concreta le norme che di per se sono astratte.
L’art. 192 C.p.p. come ho già detto, si trova nel Titolo I del Libro “Prove” che si intitola appunto “Disposizioni generali” e quindi di conseguenza, le norme ivi contenute regolano tutte le prove che possono entrare in un processo e al comma due recita testualmente:  “L’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti”. In altre parole le intercettazioni telefoniche non sono delle vere e proprie prove ma sono degli indizi che intanto diventano prove se esse sono gravi precisi e concordanti. Se, per esempio, Moggi si vanta al telefono di aver fatto togliere Morganti dalla prima fascia e effettivamente Morganti  in prima fascia non c’è, l’intercettazione già rappresenta una prova ma c’è di più, se Bergamo dice al telefono che Moggi gli ha chiesto determinati guardalinee e lui, giusto per non sbottonarsi troppo afferma di averne messi altre due che comunque sono “suoi”, questa diventa una affermazione autoaccusatoria che per giurisprudenza costante ha integrale valenza probatoria (si vedano a riguardo, a titolo di esempio, le Sentenze della Cassazione n. 16165/13, 34807/10 e 31739/039). Ma andiamo al dunque, è mai possibile che Moratti o chi per lui faccia le intercettazioni e poi le dia alla magistratura per farne un processo? Per capire quale sia la procedura esatta per disporre le intercettazioni telefoniche è sufficiente leggersi l’art. 267 C.p.p. il quale così recita:

  1. 1. IL PUBBLICO MINISTERO RICHIEDE AL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI L’AUTORIZZAZIONE A DISPORRE LE OPERAZIONI PREVISTE DALL’ART. 266 (ossia le intercettazioni telefoniche) . L’AUTORIZZAZIONE È DATA CON DECRETO MOTIVATO QUANDO VI SONO GRAVI INDIZI DI REATO E L’INTERCETTAZIONE È ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE AI FINI DELLA PROSECUZIONE DELLE INDAGINI.

1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si applica l’articolo 203.

  1. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone l’intercettazione con decreto motivato, che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le ventiquattro ore al giudice indicato nel comma 1(al Giudice delle indagini preliminari). Il giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto motivato. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, l’intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.
  2. Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Tale durata non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1.
  3. Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria.
  4. In apposito registro riservato tenuto nell’ufficio del pubblico ministero sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l’inizio e il termine delle operazioni.

Emerge dalla lettura di questo articolo che le intercettazioni telefoniche vengono fatte su richiesta del PM al Giudice delle Indagini Preliminari (G.I.P.). Chi è costui? È un giudice terzo e imparziale (più o meno come dovrebbe essere l’arbitro che nelle sentenze penali di calciopoli è stato più o meno paragonato ad un giudice) che appunto stabilisce se siano corrette o no tutte le richieste del PM che svolge le indagini e che poi nel processo, di fronte al Giudice del dibattimento, svolgerà la funzione dell’accusa, emettendo, di volta in volta, tutti i provvedimenti opportuni. E come si svolgono poi le intercettazioni telefoniche? Ce lo dice l’articolo successivo, il 268 C.p.p.

Art. 268.
Esecuzione delle operazioni.

  1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale.
  2. Nel verbale è trascritto, anche sommariamente, il contenuto delle comunicazioni intercettate.
  3. LE OPERAZIONI POSSONO ESSERE COMPIUTE ESCLUSIVAMENTE PER MEZZO DEGLI IMPIANTI INSTALLATI NELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA. TUTTAVIA, QUANDO TALI IMPIANTI RISULTANO INSUFFICIENTI O INIDONEI ED ESISTONO ECCEZIONALI RAGIONI DI URGENZA, IL PUBBLICO MINISTERO PUÒ DISPORRE, CON PROVVEDIMENTO MOTIVATO, IL COMPIMENTO DELLE OPERAZIONI MEDIANTE IMPIANTI DI PUBBLICO SERVIZIO O IN DOTAZIONE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA.

3-bis. Quando si procede a intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche, il pubblico ministero può disporre che le operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a privati.

  1. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l’intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero, salvo che il giudice non riconosca necessaria una proroga.
  2. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il giudice autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la chiusura delle indagini preliminari.
  3. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine fissato a norma dei commi 4 e 5, hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. Scaduto il termine, il giudice dispone l’acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche indicati dalle parti, che non appaiano manifestamente irrilevanti, procedendo anche di ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione. Il pubblico ministero e i difensori hanno diritto di partecipare allo stralcio e sono avvisati almeno ventiquattro ore prima.
  4. Il giudice dispone la trascrizione integrale delle registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche da acquisire, osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l’espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.
  5. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su nastro magnetico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 7.

Come possiamo ben vedere le intercettazioni si fanno tramite impianti installati nella procura della repubblica oppure tramite impianti di appartenenza alla polizia giudiziaria e, in casi estremi, qualora i primi non risultassero sufficienti, tramite impianti di pubblico servizio. E quali sono gli impianti di pubblico servizio? Ce lo dice l’articolo 358 del Codice penale che al secondo comma, prima parte, così recita: “Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima”. Il pubblico servizio altro non è, quindi, che un servizio rivolto al pubblico e che quindi può essere svolto anche dai privati. Le compagnie telefoniche private quale può essere appunto la TIM di cui effettivamente si è avvalsa la magistratura per condurre le indagini sono un pubblico servizio . È si dunque vero che le registrazioni sono state fatte avvalendosi di questa compagnia telefonica ma sempre e comunque su iniziativa della magistratura e non su iniziativa di Moratti o di altri soci della società neroazzurra come Tronchetti Provera. Che le intercettazioni telefoniche siano state effettuate avvalendosi di questa compagnia telefonica oltretutto senza una procedura di evidenza pubblica (sai com’è, le indagini erano segretissime), è stato pure uno dei motivi oggetto del ricorso al TAR di Moggi avverso le sentenze sportive. Il TAR, nelle motivazioni della sentenza, ha semplicemente affermato che le intercettazioni anche se fossero state effettuate da una qualunque altra compagnia telefonica sia pure con assegnazione tramite procedura ad evidenza pubblica non avrebbero portato alcun vantaggio a Moggi. E lo credo bene, che le intercettazioni siano fatte tramite apparecchiature presenti all’interno della Procura di Napoli o all’interno della polizia giudiziaria oppure tramite apparecchiature della TIM, o della 3 o della Wind, cosa sarebbe cambiato per Moggi? Niente, quindi è unitile starsi ad attaccare ai cavilli. Ma supponiamo il caso che invece le intercettazioni fossero state disposte non dal GIP su richiesta del PM ma direttamente dalla società Inter e poi date alla magistratura cosa sarebbe successo? Sarebbe intervenuto l’art. 191 C.p.p. che si trova nel Titolo I “Disposizioni generali” del libro “Prove”  dove ci sono appunto le regole che si applicano per tutte le prove, le disposizioni generali appunto,  che testualmente recita:
1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge NON POSSONO ESSERE UTILIZZATE.
2. L’inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio IN OGNI STATO E GRADO DEL PROCEDIMENTO.

In altre parole, se le varie difese del processo calciopoli avessero mai avuto una benché minima prova che le intercettazioni fossero state fatte non dalla magistratura ma da altri e questa prova fosse stata accolta dal Tribunale o anche dalla Corte di Appello o dalla Suprema Corte di Cassazione perché è una prova che avrebbero potuto portare in ogni stato e grado del procedimento come recita appunto il secondo comma,  avrebbero  potuto invalidare le intercettazioni rendendole inutilizzabili per il processo con conseguente assoluzione di tutti gli imputati considerando che il processo penale calciopoli è stato sostanzialmente un processo indiziario basato esclusivamente sulle intercettazioni telefoniche e che se fossero state invalidate e rese quindi inutilizzabili ci sarebbe stata l’assoluzione di tutti gli imputati non essendoci altre prove a sostegno dell’accusa. Il problema è che questi signori non hanno mai avuto prove a riguardo, ciò nonostante hanno riempito di articoli il WEB basandosi su queste illazioni dette a quanto pare da Vieri e ad ogni discussione sui vari social esce sempre quello che dice sta cazz….. eresia (usiamo un termine più consono). A dire eresie, siamo bravi tutti, c’è quello che ci dice che le schede svizzere le usava Branca, quello che ci dice che Calciopoli è un complotto di Guido Rossi, Moratti e Tronchetti Provera, quello che ci dice e scrive e fa pure gli articoli e pubblica su You tube che l’Inter ha vinto la Champions rubando grazie alla figura influente di Walter Gagg che è stato anche il mandante dell’eliminazione dell’Italia ai mondiali del 2002, il problema è che per fare certe affermazioni ci vogliono le prove e prove questi signori che scrivono e pubblicano certe cose non ne hanno perché non ce ne sono. Se la difesa di Moggi avesse mai avuto in mano prove per poter affermare che le intercettazioni fossero state fatte dalla dirigenza dell’Inter e poi date alla Magistratura non avrebbero mai esitato a portarle nel processo perché avrebbero ottenuto l’assoluzione del loro assistito. A sparare eresie, il termine però sarebbe un altro, siamo bravi tutti, ne volete sentire una mia senza alcun genere di prova? Vi ricordate l’ultimo grado del processo Calciopoli? L’udienza di fronte alla Suprema Corte era fissata per il 22 gennaio del 2015 quando ancora non erano maturati i termini prescrizionali ma per un complotto ordito dalla Juve e da Moggi fu rinviata al 23 marzo a prescrizione già avvenuta in maniera tale che Moggi non scontasse neanche un giorno di carcere altrimenti avrebbe dovuto scontare 2 anni e 4 mesi. Avete visto che bella eresia che ho scritto? Bene, adesso sulle varie discussioni/liti su calciopoli in cui vi imbatterete su vari social scrivetelo sempre, 10, 100, 1000, 10000 volte e  vedrete che questa eresia diventerà una verità esattamente come è per certe persone una verità il fatto che “Calciopoli è un complotto”, perché questa eresia è stata ripetuta così tante volte e su internet potete trovare un mare di articoli e video a riguardo, c’è pure chi ci ha girato un film “Nel paese di gira la ruota”, al punto tale da diventare una verità inconfutabile. Signori siamo seri, per fare certe affermazioni ci vogliono le prove, se ce le avete le portate in tribunale e fate riaprire i processi, altrimenti le vostre sono solo eresie.

LA RELAZIONE PALAZZI: lo sdoganamento di De Santis

Dopo la telefonata  del primo marzo fra Facchetti e De Santis  di cui ho parlato nel mio precedente articolo, si registrano alcune telefonate nella Relazione Palazzi dal contenuto assolutamente insignificante, su cui spenderò giusto qualche parola. La prima è del 17.03.2005 in cui Pairetto telefona a Facchetti per fargli l’in bocca al lupo per una partita di Champions dell’Inter o meglio, così è scritto sulla Relazione Palazzi a pagina 50 anche se non si sa bene di quale partita si parli. Il 17.03.2005 l’Inter aveva già passato il turno degli ottavi battendo in casa il Porto per 3 a 1 e il sorteggio per i quarti di finale avvenne il giorno dopo. E’ probabile quindi, anche se sulla Relazione Palazzi non c’è scritto e non abbiamo altre fonti, che Pairetto abbia semplicemente fatto a Facchetti l’in bocca al lupo per  il sorteggio. Che dite, non si può fare? C’è violazione dell’art. 1 CGS? Francamente non so che dire.  Ad ogni modo, come molti dei miei lettori sicuramente sapranno, a Nyon, il 18 marzo dall’urna fu sorteggiato per i quarti il derby fra Milan e Inter  che oltretutto andò malissimo per l’Inter, quindi Pairetto ha portato pure sfiga. Il 20 marzo, alle ore 11.43, Pairetto chiamò di nuovo Facchetti per chiedergli due biglietti per la partita dell’Inter che quel giorno disputava contro la Fiorentina e che terminò poi 3-2 per l’Inter. Di questa telefonata c’è giusto un accenno nell’articolo dei cari amici di Ju29ro “L’Informativa che non c’è”, qui il link,  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf . Da quello che si evince in questo articolo, Pairetto e Facchetti pare che abbiano anche commentato il sorteggio di Champions. Francamente io non so che valore dare dal punto di vista disciplinare a questa telefonata, perché dal punto di vista penale è inutile anche parlarne. Violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto improprio? Può darsi ma, francamente, io non so cosa avrebbe dovuto fare Facchetti per evitare il tutto, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia? Avrebbe dovuto rispondergli: “no i biglietti non te li do, vatteli a comprare”? Francamente non so che dire e tutto quello che posso pensare è che giustamente queste telefonate sono state considerate dal pool investigativo di Calciopoli irrilevanti e scartate salvo poi essere recuperate dal team difensivo di Moggi. Strano ma vero non ci sono né nelle informative dei carabinieri e neanche agli atti del processo penale Calciopoli, telefonate in cui Pairetto chiede dei biglietti a Moggi o in cui gli fa gli auguri per una partita di Champions della Juve o gli auguri di buon Natale o di buona Pasqua. Le opzioni sono due: o Pairetto aveva tanto timore reverenziale nei confronti di Moggi al punto tale che preferiva andarseli a comprare i biglietti piuttosto che chiederli a lui o, molto più probabilmente, queste telefonate esistono ma sono state scartate perché considerate irrilevanti dal team investigativo e di certo non sono state ripescate dal pool difensivo di Moggi che ha contribuito in maniera determinante alla nascita della Relazione Palazzi. Proseguendo come ho sempre fatto in ordine cronologico nella disamina della Relazione Palazzi, ci sono poi due telefonate che di per se sono anch’esse irrilevanti ma che ci danno spunto per affrontare alcuni argomenti. La prima è del 24.03. 2005. Non si tratta di una telefonata ma di un messaggio vocale. Per la verità nella Relazione Palazzi si parla di un sms inviato alle ore 18.57 ( pagina 53 Relazione Palazzi) mentre invece gli amici di Ju29ro citano e pubblicano su You Tube un messaggio vocale che è stato inviato alla 18.32 (25 minuti prima) del medesimo giorno. Cambia comunque poco, nella peggiore delle ipotesi c’è stato prima un messaggio vocale  https://youtu.be/MokKopncWgY

e poi un sms, entrambi da parte di De Santis a Facchetti. Il commento su questo messaggio vocale e  sull’  sms che si legge a pagina 53 della Relazione Palazzi, è che fra De Santis e Facchetti c’erano dei contatti e che De Santis dava del tu a Facchetti. Il tutto a parer mio non rappresenta una grande scoperta. De Santis dava del tu a tutti e per averne conferma è sufficiente leggere la deposizione di Ancelotti  a pagina 522 delle motivazioni di primo grado in rito ordinario del processo penale Calciopoli. Alle 19.41 sempre del medesimo giorno Facchetti  chiama De Santis. https://youtu.be/aJLqaQuzS0c

Che valore dare a questa telefonata? Violazione dell’art. 1 CGS? Ci può stare perché, in linea teorica, non ci dovrebbero essere contatti di alcun genere fra i tesserati delle squadre di calcio e il mondo arbitrale anche se, abbiamo visto nel precedente articolo, che neanche tutti i contatti fra il mondo arbitrale e i gli appartenenti alle società calcistiche vennero considerati nella Relazione Palazzi violazione dell’art. 1 CGS. Sarebbe spettato eventualmente al giudice sportivo stabilirlo di volta in volta. Per il resto è oggettivamente una telefonata insignificante anche se poi, i cari amici di Ju29ro e giù le mani dalla Juve (ma chi vi tocca), l’hanno riempita di significati che andremo ad analizzare. Allora, dopo gli iniziali convenevoli “ti devo fare i complimenti, ti interessi di arbitri”….. “eh oramai si interessano tutti” … “mi sa che è l’argomento del giorno …” , Facchetti gli chiede se è già Parigi dove arbitrerà Francia Svizzera per la qualificazione ai mondiali del 2006 perché lo ha chiamato un certo Walter Gagg capo commissioni stadi della FIFA ed amico di Blatter che gli avrebbe comunque portato i suoi saluti. A quanto pare questo Walter Gagg, di cui prima non conoscevo neanche l’esistenza, era un intimo amico di Facchetti e secondo gli juventini di Giù le mani dalla Juve (ma chi vi tocca) che in questo articolo  http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1217 riportano quanto sostenuto dal “Guerin Sportivo” in un articolo del marzo 2008 “Un ambasciatore a servizio di Moratti” (ci sarebbe anche, in fondo all’articolo, il link di richiamo all’articolo del “Guerin Sportivo” ma, stranamente, cliccandoci sopra l’articolo non compare), Walter Gagg, amico intimo di Facchetti al punto tale da partecipare anche al suo funerale, venne poi assunto dall’Inter. In questo articolo Walter Gagg viene definito “lobbista eccellente … di quelli che pesano davvero sulla cartina europea e che non si limiterà a osservare il mercato estero come ha sostenuto qualcuno  […]  Ma il duro del lavoro dovrà farlo sottotraccia, cercando di dare maggiore spessore internazionale al club… toccherà (anche) a lui spingere in avanti l’Inter in Europa..  “.  Su un post della pagina facebook Milano RossoNera  datato 27 agosto 2010 (la cosa sembra comunque strana, perché parlano di un evento futuro, la vittoria della Champions dell’Inter, quando il 27 agosto l’aveva già vinta)

https://www.facebook.com/notes/milano-rossonera/walter-gagg-chi-%C3%A8-costui-leggete-e-scandalizzatevi/467638851048/

si riportano altri stralci del medesimo articolo anche se qui però il titolo diventa “Anche gli onesti fanno lobbyng” e il sottotitolo diventa  “Un ambasciatore al servizio di Moratti” . Riporto il testo: “Walter Gagg, intimo amico di Blatter, già capo della commissione stadi della Fifa, si occuperà all’Inter dei rapporti internazionali. Obiettivo: pesare di più anche in Champions. Amico di Facchetti, era il delegato con cui se la prese Trapattoni nel Mondiale nippo-coreano. Venendone anche deriso. In definitiva, quello che ci fece fuori dal mondiale tramite l’arbitro Moreno. Altro che Moggi! Sul soggetto in questione esiste una gustosa intercettazione tra Facchetti e l’arbitro De Santis… Direi che i buoni servigi di questo ‘signore’, braccio destro di Blatter e potente uomo FIFA si stiano vedendo eccome. Una tipica storia da sedicenti ‘onesti’ “. In poche parole, questo Walter Gagg, stando a quello che è scritto su questo post e che è comunque a quanto pare condiviso anche dagli juventini, avrebbe aiutato l’Inter, grazie al suo appoggio e alla sua figura influente, ad avere aiuti arbitrali nelle partite cruciali verso la vittoria della Champions come quelle in casa del Barcellona e del Chelsea. Se anziché essere laureato in giurisprudenza  fossi laureato in psichiatria sarebbe un’ipotesi molto interessante da studiare ma francamente, mancandomi certe competenze, non mi resta che stendere un velo pietoso su queste affermazioni senza prove ricordando semplicemente che l’Inter in casa del Barcellona disputò all’incirca un ora di gioco in dieci per via di una simulazione di un giocatore avversario e che, oltretutto, non mi risulta nemmeno che questo Walter Gagg abbia mai fatto effettivamente parte dell’organico dirigenziale dell’Inter. Per quanto riguarda poi il mondiale del 2002 tutto ciò che ho trovato su Walter Gagg lo troviamo in questo articolo http://storiedicalcio.altervista.org/blog/italia-corea-2002-complotto.html?doing_wp_cron=1515495895.4429769515991210937500

in cui si legge che Ranucci, capo delegazione dell’Italia, ha anche telefonato, dopo la partita contro la Corea,  a Walter Gagg il quale si è detto allibito per l’arbitraggio. Nella realtà dei fatti, per quanto riguarda il mondiale nippo – coreano, possiamo dire tante cose ma non mi risulta che ci sia stata mai una inchiesta con dei processi e una condanna, quindi prove non ce ne sono e, peggio che mai, possiamo dire che il mandante dell’eliminazione dell’Italia da quel mondiale sia stato Gagg o qualcun altro. Per quel che mi riguarda sono tutte fantasie frutto anche della frustrazione di aver visto, dopo calciopoli, l’Inter vincere anche in Europa esattamente come sono fantasie frutto della frustrazione affermare che le schede svizzere erano di Branca o peggio che le intercettazioni telefoniche sono state fatte da Moratti e poi date alla magistratura. Il resto delle telefonata è sostanzialmente fatta di convenevoli, considerazioni sulla partita Francia Svizzera, auguri per la partita di  Champions contro il Milan che tutti sappiamo come è andata, considerazioni sull’ultimo derby e, per finire, auguri di buona pasqua. Torno a dire, se vogliamo considerarla violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto fra De Santis e Facchetti che in teoria non ci doveva essere, possiamo anche essere d’accordo anche se questa valutazione non è comunque automatica e sarebbe spettata al giudice sportivo valutare di volta in volta la rilevanza disciplinare di ogni singolo contatto ma, di certo, possiamo dire che in questa telefonata Facchetti non fa alcun genere di pressione su De Santis, non parlano delle future partite di campionato, non chiede di far avanzare nelle ammonizioni per le diffide qualche squadra e ne tantomeno si vanta di aver fatto togliere dalla prima fascia un arbitro che gli ha rovinato una partita come ha fatto Moggi in due conversazioni con Racalbuto avvenute su linea telefonica svizzera e di cui si conosce solo ciò che dice Moggi perché parlava con Racalbuto mentre aveva aperta anche un’altra linea telefonica  che era intercettata. La prima la troviamo a pagina 141 della sentenza di primo grado, capo g, partita Fiorentina Bologna:  “Oh, la peggiore che ti poteva toccà… però tu fai la partita tua regolare, eh… no, senza regalà niente a nessuno, con… con tranquillità perché qua a me mi serve per la… eh?… ok!… DONDARINI (arbitro di Juventus – Lazio, ndr)… eh, ma a me quello che mi serve è… è FIORENTINA – BOLOGNA… in modo particolare… apposta!… il minimo… eh… quello, quello mi serve in particolare e poi… ehm… mi serve… ehm… il MILAN, di avanzare… ehm… nelle, nelle ammonizioni per fare le diffide, insomma!… vabbè ora comunque tanto ne parliamo stasera poi!… oh, sentiamoci stasera, verso le nove, nove e mezza… ok!”, l’altra la troviamo a pagina 177 della sentenza di primo grado, capo o), partita Cagliari Juventus arbitrata proprio da Racalbuto e di cui possiamo sentire interamente l’audio qui: http://video.gazzetta.it/calcio-moggi-arbitro-5-1-2005/50b34ba0-4995-11df-8dd7-00144f02aabe . Queste due intercettazioni  che sono sicuramente più pesanti dal punto di vista sia disciplinare in ambito sportivo, che penale, e che sono valse la condanna di Racalbuto il quale si è avvalso della prescrizione, sono gli unici contatti su svizzera fra Moggi e gli arbitri oltre a quello che ha avuto con Papapresta, di cui conosciamo parzialmente il contenuto ma Moggi di contatti su scheda svizzera con gli arbitri ne ha avuti tantissimi e, a parer mio, molti di questi dovevano essere più o meno dello stesso tenore di quelli di cui conosciamo parzialmente il contenuto. Sempre con Racalbuto ha avuto dei contatti tramite scheda svizzera in occasione delle partite Roma Parma, capo n, e Roma Juve, capo z (dove Racalbuto è comunque stato condannato), ma li ha avuti anche con Dattilo (capo b, Udinese Brescia), li ha avuti con Bertini (capo c, Siena Juventus, capo m, Juventus Milan, capo p, Messina Parma, capo r, Siena Messina anche se la Cassazione, va aggiunto, ha censurato la ricostruzione dei contatti con scheda svizzera di Bertini disconoscendo di fatto l’esistenza della stessa) e li ha avuti con Pieri (capo d, Juventus Chievo e capo i, Bologna Juventus). Nella maggior parte di questi casi gli arbitri sono stati sempre assolti per il semplice fatto che, non sapendo cosa si siano detti, era impossibile condannarli. Diciamoci la verità per quello che è, le schede svizzere anonime sono state un ottimo stratagemma di cui se ne sono potuti ricostruire i contatti solo a campionato e indagini già finite grazie all’intervento di De Cillis, il rivenditore di schede con negozio a Chiasso in Svizzera ed è solo per questo che le schede svizzere non sono mai state intercettate. Particolare è la situazione di De Santis, anche lui ha una scheda svizzera che gli venne consegnata da Moggi dopo la partita Parma Juve del 6 gennaio 2005 e anche lui, sebbene neghi, ha contatti con Moggi tramite questa scheda. A pagina 135 della sentenza di appello vengono, a titolo di esempio, menzionati i contatti fra Moggi e De Santis precedenti e successivi all’incontro di calcio Palermo Lecce del 19.02.2005 vinta dalla squadra di casa per 3 – 2. Ciò nonostante De Santis viene descritto nelle varie sentenze come un arbitro sdoganato, che era uscito dalla cupola di Moggi. In particolare proprio dopo la partita Parma Juve del 6 gennaio 2005 https://youtu.be/pcrGmOSzVO8

pare che sia entrato negli spogliatoi della Juve pronunciando la frase “adesso basta, non contate più su di me”. Illuminante a riguardo la deposizione al Tribunale di Napoli  del giornalista del Corriere della Sera Monti Fabio https://www.radioradicale.it/scheda/322344?i=553544   in cui lui parlò dei dubbi che aveva Facchetti riguardo a delle anomalie che avvenivano sia in campo per quanto riguarda certe decisioni arbitrali sia fuori dal campo per quanto riguarda le designazioni arbitrali. Facchetti era convinto che ci fosse un sistema Moggi che esistesse a prescindere dalla Juventus di cui non ne disconosceva la forza come collettivo. Di questo sistema ne aveva avuto percezione già nel campionato 97/98, quello dello scontro Iuliano Ronaldo per intenderci  ma di cui poi ne aveva avuto conferma nel campionato 2001/02 dove erano successi strani episodi nelle ultime giornate, in particolare nella partita Chievo Inter terminata 2-2 in cui l’arbitro De Santis negò un rigore a Ronaldo sebbene fosse avvenuto di fronte a lui.

 

Qui le immagini della partita

https://youtu.be/8x8Nzw8Jft0  .  Inoltre Fabio Monti, al di la del singolo episodio, affermò nel processo che c’era una convinzione da parte di Facchetti che ci fosse una situazione che non garantiva la regolarità del campionato. In particolare Facchetti era convinto che De Santis insieme a Palanca, Bertini, Racalbuto Trefoloni,  Gabriele e Pellegrino, facessero parte del sistema Moggi mentre su Nucini, arbitro che poi divenne il cavallo di troia di Facchetti all’interno del sistema Moggi, aveva le idee un po’ confuse, si domandava come mai arbitrasse poco in serie A, facesse spesso la serie B e non fosse ancora stato dismesso.  Per quanto riguarda l’arbitro Gabriele c’è comunque da rilevare un particolare un po’  anomalo, sebbene Facchetti sospettasse a quanto pare di lui, ne accettò senza problemi la sua designazione, anticipata da Bergamo al telefono, per la partita di Coppa Italia Bologna Inter. Monti nella sua deposizione al processo Calciopoli affermò che Facchetti stava cercando di indagare su questo sistema Moggi, forse l’accettare la designazione di Gabriele senza problemi faceva parte del suo piano di indagine? e telefonare a De Santis per dei semplici convenevoli pure? chi può dirlo. Ad ogni modo, a detta di Monti, le maggiori attenzioni da parte di Facchetti erano verso l’arbitro Pellegrino, arbitro della partita Inter Juve di Coppa Italia della stagione 2003/04 al termine della quale Facchetti dichiarò:”io non ho la pazienza di Moratti, vedrete che questa storia finirà”

 

Per quanto riguarda Racalbuto invece, ciò che portò Facchetti a considerarlo facente parte degli arbitri controllati da Moggi a detta di Monti, fu la partita Chievo Inter vinta dal Chievo con il conseguente raggiungimento in testa alla classifica della Juve (Inter e Juve alla fine di quella giornata, la ventunesima, si trovarono entrambe appaiate in testa alla classifica con 45 punti seguiti dal Milan con 43). In questa partita di cui comunque ho già parlato in un mio precedente articolo, Racalbuto, quello di cui spesso si dimenticano gli juventini considerandolo assolto quando non è vero, lui è stato condannato e la sua condanna è coperta da prescrizione, dette due rigori contro l’Inter e la lasciò in 10 https://youtu.be/26pXNrh4LNA

È una partita di cui ho già parlato in un mio precedente articolo, in particolare è giusto ricordare che Facchetti fra il primo e il secondo tempo scese negli spogliatoi e inveì sia contro Racalbuto, associato di Moggi, sia contro il guardalinee Puglisi che poi, dalle risultanze del processo penale Calciopoli, risultò essere di fede milanista e fu condannato e poi prescritto per la partita Milan Chievo (capo a4 sentenza Calciopoli) mentre la giustizia sportiva lo inibì per 3 mesi.  Di quella partita Facchetti si lamentò molto per un rigore non molto chiaro concesso al Chievo e per l’espulsione di Okan. Per quanto riguarda invece l’arbitro De Santis, è lo stesso Monti a ricordare che avevano notato un cambiamento del suo atteggiamento nel campionato 2004/05 e a ricordare una frase pronunciata negli spogliatoi della Juve al termine della gara Parma Juve  “adesso basta, non contate più su di me” che, anche se non ricorda le fonti, sarebbe la prova dello sdoganamento di De Santis dalla cupola moggiana. Spesso ho sentito parlare in maniera ironica sia De Santis che gli juventini in generale di questo sdoganamento quasi come se fosse assurdo che qualcuno esca da una associazione per delinquere salvo poi ritornarci per salvare la Fiorentina facendo pareggiare il Parma a Lecce. In particolare gli juventini  contestano il fatto che con l’arbitro De Santis la Juve abbia perso sia in casa del Palermo che poi in casa contro l’Inter. Per quel che mi riguarda invece tutto torna. A prescindere dal fatto che sia vero o che siano solo voci infondate il fatto che De Santis abbia pronunciato quella frase all’interno dello spogliatoio della Juve, egli si sdogana intorno a novembre 2004 perché ha notizia delle indagini su di lui e ne parla con Bergamo al telefono il 12.11.2004 nelle telefonate contrassegnate dai numeri progressivi 254, 255 e 256 (pagg. 484 – 490 motivazioni sentenza di primo grado Moggi) “ed in cui il De Santis si sofferma non poco nell’elencare tutte le possibili gare da lui arbitrate che possano smontare le dichiarazioni accusatorie già rese agli inquirenti dall’arbitro Dal Cin e con ciò si intuisce la piena conoscenza da parte del predetto delle attività investigative che erano in corso nei confronti del gruppo che riteneva si concludessero anche con facilità a loro vantaggio”  (pag. 134 motivazioni della sentenza di appello Moggi) ma è chiaro che lui comunque preferisce allontanarsi ed ecco perché arbitra senza favorire la Juve la partita in casa del Parma, la partite del  5.02.2005 in casa del Palermo vinta appunto dalla squadra di casa ed arbitra senza favorire la Juve la partita del 20.04.2005 Juve Inter vinta appunto dall’Inter per 1-0. A riguardo è illuminante una telefonata successiva fra Bergamo e Facchetti che troviamo nella Relazione Palazzi e di cui non c’è però l’audio su You tube. È una telefonata del 26.04.2005 quindi successiva all’incontro stesso ed è Facchetti a chiamare Bergamo che gli dice:  “c’ho tenuto molto alla partita con la Juventus […]  perché la partita era stata preparata bene […]proprio bene, a parte che lui deve pensare al mondiale, non può pensare ad altre storie, quindi mi ha … mi ha accontentato in quella partita, sì, devo dire di sì“. È mia opinione personale che questa telefonata certifichi lo sdoganamento di De Santis e il fatto che lui non possa più aiutare la Juve (non può pensare ad altre storie) perché deve pensare ad andare al mondiale. I cari amici di Ju29ro aggiungono altri particolari su questa telefonata che mancano nella Relazione Palazzi. Nel loro articolo “L’informativa che non c’è” di cui sopra ho riportato il link, in particolare, aggiungono che Bergamo chiede di poter incontrare Facchetti ricevendo l’assenso da parte di quest’ultimo. Tale incontro però non risulta dalla Relazione Palazzi che ci sia mai stato. Quando gli juventini sui social nel tentativo di avvalorare le loro ipotesi pubblicano il video dell’intercettazione fra Moggi e Tosatti in cui Tosatti fa notare a Moggi tutti gli errori contro la Juve commessi da De Santis nelle partite contro Parma, Palermo e Inter, fategli una grossa risata in faccia, De Santis aveva bisogno di prendere le distanze dal gruppo Moggi perché aveva avuto notizia di indagini su di lui e quegli arbitraggi furono solo la naturale conseguenza. Interessante invece è la reazione che hanno i dirigenti della Juve dopo lo sdoganamento di De Santis, in particolare dopo la partita Palermo Juve si registrano due telefonate interessanti, la prima fra Giraudo e Moggi in cui Giraudo dice a Moggi: “quelli che sembrano degli amici ormai non ci danno più niente .. Bisogna mettere a posto in due ambienti l’ambiente esterno e quello interno …  bisogna avere la pazienza di chiamarli tutti … abbiamo le idee chiare tutti su questo …. è la cosa secondo me basilare …”, la seconda fra Moggi e Biscardi in cui quest’ultimo dice al primo:” Si, si; e …. Sono tutti gli amici tuoi che fanno i pesci in barile “  (pag. 515 e seg. della sentenza di primo grado).  È assolutamente inutile quindi riportare lo score di De Santis con la Juventus nel campionato 2004/05 per dimostrare che sia assurdo considerarlo un associato, De Santis era un associato la cui attività con molta probabilità si è esplicata nei campionati precedenti a quello sottoposto ad indagine e Giraudo, Biscardi e Moggi ne erano consapevoli.

 

 

LA RELAZIONE PALAZZI: LA PARTITA INTER – MILAN

Continuiamo la disamina della “Relazione Palazzi” parlando delle intercettazioni precedenti e successive alla partita Inter Milan disputatasi il 27.02.2005 arbitrata da De Santis e terminata con la vittoria dei rossoneri per 1 a 0. La prima intercettazione che ci interessa non è neanche menzionata nella “Relazione Palazzi”, ce la forniscono i carissimi amici di Ju29ro nel loro articolo “L’informativa che non c’è”  ( qui il link  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf ). Questa volta è Facchetti a chiamare Bergamo, il 24.02.2005, ma a quanto pare Bergamo è impegnato, sta cenando con un amico e gli chiede di chiamarlo più tardi. Non si sa chi è l’amico, ma non ha importanza, Facchetti chiama il giorno dopo, i due parlano della partita del 19.02.2005 Udinese Inter finita 1-1 poi Bergamo tranquillizza il suo interlocutore, dice che per la gara del 27 febbraio Inter – Milan (terminata 0-1 ed arbitrata da De Santis), farà una griglia ampia con Collina -Trefoloni – Messina – De Santis e che designerà come assistenti Griselli e Mitro. A quel punto Facchetti gli dice che per lui i nomi non contano, l’importante è che vengano con lo spirito giusto e che comunque lui si fida di Bergamo. In altre parole, per Facchetti la cosa importante è che arbitrino bene. A quel punto Bergamo aggiunge “No, ma hai visto, no? Che le cose ….. Eh, eh, l’importante che ci sia la disponibilità da parte di tutti nell’accettare, vedrai che le cose vanno bene“. Cosa c’è di penalmente rilevante in questa telefonata? Niente. Facchetti non si intromette nella griglia, non chiede che sia inserito un determinato arbitro, neanche chiede chi sono gli arbitri in griglia, si auspica solamente che il sorteggiato arbitri bene, che venga con lo spirito giusto. Qualcuno mi ha chiesto perché evidentemente non lo ha ancora capito, quando invece Moggi ha inserito un suo arbitro o un suo guardalinee in griglia, prenderò giusto un esempio, il primo che mi viene in mente, lo troviamo a pagina 85 della sentenza sportiva di primo grado “Calciopoli” e riguarda un colloquio fra Bergamo e la Fazi in cui Bergamo gli riferisce di un precedente colloquio, probabilmente avvenuto su utenze svizzere, fra lui e Moggi:

Bergamo: “Ho detto [a Moggi]: chi vuoi assistenti domenica ? [gara Juventus – Udinese]; dice: voglio Ambrosini e Foschetti; ho detto: no, ti mando Ricci e Gemignani …. [ride] … insomma sai, se non è zuppa è pan bagnato, però, tanto per non dirgli quello che vuole lui …”

Fazi: “Certo, no, no, ma Ricci è suo, Gemignani va bene, quindi …”

Bergamo: “E va bè, ma tanto per dirgli … e… o … ma senti …”

Fazi: “Ma hai fatto bene Paolo è, è così …”

Bergamo: “Non posso, mettermi a fa il Pierino …”

Fazi: “Ma t’ha richiamato lui o l’hai chiamato tu ?”

Bergamo: “No, ho chiamato io …”

Fazi: “Hai fatto bene, corteggialo adesso e … fa una telefonata in più, guarda fanne una di meno a me, che ti risento fra 20 giorni”.

 

Da questa telefonata si evince che Bergamo chiama Moggi per chiedergli chi vuole come assistenti e che Moggi, contrariamente a Facchetti, ha arbitri e guardalinee suoi. Per la cronaca poi Ricci non è stato più designato e allora Bergamo gli ha mandato Foschetti che era uno dei due guardalinee che Moggi gli aveva chiesto. Questa è oggettivamente una telefonata penalmente rilevante e che quindi la magistratura non ha stralciato ma l’ha trasmessa alla giustizia sportiva oltre che ad usarla per formulare un capo di imputazione quella di Facchetti invece è stata stralciata e quindi non trasmessa perché irrilevante dal punto di vista penale. E dal punto di vista sportivo? In linea teorica sarebbe comunque violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto improprio ma qualcosa bisogna dirla, siamo tanto sicuri che ogni contatto telefonico fra un presidente o comunque un tesserato di una società e i designatori costituisca a prescindere violazione dell’art. 1 CGS? La risposta è no. Ci sono all’interno della Relazione Palazzi alcune telefonate fra dirigenti e designatori che non sono state neanche considerate violazione dell’art. 1 CGS. Una è stata quella fra Zamparini e Pairetto in cui quest’ultimo ha chiamato Zamparini per spiegargli i motivi per cui un sorteggio è stato ripetuto (pagina 22 Relazione Palazzi). Quindi, se consideriamo che è lo stesso Palazzi, che è l’accusa, ad ammettere che una determinata telefonata non costituisce neanche violazione dell’art. 1 CGS, possiamo anche pensare che, in un ipotetico processo sportivo a carico di Facchetti, i giudici, sollecitati da accurate repliche delle difese nelle loro memorie difensive, potrebbero anche non considerare tutte le telefonate intercorse fra Facchetti e i due designatori, violazione dell’art. 1 CGS. Potrebbero, per esempio, non considerare violazione dell’art. 1 CGS tutte le telefonate che Moratti e Facchetti hanno ricevuto, in particolare quelle di auguri di Natale o quelle in cui Lanese ha chiamato Facchetti per avere dei biglietti per lo stadio. Ad ogni modo questa telefonata è sicuramente violazione dell’art. 1 CGS, non fosse altro perché è Facchetti a chiamare Bergamo il quale gli comunica, ben tre ore prima della comunicazione ufficiale da parte della Federazione, i nomi degli assistenti ma non è certamente violazione dell’art. 6 perché Facchetti non inserisce o non chiede che siano inseriti arbitri o guardalinee “suoi” ma si fida cecamente delle designazioni di Bergamo e si auspica semplicemente che arbitrino bene. L’arbitro sorteggiato per la partita è poi De Santis, uno su cui si può dire tutto e il contrario di tutto tranne che sia un arbitro vicino a Facchetti o comunque interista. La partita termina con la vittoria del Milan (qui il link  https://youtu.be/D4SGrSoRwWM ). Dopo la partita, Facchetti, probabilmente alterato per il risultato, non va a salutare l’arbitro De Santis dopo l’incontro come previsto dal galateo oltre che dalla “Circolare 7” e quindi lo chiama il giorno dopo per porgergli i suoi saluti (qui il link della telefonata  https://youtu.be/Okmc4Rnfb8Q ). Per quel che mi riguarda questa telefonata, è una mia opinione, non costituisce neanche violazione dell’art. 1 CGS. Facchetti non fa altro che, in conformità con ciò che è previsto dalla “Circolare 7”, salutare l’arbitro a fine gara, solo che lo fa per telefono il giorno dopo.

CONTINUIAMO A PARLARE DELLE RELAZIONE PALAZZI: LA PARTITA INTER ROMA

Dopo tanto tempo, scusate il ritardo ma credetemi, sono stato veramente molto impegnato, riprendo oggi ad affrontare la Relazione Palazzi. Nel mio ultimo articolo ho affrontato le telefonate che sono intercorse fra Bergamo, Facchetti e Pairetto il 2 febbraio 2005 in relazione alla partita Inter Atalanta conclusasi con la vittoria dell’Inter per 1 a 0. Dopo solo sei giorni da questa partita, si registra un’altra intercettazione telefonica. Come nella maggior parte dei vari capi di imputazione teorica contenuti nella Relazione Palazzi finora analizzati, anche in questa circostanza sono sempre gli altri a chiamare Facchetti per chiedergli un favore e poi, visto che si trovavano, ammorbidirselo un po’ promettendogli o comunque facendogli credere chissà quali considerazioni avrebbe avuto in futuro. È appunto di questo tenore la telefonata fra Facchetti e Lanese dell’8 febbraio 2005. È Lanese a chiamare Facchetti per chiedergli un favore, dei biglietti per un amico per la partita Inter Roma che si disputerà il 12 febbraio e che poi terminerà 2 a 0 per la squadra di casa. Nella “Relazione Palazzi” non si cita il nome di questo amico ma gli amici di Ju29ro lo identificano, nell’articolo “L’informativa che non c’è” (qui il link  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf ), nel Sindaco di Lipari ed io, da grandissimo estimatore di quella pagina, mi fido cecamente. Perché mai non dovrei? E poi, pure che non fosse il Sindaco di Lipari, cosa cambierebbe? Una volta ottenuto ciò che voleva Lanese, in perfetto copione, si ammorbidisce Facchetti dicendogli “Ora dobbiamo vedere cosa sarà il futuro, che so che ora questi designatori saranno un po’ condizionati dal vostro okay, no?” a questo punto, sempre stando a ciò che è scritto sul su citato articolo di Ju29ro, perché nella Relazione Palazzi di tutto ciò non si fa cenno, Facchetti gli risponde “Eh, si” e Lanese aggiunge:”è anche giusto”. Bene, vediamo quindi in cosa è consistito questo okay di Facchetti che ha condizionato il settore arbitrale nella successiva telefonata che andremo ad analizzare, quella fra lui e Pairetto. Facchetti ha influito sulle griglie mettendoci arbitri e guardalinee a lui vicini magari in precedenza contattati o si è sempre limitato ad accettare le decisioni dei designatori? Perché nel primo caso c’è “Frode sportiva” in sede penale, e sicuramente anche violazione dell’art. 6 CGS in sede sportiva mentre nel secondo caso, non c’è niente. Al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 per via dei contatti inopportuni con Lanese prima e Pairetto dopo, dando comunque per scontato (che scontato non è) che il contatto a prescindere da chi chiama sia comunque illecito.  Prima di incominciare ad analizzare questa grandissima influenza che ha esercitato Facchetti nel settore arbitrale è giusto rilevare che due giorni dopo, sempre stando a ciò che è scritto nel su citato articolo di Ju29ro, Facchetti chiama Lanese per raccomandargli un banchiere, un tale Ambrogio Sfonfrini. Di questa telefonata ovviamente non c’è traccia nella Relazione Palazzi perché non riguarda il calcio e l’andamento degli arbitraggi ed esattamente come la telefonata di Moggi in cui raccomanda all’amico allora Ministro dell’Economia Domenico Siniscalco un militare, anch’essa non avrebbe mai trovato spazio in un ipotetico processo penale. La raccomandazione di per se non è un reato, a riguardo c’è una copiosa giurisprudenza e per chi volesse saperne di più si può cercare su internet la sentenza della Corte di Cassazione, n. 32035 del 21 luglio 2014 o la sentenza n.38762/2012 e tante altre. Andiamo quindi ad analizzare questa influenza di Facchetti che si esercita nella successiva telefonata dell’11.02.2005 (qui il link https://youtu.be/0PRAA-E27uE). Tanto per cambiare anche questa volta è Pairetto a chiamare Facchetti, che cacchio lo chiamava fare non si sa di preciso. Una mezza idea io ce l’avrei, sia Bergamo che Pairetto sapevano che a fine campionato sarebbe tornato il designatore unico (a riguardo rimando a questo articolo https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=895526170596525&id=572120712937074 ) per cui entrambi cercavano appoggi da parte di tutti, compreso Facchetti, per cercare di rimanere come designatore o comunque nel mondo arbitrale e per questo lo chiamavano, per fargli credere che chissà quali aiuti o favori avrebbe avuto dal mondo arbitrale in cambio di un suo possibile appoggio per rimanere in qualche ruolo nell’ambito federale. Aiuti che comunque Facchetti non ha mai chiesto fatta forse eccezione per la famosa telefonata del 4 – 4 – 4 di cui parleremo ampliamente. In questa telefonata Pairetto innanzitutto anticipa a Facchetti le designazioni per le partite delle competizioni internazionali. Non è la prima volta che Pairetto abusa della sua posizione per anticipare le designazioni internazionali la cui ufficializzazione, come da lui stesso affermato e come si legge nella “Relazione Palazzi”, avveniva solo 72 ore prima dell’incontro. La mente ritorna ad un episodio citato nella tanto cara agli juventini “Archiviazione Maddalena” (qui il link http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/sport/calcio/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione.html )  e comunque ripreso anche nella sentenza sportiva di calciopoli. L’episodio in questione si trova nell’”Archiviazione Maddalena” (che riguarda appunto le indagini archiviate su Moggi e la Juve dalla procura di Torino), riguarda una intercettazione telefonica del  01.09.04 nella quale Moggi discute con Pairetto dell’arbitraggio della prossima imminente partita di Champions League che la Juventus avrebbe dovuto disputare a Amsterdam e che riporto integralmente:

Moggi: pronto?

Pairetto: eilà lo so che ti sei scordato di me mentre io mi son ricordato di te

M: ma dai

P: eh ho messo un grande arbitro per la partita di Amsterdam

M: chi è?

P: Mayer

M: alla grande dai va bò, comunque tieni aperto te o mi chiami te?

P: si si va bene, non era solo per dirti questo che

M: no ma ti chiamo un attimo

P: vedi che mi ricordo di te anche se tu ormai

M: ma non rompere, adesso vedrai quando ritorno poi te lo dico io se mi son scordato

P(risata): ok

M: ci sentiamo ciao

P: ci sentiamo ciao ciao

Tale telefonata fu considerata dalla Procura di Torino che ha svolto delle indagini nei confronti di Moggi sostanzialmente nel periodo estivo, quando il campionato era fermo, sostanzialmente irrilevante perché nella realtà Pairetto non poteva mai mettere da solo l’arbitro Mayer per la partita di Champions per ingraziarsi in qualche maniera Moggi o per avere in cambio qualcosa, atteso che Mayer nel frattempo fosse stato istruito a dovere, in quanto le designazioni arbitrali in campo europeo non erano deliberazioni di un singolo ma erano frutto delle decisioni collegiali effettuate dalla Commissione arbitrale UEFA di cui Pairetto faceva parte. Per questo motivo è stata considerata assolutamente irrilevante dalla Procura di Torino la quale, come ben sappiamo, archiviò tutto non ravvedendoci estremi di reato (forse perché hanno sbagliato i tempi, se indagavano di inverno, a campionato in corso, magari qualcosa di strano lo trovavano pure a Torino, invece le intercettazioni si fermano a fine settembre 2004) ed in particolare la frase pronunciata da Moggi:  “ adesso vedrai quando ritorno poi te lo dico io se mi son scordato” fu considerata dalla Procura di Torino irrilevante in quanto non si sarebbero poi rilevate nelle indagini compiute dalla stessa Procura scambi di danaro o altre utilità (per la verità ci sarebbe una mediazione da parte di Moggi per l’acquisto di una Maserati ma questa è un’altra storia). Di questa telefonata ovviamente non c’è traccia nel processo penale di Calciopoli, un po’ perché comunque irrilevante un po’ perché questa intercettazione è stata operata dalla procura di Torino e non da quella di Napoli che poi ha condotto l’accusa nel processo penale Calciopoli. Ancora di più irrilevante dal punto di vista penale è quindi la telefonata fra Facchetti e Pairetto su questo punto. Pairetto comunica a Facchetti anticipatamente, ancora prima che fossero ufficializzati, i nomi degli arbitri per le partite internazionali senza che neanche scherzosamente si parli di regali o altro. Diverso sarebbe il discorso dal punto di vista sportivo, dove ci sarebbe sicuramente violazione dell’art. 1 CGS esattamente come è stata considerata tale la telefonata fra Moggi e Pairetto che viene considerata nella sentenza di primo grado, processo sportivo Calciopoli, a pagina 29, come indice di grande familiarità che unitamente ad altri elementi di portata decisamente più grave, faceva emergere “l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale” da cui violazione dell’art. 1CGS e, si legge poi a pag. 30 della sentenza di primo grado, “in quanto diretti a procurare un vantaggio in classifica a favore della società Juventus mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale, anche violazione dell’art. 6, commi 1 e 2, C.G.S.”. La telefonata fra Facchetti e Pairetto continua con Facchetti che chiede “hai messo in forma Trefoloni?”,  l’arbitro della partita Inter Roma, o meglio, così è scritto nella Relazione Palazzi anche se c’è da dire ed è stato un tifoso interista a farmelo notare sulla mia pagina facebook, che la domanda può anche essere stata “ hai messo insomma Trefoloni?”. Insomma, non è che si senta proprio bene quel “hai messo in forma ”. A prescindere dal fatto che Facchetti abbia detto “hai messo in forma” o “hai messo insomma” va comunque subito detto che Facchetti non chiede un arbitro o un guardalinee a lui vicino o che sia comunque notoriamente interista come faceva Meani che voleva il guardalinee Puglisi che era notoriamente di fede milanista, non chiede aiuti arbitrali e soprattutto, a differenza di Moggi, non si intromette nella composizione delle griglie. Questa telefonata, in cui giova ribadirlo, è Pairetto a chiamare Facchetti, è comunque successiva alla formazione delle griglie ed avviene dopo il sorteggio e non prima come faceva un certo Moggi che incominciava ad interloquire con i designatori molto prima che le griglie da cui doveva poi uscire l’arbitro per la partita della sua squadra, fossero composte. Il fatto che nella “Relazione Palazzi” a Facchetti venga addebitata la frase “Hai messo in forma Trefoloni?” serve, a mio parere, esclusivamente per far quadrare il cerchio, per dare un senso in qualche maniera all’imputazione. Si legge infatti a pagina 49 della Relazione: “Facchetti chiede a Pairetto lo stato di forma di Trefoloni (“Sì, hai messo in forma Trefoloni?”), arbitro designato per la gara del 12 febbraio 2005, Inter – Roma, terminata 2-O, in quanto in passato vi erano stati dei problemi dell’arbitro senese con Mancini, allenatore dell’lnter”. Tale affermazione è falsa.  È anzi Pairetto a ricordare un problemino che c’è stato in passato con Mancini ma è proprio Facchetti a tranquillizzarlo e a dirgli che non ci sono problemi, che Mancini e Trefoloni si sono chiariti e che nei confronti di Trefoloni nutre massima stima e fiducia. Alla fine della telefonata Pairetto si raccomanda di tenere segreto il fatto che gli aveva anticipato i nomi degli arbitri delle partite internazionali dell’Inter trattandosi di cose private. A riguardo nella Relazione Palazzi a pagina 49, si legge: “nell’audizione del 28 dicembre 2010 Pairetto ha riferito che:   l’espressione usata da Facchetti se Trefoloni è stato “messo in forma”, “al di là del suo significato lessicale, debba essere interpretata nel senso che lui in realtà volesse chiedermi in modo informale, stante il mezzo telefonico che stava usando, se l’arbitro fosse in forma. Preciso che non ebbi alcun dubbio al riguardo poiché conoscevo la persona come di grande educazione e rispetto nei confronti del suo interlocutore anche nelle occasioni in cui si lamentava di presunti torti subiti”; in relazione alla raccomandazione fatta a Facchettii:”mi raccomando, sai che son sempre cose private, eh?! …… Non si sanno ecco queste cose qui, è proprio una cosa fra di noi”, Pairetto ha precisato che “con tale raccomandazione intendevo sottolineare l’esigenza che il contenuto dei nostri discorsi sulle designazioni delle competizioni internazionali non venisse divulgato anzitempo ai giornalisti, in quanto l’ufficializzazione delle designazioni stesse avveniva solo settantadue ore prima della relativa gara. Pur non avendo fatto cenno al mio interlocutore che oggetto della raccomandazione fossero le designazioni internazionali ciò era assolutamente scontato poiché anche in altre occasioni in cui parlammo di designazioni internazionali feci la stessa raccomandazione, né vi era alcuna possibilità che vi fosse alcun riferimento al Trefoloni, in quanto egli era già stato sorteggiato e pubblicizzata la sua designazione“. Palazzi, nelle motivazioni della sua Relazione scrive che :“appare evidente che la giustificazione fornita dal Pairetto rispetto al contenuto della telefonata non è credibile né convincente, in quanto dalla obiettiva lettura della trascrizione rimane evidenziato che la conversazione non attiene solo alla mera designazione dell’arbitro ma anche, e soprattutto, alle altre circostanze ben esplicitate nel corso della telefonata”. Che dire, francamente a me appare evidente il contrario, appare evidente che le informazioni riservate potevano riguardare solo i nomi degli arbitri internazionali e non Trefoloni la cui designazione era già stata resa pubblica, appare evidente che Facchetti nella peggiore delle ipotesi, non dispongo di periti che possano dimostrare il contrario come accaduto in un’altra intercettazione dove si è dimostrato che la parola “Collina” sia stata pronunciata da Bergamo e non da Facchetti, abbia semplicemente chiesto lo stato di forma di Trefoloni e non perché si lamentasse in qualche maniera di presunti torti arbitrali ricevuti in passato, di cui parla al più Pairetto, non certo Facchetti, ma sembra quasi in maniera formale, una di quelle domande che si fanno e che tutti più o meno facciamo quando parliamo con altri, giusto per continuare il discorso, giusto per non chiudere subito il telefono. Che valore ha dal punto di vista penale e disciplinare questa telefonata? Dal punto di vista penale è assolutamente irrilevante, Facchetti non si intromette  nella composizione delle griglie, non influisce in nessuna maniera in essa, non contatta Trefoloni e non risultano contatti fra l’arbitro e Pairetto dopo questa telefonata su come gestirla in maniera favorevole all’Inter sebbene il telefono di Pairetto era sotto controllo. Certo, ci possiamo inventare di tutto, una volta un demente su Twitter partendo dal fatto che De Cillis nella sua deposizione disse che molte persone del mondo del  calcio, Branca compreso, erano state nel suo negozio a Chiasso, ebbe l’ardire di affermare che le schede svizzere in realtà erano di Branca ed era lui a contattare gli arbitri ma qui dobbiamo attenerci ai fatti e alle prove che ci sono e queste mi dicono che non ci sono contatti fra Facchetti e Trefoloni né prima e né dopo la partita, che Trefoloni non risulta essere un arbitro vicino a Facchetti, che non sono arrivati ordini da parte di Pairetto, di Facchetti o di qualche altro esponente del calcio a Trefoloni su come condurre la partita in favore dell’Inter. Per carità, ci possiamo inventare di tutto, per esempio possiamo inventarci che l’arbitraggio della partita Inter Roma sia stato palesemente di parte, i cari amici di Ju29ro per esempio, dicono, si vede nel video dell’intercettazione, che l’arbitraggio di Trefoloni per quella partita venne contestato duramente, lasciando quasi intendere che ci sia stato un arbitraggio in malafede a favore dell’Inter ma per smentire tale assunto basta vedersi le immagini della partita https://youtu.be/15WxlH5YTmI . Dal punto di vista sportivo invece che possiamo dire? Ci vogliamo mettere la violazione dell’art. 1 CGS per via dei contatti impropri e inopportuni fra Facchetti Lanese prima e Pairetto poi? E mettiamocela ma ricordiamoci che sono loro a chiamare Facchetti ma da questo a dire che ci siano anche gli estremi per la violazione dell’art. 6 CGS ce ne passa ed è lo stesso Palazzi ad ammetterlo quando a pagina 61 della Relazione Palazzi afferma che comportamenti analoghi nel processo sportivo calciopoli sono stati considerati mera violazione dell’art. 1 CGS. È si vero che anche le condotte ascrivibili ai dirigenti della Juve sono state considerate mere violazioni dell’art. 1 CGS e che solo l’insieme di tali condotte, si legge a pagina 77 delle motivazioni del processo sportivo di primo grado, sia stato considerato “idoneo a realizzare il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale a vantaggio Juventus, e quindi sia stato violato l’art. 6, c. 1 C.G.S., integrando la pluralità delle condotte l’attività diretta a procurare alla Juventus un vantaggio in classifica” ma, a mio parere e non solo il mio perché a quanto pare anche Palazzi la pensa alla stessa maniera, affinché la violazione dell’art. 1 CGS divenga anche violazione dell’art. 6 occorre fare un qualcosa di più che semplicemente chiedere se l’arbitro è in forma o è stato messo in forma e farsi dire anticipatamente le designazioni arbitrali per le partite internazionali, bisogna intromettersi nella formazione delle griglie arbitrali o avere incontri con gli esponenti del mondo arbitrale che sono “avvenuti, secondo quanto sostenuto da alcuni incolpati, al solo fine di parlare di problemi relativi all’assetto della categoria, in previsione delle modifiche alla struttura del settore, e involgente inoltre le posizione che nel nuovo assetto avrebbero acquistato i soggetti interessati, [ma che] è sicuramente comportamento censurabile sotto il profilo della correttezza, perché l’unico interesse che può muovere un dirigente di una squadra a partecipare ad un incontro avente un tale oggetto è quello di assicurarsi una strutturazione del settore che in prospettiva gli sia favorevole, mentre crea per gli appartenenti al settore arbitrale le premesse per un futuro debito di riconoscenza” (pagina 93, sentenza di primo grado, processo sportivo Calciopoli). Sono cose che Facchetti non ha mai fatto.