LA RELAZIONE PALAZZI, LA PARTITA INTER ATALANTA

Andiamo quindi avanti con l’analizzare la “Relazione Palazzi”, analizzeremo oggi il capo di imputazione teorico Inter Atalanta, partita terminata con la vittoria dell’Inter per 1-0 e disputatasi il 2 febbraio del 2005 (qui il link https://www.youtube.com/watch?v=AA4kxtFtL8k ). A prescindere dal video che oggettivamente è troppo di parte, anche analizzando altri video, per esempio questo https://www.youtube.com/watch?v=szzQa9JGOe4, possiamo giungere alle medesime conclusioni ossia che la partita sia stata sostanzialmente un assedio e che il risultato sia stato bugiardo. La partita poteva anche finire 3-0. Non si rilevano aiuti arbitrali, non sembra che l’Inter ne abbia bisogno. A prescindere, ciò che mi preme immediatamente sottolineare è che la telefonata fra Bergamo e Facchetti è sempre dello stesso giorno, il 2 febbraio, quando ormai le designazioni erano già avvenute e sulle quali ovviamente Facchetti, contrariamente ad altri, non era intervenuto in alcuna maniera. Facchetti, fatta esclusione per Nucini di cui parleremo ampliamente, non aveva arbitri amici di cui caldeggiava la designazione (messa così al momento non mi risulta che abbia mai caldeggiato neanche la designazione di Nucini sebbene dalla sua designazione per qualche partita dell’Inter magari avrebbe potuto pure trarne vantaggio) e chiamò lo stesso giorno della partita esclusivamente per un motivo, Facchettti era oggettivamente preoccupato per la designazione dell’arbitro Racalbuto. La telefonata è appunto del 2 febbraio 2005, ore 10.25 (qui il link dell’immagine direttamente presa dalla “Relazione Palazzi” https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/830361180446358/?type=3 ) e si apre con i due interlocutori che commentano la precedente partita arbitrata da Trefoloni di cui ho parlato nel mio precedente articolo ed in particolare la simulazione del calciatore Brienza del Palermo (la troviamo al minuto 1,16 di questo video https://www.youtube.com/watch?v=8Q6Kg7aUcWA&feature=youtu.be ), dopodiché la discussione si sposta sulla successiva partita Inter Atalanta ed in particolare sulla designazione di Racalbuto con cui Facchetti ci aveva in passato litigato. Incominciamo col capire quando ci aveva litigato e perché. La partita incriminata è Chievo Inter del 15 febbraio 2003, qui il link della partita https://www.youtube.com/watch?v=26pXNrh4LNA , che dite, aveva qualche buon motivo Facchetti per recriminare? Io dico di si. Facchetti in quella partita fra il primo ed il secondo tempo scese negli spogliatoi per protestare sia con l’arbitro Racalbuto che con il guardalinee Puglisi reo, a suo dire, di aver arbitrato palesemente pro Milan nella partita Milan Roma dove fu protagonista di alcune sviste arbitrali pro Milan mentre invece, era riuscito, nella partita in corso, a vedere perfettamente un tocco di mano di Cannavaro da oltre 40 metri. Il perché di quelle sviste arbitrali Facchetti poteva anche non saperlo ma la risposta era molto semplice: Puglisi era un guardalinee di chiara e ostentata fede milanista ed infatti, l’addetto agli arbitri del Milan Meani, fece in più occasioni pressioni per averlo ad arbitrare le partite del Milan riuscendoci pure per la partita Milan Chievo del campionato 2004/05 per cui, Meani e Puglisi, sono stati entrambi condannati e prescritti nel processo calciopoli. Il fatto che Puglisi fosse un guardalinee di chiara fede milanista era cosa ben nota nel mondo arbitrale tanto è vero che Collina, alla vigilia della partita Milan Chievo, chiamò Meani per congratularsi con lui per il fatto che fosse riuscito a far cambiare le designazioni dei guardalinee e ottenere appunto il milanista Puglisi (qui il link della telefonata https://www.youtube.com/watch?v=NIh4svhLaFQ , notate come se la ridono). Tornando a noi, per questa irruzione negli spogliatoi nell’intervallo fra il primo ed il secondo tempo, Facchetti fu inibito per due settimane ed ebbe una multa di 5.000,00 €. Alla luce di quello che è emerso dopo con calciopoli forse sarebbe il caso di restituirli alla famiglia Facchetti ma lasciamo stare.  Tornando alla telefonata fra Facchetti e Bergamo, Facchetti fa presente a Bergamo di averci litigato con Racalbuto e di essere preoccupato per la sua designazione. Aveva ragione Facchetti ad essere preoccupato per la designazione di Racalbuto? La risposta, alla luce di ciò che è emerso con Calciopoli, non può che essere si. Racalbuto, stando a ciò che ha scritto la Cassazione che lo ha prosciolto solo per intervenuta prescrizione, faceva parte dell’associazione per delinquere di cui a capo era Moggi e fu reo di aver alterato le partite Roma Juve e Cagliari Juve oltre che essere in possesso di una scheda svizzera con cui in più circostanze aveva interloquito direttamente con Moggi. Facchetti magari qualche dubbio su di lui ce l’aveva e a ben ragione era preoccupato ma Bergamo lo tranquillizzò dicendogli che gli avrebbe parlato e che gli riparlerà per calmarlo affinché possa arbitrare correttamente. Ovviamente Facchetti in questa telefonata non chiese aiuti arbitrali anche perché non sarebbe stato il caso di chiederli a Racalbuto considerando i suoi precedenti e i sospetti che nutriva nei suoi confronti, chiese solo un arbitraggio equo. Cosa possiamo dire su questa telefonata? Non c’è frode sportiva, non c’è violazione dell’art. 6 CGS, Facchetti non chiede vantaggi da Racalbuto anche perché non li avrebbe mai ma al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 CGS sempre dando per scontato l’assunto ma su questo in futuro sarebbe bene discuterne, che i tesserati ed in particolare i dirigenti, non possano chiamare i designatori per interloquire con loro rappresentandogli i loro dubbi e le loro perplessità. Ancora più irrilevante dal punto di vista penale è poi la successiva telefonata che Facchetti fa tre minuti dopo a Pairetto a cui chiede semplicemente chi è venuto a vedere la partita per la  Commissione arbitri UEFA per poi parlare del fatto che comunque l’Inter è in ripresa. In questa telefonata non parlano quindi nemmeno dell’arbitro Racalbuto e tantomeno c’è una richiesta di aiuti arbitrali. Ci vogliamo mettere la violazione dell’art. 1 CGS per il semplice fatto che Facchetti non poteva telefonare a Pairetto? E mettiamocela ma siamo tanto sicuri che una telefonata fra un designatore ed un dirigente sia già di per se violazione dell’art. 1 CGS a prescindere dal contenuto? Ne parleremo. Anche in queste due telefonate non ci sono reati e non sono quindi telefonate che andavano trasmesse senza indugio alla giustizia sportiva ma esclusivamente illeciti di carattere sportivo dovuti al fatto che, in linea teorica, Facchetti non avrebbe mai dovuto chiamare Bergamo o Pairetto ma, giova ribadirlo, mentre, ma sul punto ne parleremo approfonditamente, per la giustizia sportiva i contatti fra il mondo arbitrale e i tesserati costituiscono comunque violazione dell’art. 1 CGS, per la giustizia penale i contatti fra il mondo arbitrale e i tesserati sono comunque consentiti purché non mettano in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli” (pagina 146 sentenza di appello Moggi), sono cose che in queste due telefonate non sussistono, Facchetti non chiede aiuti arbitrali e non caldeggia la designazione di un determinato arbitro o assistente.

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LA RELAZIONE PALAZZI – LA PARTITA PALERMO INTER, IL NULLA ASTRALE.

Oggi parliamo del nulla astrale, oggi parliamo della telefonata n. 22990 del 30.01.2005 ore 14.48 che troviamo nella Relazione Palazzi a pagina 46 (https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/822638001218676/?type=3). Questa volta è Bergamo a chiamare Facchetti. I due interlocutori in questa telefonata parlano del rapporto conflittuale tra Roberto Mancini (all’epoca dei fatti allenatore dell’lnter) e Matteo Trefoloni (arbitro CAN A). Facchetti dice di aver parlato con Mancini; Bergamo dice di aver fatto lo stesso con Trefoloni, rassicurando Facchetti che l’arbitro della gara Palermo – Inter (Trefoloni) del 30 gennaio 2005 (poi terminata 0-2 qui il link https://youtu.be/8Q6Kg7aUcWA, è l’unico che sono riuscito a trovare), farà una bella gara. È tutto quello che sono riuscito a trovare su questa partita, i cari amici di Ju29ro questa volta, stranamente, non si sono neanche degnati di scrivere un articolo su questa telefonata o comunque di pubblicarla su You Tube, chissà perché, forse perché se ne vergognavano. È mia impressione personale che Facchetti cercasse solo rassicurazioni affinché il litigio che in passato era accaduto fra Trefoloni e Mancini non si ripercuotesse sull’arbitraggio della partita. È per questo motivo quindi che Facchetti aveva comunque parlato con Mancini per calmarlo e Bergamo aveva rassicurato Facchetti di aver fatto lo stesso con Trefoloni, non si parla invece di contatti fra Facchetti e Trefoloni e comunque non ci sono altri precedenti contatti fra Facchetti e Bergamo riguardanti questa partita ma, solo successivamente alla partita stessa, ne parleremo nel prossimo articolo, Facchetti chiamerà Bergamo anche per commentarne l’arbitraggio. È assolutamente improponibile pensare che questa telefonata possa ricadere nel reato di frode sportiva così come è assolutamente improponibile pensare che con questa telefonata Facchetti possa aver cercato di ottenere un indebito vantaggio nella partita o comunque, più in generale, nella classifica. È quindi assolutamente improponibile pensare che questa telefonata e, di conseguenza, questo capo di imputazione teorico facente parte della Relazione Palazzi, possa ricadere nell’illecito allora previsto dall’art. 6 CGS. Perché possa configurarsi il reato di frode sportiva in questa telefonata, Facchetti avrebbe dovuto richiedere Trefoloni perché arbitro a lui vicino o al più, per lo stesso motivo, Bergamo avrebbe dovuto fare in modo che Trefoloni venisse designato. Tutto ciò in questa telefonata non c’è, non risultano agli atti arbitri in qualche modo vicini a Facchetti fatta eccezione per Nucini di cui parleremo abbondantemente in seguito e, oltretutto, non risultano contatti con scheda svizzera o italiana fra Facchetti e Trefoloni, era Moggi che contattava gli arbitri usando le schede svizzere e non Facchetti, al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 CGS per via del rapporto telefonico fra Bergamo e Facchetti. Non essendoci frode sportiva in questa telefonata ma semplicemente un mero contatto fra due persone che in teoria non dovrebbero parlarsi, questa telefonata è stata giustamente stralciata e non trasmessa alla giustizia sportiva dal pool di calciopoli il quale ha trasmesso alla giustizia sportiva solo le telefonate che ricadevano nel reato di frode sportiva e non altre telefonate che magari potevano ricadere in altre violazioni del Codice di Giustizia Sportiva che il pool di calciopoli non era assolutamente tenuto a conoscere. A riguardo è sempre bene ricordare che per la giustizia penale, a differenza di quanto statuito dalla giustizia sportiva, il contatto fra il designatore arbitrale e un tesserato di una società era comunque ammesso purché non mettesse in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli” (pagina 146 sentenza di appello Moggi https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/808331219316021/?type=3&theater) cosa che Facchetti in questa telefonata oggettivamente non fa. Questa telefonata quindi è stata giustamente stralciata dalla giustizia penale e non trasmessa a quella sportiva e scoperta solo successivamente dal team di Ju29ro nel tentativo disperato di dimostrare non si sa bene cosa quando oramai era già intervenuta abbondantemente la prescrizione in sede sportiva. Il dubbio di molti è: ma l’Inter può essere prescritta senza aver avuto un processo? La risposta non potrebbe che essere si. Nel diritto penale a cui comunque il CGS della FIGC si ispira, la prescrizione può operare in due differenti modi: prima dell’avvio del procedimento come nel nostro caso, (cd. prescrizione eso – procedimentale) o dopo che un procedimento penale sia stato avviato come nel caso di Moggi (cd. prescrizione endo – processuale). Anche nel diritto processuale sportivo quindi, dovrebbero operare entrambi i modi di prescrizione.

LA RELAZIONE PALAZZI – LA PARTITA ATALANTA INTER DEL 27/1/05

Be chissà, forse spinto dal successo di visualizzazioni che ha avuto il mio ultimo articolo, chissà, forse perché uno juventino, dopo il mio ultimo articolo, mi ha scritto privatamente sulla chat della pagina “Di Calciopoli e dei reati ….” dicendomi che dovrei riconoscere che Calciopoli sia stato un complotto, un errore biblico delle istituzioni e via discorrendo, venendo, in altre parole, a dire a me ciò che io devo fare, scrivere e pensare, sarà per questo che ho deciso di mettermi subito a scrivere un altro articolo. Perché? Perché io non la penso come lui. Posso? Posso essere libero di dire la mia? Mi sono sentito così libero di dire la mia dopo la chattata con questo juventino (mi considero uno dei pochi blogger contro corrente su Calciopoli dato che gli altri blogger che trattano o hanno trattato questo argomento ripetono all’unisono la solita solfa essendo tutti o quasi juventini) che ho deciso di rimettermi subito a scrivere e ad analizzare le altre telefonate di Facchetti dato che quelle di Moratti le ho già tutte analizzate. Le telefonate di Moratti oltretutto, è bene ribadirlo, sono solo due e oltretutto in entrata, ossia era Bergamo a chiamare Moratti il quale, al più, per rispettare le regole, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia, non sarebbe stata buona educazione.
La telefonata che analizzerò oggi è la n. 22554 del 27.01.2005 ore 14.47.
Questa volta è Facchetti a chiamare Bergamo. La telefonata ci è gentilmente fornita dagli amici di Ju29ro (link https://www.youtube.com/watch?v=3iXqy4-IAxA). Bergamo, nella telefonata, si duole con Facchetti del risultato della gara Inter-Chievo (terminata 1-1) per via di una decisione dubbia del guardalinee Ricci che ha fatto annullare un gol di Vieri. La domanda sorge spontanea, ma Facchetti non faceva pressione sugli arbitri per avere vantaggi e favori durante le gare? Non regalava biglietti e gadget per avere vantaggi in classifica?  Ad ogni modo il video della partita sta qui https://www.youtube.com/watch?v=F0Tric1kkTs, giudicate voi. Non si capisce bene nel video se Vieri fosse in fuorigioco oppure no ma, dato che è lo stesso Bergamo ad ammettere che è stato l’assistente ad aver sbagliato, è probabile che il gol fosse regolare e di questo Bergamo se ne dispiace perché l’arbitro della gara Paparesta era “preparato a farla bene”. Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a frasi più o meno di questo tenore dette da Bergamo a Facchetti: “è una partita che vinceremo insieme”, “l’arbitro è stato messo in forma per la partita”, “l’arbitro è stato predisposto a farla bene” e via discorrendo, effettivamente un pool di investigatori attenti avrebbe dovuto approfondire, avrebbe dovuto mettere sotto intercettazione anche Facchetti, chissà, magari sarebbe uscito qualcosa di scandaloso ma il discorso è molto semplice, io non è che posso basarmi su ciò che avrebbero mai potuto scoprire gli investigatori di “Calciopoli” se avessero indagato approfonditamente sui rapporti fra Facchetti e il mondo arbitrale ma mi devo basare su ciò che ho e basta. Questa telefonata, a prescindere dal fatto che possa essere violazione dell’art. 1 CGS dando per certo l’assunto che non ci dovrebbero essere contatti di nessun genere fra i designatori e i dirigenti delle squadre di calcio ma messa così la Relazione Palazzi è piena di contatti fra i designatori e i membri di altre società di calcio (non riguarda solo l’Inter ma anche altre squadre) e non tutti sono stati considerati violazione dell’art. 1 CGS, non ha assolutamente niente di rilevante dal punto di vista penale. È una telefonata che si potrebbe definire anche di mera cordialità, di saluti per intenderci, in cui Facchetti non pretende la testa di Paparesta o di Ricci, non pretende che questi non arbitrino più una partita dell’Inter, non si intromette nella formazione delle griglie estromettendo Paparesta dalla prima fascia come faceva qualcun altro. È una telefonata, in altre parole, irrilevante dal punto di vista penale e, ed è bene ricordarlo, ai sensi dell’art. 267 del Codice di procedura penale, per poter disporre le intercettazioni telefoniche, bisogna trovarsi di fronte a gravi indizi di reato che in questa telefonata effettivamente mancano. Qualcuno potrebbe obiettare domandandosi quali fossero invece i gravi indizi di reato che hanno fatto si che si disponessero le intercettazioni nei confronti di Moggi. A questa domanda non posso ovviamente rispondere con certezza, per scoprirlo bisognerebbe leggere il decreto motivato con cui il Giudice delle Indagini Preliminari ha autorizzato le intercettazioni nei confronti di Moggi ma purtroppo su internet non è reperibile ed è molto strano che la redazione di Ju29ro che ha pubblicato di tutto su calciopoli abbia omesso di pubblicarlo, chissà perché, ce ne faremo una ragione. Ad ogni modo, se qualcuno dovesse riuscire a trovarlo, può anche darsi che mi sia sfuggito, non deve fare altro che segnalarmelo. È bene inoltre ricordare che sui “contatti” la giurisprudenza penale e quella sportiva sono sostanzialmente divise, per la giurisprudenza penale il contatto è ammesso purché non metta in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli”(pagina 146 sentenza di appello Moggi, qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/808331219316021/?type=3)  mentre per la giurisprudenza sportiva il contatto andrebbe sempre punito o quasi dato che ci sono alcune telefonate fra i vertici arbitrali e i tesserati che non sono state considerate neanche violazione dell’art. 1 CGS nella Relazione Palazzi e di cui parleremo prossimamente. Le telefonate di Facchetti probabilmente, non presentando gravi indizi di reato, non hanno potuto permettere che si disponesse l’intercettazione delle sue utenze telefoniche e di questo ce ne dobbiamo fare una ragione. Lo so che qualche juventino che mi segue storcerà il naso di fronte a questa mia affermazione ma come disse qualcuno “così è (se vi pare)”.  Lo so che il Procuratore Lepore aveva parlato di una possibile ipotesi investigativa nei confronti “dell’altra squadra di Milano” ma come scrive il Giudice Magi nelle motivazioni della sentenza di assoluzione dal reato di diffamazione di Moggi a pagina 12: “le parole del procuratore Lepore […] danno conto solo di una possibile ipotesi investigativa non coltivata, e, quindi, allo stato, non sussistente”. La telefonata si conclude poi con Facchetti che dice “stasera abbiamo Palanca” per la partita di Coppa Italia Atalanta Inter e Bergamo che lo rassicura:”vedrai che farà una bella partita”. Che significa “vedrai che farà una bella partita”? A voler pensar bene significa “vedrai che arbitrerà bene senza fare grossi errori”, a voler pensar male può anche significare “vedrai che vi darà una mano a vincere”. Per il principio del “in dubbio pro reo”, per cui, in caso di dubbio fra due ipotesi, si va sempre nell’ipotesi meno grave, si dovrebbe optare per la prima ipotesi. È sempre per lo stesso principio oltretutto che si è stabilito nella sentenza di primo grado e di appello che il campionato 2004/05 non risulta alterato finché poi la cassazione ha rinviato tutto al giudice civile competente per la quantificazione e il risarcimento del danno rimettendo a lui  tale decisione. Ma il dubbio che ci dobbiamo ora porre è un altro: possibile che non ci sia neanche una intercettazione chiarificatrice? Possibile che non ci sia neanche una intercettazione da cui si evinca cosa effettivamente abbia voluto dire Bergamo quando diceva a Facchetti frasi del genere “vedrai che farà una bella partita”, “vedrai che è una partita che vinceremo insieme”, “l’arbitro è stato messo in forma”, “l’arbitro è stato predisposto a fare una bella partita”? La risposta è si, quale? Ne parleremo. Ad ogni modo la partita di Coppa Italia Atalanta Inter arbitrata da Palanca su cui Facchetti in nessuna maniera influisce sulla designazione a differenza di qualcun altro a cui Bergamo telefonava per chiedergli chi volesse come assistenti e si confrontava le griglie e qui si che c’è frode sportiva e violazione dell’art. 6 CGS perché è messa in pericolo la terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, termina con la vittoria dell’Inter per 1 a 0, qui il link della gara https://youtu.be/B1SSs5U0GFM, giudicate voi. Giusto per concludere quindi possiamo dire che la telefonata è sostanzialmente irrilevante dal punto di vista penale, è una telefonate in cui Facchetti lascia intendere che è dispiaciuto dell’errore del guardalinee, è dispiaciuto della sfuriata di Moratti, in cui Bergamo gli fa presente che Moratti non deve dare alibi ai calciatori e lo rassicura che Palanca “farà una bella partita”. Violazione dell’art. 1? Ci può stare se diamo per certa la tesi che certa non è per cui, almeno per il diritto sportivo, fra il mondo arbitrale e i tesserati non ci debba essere alcun genere di contatto cosa che invece, è bene ricordarlo, per il diritto penale è possibile; violazione dell’art. 6? Frode sportiva? Per favore non scherziamo, per violare l’art. 6 Facchetti avrebbe dovuto pretendere ed ottenere che Paparesta e Ricci fossero fermati o peggio avrebbe dovuto chiedere ed ottenere un arbitro preciso a lui vicino per la partita di Coppa Italia, sono cose che in questa telefonata non ci sono e che sino ad ora non ho trovato in nessuna intercettazione riguardante l’Inter, oltretutto è lo stesso Palazzi ad ammetterlo a pagina 61 della sua Relazione affermando che situazioni analoghe sono state considerate solo violazione dell’art. 1 e non dell’art. 6 nel processo sportivo Calciopoli (qui il link www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/739391396210004/?type=3&theater ).

 

LA RELAZIONE PALAZZI: IL REGALO DI NATALE PARTE SECONDA. Tanto tuonò che alla fine piovve

Salve a tutti, chiedendo umilmente scusa per la prolungata assenza dovuta sostanzialmente ad impegni di studio e di lavoro, torneremo oggi ad affrontare i capi di imputazione teorici riguardanti l’Inter trattati nella Relazione Palazzi. È giunto il momento di soffermarci sulla telefonata del 17/01/2005 in cui è Facchetti a chiamare Bergamo e gli dice che gli lascerà, nella reception dell’hotel Michelangelo di Milano, due tessere (relativa alle gare dell’ Inter)ed una borsa. Su tale circostanza Bergamo, nell’audizione del 21 dicembre 20110, ha affermato di non ricordare della borsa e del suo contenuto, ma di non poterlo escludere, aggiungendo che “potrei ipotizzare che potesse essere il borsone con il materiale sportivo dello sponsor tecnico di cui la società faceva omaggio”; ha precisato che la dazione dei regali da parte di società di calcio “doveva essere comunicata all’AIA, per specificarne la natura” ed ha escluso “di aver ricevuto altri regali al di fuori di questa prassi consuetudinaria e della relativa procedura di comunicazione”. Ci troviamo quindi, con molta probabilità, di fronte al famoso regalo di cui Facchetti parlava al telefono, quello che quelli di Ju29ro ci tengono a far notare il fatto che mentre Facchetti gli diceva che gli doveva dare il regalo di Natale abbassava il tono della voce, quel regalo che già Bergamo aveva anticipato che sarebbe passato a prendere dopo le festività natalizie, quel regalo così importante, così costoso, che addirittura Bergamo ha aspettato più di 20 giorni per andarlo a ritirare. Tanto tuonò che alla fine piovve, si, l’Inter ha fatto il regalo di Natale a Bergamo. È sarebbe questo l’illecito? Ho già affrontato in altri articoli la spinosa questione dei regali di oggettistica prevista dalla circolare 7 che permetteva il regalo agli arbitri e ai dirigenti arbitrali di maglie e oggettistica delle squadre di calcio, ho già detto che il tutto non costituisce reato, non è costituito reato per Moggi regalare maglie a De Santis dopo la partita Lecce Juve, non vedo perché dovrebbe essere reato per Facchetti e Moratti. Il tutto, a voler essere pignoli, costituirebbe al più violazione dell’art. 1 CGS per via delle modalità non ufficiali con cui alla fine questo benedetto regalo di Natale è stato poi consegnato ma niente di più. Anche questa fa parte delle telefonate che sono state stralciate e non trasmesse alla giustizia sportiva perché non costituivano reato. Ovviamente non posso dire cosa sarebbe mai successo se anche queste telefonate fossero arrivate di fronte alla giustizia sportiva, è probabile che l’Inter avrebbe subito una penalizzazione, forse di qualche punto, è probabile che dopo la penalizzazione non avrebbe avuto lo scudetto a tavolino il quale sarebbe rimasto vacante o forse, al netto delle penalizzazioni, l’Inter sarebbe comunque risultata prima e gli avrebbero comunque assegnato lo scudetto, chissà, chi può dirlo. Ci sarebbe anche l’eventualità che lo scudetto poteva essere assegnato alla Roma, di solo due cose sono certo:
1) L’Inter non sarebbe mai finita in serie B.

Per essere retrocessi a tavolino bisogna violare più volte e in maniera grave l’art. 6 CGS e per il momento di violazioni dell’art. 6 non ne ho trovate. Oltretutto la Juve non è certo finita in serie B per aver regalato biglietti, maglie e gadget in modalità non ufficiali ma perché Moggi ha influito sensibilmente nella formazione delle griglie degli arbitri e nella scelta degli assistenti. Si veda a titolo di esempio https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=805375886278221&id=572120712937074

2) Non è certo dimostrando che anche gli altri commettono illeciti che risolvi la tua posizione.

Probabilmente, è una mia opinione personale, i signori di Ju29ro hanno ascoltato le oltre 170.000 telefonate nella speranza di trovarne qualcuna in cui Moggi dicesse frasi come “non voglio aiuti arbitrali ma voglio arbitraggi corretti” e probabilmente non trovandole si sono riversati sugli illeciti degli altri.

Di certo c’è che Moratti si è avvalso della prescrizione a mio parere giustamente anche perché, a prescindere dalle sorti dello scudetto dell’Inter, si sarebbe visto irrogare sicuramente una sanzione di carattere pecuniario che nessuno giustamente vuole pagare, il tutto perché ha ricevuto due telefonate e ha fatto il regalo di Natale non rispettando le modalità ufficiali. È proprio questo il rammarico principale dei signori di Ju29ro, che il tutto poi si è rivelato inutile perché coperto dalla prescrizione ignorando o meglio facendo finta di ignorare che il tutto è coperto più che altro non da prescrizione ma da morte dell’imputato, il che è diverso. A prescindere va comunque messo in chiaro che le telefonate di Moratti che sono solamente due oltre al regalo di Natale che poi viene consegnato a metà gennaio inoltrato, se potevano rientrare in qualche modo nel reato di “frode sportiva”, c’erano tutti i tempi tecnici per poter formulare nei suoi confronti un capo di imputazione essendo la “frode sportiva” un reato che si prescrive in sei anni a meno che non intervenga un episodio “interruttivo della prescrizione”, quale potrebbe essere ai sensi dell’art. 160 c.p. l’interrogatorio reso davanti al PM o al Giudice o la richiesta di rinvio a giudizio, in tal caso il reato di frode sportiva si prescrive in 7 anni e mezzo. C’erano insomma tutti i tempi tecnici per poter formulare una imputazione almeno nei confronti di Moratti se i suoi comportamenti fossero stati ritenuti comunque integranti il reato di “frode sportiva”, essendo state “scoperte”, queste telefonate, fra il 2009 e il 2010 ed essendo riguardanti la stagione 2004/05, il tutto non è successo, qualcosa vorrà pur dire. Ancora, se qualcuno si fosse ritenuto danneggiato dalla condotta di Moratti e Facchetti così come descritta nella Relazione Palazzi, avrebbe avuto 5 anni di tempo dal momento in cui la Relazione Palazzi è stata resa pubblica per poter avviare una azione di risarcimento danni nei confronti dell’Inter (si veda a riguardo la Sentenza della Cassazione n. 685 del 6/2/82), il tutto non è mai successo (contrariamente a ciò che sta adesso succedendo nei confronti della Juve verso la quale più persone hanno avviato un’azione civile per il risarcimento dei danni a seguito delle sentenze di calciopoli), anche questo qualcosa vorrà pur dire, buona giornata.

I rapporti tra la mafia e la Juve, cosa rischia effettivamente la società bianconera

Come tutti noi ben sappiamo un nuovo scandalo sui rapporti fra le tifoserie, la mafia e la Società Juventus sta colpendo il nostro calcio.  Per parlarne bisogna partire da una premessa ossia che, nella realtà dei fatti, non ne sappiamo niente. Tutte le nostre informazioni si basano solo su articoli di giornale, in particolare del Fatto Quotidiano, non abbiamo gli atti delle richieste di rinvio a giudizio in sede sportiva, non abbiamo atti processuali penali o sportivi, non abbiamo i decreti di rinvio a giudizio in sede penale, dal mio punto di vista sarebbe anche fin troppo presto per parlarne ma dato che oramai tutti ne parlano qualcosa la dobbiamo dire. Dunque, fonte Il Fatto quotidiano, sappiamo che c’è una inchiesta della procura di Torino sul rapporto fra la società e la famiglia Elkann Agnelli e gruppi di tifosi composti da personaggi appartenenti a cosche di stampo mafioso. Per quanto riguarda il filone sportivo dell’inchiesta sappiamo che (fonte Fatto Quotidiano https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/750500565099087/?type=3 ) il Procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro, nel documento di chiusura delle indagini, ha scritto:” Con il dichiarato intento di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupato dai tifosi ultras, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendente della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti gruppi ultras, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. Gli inquirenti sportivi hanno inserito nel testo l’accusa più grave per Agnelli: “Ha partecipato personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.  Come scrive Carlo Tecce su “Il Fatto Quotidiano”  (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/734154733400337/?type=3&theater ), “il tutto fa parte di una corposa inchiesta della Procura di Torino sul rapporto fra la società della Famiglia Agnelli/Elkann e i gruppi dei tifosi, sulla gestione dei biglietti e persino degli abbonamenti, sul patto tacito con gli ultras per evitare intralci ai bianconeri – le temute contestazioni – e sugli affari del bagarinaggio che ingolosivano la ‘ndrangheta”.   Cerchiamo di capire cosa può rischiare la Juve dal punto di vista sportivo e poi dal punto di vista penale. Ai sensi dell’art. 12 CGS (Codice di Giustizia Sportiva), primo comma (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=750897915059352&id=572120712937074 ), “alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori, salvo quanto previsto dalla legislazione statale vigente”, è probabile che questo comma possa essere stato violato perché la Juventus, stando alle accuse tutte comunque da dimostrare, abbia effettivamente contribuito con l’elargizione di biglietti al mantenimento di un gruppo organizzato di propri sostenitori. Sicuramente dovrebbe essere stato violato il comma due per cui: “Le società sono tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate”. Infatti, stando a ciò che si legge su Il Fatto Quotidiano nell’articolo di cui ho già riportato sopra il link, la Juventus ha violato le disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio. Quali sono le possibili sanzioni per chi viola le disposizioni di cui ai commi uno e due dell’art. 12? Ce lo dice lo stesso articolo 12 al comma 6 per cui per la violazione del comma 1 si applica per le società di serie A la sanzione dell’ammenda che va da un minimo di € 10.000,00 ad un massimo di € 50.000,00, tutto sommato poca cosa per una società con un bilancio in attivo con 7 zeri. Il comma 6 continua specificando anche le sanzioni per la violazione del comma 2 dell’art. 12 per cui:” Per le violazioni di cui ai commi 2 e 3, si applica la sanzione dell’ammenda nelle misure indicate al precedente capoverso; nei casi più gravi, da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, sono inflitte, congiuntamente o disgiuntamente in considerazione delle concrete circostanze del fatto, anche le sanzioni previste dalle lettere d), e), f) dell’art. 18, comma 1”. Cerchiamo di tradurre, per le violazioni di cui al comma due sono sempre inflitte le sanzioni che ho già indicato (del comma 3 parleremo dopo) da 10.000,00 € fino a 50.000,00 €, nei casi più gravi, in particolare per la recidiva, possono essere inflitte le seguenti sanzioni: obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse; obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori; squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato, fino a due anni (qui l’art. 18 CGS https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759198410895969&id=572120712937074 ). C’è la recidiva? Niente di meglio che cercarla nel CGS e studiarsela. La recidiva nel CGS è regolata dall’art. 21 CGS (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759355794213564&id=572120712937074 ), come si evince dalla lettura dell’art. 21 CGS affinché ci sia la recidiva con il conseguente aumento della sanzione occorre che il tesserato o la società incorra in due o più sanzioni per violazione dei medesimi regolamenti federali, non è questo il caso dato che il tutto si risolverà eventualmente in un solo processo sportivo e quindi in una sola sanzione finale anche se comunque, pur non essendoci la recidiva, il fatto potrebbe comunque essere giudicato come grave e quindi potrebbero comunque essere irrogate sanzioni di una certa gravità. E c’è la violazione anche del comma 3 dell’art. 12 CGS? Innanzitutto leggiamolo: “Le società rispondono per la introduzione o utilizzazione negli impianti sportivi di materiale pirotecnico di qualsiasi genere, di strumenti ed oggetti comunque idonei a offendere, di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni oscene, oltraggiose, minacciose o incitanti alla violenza. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione oscena, oltraggiosa, minacciosa o incitante alla violenza o che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di origine territoriale”. Perché ho evidenziato la prima parte del 3° comma? Perché è proprio quella che a noi interessa di più. Stando alle accuse così come riportate da un articolo di Carlo Tecce (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/736149829867494/?type=3&permPage=1 ) “Andrea Agnelli non ha soltanto incontrato esponenti della malavita organizzata che si spacciavano per ultras e ottenevano ingenti quantità di biglietti, ma ha consentito persino l’ingresso allo Juventus Stadium di petardi e striscioni vietati durante un derby con il Torino”. Quali possano essere gli striscioni non è dato saperlo, il mio pensiero va al famoso striscione “Quando volo penso al Toro” ma ovviamente è solo un mio presentimento senza alcun genere di prova (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759570717525405&id=572120712937074 ). Sono solamente questi i commi dell’art. 12 CGS violati dalla Juventus? Assolutamente no. A chiusura dell’impianto accusatorio c’è anche, ovviamente, la violazione del comma 9 dell’art. 12 CGS per cui: “Ai tesserati è fatto divieto di avere rapporti con esponenti e/o gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società. In ogni caso detti rapporti devono essere autorizzati dal delegato della società ai rapporti con la tifoseria. In caso di violazione delle richiamate prescrizioni, si applicano le medesime sanzioni di cui al comma 8”. Esso ovviamente non riguarda le sanzioni possibili che possono essere inflitte alla Juventus ma ai suoi tesserati, in particolar modo ad Andrea Agnelli (oltre che a Calvo, Merulla e D’Angelo) . Andiamo quindi a leggere il comma 8, cominciamo dalla prima parte:” Ai tesserati è fatto divieto di avere interlocuzioni con i sostenitori durante le gare e/o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che, in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività, costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana”. Anche questa prima parte, se fosse vera la mia ipotesi del tutto azzardata che Andrea Agnelli avesse acconsentito, ma è tutto da dimostrare, all’ingresso nelle tribune dello striscione sul Toro ci potrebbe stare nei capi di imputazione nel processo sportivo sempre che il giudice sportivo non consideri la cosa già giudicata e quindi decida di non procedere nuovamente. Andiamo comunque a vedere le sanzioni che si applicano sia per la violazione del comma 8 che per le violazioni del comma 9. Il comma 8 continua appunto in questa maniera:” in caso di violazione del divieto si applicano le sanzioni di cui all’art. 19, comma 1, lett. e) o h)”. Andiamo quindi a leggere queste sanzioni, la lettera e) dell’art. 19 comma 1 CGS prevede appunto come sanzione la squalifica per una o più giornate di gara che in caso di particolare gravità non può essere inferiore a quattro; la lettera h) prevede inoltre l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro. Il comma 8 prevede inoltre che, unitamente a queste sanzioni si applichi ai tesserati che, in ambito professionistico, è  il caso di Andrea Agnelli, incorrano nelle suddette violazioni la sanzione di cui all’art. 19, comma 1, lett. d) ossia l’ammenda con diffida che lo stesso comma 8 quantifica per i tesserati delle società di Serie A in € 20.000,00. Riassumendo possiamo quindi dire che la Juve dal punto di vista sportivo rischia una o più ammende di lieve entità considerando il suo fatturato e, forse, l’obbligo di disputare delle partite a porte chiuse mentre Andrea Agnelli e altri eventuali tesserati della Juve che saranno considerati colpevoli rischiano una ammenda di € 20.000,00 e una squalifica. Tutto sommato poca cosa a meno che il giudice sportivo non consideri le violazioni della Juventus particolarmente “gravi” e opti per la squalifica del campo per un periodo particolarmente lungo. A quanto pare la giustizia sportiva pare intenzionata a celebrare il processo sportivo quanto prima  ( qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) il tutto sarebbe a mio parere un vero peccato perché, stando a ciò che dice l’art. 25 CGS (qui il link  https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=760087347473742&id=572120712937074 ) per cui,  facendo ricadere il caso in questione nella lettera d) del primo comma e, considerando ciò che è scritto al secondo comma, il tutto si dovrebbe prescrivere in sei anni quindi, considerando che i fatti in questione (fonte Il Fatto Quotidiano, qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/761204797361997/?type=3&permPage=1 )dovrebbero riguardare il periodo dal 2011/12 fino al 2015/16, il tutto si dovrebbe prescrivere nel 2022. Ci sarebbe quindi tutto il tempo per poter almeno attendere un grado di giudizio penale che incomincerà il 23 marzo per poter avere una idea più chiara dell’accaduto e poi dopo procedere con il processo sportivo. Evidentemente la storia del processo sportivo “Calciopoli” non ha insegnato niente. Seguiremo comunque sulla mia pagina l’evolversi del processo penale dove la Juve, per il momento, non risulta parte lesa ma neanche imputata stando a quello che è scritto su Il Fatto Quotidiano (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) anche se altre fonti (SKY), affermano che la Juve sia parte lesa nel processo penale. Cosa rischia dal punto di vista penale la Juve? Per il momento niente, se però, dalle risultanze del processo penale, si dovesse riscontrare un suo coinvolgimento diretto, una sua connivenza con esponenti della mafia come pare sostengano gli inquirenti della magistratura sportiva, rischia severissime sanzioni in campo penale. Perché ciò possa succedere occorre che dalle risultanze del processo penale emergano fatti tali per poter sostenere una accusa, in un secondo processo, di concorso in associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di alcuni tesserati della Juve. Eventualmente ne parleremo. I più curiosi si possono incominciare a cercare su internet la legge 231/2001 ed eventualmente se la possono anche studiare. Per il momento accontentiamoci di sapere che il 23 marzo incomincerà il processo penale con l’udienza preliminare. Che cos’è? È una udienza “filtro”, serve per vagliare se le prove portate dall’accusa sono sufficienti a sostenere una accusa in giudizio e dove le parti (accusa e difesa) presentano le proprie richieste istruttorie come, per esempio, chiedere che vengano sentiti determinati testimoni. Inoltre gli imputati hanno anche la possibilità di poter richiedere di essere processati tramite rito “abbreviato” o di poter patteggiare, eventualità quest’ultima di difficile applicazione nel caso specifico considerando che fra i capi di imputazione ci sarà sicuramente il 416 bis c.p., reato che prevede pene troppo elevate per poter essere patteggiate ai sensi dell’art. 444 del Codice di procedura penale.

La Relazione Palazzi – La partita Inter Sampdoria

Come sempre salve a tutti, oggi affronteremo il quinto capo di imputazione teorica, la partita Inter Sampdoria (qui il link https://youtu.be/ykRDJUHffPI ) che sicuramente tutti gli interisti ricorderanno con particolare affetto.  La prima telefonata che riguarda questo capo di imputazione è del 9/1/2005 giorno della partita, è sempre Bergamo a chiamare Facchetti rassicurandolo del fatto che Bertini, l’arbitro sorteggiato per l’incontro, disputerà una buona gara. È interessantissimo ciò che dice Facchetti: “ho cercato di dire con i miei di avere con Bertini un certo tatto e una certa fiducia …..” ricevendo appunto rassicurazioni da parte di Bergamo: “vedrai che farà una bella partita …. Viene predisposto per fare una bella partita …. Sono ragazzi su cui ci contiamo tutti …. Vedrai è una partita che vinciamo insieme”, in altre parole Bergamo rassicura Facchetti che Bertini arbitrerà bene. Non ci sono rassicurazioni riguardo ad aiuti arbitrali in favore dell’Inter e non c’è quindi illecito di cui all’art. 6 CGS e tantomeno non c’è “Frode sportiva”. È mio parere personale che questa telefonata vada letta in relazione con la cena del 5/1/2005 avvenuta quindi 4 giorni prima in cui è quindi probabile che Facchetti si sia lamentato di arbitraggi sfavorevoli che oltretutto avevano reso i giocatori dell’Inter maldisposti verso la classe arbitrale ed abbia ricevuto rassicurazioni per il futuro. La frase di Bergamo “Vedrai, è una sfida che vinciamo insieme” non può essere quindi interpretata che in questa maniera: vedrai che arbitrerà bene vincendo la sua partita mentre l’Inter vincerà la sua partita sul campo. Non essendo stati richiesti e accettati favori arbitrali, non essendo stato inserito nessun arbitro “amico” in griglia per volere di Facchetti, non c’è stata violazione dell’art. 6 (ora 7) CGS e neanche quindi “Frode sportiva” stante l’oggettiva sovrapponibilità delle due norme. Ma siamo sicuri che le due norme sono sovrapponibili? A riguardo basta leggere ciò che scrive la stessa sentenza di Cassazione a pagina 75 ai punti 46.20; 46.21; 46.22 andando comunque a sindacare su un argomento di non sua competenza ossia il diritto sportivo (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/pb.572120712937074.-2207520000.1485965678./736927903123020/?type=3&theater ) . Al punto 46.20 vengono fatte notare le differenze per cui l’art. 6 ora 7 CGS tutela il principio della lealtà sportiva mentre il reato di Frode sportiva tutela i consumatori dello spettacolo sportivo. Sono due facce della stessa medaglia perché il consumatore dello spettacolo sportivo vuole assistere ad una partita leale e non già decisa nelle segrete stanze. Nessuno di noi vorrebbe assistere nuovamente ad una partita come Italia Corea per intenderci. I punti 46.21 e 46.22 vanno a porre l’accento sull’elemento soggettivo della norma per cui  la norma sulla “Frode sportiva” a differenza dell’illecito di cui all’articolo 6 ora 7 CGS va a punire anche soggetti che non sono tesserati. Cercherò di fare un esempio pratico in maniera tale che tutti ci possiamo capire. Tizio, soggetto non tesserato, punta 1000 € sulla vittoria della squadra A contro la squadra B, dopodiché contatta Caio che arbitrerà la partita fra A e B e gli chiede di far vincere la squadra A, Caio accetta. Caio, essendo un arbitro e quindi un soggetto tesserato, sarà giudicato e condannato sia dalla giustizia sportiva ex art. 6  ora 7 CGS che dalla giustizia penale (più corretto dire “giustizia ordinaria”), Tizio invece sarà giudicato e condannato solo dalla giustizia penale ( ordinaria) dato che non è tesserato e di conseguenza su di lui la giustizia sportiva non ha giurisdizione. È una differenza minima che nel caso di Moggi o di Facchetti non rileva assolutamente essendo entrambi sottoposti sia alla giustizia sportiva in quanto tesserati che alla giustizia ordinaria in quanto cittadini. Per il resto le due norme sono oggettivamente sovrapponibili andando entrambe a punire gli atti che possono mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara a prescindere da ciò che poi succede in campo. Tornando invece alle telefonate di questo capo di imputazione teorico, Il giorno dopo, alle 11.44, è finalmente Facchetti a chiamare Bergamo. Entrambi si complimentano l’uno con l’altro della partita, Facchetti si complimenta per l’ottima direzione della terna arbitrale, Bergamo si complimenta della buona prestazione dell’Inter e Facchetti gli fa presente che le tessere per entrare allo stadio destinate ai designatori sono ancora nei cassetti delle stanze dell’Inter (abbiamo già stabilito nei precedenti articoli che regalare biglietti o tessere per entrare allo stadio non costituisce reato e quindi non costituisce violazione dell’art. 6 CGS tanto è vero che in un capo di imputazione reale, la partita Lecce Juve, l’accusa cercò di sostenere che De Santis fosse stato corrotto omaggiandolo con molte magliette della Juve ma il tutto si risolse, giustamente, in una assoluzione di tutti gli imputati per quel capo d’imputazione) dopodiché Bergamo dice a Facchetti chi ha intenzione di inviargli come tema arbitrale per la partita di mercoledì di Coppa Italia: “mercoledì avevo intenzione di mandarti come assistenti. .. siccome a Bologna non è una partita scontata, secondo me, avevo intenzione di metterti Geminiani e Niccolai, che sono due toscani bravi” e “Avevo intenzione di mandarti Gabriele” spiegandogli che Gabriele veniva da un lungo periodo di sospensione perché si è trovato coinvolto in una vicenda troppo più grande di lui da cui ne era uscito indenne (Gabriele era stato coinvolto insieme a Palanca nella vicenda “Calcioscommesse” per dei presunti aiuti arbitrali in favore del Messina in quanto appartenenti alla “combriccola romana” di arbitri vicini alla GEA di Moggi) e aveva bisogno di ripartire, aveva già fatto la B, ora gli voleva far fare la Coppa Italia per poi farlo ritornare ad arbitrare in serie A. Facchetti giustamente gli risponde “va bene …. Mi fido di te ”, cos’altro avrebbe mai potuto dirgli? Erano scelte del designatore a cui Facchetti non poteva che rispondere “obbedisco”, non è che Facchetti si metteva a stabilire chi doveva arbitrare e chi no come faceva Moggi. Neanche in questa telefonata c’è frode sportiva e di conseguenza neanche violazione dell’art. 6 CGS ma solo, forse, violazione dell’art. 1 CGS dato che si parlano comunque al telefono facendosi dei complimenti a vicenda e limitandosi, per il resto, a semplici convenevoli che non costituiscono reato. Dopodiché Bergamo alle 18.20 del medesimo giorno chiama Moratti, tale telefonata sta su You Tube insieme a quella degli auguri di Natale (perché messe insieme forse fanno più effetto) pubblicata dagli “amici”, di Ju29ro,  qui il link    https://youtu.be/txxqPyXx6eY (inizia dal minuto 2.48). Anche in questa telefonata Bergamo si complimenta con Moratti per l’ottima prestazione dell’Inter e Moratti si complimenta con Bergamo per l’ottima prestazione della terna arbitrale e soprattutto fa notare che i giocatori avevano capito che era una partita regolare per cui hanno dato il massimo. Dopodiché Bergamo, “per confermare questo clima di cordialità che è una cosa che sappiamo io e lei” lo informa della sua volontà di far rientrare nel giro gli arbitri Palanca e Gabriele e di voler mandare ad arbitrare Gabriele per la partita di Coppa Italia Bologna Inter ricevendo un “va bene” da Moratti con una promessa che andrà a salutarlo prima dell’inizio della partita. Francamente non vedo gravi illeciti in questa telefonata. Pur accettando la tesi per cui qualunque contatto telefonico di qualsiasi genere fra il mondo arbitrale e le società vada considerato violazione dell’art. 1 CGS, cosa avrebbe dovuto fare Moratti una volta ricevuta una telefonata del designatore, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia? È lo stesso Moratti che poi, in sede di audizione, come si legge a pagina 45 della Relazione Palazzi, ha affermato che, a suo parere, “ il fine di Bergamo era di far passare cose scontate come se si trattasse di favori, ovvero finalizzate a tenere un buon rapporto”. È proprio questo il punto, perché Bergamo invita a cena Facchetti? Perché Bergamo gli garantisce arbitraggi non sfavorevoli? Perché Bergamo telefona a Moratti per fargli gli auguri di Natale e perché lo chiama dopo questa partita? È ovvio, per accattivarselo anche perché a fine anno avrebbe comunque terminato il suo mandato di designatore e stava cercando appoggi per rimanere in lega con qualche altro incarico. Di diverso avviso è ovviamente Palazzi  il quale afferma (pagina 57 e seguire) che i rapporti fra Facchetti, Moratti e i designatori arbitrali avevano il fine di condizionare il settore arbitrale a vantaggio dell’Inter al punto tale che Facchetti e Moratti davano il consenso preventivo per la designazione di Gabriele per una partita di Coppa Italia e in cambio i designatori arbitrali ricevevano numerosi favori e cortesie quali l’elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese e non meglio precisati”regalini” e che tali rapporti, essendo diretti ad alterare i principi di terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, oltre ad essere violazione dell’art. 1 CGS  erano anche quindi violazione dell’art. 6 CGS perché diretti ad assicurare un vantaggio in classifica all’Inter. Ricordando che abbiamo già affrontato la faccenda spinosa dei regalini nei precedenti articoli e che tali regalini in altre circostanze (vedi capo e, partita Lecce Juve)  non hanno costituito reato, è poi lo stesso Palazzi che, a pagina 61 della stessa Relazione, ammette che circostanze analoghe nel processo sportivo Calciopoli sono state considerate solo mere violazioni dell’art. 1 per cui, a suo parere, in un eventuale processo sportivo, l’organo giudicante dovrebbe decidere se avvalorare la sua tesi o confermare il criterio interpretativo già utilizzato in altre ipotesi dai giudici sportivi per giudicare casi analoghi. Cosa dire, l’opinione di Palazzi lascia il tempo che trova, ciò che conta è ciò che hanno deciso i giudici regolando situazioni analoghe e sulla base di questo criterio come ammette lo stesso Palazzi, ciò che ha fatto Facchetti entra sicuramente nella violazione dell’art. 1 CGS per via della cena in cui non chiede favori arbitrali ma arbitraggi equi e probabilmente vanno comunque considerate violazioni dell’art. 1 CGS, dando per buono l’assunto che anche i meri contatti di carattere amichevole ricadano in tale violazione, anche le telefonate di cui a questo capo teorico di imputazione ma non sono violazioni dell’art. 6 CGS. Facchetti non chiede favori arbitrali, non interferisce nella formazione delle griglie e non contatta gli arbitri sorteggiati o comunque designati. Perché la violazione dell’articolo 1 CGS divenga anche violazione dell’art. 6 CGS bisogna fare cose come indicare i nomi degli arbitri da inserire nella griglia e richiedere determinati assistenti non raccomandandosi genericamente di “sceglierli bene” ma indicando i nomi a chi è effettivamente in potere di designarli ossia ai designatori e ricevendo da questi l’assenso. Sono cose che Moratti e Facchetti non hanno mai  fatto ma che hanno fatto altri. Gli atti posti in essere da Moratti e Facchetti non costituiscono violazione dell’art. 6 CGS e di conseguenza non costituiscono reato di frode sportiva ed è per questo motivo che queste intercettazioni telefoniche sono state stralciate dal pool investigativo di “Calciopoli” e non sono state  trasmesse alla Giustizia Sportiva. Il pool di “Calciopoli” ha trasmesso esclusivamente le intercettazioni telefoniche sicuramente rilevanti dal punto di vista penale e non invece quelle rilevanti anche per il Codice di Giustizia Sportiva, codice che un PM non è assolutamente tenuto a conoscere esattamente come non è tenuto a conoscere, per esempio, il regolamento interno dei soci del Circolo della Vela.

 

La “Relazione Palazzi” – La cena del 5 gennaio 2005

Allora, come sempre salve a tutti, oggi affronteremo il quarto capo di imputazione teorico riguardante i “misfatti” dell’Inter. È la cena che c’è stata fra Facchetti e Bergamo il 5/01/2005 il giorno prima  dell’incontro fra Livorno e Inter avvenuto a Livorno il 6/01/2005 (qui il link https://youtu.be/Q-EwtWN4pck ). Prima di affrontare questo capo di imputazione è però necessario ritornare sull’argomento della idoneità degli atti su cui si è espressa anche la Cassazione nella sentenza Moggi. Come ho già ripetuto in più circostanze l’atto (ossia l’azione) deve essere oggettivamente idoneo a mettere in pericolo il bene giuridico del corretto e leale svolgimento della gara altrimenti non ci può essere frode sportiva. Se io da casa comincio a dire mentre il giocatore della squadra avversaria tira un calcio di rigore “la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia ….”  tenendo un corno nella mano sinistra e un ferro di cavallo nella mano destra, questo non è un atto oggettivamente idoneo a mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara a prescindere dal fatto che il rigore abbia o no esito positivo (o negativo, dipende dai punti di vista). A riguardo la Cassazione nella Sentenza Moggi ai punti 24.4 e 24.5 pagina 51, afferma che bisogna tener conto quanto meno della idoneità della condotta essendo insufficiente il semplice aspetto soggettivo (cioè quello che passa nella testa di chi agisce, nell’esempio di prima del tipo con il corno e il ferro di cavallo è chiaro che lui pensa/spera di compiere atti idonei per impedire che il rigore venga realizzato ma il tutto non è sufficiente) e che il reato di frode sportiva si considera perfetto in presenza del fatto diretto a realizzare l’obbiettivo preso di mira, senza che sia necessario l’effettivo conseguimento. In altre parole che significa, significa che non è sufficiente per esempio che Tizio proponga all’arbitro di alterare la partita (perché altrimenti si abbraccerebbe l’interpretazione soggettiva per cui sarebbe sufficiente, per punire, esaminare la volontà dell’agente e si farebbe quindi un processo alle intenzioni) ma occorre che l’arbitro accetti altrimenti la condotta non sarà idonea e questo poi a prescindere dall’effettivo risultato conseguito in campo. Prima di continuare ad esaminare il tema dell’idoneità degli atti vanno messi in chiaro alcuni concetti che ci saranno utili nel proseguo. I reati si differenziano anche dal punto di vista dei mezzi attraverso i quali vengono  commessi per cui vengono distinti in reati a forma libera e reati a forma vincolata.
REATI A FORMA LIBERA : sono quelli che possono essere commessi in qualunque modo. Esempio: l’omicidio in qualunque modo viene commesso, viene punito.
REATI A FORMA VINCOLATA : si viene puniti solo quando il fatto viene commesso nella forma presa in considerazione dal legislatore. Esempio: la truffa richiede artefici o raggiri per essere puniti. Nella norma sulle false comunicazioni sociali e il falso in bilancio, il legislatore considera rilevanti solo le falsità commesse nei bilanci, nelle relazioni o in altre comunicazioni sociali, non rileva qualunque falsità. La prima parte del primo comma del reato di frode sportiva è a forma vincolata perché prevede come condotta tipica la dazione di denaro o altra utilità ad altro partecipante alla gara (arbitro compreso), la seconda parte del primo comma invece è a forma libera perché in maniera omnicomprensiva prevede qualunque altro atto fraudolento comunque volto allo scopo di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione. Proprio per quanto riguarda l’idoneità degli atti esplicativo è il punto 22.4, pagina 46, della sentenza Moggi: “ L’argomento adoperato è in sostanza questo: versandosi – almeno con riferimento alla seconda parte del comma 2 dell’art. 1 della L. 401/89 [qui la Cassazione commette un errore, nella realtà dei fatti si riferisce al primo comma, non al secondo]– in tema di delitto di attentato, a forma libera [perché nella prima parte, come ho già detto invece, non è a forma libera dato che prevede come condotta la dazione di danaro o altra utilità o vantaggio al partecipante della gara], che non ammette il tentativo e che viene costruito come reato di pericolo, la condotta si intende realizzata con il compimento di atti che devono risultare IDONEI ed UNIVOCAMENTE diretti all’alterazione della gara; l’inidoneità di questi atti e la non univocità osterebbero irrimediabilmente ad attribuire rilevanza penale alle condotte. Da qui la conseguenza della irrilevanza di una effettiva alterazione del risultato della gara perché si tratta di un evento estraneo alla fattispecie (nel senso che esso non è necessario per la integrazione del reato), la quale si considera consumata per il fatto di aver posto in essere la condotta di alterazione. D’altra parte la struttura di reato a forma libera permette l’interpretazione sopra indicata: va escluso che possano essere astrattamente predeterminati i limiti ed i requisiti della condotta tipica, mentre È NECESSARIO VERIFICARE, volta per volta, SE I COMPORTAMENTI PRESI IN CONSIDERAZIONE POSSANO COSTITUIRE ATTI FRAUDOLENTI VOLTI A RAGGIUNGERE UN RISULTATO DIVERSO DA QUELLO CONSEGUENTE AL CORRETTO E LEALE SVOLGIMENTO DI UN COMPETIZIONE AGONISTICA”. Per quanto riguarda in particolare le fattispecie rilevanti di reato di frode sportiva a forma libera al punto 25.2 pagina 52 sentenza Moggi vengono fatti alcuni esempi chiarificatori per cui “può rientrare in tale accezione l’intesa tra il presidente di una società militante in un determinato campionato ed il designatore arbitrale per la formazione delle cd. “griglie” degli arbitri destinati a dirigere le singole partite; ed ancora, l’atto attraverso il quale un presidente esprima al designatore le proprie preferenze in modo da inserire nelle cd. “terne” un arbitro piuttosto che un altro. Così come va qualificato fraudolento l’avvicinamento del presidente di una società all’arbitro designato per la partita alla quale prenda parte la squadra “segnalata” ed, ancora, il contatto riservato tra il presidente di una società e i designatori arbitrali e gli arbitri su temi riguardanti lo svolgimento del campionato e il suo andamento, o sui suggerimenti per favorire l’una o l’altra squadra in competizione”. A riguardo va quindi detto che Facchetti ha dei rapporti con Bergamo e in particolare in questo capo di imputazione teorico si incontra in una cena riservata con Bergamo a Livorno. C’è frode sportiva? Per capirlo dobbiamo capire se l’atto è stato idoneo a mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma sulla “Frode sportiva” ossia, come detto già un sacco di volte, il corretto e leale svolgimento della gara. Per capirlo dobbiamo fare un paragone con un’altra cena che vede per protagonisti Moggi, Bergamo e Pairetto. È la famosa cena di natale di cui al capo f) del processo penale “Calciopoli” che viene definita sia in primo grado che in appello inopportuna per quanto prenatalizia e di cui ho anche riportato sulla mia pagina una telefonata su cui ognuno si può fare l’idea che vuole https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/728882847260859/?type=3 . Per questo motivo dobbiamo considerare inopportuna anche la cena fra Facchetti e Bergamo. Nel processo sportivo Calciopoli gli incontri riservati fra Moggi, Giraudo e i designatori sono stati considerati già di per se violazione dell’art. 1 CGS e quindi dobbiamo considerare violazione dell’art. 1 anche questa cena. Ciò che ha fatto diventare questi incontri reato nel processo penale e violazione dell’art. 6 CGS nel processo sportivo è stato ciò che si sono detti. In particolare nel capo f) ci sono una serie di telefonate successive da cui si evince che nella cena prenatalizia non solo si è parlato di griglie ma si è inserito all’interno della griglia per volontà di Moggi l’arbitro Dondarini. Per la verità il capo f) è stato riformato in Cassazione con conseguente rinvio alla Corte d’Appello (che comunque non si può fare per intervenuta prescrizione) perché sostanzialmente andrebbe anche dimostrato che Dondarini, oltre ad essere inserito per volontà di Moggi, essendo poi stato sorteggiato per quella partita, sia stato successivamente contattato e che anche gli altri arbitri inseriti in griglia facessero comunque parte del sodalizio. Questi principi affermati in questo capo di imputazione e più in generale nei processi sportivi, se vogliamo analizzare con serenità e imparzialità anche la “Relazione Palazzi”, andrebbero applicati anche a questa “Relazione”. Dunque, sappiamo allora che Facchetti e Bergamo si incontrano il 5 gennaio per una cena a base di pesce (è Bergamo a chiedere a Facchetti se preferisce la carne o il pesce e Facchetti, giustamente, avendo la possibilità a Livorno di poter mangiare del pesce fresco e buono, cosa più difficile a Milano, gli dice “pesce”), ci sono le varie intercettazioni che abbiamo sentito tutti in rete in cui è Bergamo ad invitare Facchetti a cena a casa sua e Facchetti giustamente accetta, anche se il tutto è comunque violazione dell’art. 1 CGS, umanamente ci sta che Facchetti possa accettare un invito a cena da parte di Bergamo, che avrebbe dovuto fare, declinare l’invito? Probabilmente si, effettivamente anche Galliani, a detta di Bergamo, è stato da lui invitato a cena ma ha declinato l’invito. Poi che è successo a questa cena? Si è parlato di arbitri? Probabile, sarebbe un po’ come andare a cena da Paolo Fox e non approfittarne per parlare di astrologia, è chiaro che si è parlato di arbitri ma in che modo? Hanno formato le griglie insieme in cui Facchetti ha inserito i suoi arbitri amici appartenenti al suo sodalizio o comunque arbitri poi contattati da Facchetti? Decisamente improbabile, non ci sono prove di arbitri contattati da Facchetti dopo questa cena. Non ci sono neanche prove di arbitri inseriti in griglia da Facchetti anzi, ci sono prove che invece Facchetti sia stato invitato per essere sostanzialmente preso in giro, è la prova sta nella famosa telefonata Bergamo Fazi che tutti conosciamo e che è inutile stare a riscrivere ma se qualcuno se la vuole risentire riporto comunque il link https://youtu.be/DL8TdpSioEk . È la telefonata in cui la Fazi gli dice di fargli credere che lui è dalla parte di tutti non solo di Juve e Milan tanto Facchetti avrebbe abboccato perché non è tanto intelligente. La domanda sorge spontanea, un incontro che nasce con queste premesse, ossia con le raccomandazioni della Fazi a Bergamo per raggirare Facchetti può essere un incontro in cui poi si pongano in essere atti tali da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma sulla frode sportiva ossia il corretto e leale svolgimento della gara? La risposta è sotto gli occhi di tutti, la risposta è no, è per questo motivo che questo incontro e queste telefonate sono state stralciate dal pool investigativo di Calciopoli, perché non costituiscono reato ma, al più, costituiscono violazioni blande dell’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva, codice che un PM o un carabiniere non è assolutamente tenuto a conoscere. A dirla tutta anche i giudici di Napoli mostrano perplessità nella conoscenza del CGS tanto è vero che a pagina 146 della sentenza di appello si leggono testuali parole: “occorre piuttosto operare fra le varie attività (rectius pluralità di atti) desunti dall’intero compendio probatorio, al fine di valutare specifiche condotte non solo dirette a ledere il bene tutelato dalla norma, ma anche e soprattutto concretamente influenti (perché turbative) sul regolare svolgimento delle varie gare sportive […], oltrepassando cioè quei limiti di “contatto” che pur possono esserci in ambiti sportivi ma mai mettendo in pericolo l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli”. In altre parole per i giudici di Napoli il contatto era anche possibile purché non violasse la terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, per i giudici sportivi invece non era possibile alcun contatto. Una via di mezzo ci può anche stare per cui magari un contatto come una telefonata di auguri di Natale di cui ho trattato nel mio precedente articolo magari può anche essere lecita anche dal punto di vista sportivo e magari può anche essere lecita sempre per il CGS una telefonata fra un presidente di una società e un designatore in cui il presidente di una società chiede al designatore semplicemente chi ha messo in griglia.  Non ho comunque conforto di questa mia tesi dal processo sportivo Calciopoli dato che in quel processo non sono state analizzate e condannate questo tipo di telefonate perché c’erano sicuramente telefonate più gravi da analizzare fra cui una in cui Moggi non chiede chi ha messo in griglia ma confronta la sua griglia con quella di Bergamo e insieme decidono chi deve arbitrare e chi no. Precedenti giurisprudenziali sia sportivi che penali alla mano però, sono leciti i regali di Natale fra Presidenti e arbitri e designatori. Di certo erano proibiti i contatti telefonici di qualunque genere fra arbitri e presidenti, a riguardo c’è pure un processo sportivo sulle schede svizzere che ha portato a condanne per violazione dell’art. 1 CGS e, sicuramente, erano proibite le cene riservate fra designatori e presidenti per violazione sempre dell’art. 1 CGS perché andavano comunque a violare il dovere di correttezza, probità e lealtà a cui devono sottostare tutti gli appartenenti al mondo dello sport. I contatti, ad ogni modo, anche se non erano espressamente vietati, sono comunque violazione del Codice di Giustizia Sportiva e non del Codice Penale. Con la riforma del CGS del 2007 in seguito ai fatti di Calciopoli, il legislatore federale ha comunque inserito al comma 4 dell’art. 1CGS il divieto di intrattenere qualunque rapporto di abitualità fra gli organi dell’AIA o della Giustizia Sportiva e i tesserati, dirigenti e soci delle Società Sportive. Tale divieto è stato poi riconfermato nel CGS del 2014 al comma 4 dell’art. 1 bis. Non essendoci gli estremi per una imputazione per “Frode sportiva” non ci dovrebbero essere neanche gli estremi per una condanna in sede sportiva per violazione dell’art. 6 CGS stante l’oggettiva sovrapponibilità delle due norme essendo entrambe a consumazione anticipata ed essendo entrambe poste a protezione del medesimo bene giuridico ossia il corretto e leale svolgimento della competizione. Pur volendo considerare l’eventualità che la giurisprudenza sportiva, a differenza di quella penale, abbracci l’interpretazione soggettiva per cui è sufficiente la volontà dell’agente di mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara (eventualità che affronteremo meglio in altri articoli) a prescindere dall’idoneità dei suoi atti, non ci sono prove che in questa cena Facchetti abbia mai chiesto favori arbitrali di qualunque tipo per cui una condanna per violazione dell’art. 6 CGS in un ipotetico processo sportivo con Facchetti ancora vivo, a mio parere, non ci sarebbe mai potuta essere.

LA RELAZIONE PALAZZI, IL REGALO DI NATALE

Allora, come sempre salve a tutti, continuiamo la disamina della “Relazione Palazzi” per quanto riguarda i “misfatti” dell’Inter. Oggi analizzeremo il “grave reato” di Facchetti e Moratti che hanno osato fare il “regalino” a Bergamo. La prima telefonata che andremo ad analizzare è quella del 23/12/2004 ed è Bergamo a chiamare Facchetti e non viceversa, anche questa telefonata sta ovviamente su internet diffusa da quei simpaticoni di Ju29ro (se magari pubblicassero qualche telefonata compromettente di Moggi di tanto in tanto non ci dispiacerebbe ma per loro non ce ne sono di telefonate compromettenti del loro idolo) e quindi, volere o volare, l’abbiamo ascoltata tutti, riporto comunque il link https://youtu.be/tmOjdvNplMM . Cosa c’è di irregolare in questa telefonata? Niente, Bergamo chiama Facchetti per fargli gli auguri di Natale, non doveva? C’è violazione dell’art. 1 e 6 CGS? Che cosa avrebbe dovuto fare Facchetti? Chiudergli il telefono in faccia? A voler essere pignoli per mantenere una certa terzietà Bergamo non avrebbe mai dovuto chiamare Facchetti per fargli gli auguri di Natale, magari avrebbe dovuto inviare un telegramma di auguri a tutti i presidenti delle società di serie A e B ma lui lo chiama e Facchetti ovviamente tutto fa tranne che non rispondergli, che cosa avrebbe dovuto fare? Avrebbe dovuto dirgli “se mi chiami violi la terzietà che contraddistingue il tuo ruolo e sarò costretto a fare un esposto alla giustizia sportiva”? Se lo sarebbe inimicato, Facchetti pazzo non era, Bergamo lo chiama e Facchetti giustamente gli risponde e cerca di essere cordiale con lui come galateo vuole. Eppure per Palazzi che è l’accusa senza contraddittorio (sarebbe un po’ come i miei articoli senza i commenti e le critiche degli onnipresenti Francesco, Massimo, Felix e Claudio), ci sono degli elementi di illeicità nella telefonata. Andiamo quindi ad analizzarla, Facchetti gli dice di chiamare Moratti perché avrebbe un regalino da dargli. Mamma mia, chissà di cosa si tratta, una valigia di soldi? Quadri di Picasso? Oro, diamanti, preziosi, no, niente di tutto questo, si tratta della classica strenna natalizia. A riguardo si legge a pagina 63 della “Relazione Palazzi” che Moratti “conformemente a quanto riferito in proposito dallo stesso BERGAMO, ha dichiarato di non potere escludere che, essendo vicino il Natale, avessero”predisposto la consueta strenna natalizia”, potendo, comunque, escludere “che ove il regalo … , Fosse stato predisposto e/o consegnato che lo stesso fosse di valore rilevante o diverso dalla oggettistica che viene usualmente predisposta per le festività””. In altre parole si trattava del solito regalo patacca che tutti quanti noi abbiamo ricevuto almeno una volta a Natale dalle aziende per cui o dove lavoriamo e che puntualmente ricicliamo. Lo vogliamo considerare violazione dell’art. 6 CGS? Per me si può anche fare ma a questo punto, stante l’oggettiva sovrapposizione dell’art. 6 CGS con il reato di “Frode sportiva” di cui all’art.1 legge 401/89 dobbiamo considerare “Frode sportiva” anche i regali delle magliette che la Juve consegnò a De Santis dopo la partita Lecce Juve come dazione di danaro o altra utilità. Vorrei a riguardo ricordare che in quel capo di imputazione (il capo e) De Santis, secondo l’accusa, era reo di aver fatto giocare la partita sul campo bagnato e di aver ricevuto a fine gara molte magliette da parte della Juve. De Santis invece per quella partita fu assolto insieme agli altri imputati per quel capo di imputazione e sempre Ju29ro che pone l’accento nel video di cui sopra sul “regalino” di Moratti, sminuisce invece in questo video i regali delle magliette riguardanti quel capo di imputazione https://youtu.be/omMunN8eRdc . Almeno un po’ di coerenza. Pensare che un designatore arbitrale di Serie A e B o un arbitro internazionale possa essere corrotto con un po’ di magliette o un po’ di oggettistica varia è semplicemente ridicolo considerando gli introiti di cui godono. Torniamo a noi, il “regalino” era così importante e di così alto valore che Bergamo gli dice che forse starà a Milano “l’anno prossimo” ossia a gennaio 2005 e quindi magari passerà allora a ritirarlo, questo la dice lunga sul valore del “regalino” e sull’importanza che Bergamo, supponendo di che si tratti, gli da. Vai a vedere non lo ha neanche ritirato e se lo ha ritirato lo avrà subito riciclato. Per Palazzi, si legge a pagina 43 della Relazione, “ La telefonata in esame dimostra, in ogni caso, la consuetudine di rapporti fra Bergamo e Facchetti e il fatto che il regalo di cui si parla nella telefonata non fosse stato trasmesso con modalità ufficiali”, per carità, hai ragione, chissà quali erano le modalità ufficiali. È per questo che Facchetti e Moratti facevano le stesse cose di Moggi? Calciopoli me la sono studiata un po’, non mi risulta che verta sui regali di Natale trasmessi in modalità non ufficiale. Andiamo avanti, adesso viene il bello, Bergamo precisa che vorrebbe incontrare Moratti per parlare un po’ dell’andamento del campionato ” … , per fare così qualche riflessione insieme, … “, che “è una situazione che vorrei proprio anch’io aiutarvi a … a raddrizzare, perché insomma la squadra non merita mica la posizione che ha, se no guarda che i sacrifici vengono vanificati proprio”. Per carità, siamo d’accordo caro Palazzi, non sono cose belle da dire considerando il ruolo che ricopre Bergamo ma è Bergamo a dirle, Facchetti annuisce, dice qualche “eh” , qualche “mmm”, qualche “va bene” ma non dice frasi del genere: “ci vorrebbe qualche rigore in più” o peggio “mi servirebbe far avanzare il Milan  nelle ammonizioni per fare le diffide”, come disse Moggi su svizzera a Racalbuto. Poi parlano di tessere che probabilmente servono per entrare allo stadio di S. Siro quindi Facchetti, su richiesta di Bergamo,  gli da il numero di telefono di Moratti e si salutano. Che c’è di rilevante dal punto di vista penale per Facchetti in questa telefonata? Niente, Facchetti viene chiamato, giustamente non gli chiude il telefono in faccia perché Bergamo non dovrebbe chiamarlo, gli dice che gli deve dare il regalo di Natale (non è reato al più sarebbe violazione dell’art. 1 CGS per via della consegna in modalità non ufficiale ma è tutto da vedere), Bergamo gli dice che vorrebbe parlare con Moratti di cose di cui non dovrebbe parlare con Moratti ma è Bergamo a volerlo fare di sua iniziativa e non certo su pressione di Facchetti. Questa telefonata non è stata ritenuta giustamente rilevante dal punto di vista penale (da Auricchio o da Narducci non ha importanza) e quindi non è stata trasmessa agli organi di giustizia sportiva. Andiamo quindi a sentire la telefonata che fa poi sempre Bergamo a Moratti  ( qui il link https://youtu.be/txxqPyXx6eY ).  Di cosa parlano? Si fanno gli auguri di Natale poi parlano della situazione arbitrale e del fatto che quest’anno non gli sembra a Moratti che ci siano stati problemi particolari, delle antipatie e simpatie degli arbitri che a parere di Bergamo vanno tolte subito e poi Moratti gli chiede di poterlo incontrare e Bergamo di ciò è contento anche perché avrebbe una confidenza da fargli ma interrogato non ricorda che confidenza aveva da fargli. La richiesta di Moratti ad ogni modo era di pura cortesia in un contesto di auguri natalizi ma l’incontro poi non c’è mai stato (pagina 62 e 63 “Relazione Palazzi”). Ma non gli doveva dare quel famoso “regalino”? La cosa bella sapete qual è? Che sul link di Ju29ro riguardante la telefonata fra Facchetti e Bergamo fanno notare che Facchetti abbassa la voce quando parla del “regalino”, il dubbio mi sorge spontaneo, ma non è che Facchetti abbassa il tono della voce perché in cuor suo si rende conto di che schifo di regalo gli aveva fatto Moratti? Che gli ha regalato Moratti, la sveglia dell’Inter del valore commerciale di 10 € al mercato? Torniamo seri, cosa c’è di rilevante dal punto di vista penale in questa telefonata che il pool di Calciopoli avrebbe dovuto trasmettere senza indugio agli organi di Giustizia Sportiva? Niente, in quest’ultima telefonata non c’è niente, anche qui al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 CGS perché, come scrive Palazzi nella sua Relazione a pagina 64, “rimane il contrasto obiettivo fra il contenuto delle telefonate in parola e i principi di terzietà , autonomia ed indipendenza del settore arbitrale, cui anche i dirigenti delle società devono, ovviamente, concorrere”. In altre parole cosa avrebbe dovuto fare Moratti una volta ricevuta la telefonata di Bergamo, signor Palazzi, ci spieghi, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia? Come avete potuto notare quest’ultimo link di quei simpaticoni di Ju29ro che pur di dimostrare in qualche modo che Moratti e Facchetti facevano anche peggio di Moggi, in effetti Moggi aveva la cortesia di usare le “svizzere” per non farci sentire quello che si diceva con arbitri e designatori, sarebbero disposti a qualunque peripezia, unisce insieme due telefonate che fra di loro non hanno molto in comune dato che avvengono a distanza di 15 giorni l’una dall’altra, l’altra sarà oggetto del capo di imputazione teorico Inter Sampdoria che tratteremo prossimamente. Buona giornata.

LA RELAZIONE PALAZZI, LA PARTITA SIENA INTER

Allora, come sempre salve a tutti, continuiamo la nostra disamina sulla Relazione Palazzi con forse il più grave dei capi di imputazione teorici sotto molteplici aspetti (soprattutto per come è stato concepito) della “Relazione Palazzi” di cui, incredibile a dirsi, non ho trovato un solo link su You Tube postato dagli “amici” di Ju29ro. Prima di incominciare a parlare di questo capo di imputazione teorico, è bene ricordare alcuni passi del mio manuale di Procedura penale scritto dal grandissimo Professore Vincenzo Garofoli di cui ho avuto il piacere di seguire le sue lezioni e di sostenere l’esame di Procedura penale proprio all’indomani dello scoppio dello scandalo “Calciopoli”. Il suo manuale, “Istituzioni di diritto processuale penale”, si apre proprio con la spiegazione della differenza fra il “sistema processuale accusatorio” e il “sistema processuale inquisitorio”. Il “sistema processuale accusatorio” puro è quello in cui la prova si forma nel processo a seguito di dibattimento mediante il contraddittorio fra le parti di fronte ad un giudice terzo e imparziale mentre, il “sistema processuale inquisitorio” puro, è quello in cui il giudice raccoglie autonomamente tutti gli elementi sia a favore che contro l’imputato e si avvale anche di tutti i mezzi possibili (es. la carcerazione preventiva) per poter estorcere la prova regina, la confessione. Nella realtà dei fatti l’Illustrissimo Professore Garofoli affermava nel suo manuale che non esiste in nessuno stato un sistema processuale inquisitorio o accusatorio puro ma solo sistemi misti in cui sono presenti elementi sia dell’uno che dell’altro sistema. Anche nel nostro sistema processuale penale si riscontrano elementi tipici del processo inquisitorio frammisti ad elementi del processo accusatorio che, ringraziando il cielo, prevalgono. Un esempio di elemento inquisitorio presente nel nostro sistema processuale penale è il “principio di non dispersione della prova” per cui, nel caso in cui  “ vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento” senza che siano sottoposte al vaglio del contraddittorio (art. 500, comma 4, C.p.p.).  Alle volte mi domando: “chissà cosa penserebbe il mio caro professor Garofoli della Relazione Palazzi”, un esempio concreto di processo inquisitorio puro in cui si sono raccolte delle prove ai danni di un defunto senza contraddittorio. È proprio questa caratteristica che ha costituito il motivo principale per cui per anni mi sono rifiutato di commentare questa “Relazione” ma, date le pressioni perenni da parte dei lettori juventini del mio blog, alla fine mi sono visto costretto ad analizzarla. Fatta questa dovuta premessa andiamo ad analizzare il capo di imputazione teorica Siena Inter. La prima telefonata è del 11.12.2004. è  Mazzei a chiamare Facchetti,  i due parlano di un possibile incontro per l’indomani e si accordano sulle modalità di ritiro da parte di Mazzei di due biglietti per lo stadio. Fin qui non c’è niente di rilevante dal punto di vista penale, i piccoli omaggi, oggettistica, gadget, magliette o biglietti per lo stadio sono tollerati dal nostro sistema sia penale che sportivo ma di questo parleremo meglio e approfonditamente nel prossimo articolo. Di quali biglietti parlano o meglio di quale partita? Il 12/12/2004 si svolse la partita Siena Inter terminata 2-2 (qui il link https://youtu.be/BxUOf8vgpIM ) ed è quindi molto probabile che si riferissero a quella partita. La seconda telefonata è appunto del giorno dopo. È sempre Mazzei  a chiamare Facchetti. Facchetti e Mazzei riprendono il discorso, affrontato il giorno prima, di un loro incontro e dei biglietti. Facchetti indica un orario in cui possono vedersi: “Ah, allora ci vediamo verso che ora? Alle undici?”, ma Mazzei gli risponde  che gli manderà a prendere i biglietti “l’avvocato Borrello, che è della procura arbitrale”, perché “tanto i biglietti li piglia lui”, mentre loro due parleranno “con calma allo stadio”, perché li dove sta Facchetti “ci son giornalisti, fotografi” . Facchetti aggiunge che vuole regalargli subito una maglia (dell’lnter) promettendogli di fargli avere “anche le altre”, Mazzei dice che la maglia “me la lasci all’albergo a nome mio, non darla in mano all’avvocato Borrello”. Mi sa che Mazzei di Borrello non tanto si fidava. Il discorso prosegue sugli assistenti della gara dell’lnter Consolo e Niccolai. Mazzei dopo aver detto che sono bravi aggiunge “poi oggi all’una li vado a salutare e li vedo io ok?”. Si legge a pagina 53 della “Relazione Palazzi” che “Sul significato di tale frase, obiettivamente non equivoca, il Mazzei non ha fornito una giustificazione alternativa credibile e convincente”. Che cosa vuole dire Palazzi con questa affermazione? Che la partita è stata alterata su sua imbeccata? Premettendo che nella “Relazione” non sono citate frasi di Facchetti compromettenti ed è quindi probabile che gli abbia semplicemente chiesto se siano adeguati ad un incontro di serie A; premettendo che in altre circostanze (si veda deposizione Babini) Pairetto era presente insieme alla sua famiglia allo stadio nelle partite di Champions della Juve, che il tutto è risultato irrilevante dal punto di vista penale e quando l’ho fatto notare nel mio articolo sul capo f, Francesco Toscano, juventino DOC, mi ha quasi rimproverato scrivendo in un suo commento:  “Eddai, Rug, ci andava perché aveva un incarico ufficiale e nel frattempo si portava dietro la famiglia, non vedo che cosa cambi questo, doveva andarci da solo?”, ricordando che i piccoli omaggi alla classe arbitrale come biglietti, gadget, maglie  erano consentiti (si legga a riguardo circolare 7)  e che il tutto è risultato irrilevante dal punto di vista sia penale che sportivo in capi di imputazione in cui era coinvolta la Juventus ma di questo parleremo abbondantemente nel prossimo articolo, no, così, a capire, Egregio Signor Palazzi che cosa ti ha detto Mazzei che non ti ha convinto? Dato che non c’è scritto nella tua Relazione che ringraziando il cielo non ha prodotto effetti disciplinari ma sicuramente effetti mediatici, ce lo potresti spiegare? E Consolo e Niccolai li hai interrogati? No? Ma un capo di imputazione portato in questa maniera in un processo penale, secondo lei, reggerebbe? Secondo il Sommo Giudice Inquisitore Palazzi che ha raccolto le prove e emesso la sentenza (volutamente minuscolo) si legge, a pagina 59, che l’Inter ha fatto pressione sui vertici arbitrali al fine di accaparrarsi favori arbitrali regalando gadget, magliette, biglietti, tessere per lo stadio e oggettistica varia, io ci terrei solo a far notare che anche il PM Narducci ha tentato di sostenere una tesi del genere contro Moggi per la partita Lecce Juve e tale capo di imputazione, il capo e) per l’esattezza, si è risolto in una assoluzione di tutti gli imputati ma di questo parleremo meglio nel prossimo articolo.  Secondo i miei lettori di fede juventina nei confronti di Facchetti sono troppo garantista. La mia risposta è si, perché non dovrei esserlo, c’è stato un processo con sentenze definitive a carico di Facchetti in cui ha avuto la possibilità di difendersi? Buona giornata.

LA RELAZIONE PALAZZI, LA PARTITA INTER JUVE

Allora, come sempre salve a tutti, è giunto il momento di incominciare a parlare della Relazione Palazzi che è stata considerata da molti o meglio dalla totalità degli juventini la prova del complotto di “Calciopoli”. Perché le telefonate di Facchetti non sono state prese in considerazione?  Ma è chiaro, perché è un complotto, perché le intercettazioni sono state fatte dalla Telecom di Tronchetti Provera che ha coperto Facchetti e ha distrutto Moggi e la Juve, “Farsopoli” ed altre eresie di questo genere. Cerchiamo di capirci qualcosa, vediamo se è vero che le telefonate di Facchetti erano penalmente rilevanti. Sappiamo tutti la storia dei baffi verdi, gialli e rossi ma pochi sanno che chi li ha segnati era un carabiniere, chi ha deciso se potessero essere rilevanti dal punto di vista penale era un PM ossia una persona laureata in giurisprudenza contrariamente al carabiniere. Se il PM avesse stabilito che fossero penalmente rilevanti sarebbero dovute entrare nelle informative e nei vari capi di imputazione e di conseguenza sarebbero poi state trasmesse agli organi di giustizia sportiva, se invece erano penalmente irrilevanti sarebbero, come è successo, dovute essere stralciate. Difficile pensare che un PM possa comunque sentire il dovere di trasmettere alla giustizia sportiva intercettazioni penalmente irrilevanti perché magari possono essere comunque rilevanti secondo il Codice di Giustizia Sportiva (CGS) della FIGC che, oltretutto, un PM non è tenuto a conoscere. Nella realtà dei fatti è successo qualcosa del genere con la famosa “Archiviazione Maddalena” ma, in quel caso, il PM agì su espressa richiesta del Presidente della FIGC che volle comunque essere informato sullo sviluppo delle indagini ma che poi, come ben sappiamo, non ne fece niente e la “Archiviazione Maddalena” fu “dimenticata” in un cassetto salvo poi comparire improvvisamente all’indomani dello scoppio dello scandalo “Calciopoli”. Non sappiamo se la stessa richiesta sia stata inoltrata a Narducci ma, ad ogni modo, è chiaro che siano state trasmesse agli organi di giustizia sportiva esclusivamente le intercettazioni che siano state considerate  penalmente rilevanti e non altre. La prima fase della nostra indagine consisterà quindi nell’analizzare le telefonate di Facchetti e dei vertici dell’Inter, premettendo che comunque ci sono anche altre telefonate di appartenenti ad altre società nella “Relazione Palazzi”, mica è una relazione solo sui “misfatti” dell’Inter ma degli altri parleremo in altri articoli, stabiliremo quindi se esse siano penalmente rilevanti e se lo siano quale sarebbe potuta essere la relativa condanna, poi li analizzeremo anche dal punto di vista sportivo considerando l’accusa di Palazzi come una semplice accusa non vincolante e cercando invece di capire anche dal punto di vista sportivo quale sarebbe potuta essere la relativa condanna. Prima di cominciare ad analizzare le intercettazioni di Facchetti e degli altri dirigenti dell’Inter per capire se esse fossero penalmente rilevanti dobbiamo capire cos’è penalmente rilevante ai fini di una imputazione di reato di frode sportiva e poi eventualmente vedere se possa anche sussistere il reato di “associazione per delinquere” di cui all’art. 416 c.p. Cominciamo quindi con enunciare il reato di frode sportiva di cui all’art. 1 legge 401/89 così come era enunciato nel 2006:

Art. 1.

Frode in competizioni sportive

 

  1. Chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dall’Unione italiana per l’incremento delle razze equine (UNIRE) o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato e dalle associazioni ad essi aderenti, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da €258 a ad € 1032. Nei casi di lieve entità si applica la sola pena della multa.
  2. Le stesse pene si applicano al partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa.
  3. Se il risultato della competizione è influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati, i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono puniti con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da €2.582 a €25.822

Premettendo che le pene pecuniarie sono state aumentate ma il tutto è irrilevante ai fini della nostra indagine, dovremo per l’ennesima volta spiegare come funziona il reato di “Frode sportiva”. Esso è un reato a consumazione anticipata ossia un reato che va a punire gli atti tali quali promettere denaro o altra utilità o altri atti fraudolenti che possono mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma che, nel caso appunto del reato di “Frode sportiva”, è il corretto e leale svolgimento della gara. Perché il legislatore ha fatto ricorso alla consumazione anticipata?  Perché sarebbe materialmente impossibile dimostrare “al di la di ogni ragionevole dubbio” che una partita di calcio sia stata alterata. Eccoci qui, per l’ennesima volta, a fare sempre lo stesso esempio: la partita Italia Corea arbitrata da Moreno. Come fai a dimostrare “al di la di ogni ragionevole dubbio” che quando Moreno ha espulso Totti lo abbia fatto conscio del fatto che stesse sbagliando?  E anche ammettendo che abbia sbagliato consciamente (con dolo) se invece Moreno avesse dato il rigore, come fai a dimostrare “al di la di ogni ragionevole dubbio” che Totti o chi per lui lo avrebbe poi trasformato? Ecco per quale motivo il legislatore ha fatto ricorso alla consumazione anticipata che va a punire gli atti che siano “oggettivamente” e non “soggettivamente” tali da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma che in questo caso è il corretto e leale svolgimento della gara a prescindere poi dall’esito della gara stessa di cui stabilire se sia stato o no alterata “al di la di ogni ragionevole dubbio” è praticamente impossibile. Questa distinzione fra atto “oggettivamente” tale da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma e atto “soggettivamente” tale da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma è importantissima. Se fossero puniti gli atti che invece fossero solo nelle intenzioni dell’agente (appunto “soggettivamente”) tali da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma saremmo tutti, chi più chi meno, imputabili del reato di “Frode sportiva”. Chi è che di noi davanti al televisore non ha mai tirato una “macumba” al giocatore della squadra avversaria che stava tirando un calcio di rigore? Chi è che di noi non ha mai fischiato allo stadio gli avversari? È chiaro che questi sono tutti atti che nella nostra mente, appunto “soggettivamente”, sono diretti a cercare di intimorire l’avversario e quindi a mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma sulla “Frode sportiva” ossia il corretto e leale svolgimento della gara ma non lo sono dal punto di vista “oggettivo”(sulla differenza fra interpretazione “soggettiva” e interpretazione “oggettiva” del reato di pericolo c’è tutta una spiegazione in “giuridichese” nelle motivazioni della sentenza di appello Moggi a pagina 140 e seguire su cui, se vorrete, tornerò in altri articoli). Ogni giocatore professionista sa che ci sono tanti tifosi che lo applaudono e tanti tifosi avversari che lo fischiano e non si dovrebbe lasciare intimorire . Nel caso specifico di “Calciopoli”, Moggi influiva sensibilmente sulla formazione delle griglie e i suoi desiderata erano accolti dai designatori arbitrali che non si limitavano a generiche rassicurazioni sull’arbitro ma che accettavano o meglio subivano le sue intromissioni sulla formazione delle griglie. In altre parole la condanna di “Frode sportiva” non c’è stata ogni qualvolta Moggi chiedeva che venisse inserito un arbitro ma ogni qualvolta Moggi chiedeva che venisse inserito un arbitro e l’arbitro veniva inserito e la formazione delle griglie riceveva il suo consenso e l’arbitro sorteggiato veniva poi contattato tramite le schede svizzere e quindi difeso dopo la partita almeno di fronte al “Processo di Biscardi” (non era un gran che come difesa, me ne rendo conto ma forse Moggi riusciva a controllare anche altri organi di stampa, chissà). Fatta questa dovuta premessa cominciamo ad affrontare i vari capi di imputazione teorica che riguarderebbero l’Inter che si evincono dalla Relazione Palazzi. Ironia della sorte, il primo capo di imputazione teorica che andremo ad analizzare sarà proprio Inter Juve. La prima telefonata è quella fra Mazzei e Facchetti. Mazzei era il  Vice Commissario della Commissione Nazionale arbitri di serie A e B, con l’incarico di preparatore tecnico degli assistenti ed aveva il compito di proporre una griglia con il nome di due assistenti per ciascuna partita ai designatori che poi decidevano in autonomia. È Mazzei a chiamare Facchetti, si tratta di una mera telefonata di cortesia ma Facchetti, sapendo che Mazzei si sta recando a Coverciano, gli dice: “Eh, sceglili … sceglili bene per … per domenica sera, eh” riferendosi agli assistenti per la gara Inter Juventus. A riguardo va subito messo in chiaro un concetto, non indica dei nomi, non ha degli affiliati, non ha guardalinee da indicare perché sa che sono interisti a differenza di Meani che voleva Puglisi perché era notoriamente milanista, si raccomanda semplicemente di sceglierli bene. Mazzei gli risponde che indicherà il numero 1 ed numero 2 e cioè Ivaldi e Pisacreta, in altre parole la scelta è già stata fatta da  Mazzei e Facchetti non influisce in alcun modo nella formazione della griglia degli assistenti contrariamente a Moggi. Facchetti, poi, aggiunge:”E il numero uno degli arbitri”,riferendosi chiaramente a Collina, “Lì non devono fare sorteggi, lì devono … “, ma Mazzei  gli risponde “come si fa?” [a non fare i sorteggi] e gli spiega come funziona la formazione della griglia e delle preclusioni. In altre parole Facchetti riceve una risposta negativa cosa che non so se sia mai successa a Moggi ma Mazzei, dopo aver detto che i designatori “devono studiare una griglia dove le possibilità sono più alte per lui”, rassicura Facchetti dicendogli che dopo ne avrebbe parlato con Bergamo. Il giorno dopo Facchetti telefona a Bergamo, è la telefonata che conosciamo tutti di cui riporto il link https://youtu.be/YfpPAQCeYq0 (è comunque riportata anche nelle motivazioni della sentenza Moggi di primo grado a pagina 465) è quella in cui Facchetti e Bergamo discutono della griglia predisposta da Bergamo per quella partita, in cui Bergamo gli spiega i motivi per cui non ha inserito Messina o Trefoloni nella griglia, in cui Facchetti si lamenta dell’arbitro Bertini presente in griglia con cui avevano avuto “qualche problemino” nella partita con il Perugia (qui le immagini https://youtu.be/pWA0b9DnKYQ )  e in altre partite e riceve delle rassicurazioni da parte di Bergamo: “nel caso esce ci parlo io”  (Bertini non sarà comunque sorteggiato), in cui Facchetti vorrebbe fosse presente in griglia Collina (N.B. è Bergamo a pronunciare la parola Collina stante la perizia fonica dell’ing. Porto perito del Tribunale di Napoli) e riceve comunque altre rassicurazioni da parte di Bergamo riguardo alla griglia: “sono tutti internazionali [….] sono quattro e tutti e quattro possono fare la partita […] c’è dentro Collina, c’è dentro Paparestra, c’è dentro Bertini e c’è dentro Rodomonti”. Personalmente in quest’ultima telefonata non ci vedo niente di rilevante dal punto di vista penale, Facchetti non impone una griglia, non impone un arbitro, si informa semplicemente su qual è la griglia, chi sono gli arbitri che Bergamo ha già messo in griglia in totale autonomia fra cui c’è anche Collina ed esprime le sue perplessità su Bertini. Perché Facchetti vuole Collina? È per caso un affiliato di Facchetti? Ha dei rapporti privilegiati o segreti con Facchetti su scheda svizzera? Lo incontra in qualche ristorante nel giorno di chiusura passando dalla porta di servizio per non dare nell’occhio? No, semplicemente perché considera Collina il miglior arbitro in circolazione e quindi adatto per una partita così importante. Questa telefonata in altre parole non ha niente di rilevante né dal punto di vista penale né dal punto di vista sportivo e giustamente è stata scartata dal pool investigativo di Calciopoli. Diversa opinione si potrebbe avere invece per la telefonata con Mazzei per il semplice fatto che, con una visione un po’ allargata dell’illecito sportivo di cui all’art. 1 CGS (violazione del dovere di lealtà, correttezza e probità), Facchetti contravviene ai doveri posti da quest’articolo indicando il numero uno degli arbitri ossia Collina e dicendo che non si dovrebbe fare il sorteggio ma lo dice alla persona sbagliata, Mazzei nella formazione delle griglie arbitrali non ha nessuna voce in capitolo. A riguardo è sufficiente leggersi le motivazioni della sentenza Casoria dove a pagina 420 si evidenzia che Mazzei era una figura abbastanza modesta priva di potere effettivo e che Bergamo e Pairetto gestivano anche il gruppo degli assistenti (deposizione del teste Coppola Rosario, udienza del 4/12/09) ed è per questo motivo che è stato  impossibile rilevare nei suoi confronti una responsabilità penale per “frode sportiva”. Mazzei quindi aveva solo il compito di suggerire il nome degli assistenti per le partite ma la decisione definitiva era dei designatori ed era quindi sui designatori che Facchetti avrebbe dovuto fare pressione. Se Facchetti avesse fatto pressioni sui designatori imponendo una griglia di arbitri comunque a lui vicini e imponendo anche gli assistenti e la sua richiesta fosse stata accolta, allora si, ci sarebbero potuti essere gli estremi per una imputazione per “frode sportiva” e quindi magari questa partita sarebbe potuta rientrare nelle partite incriminate dello scandalo “Calciopoli”, ci sarebbe stata violazione dell’art. 6 CGS (anch’esso strutturato sulla forma della consumazione anticipata e richiedente l’idoneità degli atti diretti in maniera sia soggettiva che oggettiva all’alterazione della gara, si legga a riguardo pagina 90 sentenza di primo grado del processo sportivo “Calciopoli” ) e si sarebbe potuto anche parlare di “Sistema Facchetti”, di “Cupola di Facchetti” e via discorrendo ma così non è stato. Facchetti indica una griglia a Mazzei ma dal punto di vista prettamente penale la “grigliata” la poteva fare anche con me dato che sia io che Mazzei abbiamo lo stesso potere sulla formazione della griglie ossia zero. Facchetti indica a Mazzei dei nomi in maniera tale che poi l’unico possibile sorteggiabile sia Collina, indica Rosetti che non può arbitrare perché è di Torino, De Santis che ha arbitrato la Juve la settimana passata, Mazzei gli risponde che non si può fare (chissà quante volte avranno detto la stessa cosa anche a Moggi) però lo rassicura dicendo che bisognerebbe studiare una griglia in cui Collina abbia più possibilità di essere sorteggiato e gli promette che ne avrebbe parlato con Bergamo. È comunque una promessa da marinaio, come si suol dire, Bergamo fa una griglia a quattro dove tutti gli arbitri hanno le stesse possibilità di essere sorteggiati e quindi Facchetti non influisce in nessuna maniera nella formazione della griglia dato che i nomi da lui proposti non vengono assolutamente presi in considerazione e il suo atto rimane oggettivamente inidoneo a mettere in pericolo il bene giuridico del corretto e leale svolgimento della gara protetto dall’art. 1 della legge 401/89 (Frode sportiva) e dall’art. 6 CGS. È incredibile a dirsi ma Mazzei e Bergamo si mostrano nei confronti di Facchetti integerrimi e rispettosi delle regole. Palazzi che è l’accusa, leggere la “Relazione Palazzi” e prenderla come verità assoluta sarebbe un po’ come prendere per verità assoluta le informative dei Carabinieri del pool di “Calciopoli”, esattamente come per Moggi, considera l’atto di intromettersi nella formazione della griglia comunque, oltre che violazione dell’art. 1 CGS, anche messa in pericolo del corretto e leale svolgimento della gara ma a riguardo va comunque specificato che, come anche specificato nelle sentenze sportive, la violazione dell’art. 1 CGS non è automaticamente messa in pericolo del bene giuridico di cui all’art. 6 CGS ma è un qualcosa che va deciso volta per volta. Nella realtà dei fatti la condotta posta in essere da Facchetti in queste due telefonate non mette assolutamente in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara Inter Juventus in quanto le richieste di Facchetti rimangono inascoltate e quindi sono inidonee a mettere in pericolo il bene giuridico del corretto e leale svolgimento della gara Inter Juve sia dal punto di vista penale che dal punto di vista sportivo. La condotta di Facchetti è irrilevante sia dal punto di vista penale che sportivo nella telefonata con Bergamo in cui si limita a informarsi sulla griglia.  Può essere al più rilevante solo dal punto di vista sportivo la telefonata con Mazzei per violazione dell’art. 1 per il semplice fatto che chiede che vengano messi in griglia alcuni arbitri, che venga inserito in griglia Collina senza che ci sia sorteggio o che comunque ci sia un sorteggio fittizio ma Mazzei non ha comunque alcun potere a riguardo e quindi anche l’incolpazione di violazione dell’art. 1 CGS, in un ipotetico processo sportivo, non è detto che sarebbe sopravvissuta al vaglio del processo. Personalmente, per i motivi su esposti, mancanza di potere da parte di Mazzei nella formazione delle griglie e nella designazione degli assistenti, non corrispondenza fra la grigliata di Facchetti e quella decisa da Bergamo fatta eccezione per la presenza di Collina oltretutto già inserito da Bergamo nella griglia, non vedo neanche gli estremi per una incolpazione di violazione dell’art. 1 CGS. Collina oltretutto non verrà neanche sorteggiato, verrà sorteggiato Rodomonti e li si, ci potrebbero essere gli estremi per una imputazione per frode sportiva per la storiella che tutti conosciamo: Carraro chiama Bergamo e gli dice “per carità di Dio che non aiuti la Juve” (chissà perché questa preoccupazione da parte di Carraro),  Bergamo chiama Rodomonti e gli dice: “se hai un dubbio pensa di più a chi sta dietro piuttosto che a chi sta davanti”, il messaggio viene recepito con relativo assenso da parte di Rodomonti e ci sarebbero quindi, a mio modestissimo parere, tutti gli estremi per una eventuale imputazione per “Frode sportiva” ai danni di Bergamo, Rodomonti e Carraro. Sappiamo tutti la storiella di Rodomonti che assegna un calcio di rigore a favore della Juve ma estrae solo il giallo nei confronti di Toldo ma è irrilevante, ciò che importerebbe sarebbe l’assenso di Rodomonti che renderebbe la telefonata di Bergamo e il relativo assenso da parte di Rodomonti rilevante sia dal punto di vista penale che dal punto di vista sportivo diversamente dalla grigliata di Facchetti fatta oltretutto a persona non addetta alle griglie che cade nel vuoto e non sortisce alcun effetto. Ad ogni modo questo capo di imputazione non c’è mai stato nel processo penale Calciopoli, Carraro è stato prosciolto con sentenza di non luogo a procedere già nell’udienza preliminare sebbene a pagina 463 delle motivazioni della sentenza di primo grado Moggi, la richiesta da lui fatta di suggerire all’arbitro Rodomonti di non favorire la Juve viene considerata assurda e facilmente interpretabile come un messaggio inteso a favorire l’altra squadra ed è considerata come l’ennesima prova della mancanza di senso di responsabilità di Bergamo che consentiva gli approcci di Moggi diretti a condividere con lui l’esercizio di funzioni che dovevano essere prerogative esclusive del designatore. Rodomonti invece è risultato imputato solamente per la partita Juventus Udinese ed è comunque stato assolto già in primo grado e della telefonata fra lui e Bergamo che su internet abbiamo ascoltato tutti, contrariamente alle telefonate fra Bergamo e Carraro e fra Bergamo e Facchetti, non vi è traccia nelle motivazioni della sentenza di primo grado. Tornando alla posizione di Facchetti, queste sue due telefonate non costituiscono illecito penale e quindi per questo motivo non sono state trasmesse agli organi di giustizia sportiva, potrebbe al più costituire violazione dell’art. 1 CGS la telefonata fra lui e Mazzei ma sarebbe tutto da verificare in sede processuale e compaiono nelle motivazioni della sentenza di primo grado Moggi come prove portate dalla difesa nell’infruttuoso tentativo di dimostrare che anche Facchetti faceva le stesse cose, assunto che, alla luce di queste due telefonate, non mi sembra assolutamente dimostrato. Vedremo nei prossimi articoli le altre telefonate. Assolutamente insussistente sarebbe poi l’imputazione di cui al 416 c.p. nei confronti di Facchetti in quanto mancherebbe il reato fine. L’associazione per delinquere è finalizzata al compimento di una serie indeterminata di reati, se mancano i reati-scopo dell’associazione non ci può essere il 416 c.p.. Nel caso di Facchetti il reato di “Frode sportiva” non c’è neanche sotto forma di tentativo perché nei reati a consumazione anticipata non esiste la figura del tentativo, se gli atti sono oggettivamente idonei a mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma il reato c’è, se gli atti non sono oggettivamente idonei a mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma il reato non c’è.