LA RELAZIONE PALAZZI: lo sdoganamento di De Santis

Dopo la telefonata  del primo marzo fra Facchetti e De Santis  di cui ho parlato nel mio precedente articolo, si registrano alcune telefonate nella Relazione Palazzi dal contenuto assolutamente insignificante, su cui spenderò giusto qualche parola. La prima è del 17.03.2005 in cui Pairetto telefona a Facchetti per fargli l’in bocca al lupo per una partita di Champions dell’Inter o meglio, così è scritto sulla Relazione Palazzi a pagina 50 anche se non si sa bene di quale partita si parli. Il 17.03.2005 l’Inter aveva già passato il turno degli ottavi battendo in casa il Porto per 3 a 1 e il sorteggio per i quarti di finale avvenne il giorno dopo. E’ probabile quindi, anche se sulla Relazione Palazzi non c’è scritto e non abbiamo altre fonti, che Pairetto abbia semplicemente fatto a Facchetti l’in bocca al lupo per  il sorteggio. Che dite, non si può fare? C’è violazione dell’art. 1 CGS? Francamente non so che dire.  Ad ogni modo, come molti dei miei lettori sicuramente sapranno, a Nyon, il 18 marzo dall’urna fu sorteggiato per i quarti il derby fra Milan e Inter  che oltretutto andò malissimo per l’Inter quindi, Pairetto ha portato pure sfiga. Il 20 marzo alle ore 11.43, Pairetto chiamò di nuovo Facchetti  e per chiedergli due biglietti per la partita dell’Inter che quel giorno disputava contro la Fiorentina e che terminò poi 3-2 per l’Inter. Di questa telefonata c’è giusto un accenno nell’articolo dei cari amici di Ju29ro “L’Informativa che non c’è”, qui il link,  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf . Da quello che si evince in questo articolo, Pairetto e Facchetti pare che abbiano anche commentato il sorteggio di Champions. Francamente io non so che valore dare dal punto di vista disciplinare a questa telefonata, perché dal punto di vista penale è inutile anche parlarne. Violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto improprio? Può darsi ma francamente io non so cosa avrebbe dovuto fare Facchetti per evitare il tutto, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia? Avrebbe dovuto rispondergli: “no i biglietti non te li do, vatteli a comprare”? Francamente non so che dire e tutto quello che posso pensare è che giustamente queste telefonate sono state considerate dal pool investigativo di Calciopoli irrilevanti e scartate salvo poi essere recuperate dal team difensivo di Moggi. Strano ma vero non ci sono né nelle informative dei carabinieri e neanche agli atti del processo penale Calciopoli telefonate in cui Pairetto chiede dei biglietti a Moggi o in cui gli fa gli auguri per una partita di Champions della Juve a Moggi o di buon Natale o di buona Pasqua. Le opzioni sono due: o Pairetto aveva tanto timore reverenziale nei confronti di Moggi al punto tale che preferiva andarseli a comprare i biglietti piuttosto che chiederli a lui o, molto più probabilmente, queste telefonate esistono ma sono state scartate perché considerate irrilevanti dal team investigativo e di certo non sono state ripescate dal pool difensivo di Moggi che ha contribuito in maniera determinante alla nascita della Relazione Palazzi. Proseguendo come ho sempre fatto in ordine cronologico nella disamina della Relazione Palazzi ci sono poi due telefonate che di per se sono anch’esse irrilevanti ma che ci danno spunto per affrontare alcuni argomenti. La prima è del 24.03. 2005. Non si tratta di una telefonata ma di un messaggio vocale. Per la verità nella Relazione Palazzi si parla di un sms inviato alle ore 18.57 ( pagina 53 Relazione Palazzi) mentre invece gli amici di Ju29ro citano e pubblicano su You Tube un messaggio vocale che è stato inviato alla 18.32 (25 minuti prima) del medesimo giorno. Cambia comunque poco, nella peggiore delle ipotesi c’è stato prima un messaggio vocale  https://youtu.be/MokKopncWgY

e poi un sms, entrambi da parte di De Santis a Facchetti. Il commento su questo messaggio vocale e  sull’  sms che si legge a pagina 53 della Relazione Palazzi, è che fra De Santis e Facchetti c’erano dei contatti e che De Santis dava del tu a Facchetti. Il tutto a parer mio non rappresenta una grande scoperta. De Santis dava del tu a tutti e per averne conferma è sufficiente leggere la deposizione di Ancelotti  a pagina 522 delle motivazioni di primo grado in rito ordinario del processo penale Calciopoli. Alle 19.41 sempre del medesimo giorno Facchetti  chiama De Santis. https://youtu.be/aJLqaQuzS0c

Che valore dare a questa telefonata? Violazione dell’art. 1 CGS? Ci può stare perché, in linea teorica, non ci dovrebbero essere contatti di alcun genere fra i tesserati delle squadre di calcio e il mondo arbitrale anche se, abbiamo visto nel precedente articolo, che neanche tutti i contatti fra il mondo arbitrale e i gli appartenenti alle società calcistiche vennero considerati nella Relazione Palazzi violazione dell’art. 1 CGS. Sarebbe spettato eventualmente al giudice sportivo stabilirlo di volta in volta. Per il resto è oggettivamente una telefonata insignificante anche se poi i cari amici di Ju29ro e giù le mani dalla Juve (ma chi vi tocca) l’hanno riempita di significati che andremo ad analizzare. Allora, dopo gli iniziali convenevoli “ti devo fare i complimenti, ti interessi di arbitri”….. “eh oramai si interessano tutti” … “mi sa che è l’argomento del giorno …” , Facchetti gli chiede se è già Parigi dove arbitrerà Francia Svizzera per la qualificazione ai mondiali del 2006 perché lo ha chiamato un certo Walter Gagg capo commissioni stadi della FIFA ed amico di Blatter che gli avrebbe comunque portato i suoi saluti. A quanto pare questo Walter Gagg di cui prima non conoscevo neanche l’esistenza, era un intimo amico di Facchetti e secondo gli juventini di Giù le mani dalla Juve (ma chi vi tocca) che in questo articolo  http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1217 riportano quanto sostenuto dal “Guerin Sportivo” in un articolo del marzo 2008 “Un ambasciatore a servizio di Moratti” (ci sarebbe anche, in fondo all’articolo, il link di richiamo all’articolo del “Guerin Sportivo” ma, stranamente, cliccandoci sopra l’articolo non compare), Walter Gagg, amico intimo di Facchetti al punto tale da partecipare anche al suo funerale, venne poi assunto dall’Inter. In questo articolo Walter Gagg viene definito “lobbista eccellente … di quelli che pesano davvero sulla cartina europea e che non si limiterà a osservare il mercato estero come ha sostenuto qualcuno  […]  Ma il duro del lavoro dovrà farlo sottotraccia, cercando di dare maggiore spessore internazionale al club… toccherà (anche) a lui spingere in avanti l’Inter in Europa..  “.  Su un post della pagina facebook Milano RossoNera  datato 27 agosto 2010 (la cosa sembra comunque strana, perché parlano di un evento futuro, la vittoria della Champions dell’Inter, quando il 27 agosto l’aveva già vinta)

https://www.facebook.com/notes/milano-rossonera/walter-gagg-chi-%C3%A8-costui-leggete-e-scandalizzatevi/467638851048/

si riportano altri stralci del medesimo articolo anche se qui però il titolo diventa “Anche gli onesti fanno lobbyng” e il sottotitolo diventa  “Un ambasciatore al servizio di Moratti” . Riporto il testo: “Walter Gagg, intimo amico di Blatter, già capo della commissione stadi della Fifa, si occuperà all’Inter dei rapporti internazionali. Obiettivo: pesare di più anche in Champions. Amico di Facchetti, era il delegato con cui se la prese Trapattoni nel Mondiale nippo-coreano. Venendone anche deriso. In definitiva, quello che ci fece fuori dal mondiale tramite l’arbitro Moreno. Altro che Moggi! Sul soggetto in questione esiste una gustosa intercettazione tra Facchetti e l’arbitro De Santis… Direi che i buoni servigi di questo ‘signore’, braccio destro di Blatter e potente uomo FIFA si stiano vedendo eccome. Una tipica storia da sedicenti ‘onesti’ “. In poche parole, questo Walter Gagg, stando a quello che è scritto su questo post e che è comunque a quanto pare condiviso anche dagli juventini, avrebbe aiutato l’Inter, grazie al suo appoggio e alla sua figura influente, ad avere aiuti arbitrali nelle partite cruciali verso la vittoria della Champions come quelle in casa del Barcellona e del Chelsea. Se anziché essere laureato in giurisprudenza  fossi laureato in psichiatria sarebbe un’ipotesi molto interessante da studiare ma francamente, mancandomi certe competenze, non mi resta che stendere un velo pietoso su queste affermazioni senza prove ricordando semplicemente che l’Inter in casa del Barcellona disputò all’incirca un ora di gioco in dieci per via di una simulazione di un giocatore avversario e che, oltretutto, non mi risulta nemmeno che questo Walter Gagg abbia mai fatto effettivamente parte dell’organico dirigenziale dell’Inter. Per quanto riguarda poi il mondiale del 2002 tutto ciò che ho trovato su Walter Gagg lo troviamo in questo articolo http://storiedicalcio.altervista.org/blog/italia-corea-2002-complotto.html?doing_wp_cron=1515495895.4429769515991210937500

in cui si legge che Ranucci, capo delegazione dell’Italia, ha anche telefonato, dopo la partita contro la Corea,  a Walter Gagg il quale si è detto allibito per l’arbitraggio. Nella realtà dei fatti, per quanto riguarda il mondiale nippo – coreano, possiamo dire tante cose ma non mi risulta che ci sia stata mai una inchiesta con dei processi e una condanna, quindi prove non ce ne sono e peggio che mai possiamo dire che il mandante dell’eliminazione dell’Italia da quel mondiale sia stato Gagg o qualcun altro. Per quel che mi riguarda sono tutte fantasie frutto anche della frustrazione di aver visto, dopo calciopoli, l’Inter vincere anche in Europa esattamente come sono fantasie frutto della frustrazione affermare che le schede svizzere erano di Branca o peggio che le intercettazioni telefoniche sono state fatte da Moratti e poi date alla magistratura. Il resto delle telefonata è sostanzialmente fatta di convenevoli, considerazioni sulla partita Francia Svizzera, auguri per la partita di  Champions contro il Milan che tutti sappiamo come è andata, considerazioni sull’ultimo derby e, per finire, auguri di buona pasqua. Torno a dire, se vogliamo considerarla violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto fra De Santis e Facchetti che in teoria non ci doveva essere possiamo anche essere d’accordo anche se questa valutazione non è comunque automatica e sarebbe spettata al giudice sportivo valutare di volta in volta la rilevanza disciplinare di ogni singolo contatto ma di certo possiamo dire che in questa telefonata Facchetti non fa alcun genere di pressione su De Santis, non parlano delle future partite di campionato, non chiede di far avanzare nelle ammonizioni per le diffide qualche squadra e ne tantomeno si vanta di aver fatto togliere dalla prima fascia un arbitro che gli ha rovinato una partita come ha fatto Moggi in due conversazioni con Racalbuto avvenute su linea telefonica svizzera e di cui si conosce solo ciò che dice Moggi perché parlava con Racalbuto mentre aveva aperta anche un’altra linea telefonica  che era intercettata. La prima la troviamo a pagina 141 della sentenza di primo grado, capo g, partita Fiorentina Bologna:  “Oh, la peggiore che ti poteva toccà… però tu fai la partita tua regolare, eh… no, senza regalà niente a nessuno, con… con tranquillità perché qua a me mi serve per la… eh?… ok!… DONDARINI (arbitro di Juventus – Lazio, ndr)… eh, ma a me quello che mi serve è… è FIORENTINA – BOLOGNA… in modo particolare… apposta!… il minimo… eh… quello, quello mi serve in particolare e poi… ehm… mi serve… ehm… il MILAN, di avanzare… ehm… nelle, nelle ammonizioni per fare le diffide, insomma!… vabbè ora comunque tanto ne parliamo stasera poi!… oh, sentiamoci stasera, verso le nove, nove e mezza… ok!”, l’altra la troviamo a pagina 177 della sentenza di primo grado, capo o), partita Cagliari Juventus arbitrata proprio da Racalbuto e di cui possiamo sentire interamente l’audio qui: http://video.gazzetta.it/calcio-moggi-arbitro-5-1-2005/50b34ba0-4995-11df-8dd7-00144f02aabe . Queste due intercettazioni  che sono sicuramente più pesanti dal punto di vista sia disciplinare in ambito sportivo, che penale, e che sono valse la condanna di Racalbuto il quale si è avvalso della prescrizione, sono gli unici contatti su svizzera fra Moggi e gli arbitri oltre a quello che ha avuto con Papapresta di cui conosciamo parzialmente il contenuto ma Moggi di contatti su scheda svizzera con gli arbitri ne ha avuti tantissimi e, a parer mio, molti di questi dovevano essere più o meno dello stesso tenore di quelli di cui conosciamo parzialmente il contenuto. Sempre con Racalbuto ha avuto dei contatti tramite scheda svizzera in occasione delle partite Roma Parma, capo n, e Roma Juve, capo z (dove Racalbuto è comunque stato condannato), ma li ha avuti anche con Dattilo (capo b, Udinese Brescia), li ha avuti con Bertini (capo c, Siena Juventus, capo m, Juventus Milan, capo p, Messina Parma, capo r, Siena Messina anche se la Cassazione, va aggiunto, ha censurato la ricostruzione dei contatti con scheda svizzera di Bertini disconoscendo di fatto l’esistenza della stessa) e li ha avuti con Pieri (capo d, Juventus Chievo e capo i, Bologna Juventus). Nella maggior parte di questi casi gli arbitri sono stati sempre assolti per il semplice fatto che, non sapendo cosa si siano detti, era impossibile condannarli. Diciamoci la verità per quello che è, le schede svizzere anonime sono state un ottimo stratagemma di cui se ne sono potuti ricostruire i contatti solo a campionato e indagini già finite grazie all’intervento di De Cillis, il rivenditore di schede con negozio a Chiasso in Svizzera ed è solo per questo che le schede svizzere non sono mai state intercettate. Particolare è la situazione di De Santis, anche lui ha una scheda svizzera che gli venne consegnata da Moggi dopo la partita Parma Juve del 6 gennaio 2005 e anche lui, sebbene neghi, ha contatti con Moggi tramite questa scheda. A pagina 135 della sentenza di appello vengono, a titolo di esempio, menzionati i contatti fra Moggi e De Santis precedenti e successivi all’incontro di calcio Palermo Lecce del 19.02.2005 vinta dalla squadra di casa per 3 – 2. Ciò nonostante De Santis viene descritto nelle varie sentenze come un arbitro sdoganato, che era uscito dalla cupola di Moggi. In particolare proprio dopo la partita Parma Juve del 6 gennaio 2005 https://youtu.be/pcrGmOSzVO8

pare che sia entrato negli spogliatoi della Juve pronunciando la frase “adesso basta, non contate più su di me”. Illuminante a riguardo la deposizione al Tribunale di Napoli  del giornalista del Corriere della Sera Monti Fabio https://www.radioradicale.it/scheda/322344?i=553544   in cui lui parlò dei dubbi che aveva Facchetti riguardo a delle anomalie che avvenivano sia in campo per quanto riguarda certe decisioni arbitrali sia fuori dal campo per quanto riguarda le designazioni arbitrali. Facchetti era convinto che ci fosse un sistema Moggi che esistesse a prescindere dalla Juventus di cui non ne disconosceva la forza come collettivo. Di questo sistema ne aveva avuto percezione già nel campionato 97/98, quello dello scontro Iuliano Ronaldo per intenderci  ma di cui poi ne aveva avuto conferma nel campionato 2001/02 dove erano successi strani episodi nelle ultime giornate, in particolare nella partita Chievo Inter terminata 2-2 in cui l’arbitro De Santis negò un rigore a Ronaldo sebbene fosse avvenuto di fronte a lui.

 

Qui le immagini della partita

https://youtu.be/8x8Nzw8Jft0  .  Inoltre Fabio Monti, al di la del singolo episodio, affermò nel processo che c’era una convinzione da parte di Facchetti che ci fosse una situazione che non garantiva la regolarità del campionato. In particolare Facchetti era convinto che De Santis insieme a Palanca, Bertini, Racalbuto Trefoloni,  Gabriele e Pellegrino facessero parte del sistema Moggi mentre su Nucini, arbitro che poi divenne il cavallo di troia di Facchetti all’interno del sistema Moggi, aveva le idee un po’ confuse, si domandava come mai arbitrasse poco in serie A, facesse spesso la serie B e non fosse ancora stato dismesso.  Per quanto riguarda l’arbitro Gabriele c’è comunque da rilevare un particolare un po’  anomalo, sebbene Facchetti sospettasse a quanto pare di lui, ne accettò senza problemi la sua designazione anticipata da Bergamo al telefono per la partita di Coppa Italia Bologna Inter. Monti nella sua deposizione al processo Calciopoli affermò che Facchetti stava cercando di indagare su questo sistema Moggi, forse l’accettare la designazione di Gabriele senza problemi faceva parte del suo piano di indagine? e telefonare a De Santis per dei semplici convenevoli pure? chi può dirlo. Ad ogni modo, a detta di Monti, le maggiori attenzioni da parte di Facchetti erano verso l’arbitro Pellegrino, arbitro della partita Inter Juve di Coppa Italia della stagione 2003/04 al termine della quale Facchetti dichiarò:”io non ho la pazienza di Moratti, vedrete che questa storia finirà”

 

Per quanto riguarda Racalbuto invece, ciò che portò Facchetti a considerarlo facente parte degli arbitri controllati da Moggi a detta di Monti, fu la partita Chievo Inter vinta dal Chievo con il conseguente raggiungimento in testa alla classifica della Juve (Inter e Juve alla fine di quella giornata, la ventunesima, si trovarono entrambe appaiate in testa alla classifica con 45 punti seguiti dal Milan con 43). In questa partita di cui comunque ho già parlato in un mio precedente articolo, Racalbuto, quello di cui spesso si dimenticano gli juventini considerandolo assolto quando non è vero, lui è stato condannato e la sua condanna è coperta da prescrizione, dette due rigori contro l’Inter e la lasciò in 10 https://youtu.be/26pXNrh4LNA

È una partita di cui ho già parlato in un mio precedente articolo, in particolare è giusto ricordare che Facchetti fra il primo e il secondo tempo scese negli spogliatoi e inveì sia contro Racalbuto, associato di Moggi, sia contro il guardalinee Puglisi che poi dalle risultanze del processo penale Calciopoli risultò essere di fede milanista e fu condannato e poi prescritto per la partita Milan Chievo (capo a4 sentenza Calciopoli) mentre la giustizia sportiva lo inibì per 3 mesi.  Di quella partita Facchetti si lamentò molto per un rigore non molto chiaro concesso al Chievo e per l’espulsione di Okan. Per quanto riguarda invece l’arbitro De Santis è lo stesso Monti a ricordare che avevano notato un cambiamento del suo atteggiamento nel campionato 2004/05 e a ricordare una frase pronunciata negli spogliatoi della Juve al termine della gara Parma Juve  “adesso basta, non contate più su di me” che, anche se non ricorda le fonti, sarebbe la prova dello sdoganamento di De Santis dalla cupola moggiana. Spesso ho sentito parlare in maniera ironica sia De Santis che gli juventini in generale di questo sdoganamento quasi come se fosse assurdo che qualcuno esca da una associazione per delinquere salvo poi ritornarci per salvare la Fiorentina facendo pareggiare il Parma a Lecce. In particolare gli juventini  contestano il fatto che con l’arbitro De Santis la Juve abbia perso sia in casa del Palermo che poi in casa contro l’Inter. Per quel che mi riguarda invece tutto torna. A prescindere dal fatto che sia vero o che siano solo voci infondate il fatto che De Santis abbia pronunciato quella frase all’interno dello spogliatoio della Juve, egli si sdogana intorno a novembre 2004 perché ha notizia delle indagini su di lui e ne parla con Bergamo al telefono il 12.11.2004 nelle telefonate contrassegnate dai numeri progressivi 254, 255 e 256 (pagg. 484 – 490 motivazioni sentenza di primo grado Moggi) “ed in cui il De Santis si sofferma non poco nell’elencare tutte le possibili gare da lui arbitrate che possano smontare le dichiarazioni accusatorie già rese agli inquirenti dall’arbitro Dal Cin e con ciò si intuisce la piena conoscenza da parte del predetto delle attività investigative che erano in corso nei confronti del gruppo che riteneva si concludessero anche con facilità a loro vantaggio”  (pag. 134 motivazioni della sentenza di appello Moggi) ma è chiaro che lui comunque preferisce allontanarsi ed ecco perché arbitra senza favorire la Juve la partita in casa del Parma, la partite del  5.02.2005 in casa del Palermo vinta appunto dalla squadra di casa ed arbitra senza favorire la Juve la partita del 20.04.2005 Juve Inter vinta appunto dall’Inter per 1-0. A riguardo è illuminante una telefonata successiva fra Bergamo e Facchetti che troviamo nella Relazione Palazzi e di cui non c’è però l’audio su You tube. È una telefonata del 26.04.2005 quindi successiva all’incontro stesso ed è Facchetti a chiamare Bergamo che gli dice:  “c’ho tenuto molto alla partita con la Juventus […]  perché la partita era stata preparata bene […]proprio bene, a parte che lui deve pensare al mondiale, non può pensare ad altre storie, quindi mi ha … mi ha accontentato in quella partita, sì, devo dire di sì“. È mia opinione personale che questa telefonata certifichi lo sdoganamento di De Santis e il fatto che lui non possa più aiutare la Juve (non può pensare ad altre storie) perché deve pensare ad andare al mondiale. I cari amici di Ju29ro aggiungono altri particolari su questa telefonata che mancano nella Relazione Palazzi. Nel loro articolo “L’informativa che non c’è” di cui sopra ho riportato il link, in particolare, aggiungono che Bergamo chiede di poter incontrare Facchetti ricevendo l’assenso da parte di quest’ultimo. Tale incontro però non risulta dalla Relazione Palazzi che ci sia mai stato. Quando gli juventini sui social nel tentativo di avvalorare le loro ipotesi pubblicano il video dell’intercettazione fra Moggi e Tosatti in cui Tosatti fa notare a Moggi tutti gli errori contro la Juve commessi da De Santis nelle partite contro Parma, Palermo e Inter, fategli una grossa risata in faccia, De Santis aveva bisogno di prendere le distanze dal gruppo Moggi perché aveva avuto notizia di indagini su di lui e quegli arbitraggi furono solo la naturale conseguenza. Interessante invece è la reazione che hanno i dirigenti della Juve dopo lo sdoganamento di De Santis, in particolare dopo la partita Palermo Juve si registrano due telefonate interessanti, la prima fra Giraudo e Moggi in cui Giraudo dice a Moggi: “quelli che sembrano degli amici ormai non ci danno più niente .. Bisogna mettere a posto in due ambienti l’ambiente esterno e quello interno …  bisogna avere la pazienza di chiamarli tutti … abbiamo le idee chiare tutti su questo …. è la cosa secondo me basilare …”, la seconda fra Moggi e Biscardi in cui quest’ultimo dice al primo:” Si, si; e …. Sono tutti gli amici tuoi che fanno i pesci in barile “  (pag. 515 e seg. della sentenza di primo grado).  È assolutamente inutile quindi riportare lo score di De Santis con la Juventus nel campionato 2004/05 per dimostrare che sia assurdo considerarlo un associato, De Santis era un associato la cui attività con molta probabilità si è esplicata nei campionati precedenti a quello sottoposto ad indagine e Giraudo, Biscardi e Moggi ne erano consapevoli.

 

 

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LA RELAZIONE PALAZZI: LA PARTITA INTER – MILAN

Continuiamo la disamina della “Relazione Palazzi” parlando delle intercettazioni precedenti e successive alla partita Inter Milan disputatasi il 27.02.2005 arbitrata da De Santis e terminata con la vittoria dei rossoneri per 1 a 0. La prima intercettazione che ci interessa non è neanche menzionata nella “Relazione Palazzi”, ce la forniscono i carissimi amici di Ju29ro nel loro articolo “L’informativa che non c’è”  ( qui il link  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf ). Questa volta è Facchetti a chiamare Bergamo, il 24.02.2005, ma a quanto pare Bergamo è impegnato, sta cenando con un amico e gli chiede di chiamarlo più tardi. Non si sa chi è l’amico, ma non ha importanza, Facchetti chiama il giorno dopo, i due parlano della partita del 19.02.2005 Udinese Inter finita 1-1 poi Bergamo tranquillizza il suo interlocutore, dice che per la gara del 27 febbraio Inter – Milan (terminata 0-1 ed arbitrata da De Santis), farà una griglia ampia con Collina -Trefoloni – Messina – De Santis e che designerà come assistenti Griselli e Mitro. A quel punto Facchetti gli dice che per lui i nomi non contano, l’importante è che vengano con lo spirito giusto e che comunque lui si fida di Bergamo. In altre parole, per Facchetti la cosa importante è che arbitrino bene. A quel punto Bergamo aggiunge “No, ma hai visto, no? Che le cose ….. Eh, eh, l’importante che ci sia la disponibilità da parte di tutti nell’accettare, vedrai che le cose vanno bene“. Cosa c’è di penalmente rilevante in questa telefonata? Niente. Facchetti non si intromette nella griglia, non chiede che sia inserito un determinato arbitro, neanche chiede chi sono gli arbitri in griglia, si auspica solamente che il sorteggiato arbitri bene, che venga con lo spirito giusto. Qualcuno mi ha chiesto perché evidentemente non lo ha ancora capito, quando invece Moggi ha inserito un suo arbitro o un suo guardalinee in griglia, prenderò giusto un esempio, il primo che mi viene in mente, lo troviamo a pagina 85 della sentenza sportiva di primo grado “Calciopoli” e riguarda un colloquio fra Bergamo e la Fazi in cui Bergamo gli riferisce di un precedente colloquio, probabilmente avvenuto su utenze svizzere, fra lui e Moggi:

Bergamo: “Ho detto [a Moggi]: chi vuoi assistenti domenica ? [gara Juventus – Udinese]; dice: voglio Ambrosini e Foschetti; ho detto: no, ti mando Ricci e Gemignani …. [ride] … insomma sai, se non è zuppa è pan bagnato, però, tanto per non dirgli quello che vuole lui …”

Fazi: “Certo, no, no, ma Ricci è suo, Gemignani va bene, quindi …”

Bergamo: “E va bè, ma tanto per dirgli … e… o … ma senti …”

Fazi: “Ma hai fatto bene Paolo è, è così …”

Bergamo: “Non posso, mettermi a fa il Pierino …”

Fazi: “Ma t’ha richiamato lui o l’hai chiamato tu ?”

Bergamo: “No, ho chiamato io …”

Fazi: “Hai fatto bene, corteggialo adesso e … fa una telefonata in più, guarda fanne una di meno a me, che ti risento fra 20 giorni”.

 

Da questa telefonata si evince che Bergamo chiama Moggi per chiedergli chi vuole come assistenti e che Moggi, contrariamente a Facchetti, ha arbitri e guardalinee suoi. Per la cronaca poi Ricci non è stato più designato e allora Bergamo gli ha mandato Foschetti che era uno dei due guardalinee che Moggi gli aveva chiesto. Questa è oggettivamente una telefonata penalmente rilevante e che quindi la magistratura non ha stralciato ma l’ha trasmessa alla giustizia sportiva oltre che ad usarla per formulare un capo di imputazione quella di Facchetti invece è stata stralciata e quindi non trasmessa perché irrilevante dal punto di vista penale. E dal punto di vista sportivo? In linea teorica sarebbe comunque violazione dell’art. 1 CGS per via del contatto improprio ma qualcosa bisogna dirla, siamo tanto sicuri che ogni contatto telefonico fra un presidente o comunque un tesserato di una società e i designatori costituisca a prescindere violazione dell’art. 1 CGS? La risposta è no. Ci sono all’interno della Relazione Palazzi alcune telefonate fra dirigenti e designatori che non sono state neanche considerate violazione dell’art. 1 CGS. Una è stata quella fra Zamparini e Pairetto in cui quest’ultimo ha chiamato Zamparini per spiegargli i motivi per cui un sorteggio è stato ripetuto (pagina 22 Relazione Palazzi). Quindi, se consideriamo che è lo stesso Palazzi, che è l’accusa, ad ammettere che una determinata telefonata non costituisce neanche violazione dell’art. 1 CGS, possiamo anche pensare che, in un ipotetico processo sportivo a carico di Facchetti, i giudici, sollecitati da accurate repliche delle difese nelle loro memorie difensive, potrebbero anche non considerare tutte le telefonate intercorse fra Facchetti e i due designatori, violazione dell’art. 1 CGS. Potrebbero, per esempio, non considerare violazione dell’art. 1 CGS tutte le telefonate che Moratti e Facchetti hanno ricevuto, in particolare quelle di auguri di Natale o quelle in cui Lanese ha chiamato Facchetti per avere dei biglietti per lo stadio. Ad ogni modo questa telefonata è sicuramente violazione dell’art. 1 CGS, non fosse altro perché è Facchetti a chiamare Bergamo il quale gli comunica, ben tre ore prima della comunicazione ufficiale da parte della Federazione, i nomi degli assistenti ma non è certamente violazione dell’art. 6 perché Facchetti non inserisce o non chiede che siano inseriti arbitri o guardalinee “suoi” ma si fida cecamente delle designazioni di Bergamo e si auspica semplicemente che arbitrino bene. L’arbitro sorteggiato per la partita è poi De Santis, uno su cui si può dire tutto e il contrario di tutto tranne che sia un arbitro vicino a Facchetti o comunque interista. La partita termina con la vittoria del Milan (qui il link  https://youtu.be/D4SGrSoRwWM ). Dopo la partita, Facchetti, probabilmente alterato per il risultato, non va a salutare l’arbitro De Santis dopo l’incontro come previsto dal galateo oltre che dalla “Circolare 7” e quindi lo chiama il giorno dopo per porgergli i suoi saluti (qui il link della telefonata  https://youtu.be/Okmc4Rnfb8Q ). Per quel che mi riguarda questa telefonata, è una mia opinione, non costituisce neanche violazione dell’art. 1 CGS. Facchetti non fa altro che, in conformità con ciò che è previsto dalla “Circolare 7”, salutare l’arbitro a fine gara, solo che lo fa per telefono il giorno dopo.

CONTINUIAMO A PARLARE DELLE RELAZIONE PALAZZI: LA PARTITA INTER ROMA

Dopo tanto tempo, scusate il ritardo ma credetemi, sono stato veramente molto impegnato, riprendo oggi ad affrontare la Relazione Palazzi. Nel mio ultimo articolo ho affrontato le telefonate che sono intercorse fra Bergamo, Facchetti e Pairetto il 2 febbraio 2005 in relazione alla partita Inter Atalanta conclusasi con la vittoria dell’Inter per 1 a 0. Dopo solo sei giorni da questa partita, si registra un’altra intercettazione telefonica. Come nella maggior parte dei vari capi di imputazione teorica contenuti nella Relazione Palazzi finora analizzati, anche in questa circostanza sono sempre gli altri a chiamare Facchetti per chiedergli un favore e poi, visto che si trovavano, ammorbidirselo un po’ promettendogli o comunque facendogli credere chissà quali considerazioni avrebbe avuto in futuro. È appunto di questo tenore la telefonata fra Facchetti e Lanese dell’8 febbraio 2005. È Lanese a chiamare Facchetti per chiedergli un favore, dei biglietti per un amico per la partita Inter Roma che si disputerà il 12 febbraio e che poi terminerà 2 a 0 per la squadra di casa. Nella “Relazione Palazzi” non si cita il nome di questo amico ma gli amici di Ju29ro lo identificano, nell’articolo “L’informativa che non c’è” (qui il link  http://download.ju29ro.com/files/L%27informativa_che_non_c%27e%27.pdf ), nel Sindaco di Lipari ed io, da grandissimo estimatore di quella pagina, mi fido cecamente. Perché mai non dovrei? E poi, pure che non fosse il Sindaco di Lipari, cosa cambierebbe? Una volta ottenuto ciò che voleva Lanese, in perfetto copione, si ammorbidisce Facchetti dicendogli “Ora dobbiamo vedere cosa sarà il futuro, che so che ora questi designatori saranno un po’ condizionati dal vostro okay, no?” a questo punto, sempre stando a ciò che è scritto sul su citato articolo di Ju29ro, perché nella Relazione Palazzi di tutto ciò non si fa cenno, Facchetti gli risponde “Eh, si” e Lanese aggiunge:”è anche giusto”. Bene, vediamo quindi in cosa è consistito questo okay di Facchetti che ha condizionato il settore arbitrale nella successiva telefonata che andremo ad analizzare, quella fra lui e Pairetto. Facchetti ha influito sulle griglie mettendoci arbitri e guardalinee a lui vicini magari in precedenza contattati o si è sempre limitato ad accettare le decisioni dei designatori? Perché nel primo caso c’è “Frode sportiva” in sede penale, e sicuramente anche violazione dell’art. 6 CGS in sede sportiva mentre nel secondo caso, non c’è niente. Al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 per via dei contatti inopportuni con Lanese prima e Pairetto dopo, dando comunque per scontato (che scontato non è) che il contatto a prescindere da chi chiama sia comunque illecito.  Prima di incominciare ad analizzare questa grandissima influenza che ha esercitato Facchetti nel settore arbitrale è giusto rilevare che due giorni dopo, sempre stando a ciò che è scritto nel su citato articolo di Ju29ro, Facchetti chiama Lanese per raccomandargli un banchiere, un tale Ambrogio Sfonfrini. Di questa telefonata ovviamente non c’è traccia nella Relazione Palazzi perché non riguarda il calcio e l’andamento degli arbitraggi ed esattamente come la telefonata di Moggi in cui raccomanda all’amico allora Ministro dell’Economia Domenico Siniscalco un militare, anch’essa non avrebbe mai trovato spazio in un ipotetico processo penale. La raccomandazione di per se non è un reato, a riguardo c’è una copiosa giurisprudenza e per chi volesse saperne di più si può cercare su internet la sentenza della Corte di Cassazione, n. 32035 del 21 luglio 2014 o la sentenza n.38762/2012 e tante altre. Andiamo quindi ad analizzare questa influenza di Facchetti che si esercita nella successiva telefonata dell’11.02.2005 (qui il link https://youtu.be/0PRAA-E27uE). Tanto per cambiare anche questa volta è Pairetto a chiamare Facchetti, che cacchio lo chiamava fare non si sa di preciso. Una mezza idea io ce l’avrei, sia Bergamo che Pairetto sapevano che a fine campionato sarebbe tornato il designatore unico (a riguardo rimando a questo articolo https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=895526170596525&id=572120712937074 ) per cui entrambi cercavano appoggi da parte di tutti, compreso Facchetti, per cercare di rimanere come designatore o comunque nel mondo arbitrale e per questo lo chiamavano, per fargli credere che chissà quali aiuti o favori avrebbe avuto dal mondo arbitrale in cambio di un suo possibile appoggio per rimanere in qualche ruolo nell’ambito federale. Aiuti che comunque Facchetti non ha mai chiesto fatta forse eccezione per la famosa telefonata del 4 – 4 – 4 di cui parleremo ampliamente. In questa telefonata Pairetto innanzitutto anticipa a Facchetti le designazioni per le partite delle competizioni internazionali. Non è la prima volta che Pairetto abusa della sua posizione per anticipare le designazioni internazionali la cui ufficializzazione, come da lui stesso affermato e come si legge nella “Relazione Palazzi”, avveniva solo 72 ore prima dell’incontro. La mente ritorna ad un episodio citato nella tanto cara agli juventini “Archiviazione Maddalena” (qui il link http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/sport/calcio/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione/richiesta-archiviazione.html )  e comunque ripreso anche nella sentenza sportiva di calciopoli. L’episodio in questione si trova nell’”Archiviazione Maddalena” (che riguarda appunto le indagini archiviate su Moggi e la Juve dalla procura di Torino), riguarda una intercettazione telefonica del  01.09.04 nella quale Moggi discute con Pairetto dell’arbitraggio della prossima imminente partita di Champions League che la Juventus avrebbe dovuto disputare a Amsterdam e che riporto integralmente:

Moggi: pronto?

Pairetto: eilà lo so che ti sei scordato di me mentre io mi son ricordato di te

M: ma dai

P: eh ho messo un grande arbitro per la partita di Amsterdam

M: chi è?

P: Mayer

M: alla grande dai va bò, comunque tieni aperto te o mi chiami te?

P: si si va bene, non era solo per dirti questo che

M: no ma ti chiamo un attimo

P: vedi che mi ricordo di te anche se tu ormai

M: ma non rompere, adesso vedrai quando ritorno poi te lo dico io se mi son scordato

P(risata): ok

M: ci sentiamo ciao

P: ci sentiamo ciao ciao

Tale telefonata fu considerata dalla Procura di Torino che ha svolto delle indagini nei confronti di Moggi sostanzialmente nel periodo estivo, quando il campionato era fermo, sostanzialmente irrilevante perché nella realtà Pairetto non poteva mai mettere da solo l’arbitro Mayer per la partita di Champions per ingraziarsi in qualche maniera Moggi o per avere in cambio qualcosa, atteso che Mayer nel frattempo fosse stato istruito a dovere, in quanto le designazioni arbitrali in campo europeo non erano deliberazioni di un singolo ma erano frutto delle decisioni collegiali effettuate dalla Commissione arbitrale UEFA di cui Pairetto faceva parte. Per questo motivo è stata considerata assolutamente irrilevante dalla Procura di Torino la quale, come ben sappiamo, archiviò tutto non ravvedendoci estremi di reato (forse perché hanno sbagliato i tempi, se indagavano di inverno, a campionato in corso, magari qualcosa di strano lo trovavano pure a Torino, invece le intercettazioni si fermano a fine settembre 2004) ed in particolare la frase pronunciata da Moggi:  “ adesso vedrai quando ritorno poi te lo dico io se mi son scordato” fu considerata dalla Procura di Torino irrilevante in quanto non si sarebbero poi rilevate nelle indagini compiute dalla stessa Procura scambi di danaro o altre utilità (per la verità ci sarebbe una mediazione da parte di Moggi per l’acquisto di una Maserati ma questa è un’altra storia). Di questa telefonata ovviamente non c’è traccia nel processo penale di Calciopoli, un po’ perché comunque irrilevante un po’ perché questa intercettazione è stata operata dalla procura di Torino e non da quella di Napoli che poi ha condotto l’accusa nel processo penale Calciopoli. Ancora di più irrilevante dal punto di vista penale è quindi la telefonata fra Facchetti e Pairetto su questo punto. Pairetto comunica a Facchetti anticipatamente, ancora prima che fossero ufficializzati, i nomi degli arbitri per le partite internazionali senza che neanche scherzosamente si parli di regali o altro. Diverso sarebbe il discorso dal punto di vista sportivo, dove ci sarebbe sicuramente violazione dell’art. 1 CGS esattamente come è stata considerata tale la telefonata fra Moggi e Pairetto che viene considerata nella sentenza di primo grado, processo sportivo Calciopoli, a pagina 29, come indice di grande familiarità che unitamente ad altri elementi di portata decisamente più grave, faceva emergere “l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale” da cui violazione dell’art. 1CGS e, si legge poi a pag. 30 della sentenza di primo grado, “in quanto diretti a procurare un vantaggio in classifica a favore della società Juventus mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale, anche violazione dell’art. 6, commi 1 e 2, C.G.S.”. La telefonata fra Facchetti e Pairetto continua con Facchetti che chiede “hai messo in forma Trefoloni?”,  l’arbitro della partita Inter Roma, o meglio, così è scritto nella Relazione Palazzi anche se c’è da dire ed è stato un tifoso interista a farmelo notare sulla mia pagina facebook, che la domanda può anche essere stata “ hai messo insomma Trefoloni?”. Insomma, non è che si senta proprio bene quel “hai messo in forma ”. A prescindere dal fatto che Facchetti abbia detto “hai messo in forma” o “hai messo insomma” va comunque subito detto che Facchetti non chiede un arbitro o un guardalinee a lui vicino o che sia comunque notoriamente interista come faceva Meani che voleva il guardalinee Puglisi che era notoriamente di fede milanista, non chiede aiuti arbitrali e soprattutto, a differenza di Moggi, non si intromette nella composizione delle griglie. Questa telefonata, in cui giova ribadirlo, è Pairetto a chiamare Facchetti, è comunque successiva alla formazione delle griglie ed avviene dopo il sorteggio e non prima come faceva un certo Moggi che incominciava ad interloquire con i designatori molto prima che le griglie da cui doveva poi uscire l’arbitro per la partita della sua squadra, fossero composte. Il fatto che nella “Relazione Palazzi” a Facchetti venga addebitata la frase “Hai messo in forma Trefoloni?” serve, a mio parere, esclusivamente per far quadrare il cerchio, per dare un senso in qualche maniera all’imputazione. Si legge infatti a pagina 49 della Relazione: “Facchetti chiede a Pairetto lo stato di forma di Trefoloni (“Sì, hai messo in forma Trefoloni?”), arbitro designato per la gara del 12 febbraio 2005, Inter – Roma, terminata 2-O, in quanto in passato vi erano stati dei problemi dell’arbitro senese con Mancini, allenatore dell’lnter”. Tale affermazione è falsa.  È anzi Pairetto a ricordare un problemino che c’è stato in passato con Mancini ma è proprio Facchetti a tranquillizzarlo e a dirgli che non ci sono problemi, che Mancini e Trefoloni si sono chiariti e che nei confronti di Trefoloni nutre massima stima e fiducia. Alla fine della telefonata Pairetto si raccomanda di tenere segreto il fatto che gli aveva anticipato i nomi degli arbitri delle partite internazionali dell’Inter trattandosi di cose private. A riguardo nella Relazione Palazzi a pagina 49, si legge: “nell’audizione del 28 dicembre 2010 Pairetto ha riferito che:   l’espressione usata da Facchetti se Trefoloni è stato “messo in forma”, “al di là del suo significato lessicale, debba essere interpretata nel senso che lui in realtà volesse chiedermi in modo informale, stante il mezzo telefonico che stava usando, se l’arbitro fosse in forma. Preciso che non ebbi alcun dubbio al riguardo poiché conoscevo la persona come di grande educazione e rispetto nei confronti del suo interlocutore anche nelle occasioni in cui si lamentava di presunti torti subiti”; in relazione alla raccomandazione fatta a Facchettii:”mi raccomando, sai che son sempre cose private, eh?! …… Non si sanno ecco queste cose qui, è proprio una cosa fra di noi”, Pairetto ha precisato che “con tale raccomandazione intendevo sottolineare l’esigenza che il contenuto dei nostri discorsi sulle designazioni delle competizioni internazionali non venisse divulgato anzitempo ai giornalisti, in quanto l’ufficializzazione delle designazioni stesse avveniva solo settantadue ore prima della relativa gara. Pur non avendo fatto cenno al mio interlocutore che oggetto della raccomandazione fossero le designazioni internazionali ciò era assolutamente scontato poiché anche in altre occasioni in cui parlammo di designazioni internazionali feci la stessa raccomandazione, né vi era alcuna possibilità che vi fosse alcun riferimento al Trefoloni, in quanto egli era già stato sorteggiato e pubblicizzata la sua designazione“. Palazzi, nelle motivazioni della sua Relazione scrive che :“appare evidente che la giustificazione fornita dal Pairetto rispetto al contenuto della telefonata non è credibile né convincente, in quanto dalla obiettiva lettura della trascrizione rimane evidenziato che la conversazione non attiene solo alla mera designazione dell’arbitro ma anche, e soprattutto, alle altre circostanze ben esplicitate nel corso della telefonata”. Che dire, francamente a me appare evidente il contrario, appare evidente che le informazioni riservate potevano riguardare solo i nomi degli arbitri internazionali e non Trefoloni la cui designazione era già stata resa pubblica, appare evidente che Facchetti nella peggiore delle ipotesi, non dispongo di periti che possano dimostrare il contrario come accaduto in un’altra intercettazione dove si è dimostrato che la parola “Collina” sia stata pronunciata da Bergamo e non da Facchetti, abbia semplicemente chiesto lo stato di forma di Trefoloni e non perché si lamentasse in qualche maniera di presunti torti arbitrali ricevuti in passato, di cui parla al più Pairetto, non certo Facchetti, ma sembra quasi in maniera formale, una di quelle domande che si fanno e che tutti più o meno facciamo quando parliamo con altri, giusto per continuare il discorso, giusto per non chiudere subito il telefono. Che valore ha dal punto di vista penale e disciplinare questa telefonata? Dal punto di vista penale è assolutamente irrilevante, Facchetti non si intromette  nella composizione delle griglie, non influisce in nessuna maniera in essa, non contatta Trefoloni e non risultano contatti fra l’arbitro e Pairetto dopo questa telefonata su come gestirla in maniera favorevole all’Inter sebbene il telefono di Pairetto era sotto controllo. Certo, ci possiamo inventare di tutto, una volta un demente su Twitter partendo dal fatto che De Cillis nella sua deposizione disse che molte persone del mondo del  calcio, Branca compreso, erano state nel suo negozio a Chiasso, ebbe l’ardire di affermare che le schede svizzere in realtà erano di Branca ed era lui a contattare gli arbitri ma qui dobbiamo attenerci ai fatti e alle prove che ci sono e queste mi dicono che non ci sono contatti fra Facchetti e Trefoloni né prima e né dopo la partita, che Trefoloni non risulta essere un arbitro vicino a Facchetti, che non sono arrivati ordini da parte di Pairetto, di Facchetti o di qualche altro esponente del calcio a Trefoloni su come condurre la partita in favore dell’Inter. Per carità, ci possiamo inventare di tutto, per esempio possiamo inventarci che l’arbitraggio della partita Inter Roma sia stato palesemente di parte, i cari amici di Ju29ro per esempio, dicono, si vede nel video dell’intercettazione, che l’arbitraggio di Trefoloni per quella partita venne contestato duramente, lasciando quasi intendere che ci sia stato un arbitraggio in malafede a favore dell’Inter ma per smentire tale assunto basta vedersi le immagini della partita https://youtu.be/15WxlH5YTmI . Dal punto di vista sportivo invece che possiamo dire? Ci vogliamo mettere la violazione dell’art. 1 CGS per via dei contatti impropri e inopportuni fra Facchetti Lanese prima e Pairetto poi? E mettiamocela ma ricordiamoci che sono loro a chiamare Facchetti ma da questo a dire che ci siano anche gli estremi per la violazione dell’art. 6 CGS ce ne passa ed è lo stesso Palazzi ad ammetterlo quando a pagina 61 della Relazione Palazzi afferma che comportamenti analoghi nel processo sportivo calciopoli sono stati considerati mera violazione dell’art. 1 CGS. È si vero che anche le condotte ascrivibili ai dirigenti della Juve sono state considerate mere violazioni dell’art. 1 CGS e che solo l’insieme di tali condotte, si legge a pagina 77 delle motivazioni del processo sportivo di primo grado, sia stato considerato “idoneo a realizzare il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale a vantaggio Juventus, e quindi sia stato violato l’art. 6, c. 1 C.G.S., integrando la pluralità delle condotte l’attività diretta a procurare alla Juventus un vantaggio in classifica” ma, a mio parere e non solo il mio perché a quanto pare anche Palazzi la pensa alla stessa maniera, affinché la violazione dell’art. 1 CGS divenga anche violazione dell’art. 6 occorre fare un qualcosa di più che semplicemente chiedere se l’arbitro è in forma o è stato messo in forma e farsi dire anticipatamente le designazioni arbitrali per le partite internazionali, bisogna intromettersi nella formazione delle griglie arbitrali o avere incontri con gli esponenti del mondo arbitrale che sono “avvenuti, secondo quanto sostenuto da alcuni incolpati, al solo fine di parlare di problemi relativi all’assetto della categoria, in previsione delle modifiche alla struttura del settore, e involgente inoltre le posizione che nel nuovo assetto avrebbero acquistato i soggetti interessati, [ma che] è sicuramente comportamento censurabile sotto il profilo della correttezza, perché l’unico interesse che può muovere un dirigente di una squadra a partecipare ad un incontro avente un tale oggetto è quello di assicurarsi una strutturazione del settore che in prospettiva gli sia favorevole, mentre crea per gli appartenenti al settore arbitrale le premesse per un futuro debito di riconoscenza” (pagina 93, sentenza di primo grado, processo sportivo Calciopoli). Sono cose che Facchetti non ha mai fatto.

LA RELAZIONE PALAZZI, LA PARTITA INTER ATALANTA

Andiamo quindi avanti con l’analizzare la “Relazione Palazzi”, analizzeremo oggi il capo di imputazione teorico Inter Atalanta, partita terminata con la vittoria dell’Inter per 1-0 e disputatasi il 2 febbraio del 2005 (qui il link https://www.youtube.com/watch?v=AA4kxtFtL8k ). A prescindere dal video che oggettivamente è troppo di parte, anche analizzando altri video, per esempio questo https://www.youtube.com/watch?v=szzQa9JGOe4, possiamo giungere alle medesime conclusioni ossia che la partita sia stata sostanzialmente un assedio e che il risultato sia stato bugiardo. La partita poteva anche finire 3-0. Non si rilevano aiuti arbitrali, non sembra che l’Inter ne abbia bisogno. A prescindere, ciò che mi preme immediatamente sottolineare è che la telefonata fra Bergamo e Facchetti è sempre dello stesso giorno, il 2 febbraio, quando ormai le designazioni erano già avvenute e sulle quali ovviamente Facchetti, contrariamente ad altri, non era intervenuto in alcuna maniera. Facchetti, fatta esclusione per Nucini di cui parleremo ampliamente, non aveva arbitri amici di cui caldeggiava la designazione (messa così al momento non mi risulta che abbia mai caldeggiato neanche la designazione di Nucini sebbene dalla sua designazione per qualche partita dell’Inter magari avrebbe potuto pure trarne vantaggio) e chiamò lo stesso giorno della partita esclusivamente per un motivo, Facchettti era oggettivamente preoccupato per la designazione dell’arbitro Racalbuto. La telefonata è appunto del 2 febbraio 2005, ore 10.25 (qui il link dell’immagine direttamente presa dalla “Relazione Palazzi” https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/830361180446358/?type=3 ) e si apre con i due interlocutori che commentano la precedente partita arbitrata da Trefoloni di cui ho parlato nel mio precedente articolo ed in particolare la simulazione del calciatore Brienza del Palermo (la troviamo al minuto 1,16 di questo video https://www.youtube.com/watch?v=8Q6Kg7aUcWA&feature=youtu.be ), dopodiché la discussione si sposta sulla successiva partita Inter Atalanta ed in particolare sulla designazione di Racalbuto con cui Facchetti ci aveva in passato litigato. Incominciamo col capire quando ci aveva litigato e perché. La partita incriminata è Chievo Inter del 15 febbraio 2003, qui il link della partita https://www.youtube.com/watch?v=26pXNrh4LNA , che dite, aveva qualche buon motivo Facchetti per recriminare? Io dico di si. Facchetti in quella partita fra il primo ed il secondo tempo scese negli spogliatoi per protestare sia con l’arbitro Racalbuto che con il guardalinee Puglisi reo, a suo dire, di aver arbitrato palesemente pro Milan nella partita Milan Roma dove fu protagonista di alcune sviste arbitrali pro Milan mentre invece, era riuscito, nella partita in corso, a vedere perfettamente un tocco di mano di Cannavaro da oltre 40 metri. Il perché di quelle sviste arbitrali Facchetti poteva anche non saperlo ma la risposta era molto semplice: Puglisi era un guardalinee di chiara e ostentata fede milanista ed infatti, l’addetto agli arbitri del Milan Meani, fece in più occasioni pressioni per averlo ad arbitrare le partite del Milan riuscendoci pure per la partita Milan Chievo del campionato 2004/05 per cui, Meani e Puglisi, sono stati entrambi condannati e prescritti nel processo calciopoli. Il fatto che Puglisi fosse un guardalinee di chiara fede milanista era cosa ben nota nel mondo arbitrale tanto è vero che Collina, alla vigilia della partita Milan Chievo, chiamò Meani per congratularsi con lui per il fatto che fosse riuscito a far cambiare le designazioni dei guardalinee e ottenere appunto il milanista Puglisi (qui il link della telefonata https://www.youtube.com/watch?v=NIh4svhLaFQ , notate come se la ridono). Tornando a noi, per questa irruzione negli spogliatoi nell’intervallo fra il primo ed il secondo tempo, Facchetti fu inibito per due settimane ed ebbe una multa di 5.000,00 €. Alla luce di quello che è emerso dopo con calciopoli forse sarebbe il caso di restituirli alla famiglia Facchetti ma lasciamo stare.  Tornando alla telefonata fra Facchetti e Bergamo, Facchetti fa presente a Bergamo di averci litigato con Racalbuto e di essere preoccupato per la sua designazione. Aveva ragione Facchetti ad essere preoccupato per la designazione di Racalbuto? La risposta, alla luce di ciò che è emerso con Calciopoli, non può che essere si. Racalbuto, stando a ciò che ha scritto la Cassazione che lo ha prosciolto solo per intervenuta prescrizione, faceva parte dell’associazione per delinquere di cui a capo era Moggi e fu reo di aver alterato le partite Roma Juve e Cagliari Juve oltre che essere in possesso di una scheda svizzera con cui in più circostanze aveva interloquito direttamente con Moggi. Facchetti magari qualche dubbio su di lui ce l’aveva e a ben ragione era preoccupato ma Bergamo lo tranquillizzò dicendogli che gli avrebbe parlato e che gli riparlerà per calmarlo affinché possa arbitrare correttamente. Ovviamente Facchetti in questa telefonata non chiese aiuti arbitrali anche perché non sarebbe stato il caso di chiederli a Racalbuto considerando i suoi precedenti e i sospetti che nutriva nei suoi confronti, chiese solo un arbitraggio equo. Cosa possiamo dire su questa telefonata? Non c’è frode sportiva, non c’è violazione dell’art. 6 CGS, Facchetti non chiede vantaggi da Racalbuto anche perché non li avrebbe mai ma al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 CGS sempre dando per scontato l’assunto ma su questo in futuro sarebbe bene discuterne, che i tesserati ed in particolare i dirigenti, non possano chiamare i designatori per interloquire con loro rappresentandogli i loro dubbi e le loro perplessità. Ancora più irrilevante dal punto di vista penale è poi la successiva telefonata che Facchetti fa tre minuti dopo a Pairetto a cui chiede semplicemente chi è venuto a vedere la partita per la  Commissione arbitri UEFA per poi parlare del fatto che comunque l’Inter è in ripresa. In questa telefonata non parlano quindi nemmeno dell’arbitro Racalbuto e tantomeno c’è una richiesta di aiuti arbitrali. Ci vogliamo mettere la violazione dell’art. 1 CGS per il semplice fatto che Facchetti non poteva telefonare a Pairetto? E mettiamocela ma siamo tanto sicuri che una telefonata fra un designatore ed un dirigente sia già di per se violazione dell’art. 1 CGS a prescindere dal contenuto? Ne parleremo. Anche in queste due telefonate non ci sono reati e non sono quindi telefonate che andavano trasmesse senza indugio alla giustizia sportiva ma esclusivamente illeciti di carattere sportivo dovuti al fatto che, in linea teorica, Facchetti non avrebbe mai dovuto chiamare Bergamo o Pairetto ma, giova ribadirlo, mentre, ma sul punto ne parleremo approfonditamente, per la giustizia sportiva i contatti fra il mondo arbitrale e i tesserati costituiscono comunque violazione dell’art. 1 CGS, per la giustizia penale i contatti fra il mondo arbitrale e i tesserati sono comunque consentiti purché non mettano in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli” (pagina 146 sentenza di appello Moggi), sono cose che in queste due telefonate non sussistono, Facchetti non chiede aiuti arbitrali e non caldeggia la designazione di un determinato arbitro o assistente.

LA RELAZIONE PALAZZI – LA PARTITA PALERMO INTER, IL NULLA ASTRALE.

Oggi parliamo del nulla astrale, oggi parliamo della telefonata n. 22990 del 30.01.2005 ore 14.48 che troviamo nella Relazione Palazzi a pagina 46 (https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/822638001218676/?type=3). Questa volta è Bergamo a chiamare Facchetti. I due interlocutori in questa telefonata parlano del rapporto conflittuale tra Roberto Mancini (all’epoca dei fatti allenatore dell’lnter) e Matteo Trefoloni (arbitro CAN A). Facchetti dice di aver parlato con Mancini; Bergamo dice di aver fatto lo stesso con Trefoloni, rassicurando Facchetti che l’arbitro della gara Palermo – Inter (Trefoloni) del 30 gennaio 2005 (poi terminata 0-2 qui il link https://youtu.be/8Q6Kg7aUcWA, è l’unico che sono riuscito a trovare), farà una bella gara. È tutto quello che sono riuscito a trovare su questa partita, i cari amici di Ju29ro questa volta, stranamente, non si sono neanche degnati di scrivere un articolo su questa telefonata o comunque di pubblicarla su You Tube, chissà perché, forse perché se ne vergognavano. È mia impressione personale che Facchetti cercasse solo rassicurazioni affinché il litigio che in passato era accaduto fra Trefoloni e Mancini non si ripercuotesse sull’arbitraggio della partita. È per questo motivo quindi che Facchetti aveva comunque parlato con Mancini per calmarlo e Bergamo aveva rassicurato Facchetti di aver fatto lo stesso con Trefoloni, non si parla invece di contatti fra Facchetti e Trefoloni e comunque non ci sono altri precedenti contatti fra Facchetti e Bergamo riguardanti questa partita ma, solo successivamente alla partita stessa, ne parleremo nel prossimo articolo, Facchetti chiamerà Bergamo anche per commentarne l’arbitraggio. È assolutamente improponibile pensare che questa telefonata possa ricadere nel reato di frode sportiva così come è assolutamente improponibile pensare che con questa telefonata Facchetti possa aver cercato di ottenere un indebito vantaggio nella partita o comunque, più in generale, nella classifica. È quindi assolutamente improponibile pensare che questa telefonata e, di conseguenza, questo capo di imputazione teorico facente parte della Relazione Palazzi, possa ricadere nell’illecito allora previsto dall’art. 6 CGS. Perché possa configurarsi il reato di frode sportiva in questa telefonata, Facchetti avrebbe dovuto richiedere Trefoloni perché arbitro a lui vicino o al più, per lo stesso motivo, Bergamo avrebbe dovuto fare in modo che Trefoloni venisse designato. Tutto ciò in questa telefonata non c’è, non risultano agli atti arbitri in qualche modo vicini a Facchetti fatta eccezione per Nucini di cui parleremo abbondantemente in seguito e, oltretutto, non risultano contatti con scheda svizzera o italiana fra Facchetti e Trefoloni, era Moggi che contattava gli arbitri usando le schede svizzere e non Facchetti, al più ci sarebbe violazione dell’art. 1 CGS per via del rapporto telefonico fra Bergamo e Facchetti. Non essendoci frode sportiva in questa telefonata ma semplicemente un mero contatto fra due persone che in teoria non dovrebbero parlarsi, questa telefonata è stata giustamente stralciata e non trasmessa alla giustizia sportiva dal pool di calciopoli il quale ha trasmesso alla giustizia sportiva solo le telefonate che ricadevano nel reato di frode sportiva e non altre telefonate che magari potevano ricadere in altre violazioni del Codice di Giustizia Sportiva che il pool di calciopoli non era assolutamente tenuto a conoscere. A riguardo è sempre bene ricordare che per la giustizia penale, a differenza di quanto statuito dalla giustizia sportiva, il contatto fra il designatore arbitrale e un tesserato di una società era comunque ammesso purché non mettesse in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli” (pagina 146 sentenza di appello Moggi https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/808331219316021/?type=3&theater) cosa che Facchetti in questa telefonata oggettivamente non fa. Questa telefonata quindi è stata giustamente stralciata dalla giustizia penale e non trasmessa a quella sportiva e scoperta solo successivamente dal team di Ju29ro nel tentativo disperato di dimostrare non si sa bene cosa quando oramai era già intervenuta abbondantemente la prescrizione in sede sportiva. Il dubbio di molti è: ma l’Inter può essere prescritta senza aver avuto un processo? La risposta non potrebbe che essere si. Nel diritto penale a cui comunque il CGS della FIGC si ispira, la prescrizione può operare in due differenti modi: prima dell’avvio del procedimento come nel nostro caso, (cd. prescrizione eso – procedimentale) o dopo che un procedimento penale sia stato avviato come nel caso di Moggi (cd. prescrizione endo – processuale). Anche nel diritto processuale sportivo quindi, dovrebbero operare entrambi i modi di prescrizione.

LA RELAZIONE PALAZZI – LA PARTITA ATALANTA INTER DEL 27/1/05

Be chissà, forse spinto dal successo di visualizzazioni che ha avuto il mio ultimo articolo, chissà, forse perché uno juventino, dopo il mio ultimo articolo, mi ha scritto privatamente sulla chat della pagina “Di Calciopoli e dei reati ….” dicendomi che dovrei riconoscere che Calciopoli sia stato un complotto, un errore biblico delle istituzioni e via discorrendo, venendo, in altre parole, a dire a me ciò che io devo fare, scrivere e pensare, sarà per questo che ho deciso di mettermi subito a scrivere un altro articolo. Perché? Perché io non la penso come lui. Posso? Posso essere libero di dire la mia? Mi sono sentito così libero di dire la mia dopo la chattata con questo juventino (mi considero uno dei pochi blogger contro corrente su Calciopoli dato che gli altri blogger che trattano o hanno trattato questo argomento ripetono all’unisono la solita solfa essendo tutti o quasi juventini) che ho deciso di rimettermi subito a scrivere e ad analizzare le altre telefonate di Facchetti dato che quelle di Moratti le ho già tutte analizzate. Le telefonate di Moratti oltretutto, è bene ribadirlo, sono solo due e oltretutto in entrata, ossia era Bergamo a chiamare Moratti il quale, al più, per rispettare le regole, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia, non sarebbe stata buona educazione.
La telefonata che analizzerò oggi è la n. 22554 del 27.01.2005 ore 14.47.
Questa volta è Facchetti a chiamare Bergamo. La telefonata ci è gentilmente fornita dagli amici di Ju29ro (link https://www.youtube.com/watch?v=3iXqy4-IAxA). Bergamo, nella telefonata, si duole con Facchetti del risultato della gara Inter-Chievo (terminata 1-1) per via di una decisione dubbia del guardalinee Ricci che ha fatto annullare un gol di Vieri. La domanda sorge spontanea, ma Facchetti non faceva pressione sugli arbitri per avere vantaggi e favori durante le gare? Non regalava biglietti e gadget per avere vantaggi in classifica?  Ad ogni modo il video della partita sta qui https://www.youtube.com/watch?v=F0Tric1kkTs, giudicate voi. Non si capisce bene nel video se Vieri fosse in fuorigioco oppure no ma, dato che è lo stesso Bergamo ad ammettere che è stato l’assistente ad aver sbagliato, è probabile che il gol fosse regolare e di questo Bergamo se ne dispiace perché l’arbitro della gara Paparesta era “preparato a farla bene”. Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a frasi più o meno di questo tenore dette da Bergamo a Facchetti: “è una partita che vinceremo insieme”, “l’arbitro è stato messo in forma per la partita”, “l’arbitro è stato predisposto a farla bene” e via discorrendo, effettivamente un pool di investigatori attenti avrebbe dovuto approfondire, avrebbe dovuto mettere sotto intercettazione anche Facchetti, chissà, magari sarebbe uscito qualcosa di scandaloso ma il discorso è molto semplice, io non è che posso basarmi su ciò che avrebbero mai potuto scoprire gli investigatori di “Calciopoli” se avessero indagato approfonditamente sui rapporti fra Facchetti e il mondo arbitrale ma mi devo basare su ciò che ho e basta. Questa telefonata, a prescindere dal fatto che possa essere violazione dell’art. 1 CGS dando per certo l’assunto che non ci dovrebbero essere contatti di nessun genere fra i designatori e i dirigenti delle squadre di calcio ma messa così la Relazione Palazzi è piena di contatti fra i designatori e i membri di altre società di calcio (non riguarda solo l’Inter ma anche altre squadre) e non tutti sono stati considerati violazione dell’art. 1 CGS, non ha assolutamente niente di rilevante dal punto di vista penale. È una telefonata che si potrebbe definire anche di mera cordialità, di saluti per intenderci, in cui Facchetti non pretende la testa di Paparesta o di Ricci, non pretende che questi non arbitrino più una partita dell’Inter, non si intromette nella formazione delle griglie estromettendo Paparesta dalla prima fascia come faceva qualcun altro. È una telefonata, in altre parole, irrilevante dal punto di vista penale e, ed è bene ricordarlo, ai sensi dell’art. 267 del Codice di procedura penale, per poter disporre le intercettazioni telefoniche, bisogna trovarsi di fronte a gravi indizi di reato che in questa telefonata effettivamente mancano. Qualcuno potrebbe obiettare domandandosi quali fossero invece i gravi indizi di reato che hanno fatto si che si disponessero le intercettazioni nei confronti di Moggi. A questa domanda non posso ovviamente rispondere con certezza, per scoprirlo bisognerebbe leggere il decreto motivato con cui il Giudice delle Indagini Preliminari ha autorizzato le intercettazioni nei confronti di Moggi ma purtroppo su internet non è reperibile ed è molto strano che la redazione di Ju29ro che ha pubblicato di tutto su calciopoli abbia omesso di pubblicarlo, chissà perché, ce ne faremo una ragione. Ad ogni modo, se qualcuno dovesse riuscire a trovarlo, può anche darsi che mi sia sfuggito, non deve fare altro che segnalarmelo. È bene inoltre ricordare che sui “contatti” la giurisprudenza penale e quella sportiva sono sostanzialmente divise, per la giurisprudenza penale il contatto è ammesso purché non metta in pericolo “l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli”(pagina 146 sentenza di appello Moggi, qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/808331219316021/?type=3)  mentre per la giurisprudenza sportiva il contatto andrebbe sempre punito o quasi dato che ci sono alcune telefonate fra i vertici arbitrali e i tesserati che non sono state considerate neanche violazione dell’art. 1 CGS nella Relazione Palazzi e di cui parleremo prossimamente. Le telefonate di Facchetti probabilmente, non presentando gravi indizi di reato, non hanno potuto permettere che si disponesse l’intercettazione delle sue utenze telefoniche e di questo ce ne dobbiamo fare una ragione. Lo so che qualche juventino che mi segue storcerà il naso di fronte a questa mia affermazione ma come disse qualcuno “così è (se vi pare)”.  Lo so che il Procuratore Lepore aveva parlato di una possibile ipotesi investigativa nei confronti “dell’altra squadra di Milano” ma come scrive il Giudice Magi nelle motivazioni della sentenza di assoluzione dal reato di diffamazione di Moggi a pagina 12: “le parole del procuratore Lepore […] danno conto solo di una possibile ipotesi investigativa non coltivata, e, quindi, allo stato, non sussistente”. La telefonata si conclude poi con Facchetti che dice “stasera abbiamo Palanca” per la partita di Coppa Italia Atalanta Inter e Bergamo che lo rassicura:”vedrai che farà una bella partita”. Che significa “vedrai che farà una bella partita”? A voler pensar bene significa “vedrai che arbitrerà bene senza fare grossi errori”, a voler pensar male può anche significare “vedrai che vi darà una mano a vincere”. Per il principio del “in dubbio pro reo”, per cui, in caso di dubbio fra due ipotesi, si va sempre nell’ipotesi meno grave, si dovrebbe optare per la prima ipotesi. È sempre per lo stesso principio oltretutto che si è stabilito nella sentenza di primo grado e di appello che il campionato 2004/05 non risulta alterato finché poi la cassazione ha rinviato tutto al giudice civile competente per la quantificazione e il risarcimento del danno rimettendo a lui  tale decisione. Ma il dubbio che ci dobbiamo ora porre è un altro: possibile che non ci sia neanche una intercettazione chiarificatrice? Possibile che non ci sia neanche una intercettazione da cui si evinca cosa effettivamente abbia voluto dire Bergamo quando diceva a Facchetti frasi del genere “vedrai che farà una bella partita”, “vedrai che è una partita che vinceremo insieme”, “l’arbitro è stato messo in forma”, “l’arbitro è stato predisposto a fare una bella partita”? La risposta è si, quale? Ne parleremo. Ad ogni modo la partita di Coppa Italia Atalanta Inter arbitrata da Palanca su cui Facchetti in nessuna maniera influisce sulla designazione a differenza di qualcun altro a cui Bergamo telefonava per chiedergli chi volesse come assistenti e si confrontava le griglie e qui si che c’è frode sportiva e violazione dell’art. 6 CGS perché è messa in pericolo la terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, termina con la vittoria dell’Inter per 1 a 0, qui il link della gara https://youtu.be/B1SSs5U0GFM, giudicate voi. Giusto per concludere quindi possiamo dire che la telefonata è sostanzialmente irrilevante dal punto di vista penale, è una telefonate in cui Facchetti lascia intendere che è dispiaciuto dell’errore del guardalinee, è dispiaciuto della sfuriata di Moratti, in cui Bergamo gli fa presente che Moratti non deve dare alibi ai calciatori e lo rassicura che Palanca “farà una bella partita”. Violazione dell’art. 1? Ci può stare se diamo per certa la tesi che certa non è per cui, almeno per il diritto sportivo, fra il mondo arbitrale e i tesserati non ci debba essere alcun genere di contatto cosa che invece, è bene ricordarlo, per il diritto penale è possibile; violazione dell’art. 6? Frode sportiva? Per favore non scherziamo, per violare l’art. 6 Facchetti avrebbe dovuto pretendere ed ottenere che Paparesta e Ricci fossero fermati o peggio avrebbe dovuto chiedere ed ottenere un arbitro preciso a lui vicino per la partita di Coppa Italia, sono cose che in questa telefonata non ci sono e che sino ad ora non ho trovato in nessuna intercettazione riguardante l’Inter, oltretutto è lo stesso Palazzi ad ammetterlo a pagina 61 della sua Relazione affermando che situazioni analoghe sono state considerate solo violazione dell’art. 1 e non dell’art. 6 nel processo sportivo Calciopoli (qui il link www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/739391396210004/?type=3&theater ).

 

LA RELAZIONE PALAZZI: IL REGALO DI NATALE PARTE SECONDA. Tanto tuonò che alla fine piovve

Salve a tutti, chiedendo umilmente scusa per la prolungata assenza dovuta sostanzialmente ad impegni di studio e di lavoro, torneremo oggi ad affrontare i capi di imputazione teorici riguardanti l’Inter trattati nella Relazione Palazzi. È giunto il momento di soffermarci sulla telefonata del 17/01/2005 in cui è Facchetti a chiamare Bergamo e gli dice che gli lascerà, nella reception dell’hotel Michelangelo di Milano, due tessere (relativa alle gare dell’ Inter)ed una borsa. Su tale circostanza Bergamo, nell’audizione del 21 dicembre 20110, ha affermato di non ricordare della borsa e del suo contenuto, ma di non poterlo escludere, aggiungendo che “potrei ipotizzare che potesse essere il borsone con il materiale sportivo dello sponsor tecnico di cui la società faceva omaggio”; ha precisato che la dazione dei regali da parte di società di calcio “doveva essere comunicata all’AIA, per specificarne la natura” ed ha escluso “di aver ricevuto altri regali al di fuori di questa prassi consuetudinaria e della relativa procedura di comunicazione”. Ci troviamo quindi, con molta probabilità, di fronte al famoso regalo di cui Facchetti parlava al telefono, quello che quelli di Ju29ro ci tengono a far notare il fatto che mentre Facchetti gli diceva che gli doveva dare il regalo di Natale abbassava il tono della voce, quel regalo che già Bergamo aveva anticipato che sarebbe passato a prendere dopo le festività natalizie, quel regalo così importante, così costoso, che addirittura Bergamo ha aspettato più di 20 giorni per andarlo a ritirare. Tanto tuonò che alla fine piovve, si, l’Inter ha fatto il regalo di Natale a Bergamo. È sarebbe questo l’illecito? Ho già affrontato in altri articoli la spinosa questione dei regali di oggettistica prevista dalla circolare 7 che permetteva il regalo agli arbitri e ai dirigenti arbitrali di maglie e oggettistica delle squadre di calcio, ho già detto che il tutto non costituisce reato, non è costituito reato per Moggi regalare maglie a De Santis dopo la partita Lecce Juve, non vedo perché dovrebbe essere reato per Facchetti e Moratti. Il tutto, a voler essere pignoli, costituirebbe al più violazione dell’art. 1 CGS per via delle modalità non ufficiali con cui alla fine questo benedetto regalo di Natale è stato poi consegnato ma niente di più. Anche questa fa parte delle telefonate che sono state stralciate e non trasmesse alla giustizia sportiva perché non costituivano reato. Ovviamente non posso dire cosa sarebbe mai successo se anche queste telefonate fossero arrivate di fronte alla giustizia sportiva, è probabile che l’Inter avrebbe subito una penalizzazione, forse di qualche punto, è probabile che dopo la penalizzazione non avrebbe avuto lo scudetto a tavolino il quale sarebbe rimasto vacante o forse, al netto delle penalizzazioni, l’Inter sarebbe comunque risultata prima e gli avrebbero comunque assegnato lo scudetto, chissà, chi può dirlo. Ci sarebbe anche l’eventualità che lo scudetto poteva essere assegnato alla Roma, di solo due cose sono certo:
1) L’Inter non sarebbe mai finita in serie B.

Per essere retrocessi a tavolino bisogna violare più volte e in maniera grave l’art. 6 CGS e per il momento di violazioni dell’art. 6 non ne ho trovate. Oltretutto la Juve non è certo finita in serie B per aver regalato biglietti, maglie e gadget in modalità non ufficiali ma perché Moggi ha influito sensibilmente nella formazione delle griglie degli arbitri e nella scelta degli assistenti. Si veda a titolo di esempio https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=805375886278221&id=572120712937074

2) Non è certo dimostrando che anche gli altri commettono illeciti che risolvi la tua posizione.

Probabilmente, è una mia opinione personale, i signori di Ju29ro hanno ascoltato le oltre 170.000 telefonate nella speranza di trovarne qualcuna in cui Moggi dicesse frasi come “non voglio aiuti arbitrali ma voglio arbitraggi corretti” e probabilmente non trovandole si sono riversati sugli illeciti degli altri.

Di certo c’è che Moratti si è avvalso della prescrizione a mio parere giustamente anche perché, a prescindere dalle sorti dello scudetto dell’Inter, si sarebbe visto irrogare sicuramente una sanzione di carattere pecuniario che nessuno giustamente vuole pagare, il tutto perché ha ricevuto due telefonate e ha fatto il regalo di Natale non rispettando le modalità ufficiali. È proprio questo il rammarico principale dei signori di Ju29ro, che il tutto poi si è rivelato inutile perché coperto dalla prescrizione ignorando o meglio facendo finta di ignorare che il tutto è coperto più che altro non da prescrizione ma da morte dell’imputato, il che è diverso. A prescindere va comunque messo in chiaro che le telefonate di Moratti che sono solamente due oltre al regalo di Natale che poi viene consegnato a metà gennaio inoltrato, se potevano rientrare in qualche modo nel reato di “frode sportiva”, c’erano tutti i tempi tecnici per poter formulare nei suoi confronti un capo di imputazione essendo la “frode sportiva” un reato che si prescrive in sei anni a meno che non intervenga un episodio “interruttivo della prescrizione”, quale potrebbe essere ai sensi dell’art. 160 c.p. l’interrogatorio reso davanti al PM o al Giudice o la richiesta di rinvio a giudizio, in tal caso il reato di frode sportiva si prescrive in 7 anni e mezzo. C’erano insomma tutti i tempi tecnici per poter formulare una imputazione almeno nei confronti di Moratti se i suoi comportamenti fossero stati ritenuti comunque integranti il reato di “frode sportiva”, essendo state “scoperte”, queste telefonate, fra il 2009 e il 2010 ed essendo riguardanti la stagione 2004/05, il tutto non è successo, qualcosa vorrà pur dire. Ancora, se qualcuno si fosse ritenuto danneggiato dalla condotta di Moratti e Facchetti così come descritta nella Relazione Palazzi, avrebbe avuto 5 anni di tempo dal momento in cui la Relazione Palazzi è stata resa pubblica per poter avviare una azione di risarcimento danni nei confronti dell’Inter (si veda a riguardo la Sentenza della Cassazione n. 685 del 6/2/82), il tutto non è mai successo (contrariamente a ciò che sta adesso succedendo nei confronti della Juve verso la quale più persone hanno avviato un’azione civile per il risarcimento dei danni a seguito delle sentenze di calciopoli), anche questo qualcosa vorrà pur dire, buona giornata.

I rapporti tra la mafia e la Juve, cosa rischia effettivamente la società bianconera

Come tutti noi ben sappiamo un nuovo scandalo sui rapporti fra le tifoserie, la mafia e la Società Juventus sta colpendo il nostro calcio.  Per parlarne bisogna partire da una premessa ossia che, nella realtà dei fatti, non ne sappiamo niente. Tutte le nostre informazioni si basano solo su articoli di giornale, in particolare del Fatto Quotidiano, non abbiamo gli atti delle richieste di rinvio a giudizio in sede sportiva, non abbiamo atti processuali penali o sportivi, non abbiamo i decreti di rinvio a giudizio in sede penale, dal mio punto di vista sarebbe anche fin troppo presto per parlarne ma dato che oramai tutti ne parlano qualcosa la dobbiamo dire. Dunque, fonte Il Fatto quotidiano, sappiamo che c’è una inchiesta della procura di Torino sul rapporto fra la società e la famiglia Elkann Agnelli e gruppi di tifosi composti da personaggi appartenenti a cosche di stampo mafioso. Per quanto riguarda il filone sportivo dell’inchiesta sappiamo che (fonte Fatto Quotidiano https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/750500565099087/?type=3 ) il Procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro, nel documento di chiusura delle indagini, ha scritto:” Con il dichiarato intento di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupato dai tifosi ultras, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendente della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti gruppi ultras, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. Gli inquirenti sportivi hanno inserito nel testo l’accusa più grave per Agnelli: “Ha partecipato personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.  Come scrive Carlo Tecce su “Il Fatto Quotidiano”  (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/734154733400337/?type=3&theater ), “il tutto fa parte di una corposa inchiesta della Procura di Torino sul rapporto fra la società della Famiglia Agnelli/Elkann e i gruppi dei tifosi, sulla gestione dei biglietti e persino degli abbonamenti, sul patto tacito con gli ultras per evitare intralci ai bianconeri – le temute contestazioni – e sugli affari del bagarinaggio che ingolosivano la ‘ndrangheta”.   Cerchiamo di capire cosa può rischiare la Juve dal punto di vista sportivo e poi dal punto di vista penale. Ai sensi dell’art. 12 CGS (Codice di Giustizia Sportiva), primo comma (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=750897915059352&id=572120712937074 ), “alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori, salvo quanto previsto dalla legislazione statale vigente”, è probabile che questo comma possa essere stato violato perché la Juventus, stando alle accuse tutte comunque da dimostrare, abbia effettivamente contribuito con l’elargizione di biglietti al mantenimento di un gruppo organizzato di propri sostenitori. Sicuramente dovrebbe essere stato violato il comma due per cui: “Le società sono tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate”. Infatti, stando a ciò che si legge su Il Fatto Quotidiano nell’articolo di cui ho già riportato sopra il link, la Juventus ha violato le disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio. Quali sono le possibili sanzioni per chi viola le disposizioni di cui ai commi uno e due dell’art. 12? Ce lo dice lo stesso articolo 12 al comma 6 per cui per la violazione del comma 1 si applica per le società di serie A la sanzione dell’ammenda che va da un minimo di € 10.000,00 ad un massimo di € 50.000,00, tutto sommato poca cosa per una società con un bilancio in attivo con 7 zeri. Il comma 6 continua specificando anche le sanzioni per la violazione del comma 2 dell’art. 12 per cui:” Per le violazioni di cui ai commi 2 e 3, si applica la sanzione dell’ammenda nelle misure indicate al precedente capoverso; nei casi più gravi, da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, sono inflitte, congiuntamente o disgiuntamente in considerazione delle concrete circostanze del fatto, anche le sanzioni previste dalle lettere d), e), f) dell’art. 18, comma 1”. Cerchiamo di tradurre, per le violazioni di cui al comma due sono sempre inflitte le sanzioni che ho già indicato (del comma 3 parleremo dopo) da 10.000,00 € fino a 50.000,00 €, nei casi più gravi, in particolare per la recidiva, possono essere inflitte le seguenti sanzioni: obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse; obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori; squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato, fino a due anni (qui l’art. 18 CGS https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759198410895969&id=572120712937074 ). C’è la recidiva? Niente di meglio che cercarla nel CGS e studiarsela. La recidiva nel CGS è regolata dall’art. 21 CGS (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759355794213564&id=572120712937074 ), come si evince dalla lettura dell’art. 21 CGS affinché ci sia la recidiva con il conseguente aumento della sanzione occorre che il tesserato o la società incorra in due o più sanzioni per violazione dei medesimi regolamenti federali, non è questo il caso dato che il tutto si risolverà eventualmente in un solo processo sportivo e quindi in una sola sanzione finale anche se comunque, pur non essendoci la recidiva, il fatto potrebbe comunque essere giudicato come grave e quindi potrebbero comunque essere irrogate sanzioni di una certa gravità. E c’è la violazione anche del comma 3 dell’art. 12 CGS? Innanzitutto leggiamolo: “Le società rispondono per la introduzione o utilizzazione negli impianti sportivi di materiale pirotecnico di qualsiasi genere, di strumenti ed oggetti comunque idonei a offendere, di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni oscene, oltraggiose, minacciose o incitanti alla violenza. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione oscena, oltraggiosa, minacciosa o incitante alla violenza o che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di origine territoriale”. Perché ho evidenziato la prima parte del 3° comma? Perché è proprio quella che a noi interessa di più. Stando alle accuse così come riportate da un articolo di Carlo Tecce (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/736149829867494/?type=3&permPage=1 ) “Andrea Agnelli non ha soltanto incontrato esponenti della malavita organizzata che si spacciavano per ultras e ottenevano ingenti quantità di biglietti, ma ha consentito persino l’ingresso allo Juventus Stadium di petardi e striscioni vietati durante un derby con il Torino”. Quali possano essere gli striscioni non è dato saperlo, il mio pensiero va al famoso striscione “Quando volo penso al Toro” ma ovviamente è solo un mio presentimento senza alcun genere di prova (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759570717525405&id=572120712937074 ). Sono solamente questi i commi dell’art. 12 CGS violati dalla Juventus? Assolutamente no. A chiusura dell’impianto accusatorio c’è anche, ovviamente, la violazione del comma 9 dell’art. 12 CGS per cui: “Ai tesserati è fatto divieto di avere rapporti con esponenti e/o gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società. In ogni caso detti rapporti devono essere autorizzati dal delegato della società ai rapporti con la tifoseria. In caso di violazione delle richiamate prescrizioni, si applicano le medesime sanzioni di cui al comma 8”. Esso ovviamente non riguarda le sanzioni possibili che possono essere inflitte alla Juventus ma ai suoi tesserati, in particolar modo ad Andrea Agnelli (oltre che a Calvo, Merulla e D’Angelo) . Andiamo quindi a leggere il comma 8, cominciamo dalla prima parte:” Ai tesserati è fatto divieto di avere interlocuzioni con i sostenitori durante le gare e/o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che, in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività, costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana”. Anche questa prima parte, se fosse vera la mia ipotesi del tutto azzardata che Andrea Agnelli avesse acconsentito, ma è tutto da dimostrare, all’ingresso nelle tribune dello striscione sul Toro ci potrebbe stare nei capi di imputazione nel processo sportivo sempre che il giudice sportivo non consideri la cosa già giudicata e quindi decida di non procedere nuovamente. Andiamo comunque a vedere le sanzioni che si applicano sia per la violazione del comma 8 che per le violazioni del comma 9. Il comma 8 continua appunto in questa maniera:” in caso di violazione del divieto si applicano le sanzioni di cui all’art. 19, comma 1, lett. e) o h)”. Andiamo quindi a leggere queste sanzioni, la lettera e) dell’art. 19 comma 1 CGS prevede appunto come sanzione la squalifica per una o più giornate di gara che in caso di particolare gravità non può essere inferiore a quattro; la lettera h) prevede inoltre l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro. Il comma 8 prevede inoltre che, unitamente a queste sanzioni si applichi ai tesserati che, in ambito professionistico, è  il caso di Andrea Agnelli, incorrano nelle suddette violazioni la sanzione di cui all’art. 19, comma 1, lett. d) ossia l’ammenda con diffida che lo stesso comma 8 quantifica per i tesserati delle società di Serie A in € 20.000,00. Riassumendo possiamo quindi dire che la Juve dal punto di vista sportivo rischia una o più ammende di lieve entità considerando il suo fatturato e, forse, l’obbligo di disputare delle partite a porte chiuse mentre Andrea Agnelli e altri eventuali tesserati della Juve che saranno considerati colpevoli rischiano una ammenda di € 20.000,00 e una squalifica. Tutto sommato poca cosa a meno che il giudice sportivo non consideri le violazioni della Juventus particolarmente “gravi” e opti per la squalifica del campo per un periodo particolarmente lungo. A quanto pare la giustizia sportiva pare intenzionata a celebrare il processo sportivo quanto prima  ( qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) il tutto sarebbe a mio parere un vero peccato perché, stando a ciò che dice l’art. 25 CGS (qui il link  https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=760087347473742&id=572120712937074 ) per cui,  facendo ricadere il caso in questione nella lettera d) del primo comma e, considerando ciò che è scritto al secondo comma, il tutto si dovrebbe prescrivere in sei anni quindi, considerando che i fatti in questione (fonte Il Fatto Quotidiano, qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/761204797361997/?type=3&permPage=1 )dovrebbero riguardare il periodo dal 2011/12 fino al 2015/16, il tutto si dovrebbe prescrivere nel 2022. Ci sarebbe quindi tutto il tempo per poter almeno attendere un grado di giudizio penale che incomincerà il 23 marzo per poter avere una idea più chiara dell’accaduto e poi dopo procedere con il processo sportivo. Evidentemente la storia del processo sportivo “Calciopoli” non ha insegnato niente. Seguiremo comunque sulla mia pagina l’evolversi del processo penale dove la Juve, per il momento, non risulta parte lesa ma neanche imputata stando a quello che è scritto su Il Fatto Quotidiano (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) anche se altre fonti (SKY), affermano che la Juve sia parte lesa nel processo penale. Cosa rischia dal punto di vista penale la Juve? Per il momento niente, se però, dalle risultanze del processo penale, si dovesse riscontrare un suo coinvolgimento diretto, una sua connivenza con esponenti della mafia come pare sostengano gli inquirenti della magistratura sportiva, rischia severissime sanzioni in campo penale. Perché ciò possa succedere occorre che dalle risultanze del processo penale emergano fatti tali per poter sostenere una accusa, in un secondo processo, di concorso in associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di alcuni tesserati della Juve. Eventualmente ne parleremo. I più curiosi si possono incominciare a cercare su internet la legge 231/2001 ed eventualmente se la possono anche studiare. Per il momento accontentiamoci di sapere che il 23 marzo incomincerà il processo penale con l’udienza preliminare. Che cos’è? È una udienza “filtro”, serve per vagliare se le prove portate dall’accusa sono sufficienti a sostenere una accusa in giudizio e dove le parti (accusa e difesa) presentano le proprie richieste istruttorie come, per esempio, chiedere che vengano sentiti determinati testimoni. Inoltre gli imputati hanno anche la possibilità di poter richiedere di essere processati tramite rito “abbreviato” o di poter patteggiare, eventualità quest’ultima di difficile applicazione nel caso specifico considerando che fra i capi di imputazione ci sarà sicuramente il 416 bis c.p., reato che prevede pene troppo elevate per poter essere patteggiate ai sensi dell’art. 444 del Codice di procedura penale.

La Relazione Palazzi – La partita Inter Sampdoria

Come sempre salve a tutti, oggi affronteremo il quinto capo di imputazione teorica, la partita Inter Sampdoria (qui il link https://youtu.be/ykRDJUHffPI ) che sicuramente tutti gli interisti ricorderanno con particolare affetto.  La prima telefonata che riguarda questo capo di imputazione è del 9/1/2005 giorno della partita, è sempre Bergamo a chiamare Facchetti rassicurandolo del fatto che Bertini, l’arbitro sorteggiato per l’incontro, disputerà una buona gara. È interessantissimo ciò che dice Facchetti: “ho cercato di dire con i miei di avere con Bertini un certo tatto e una certa fiducia …..” ricevendo appunto rassicurazioni da parte di Bergamo: “vedrai che farà una bella partita …. Viene predisposto per fare una bella partita …. Sono ragazzi su cui ci contiamo tutti …. Vedrai è una partita che vinciamo insieme”, in altre parole Bergamo rassicura Facchetti che Bertini arbitrerà bene. Non ci sono rassicurazioni riguardo ad aiuti arbitrali in favore dell’Inter e non c’è quindi illecito di cui all’art. 6 CGS e tantomeno non c’è “Frode sportiva”. È mio parere personale che questa telefonata vada letta in relazione con la cena del 5/1/2005 avvenuta quindi 4 giorni prima in cui è quindi probabile che Facchetti si sia lamentato di arbitraggi sfavorevoli che oltretutto avevano reso i giocatori dell’Inter maldisposti verso la classe arbitrale ed abbia ricevuto rassicurazioni per il futuro. La frase di Bergamo “Vedrai, è una sfida che vinciamo insieme” non può essere quindi interpretata che in questa maniera: vedrai che arbitrerà bene vincendo la sua partita mentre l’Inter vincerà la sua partita sul campo. Non essendo stati richiesti e accettati favori arbitrali, non essendo stato inserito nessun arbitro “amico” in griglia per volere di Facchetti, non c’è stata violazione dell’art. 6 (ora 7) CGS e neanche quindi “Frode sportiva” stante l’oggettiva sovrapponibilità delle due norme. Ma siamo sicuri che le due norme sono sovrapponibili? A riguardo basta leggere ciò che scrive la stessa sentenza di Cassazione a pagina 75 ai punti 46.20; 46.21; 46.22 andando comunque a sindacare su un argomento di non sua competenza ossia il diritto sportivo (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/pb.572120712937074.-2207520000.1485965678./736927903123020/?type=3&theater ) . Al punto 46.20 vengono fatte notare le differenze per cui l’art. 6 ora 7 CGS tutela il principio della lealtà sportiva mentre il reato di Frode sportiva tutela i consumatori dello spettacolo sportivo. Sono due facce della stessa medaglia perché il consumatore dello spettacolo sportivo vuole assistere ad una partita leale e non già decisa nelle segrete stanze. Nessuno di noi vorrebbe assistere nuovamente ad una partita come Italia Corea per intenderci. I punti 46.21 e 46.22 vanno a porre l’accento sull’elemento soggettivo della norma per cui  la norma sulla “Frode sportiva” a differenza dell’illecito di cui all’articolo 6 ora 7 CGS va a punire anche soggetti che non sono tesserati. Cercherò di fare un esempio pratico in maniera tale che tutti ci possiamo capire. Tizio, soggetto non tesserato, punta 1000 € sulla vittoria della squadra A contro la squadra B, dopodiché contatta Caio che arbitrerà la partita fra A e B e gli chiede di far vincere la squadra A, Caio accetta. Caio, essendo un arbitro e quindi un soggetto tesserato, sarà giudicato e condannato sia dalla giustizia sportiva ex art. 6  ora 7 CGS che dalla giustizia penale (più corretto dire “giustizia ordinaria”), Tizio invece sarà giudicato e condannato solo dalla giustizia penale ( ordinaria) dato che non è tesserato e di conseguenza su di lui la giustizia sportiva non ha giurisdizione. È una differenza minima che nel caso di Moggi o di Facchetti non rileva assolutamente essendo entrambi sottoposti sia alla giustizia sportiva in quanto tesserati che alla giustizia ordinaria in quanto cittadini. Per il resto le due norme sono oggettivamente sovrapponibili andando entrambe a punire gli atti che possono mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara a prescindere da ciò che poi succede in campo. Tornando invece alle telefonate di questo capo di imputazione teorico, Il giorno dopo, alle 11.44, è finalmente Facchetti a chiamare Bergamo. Entrambi si complimentano l’uno con l’altro della partita, Facchetti si complimenta per l’ottima direzione della terna arbitrale, Bergamo si complimenta della buona prestazione dell’Inter e Facchetti gli fa presente che le tessere per entrare allo stadio destinate ai designatori sono ancora nei cassetti delle stanze dell’Inter (abbiamo già stabilito nei precedenti articoli che regalare biglietti o tessere per entrare allo stadio non costituisce reato e quindi non costituisce violazione dell’art. 6 CGS tanto è vero che in un capo di imputazione reale, la partita Lecce Juve, l’accusa cercò di sostenere che De Santis fosse stato corrotto omaggiandolo con molte magliette della Juve ma il tutto si risolse, giustamente, in una assoluzione di tutti gli imputati per quel capo d’imputazione) dopodiché Bergamo dice a Facchetti chi ha intenzione di inviargli come tema arbitrale per la partita di mercoledì di Coppa Italia: “mercoledì avevo intenzione di mandarti come assistenti. .. siccome a Bologna non è una partita scontata, secondo me, avevo intenzione di metterti Geminiani e Niccolai, che sono due toscani bravi” e “Avevo intenzione di mandarti Gabriele” spiegandogli che Gabriele veniva da un lungo periodo di sospensione perché si è trovato coinvolto in una vicenda troppo più grande di lui da cui ne era uscito indenne (Gabriele era stato coinvolto insieme a Palanca nella vicenda “Calcioscommesse” per dei presunti aiuti arbitrali in favore del Messina in quanto appartenenti alla “combriccola romana” di arbitri vicini alla GEA di Moggi) e aveva bisogno di ripartire, aveva già fatto la B, ora gli voleva far fare la Coppa Italia per poi farlo ritornare ad arbitrare in serie A. Facchetti giustamente gli risponde “va bene …. Mi fido di te ”, cos’altro avrebbe mai potuto dirgli? Erano scelte del designatore a cui Facchetti non poteva che rispondere “obbedisco”, non è che Facchetti si metteva a stabilire chi doveva arbitrare e chi no come faceva Moggi. Neanche in questa telefonata c’è frode sportiva e di conseguenza neanche violazione dell’art. 6 CGS ma solo, forse, violazione dell’art. 1 CGS dato che si parlano comunque al telefono facendosi dei complimenti a vicenda e limitandosi, per il resto, a semplici convenevoli che non costituiscono reato. Dopodiché Bergamo alle 18.20 del medesimo giorno chiama Moratti, tale telefonata sta su You Tube insieme a quella degli auguri di Natale (perché messe insieme forse fanno più effetto) pubblicata dagli “amici”, di Ju29ro,  qui il link    https://youtu.be/txxqPyXx6eY (inizia dal minuto 2.48). Anche in questa telefonata Bergamo si complimenta con Moratti per l’ottima prestazione dell’Inter e Moratti si complimenta con Bergamo per l’ottima prestazione della terna arbitrale e soprattutto fa notare che i giocatori avevano capito che era una partita regolare per cui hanno dato il massimo. Dopodiché Bergamo, “per confermare questo clima di cordialità che è una cosa che sappiamo io e lei” lo informa della sua volontà di far rientrare nel giro gli arbitri Palanca e Gabriele e di voler mandare ad arbitrare Gabriele per la partita di Coppa Italia Bologna Inter ricevendo un “va bene” da Moratti con una promessa che andrà a salutarlo prima dell’inizio della partita. Francamente non vedo gravi illeciti in questa telefonata. Pur accettando la tesi per cui qualunque contatto telefonico di qualsiasi genere fra il mondo arbitrale e le società vada considerato violazione dell’art. 1 CGS, cosa avrebbe dovuto fare Moratti una volta ricevuta una telefonata del designatore, avrebbe dovuto chiudergli il telefono in faccia? È lo stesso Moratti che poi, in sede di audizione, come si legge a pagina 45 della Relazione Palazzi, ha affermato che, a suo parere, “ il fine di Bergamo era di far passare cose scontate come se si trattasse di favori, ovvero finalizzate a tenere un buon rapporto”. È proprio questo il punto, perché Bergamo invita a cena Facchetti? Perché Bergamo gli garantisce arbitraggi non sfavorevoli? Perché Bergamo telefona a Moratti per fargli gli auguri di Natale e perché lo chiama dopo questa partita? È ovvio, per accattivarselo anche perché a fine anno avrebbe comunque terminato il suo mandato di designatore e stava cercando appoggi per rimanere in lega con qualche altro incarico. Di diverso avviso è ovviamente Palazzi  il quale afferma (pagina 57 e seguire) che i rapporti fra Facchetti, Moratti e i designatori arbitrali avevano il fine di condizionare il settore arbitrale a vantaggio dell’Inter al punto tale che Facchetti e Moratti davano il consenso preventivo per la designazione di Gabriele per una partita di Coppa Italia e in cambio i designatori arbitrali ricevevano numerosi favori e cortesie quali l’elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese e non meglio precisati”regalini” e che tali rapporti, essendo diretti ad alterare i principi di terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, oltre ad essere violazione dell’art. 1 CGS  erano anche quindi violazione dell’art. 6 CGS perché diretti ad assicurare un vantaggio in classifica all’Inter. Ricordando che abbiamo già affrontato la faccenda spinosa dei regalini nei precedenti articoli e che tali regalini in altre circostanze (vedi capo e, partita Lecce Juve)  non hanno costituito reato, è poi lo stesso Palazzi che, a pagina 61 della stessa Relazione, ammette che circostanze analoghe nel processo sportivo Calciopoli sono state considerate solo mere violazioni dell’art. 1 per cui, a suo parere, in un eventuale processo sportivo, l’organo giudicante dovrebbe decidere se avvalorare la sua tesi o confermare il criterio interpretativo già utilizzato in altre ipotesi dai giudici sportivi per giudicare casi analoghi. Cosa dire, l’opinione di Palazzi lascia il tempo che trova, ciò che conta è ciò che hanno deciso i giudici regolando situazioni analoghe e sulla base di questo criterio come ammette lo stesso Palazzi, ciò che ha fatto Facchetti entra sicuramente nella violazione dell’art. 1 CGS per via della cena in cui non chiede favori arbitrali ma arbitraggi equi e probabilmente vanno comunque considerate violazioni dell’art. 1 CGS, dando per buono l’assunto che anche i meri contatti di carattere amichevole ricadano in tale violazione, anche le telefonate di cui a questo capo teorico di imputazione ma non sono violazioni dell’art. 6 CGS. Facchetti non chiede favori arbitrali, non interferisce nella formazione delle griglie e non contatta gli arbitri sorteggiati o comunque designati. Perché la violazione dell’articolo 1 CGS divenga anche violazione dell’art. 6 CGS bisogna fare cose come indicare i nomi degli arbitri da inserire nella griglia e richiedere determinati assistenti non raccomandandosi genericamente di “sceglierli bene” ma indicando i nomi a chi è effettivamente in potere di designarli ossia ai designatori e ricevendo da questi l’assenso. Sono cose che Moratti e Facchetti non hanno mai  fatto ma che hanno fatto altri. Gli atti posti in essere da Moratti e Facchetti non costituiscono violazione dell’art. 6 CGS e di conseguenza non costituiscono reato di frode sportiva ed è per questo motivo che queste intercettazioni telefoniche sono state stralciate dal pool investigativo di “Calciopoli” e non sono state  trasmesse alla Giustizia Sportiva. Il pool di “Calciopoli” ha trasmesso esclusivamente le intercettazioni telefoniche sicuramente rilevanti dal punto di vista penale e non invece quelle rilevanti anche per il Codice di Giustizia Sportiva, codice che un PM non è assolutamente tenuto a conoscere esattamente come non è tenuto a conoscere, per esempio, il regolamento interno dei soci del Circolo della Vela.

 

La “Relazione Palazzi” – La cena del 5 gennaio 2005

Allora, come sempre salve a tutti, oggi affronteremo il quarto capo di imputazione teorico riguardante i “misfatti” dell’Inter. È la cena che c’è stata fra Facchetti e Bergamo il 5/01/2005 il giorno prima  dell’incontro fra Livorno e Inter avvenuto a Livorno il 6/01/2005 (qui il link https://youtu.be/Q-EwtWN4pck ). Prima di affrontare questo capo di imputazione è però necessario ritornare sull’argomento della idoneità degli atti su cui si è espressa anche la Cassazione nella sentenza Moggi. Come ho già ripetuto in più circostanze l’atto (ossia l’azione) deve essere oggettivamente idoneo a mettere in pericolo il bene giuridico del corretto e leale svolgimento della gara altrimenti non ci può essere frode sportiva. Se io da casa comincio a dire mentre il giocatore della squadra avversaria tira un calcio di rigore “la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia, la sbaglia ….”  tenendo un corno nella mano sinistra e un ferro di cavallo nella mano destra, questo non è un atto oggettivamente idoneo a mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara a prescindere dal fatto che il rigore abbia o no esito positivo (o negativo, dipende dai punti di vista). A riguardo la Cassazione nella Sentenza Moggi ai punti 24.4 e 24.5 pagina 51, afferma che bisogna tener conto quanto meno della idoneità della condotta essendo insufficiente il semplice aspetto soggettivo (cioè quello che passa nella testa di chi agisce, nell’esempio di prima del tipo con il corno e il ferro di cavallo è chiaro che lui pensa/spera di compiere atti idonei per impedire che il rigore venga realizzato ma il tutto non è sufficiente) e che il reato di frode sportiva si considera perfetto in presenza del fatto diretto a realizzare l’obbiettivo preso di mira, senza che sia necessario l’effettivo conseguimento. In altre parole che significa, significa che non è sufficiente per esempio che Tizio proponga all’arbitro di alterare la partita (perché altrimenti si abbraccerebbe l’interpretazione soggettiva per cui sarebbe sufficiente, per punire, esaminare la volontà dell’agente e si farebbe quindi un processo alle intenzioni) ma occorre che l’arbitro accetti altrimenti la condotta non sarà idonea e questo poi a prescindere dall’effettivo risultato conseguito in campo. Prima di continuare ad esaminare il tema dell’idoneità degli atti vanno messi in chiaro alcuni concetti che ci saranno utili nel proseguo. I reati si differenziano anche dal punto di vista dei mezzi attraverso i quali vengono  commessi per cui vengono distinti in reati a forma libera e reati a forma vincolata.
REATI A FORMA LIBERA : sono quelli che possono essere commessi in qualunque modo. Esempio: l’omicidio in qualunque modo viene commesso, viene punito.
REATI A FORMA VINCOLATA : si viene puniti solo quando il fatto viene commesso nella forma presa in considerazione dal legislatore. Esempio: la truffa richiede artefici o raggiri per essere puniti. Nella norma sulle false comunicazioni sociali e il falso in bilancio, il legislatore considera rilevanti solo le falsità commesse nei bilanci, nelle relazioni o in altre comunicazioni sociali, non rileva qualunque falsità. La prima parte del primo comma del reato di frode sportiva è a forma vincolata perché prevede come condotta tipica la dazione di denaro o altra utilità ad altro partecipante alla gara (arbitro compreso), la seconda parte del primo comma invece è a forma libera perché in maniera omnicomprensiva prevede qualunque altro atto fraudolento comunque volto allo scopo di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione. Proprio per quanto riguarda l’idoneità degli atti esplicativo è il punto 22.4, pagina 46, della sentenza Moggi: “ L’argomento adoperato è in sostanza questo: versandosi – almeno con riferimento alla seconda parte del comma 2 dell’art. 1 della L. 401/89 [qui la Cassazione commette un errore, nella realtà dei fatti si riferisce al primo comma, non al secondo]– in tema di delitto di attentato, a forma libera [perché nella prima parte, come ho già detto invece, non è a forma libera dato che prevede come condotta la dazione di danaro o altra utilità o vantaggio al partecipante della gara], che non ammette il tentativo e che viene costruito come reato di pericolo, la condotta si intende realizzata con il compimento di atti che devono risultare IDONEI ed UNIVOCAMENTE diretti all’alterazione della gara; l’inidoneità di questi atti e la non univocità osterebbero irrimediabilmente ad attribuire rilevanza penale alle condotte. Da qui la conseguenza della irrilevanza di una effettiva alterazione del risultato della gara perché si tratta di un evento estraneo alla fattispecie (nel senso che esso non è necessario per la integrazione del reato), la quale si considera consumata per il fatto di aver posto in essere la condotta di alterazione. D’altra parte la struttura di reato a forma libera permette l’interpretazione sopra indicata: va escluso che possano essere astrattamente predeterminati i limiti ed i requisiti della condotta tipica, mentre È NECESSARIO VERIFICARE, volta per volta, SE I COMPORTAMENTI PRESI IN CONSIDERAZIONE POSSANO COSTITUIRE ATTI FRAUDOLENTI VOLTI A RAGGIUNGERE UN RISULTATO DIVERSO DA QUELLO CONSEGUENTE AL CORRETTO E LEALE SVOLGIMENTO DI UN COMPETIZIONE AGONISTICA”. Per quanto riguarda in particolare le fattispecie rilevanti di reato di frode sportiva a forma libera al punto 25.2 pagina 52 sentenza Moggi vengono fatti alcuni esempi chiarificatori per cui “può rientrare in tale accezione l’intesa tra il presidente di una società militante in un determinato campionato ed il designatore arbitrale per la formazione delle cd. “griglie” degli arbitri destinati a dirigere le singole partite; ed ancora, l’atto attraverso il quale un presidente esprima al designatore le proprie preferenze in modo da inserire nelle cd. “terne” un arbitro piuttosto che un altro. Così come va qualificato fraudolento l’avvicinamento del presidente di una società all’arbitro designato per la partita alla quale prenda parte la squadra “segnalata” ed, ancora, il contatto riservato tra il presidente di una società e i designatori arbitrali e gli arbitri su temi riguardanti lo svolgimento del campionato e il suo andamento, o sui suggerimenti per favorire l’una o l’altra squadra in competizione”. A riguardo va quindi detto che Facchetti ha dei rapporti con Bergamo e in particolare in questo capo di imputazione teorico si incontra in una cena riservata con Bergamo a Livorno. C’è frode sportiva? Per capirlo dobbiamo capire se l’atto è stato idoneo a mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma sulla “Frode sportiva” ossia, come detto già un sacco di volte, il corretto e leale svolgimento della gara. Per capirlo dobbiamo fare un paragone con un’altra cena che vede per protagonisti Moggi, Bergamo e Pairetto. È la famosa cena di natale di cui al capo f) del processo penale “Calciopoli” che viene definita sia in primo grado che in appello inopportuna per quanto prenatalizia e di cui ho anche riportato sulla mia pagina una telefonata su cui ognuno si può fare l’idea che vuole https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/728882847260859/?type=3 . Per questo motivo dobbiamo considerare inopportuna anche la cena fra Facchetti e Bergamo. Nel processo sportivo Calciopoli gli incontri riservati fra Moggi, Giraudo e i designatori sono stati considerati già di per se violazione dell’art. 1 CGS e quindi dobbiamo considerare violazione dell’art. 1 anche questa cena. Ciò che ha fatto diventare questi incontri reato nel processo penale e violazione dell’art. 6 CGS nel processo sportivo è stato ciò che si sono detti. In particolare nel capo f) ci sono una serie di telefonate successive da cui si evince che nella cena prenatalizia non solo si è parlato di griglie ma si è inserito all’interno della griglia per volontà di Moggi l’arbitro Dondarini. Per la verità il capo f) è stato riformato in Cassazione con conseguente rinvio alla Corte d’Appello (che comunque non si può fare per intervenuta prescrizione) perché sostanzialmente andrebbe anche dimostrato che Dondarini, oltre ad essere inserito per volontà di Moggi, essendo poi stato sorteggiato per quella partita, sia stato successivamente contattato e che anche gli altri arbitri inseriti in griglia facessero comunque parte del sodalizio. Questi principi affermati in questo capo di imputazione e più in generale nei processi sportivi, se vogliamo analizzare con serenità e imparzialità anche la “Relazione Palazzi”, andrebbero applicati anche a questa “Relazione”. Dunque, sappiamo allora che Facchetti e Bergamo si incontrano il 5 gennaio per una cena a base di pesce (è Bergamo a chiedere a Facchetti se preferisce la carne o il pesce e Facchetti, giustamente, avendo la possibilità a Livorno di poter mangiare del pesce fresco e buono, cosa più difficile a Milano, gli dice “pesce”), ci sono le varie intercettazioni che abbiamo sentito tutti in rete in cui è Bergamo ad invitare Facchetti a cena a casa sua e Facchetti giustamente accetta, anche se il tutto è comunque violazione dell’art. 1 CGS, umanamente ci sta che Facchetti possa accettare un invito a cena da parte di Bergamo, che avrebbe dovuto fare, declinare l’invito? Probabilmente si, effettivamente anche Galliani, a detta di Bergamo, è stato da lui invitato a cena ma ha declinato l’invito. Poi che è successo a questa cena? Si è parlato di arbitri? Probabile, sarebbe un po’ come andare a cena da Paolo Fox e non approfittarne per parlare di astrologia, è chiaro che si è parlato di arbitri ma in che modo? Hanno formato le griglie insieme in cui Facchetti ha inserito i suoi arbitri amici appartenenti al suo sodalizio o comunque arbitri poi contattati da Facchetti? Decisamente improbabile, non ci sono prove di arbitri contattati da Facchetti dopo questa cena. Non ci sono neanche prove di arbitri inseriti in griglia da Facchetti anzi, ci sono prove che invece Facchetti sia stato invitato per essere sostanzialmente preso in giro, è la prova sta nella famosa telefonata Bergamo Fazi che tutti conosciamo e che è inutile stare a riscrivere ma se qualcuno se la vuole risentire riporto comunque il link https://youtu.be/DL8TdpSioEk . È la telefonata in cui la Fazi gli dice di fargli credere che lui è dalla parte di tutti non solo di Juve e Milan tanto Facchetti avrebbe abboccato perché non è tanto intelligente. La domanda sorge spontanea, un incontro che nasce con queste premesse, ossia con le raccomandazioni della Fazi a Bergamo per raggirare Facchetti può essere un incontro in cui poi si pongano in essere atti tali da mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma sulla frode sportiva ossia il corretto e leale svolgimento della gara? La risposta è sotto gli occhi di tutti, la risposta è no, è per questo motivo che questo incontro e queste telefonate sono state stralciate dal pool investigativo di Calciopoli, perché non costituiscono reato ma, al più, costituiscono violazioni blande dell’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva, codice che un PM o un carabiniere non è assolutamente tenuto a conoscere. A dirla tutta anche i giudici di Napoli mostrano perplessità nella conoscenza del CGS tanto è vero che a pagina 146 della sentenza di appello si leggono testuali parole: “occorre piuttosto operare fra le varie attività (rectius pluralità di atti) desunti dall’intero compendio probatorio, al fine di valutare specifiche condotte non solo dirette a ledere il bene tutelato dalla norma, ma anche e soprattutto concretamente influenti (perché turbative) sul regolare svolgimento delle varie gare sportive […], oltrepassando cioè quei limiti di “contatto” che pur possono esserci in ambiti sportivi ma mai mettendo in pericolo l’autonomia e garanzia di indipendenza di giudizio di organi come la figura arbitrale e conseguentemente di chi ha l’onore e l’onere di designarli”. In altre parole per i giudici di Napoli il contatto era anche possibile purché non violasse la terzietà e imparzialità del mondo arbitrale, per i giudici sportivi invece non era possibile alcun contatto. Una via di mezzo ci può anche stare per cui magari un contatto come una telefonata di auguri di Natale di cui ho trattato nel mio precedente articolo magari può anche essere lecita anche dal punto di vista sportivo e magari può anche essere lecita sempre per il CGS una telefonata fra un presidente di una società e un designatore in cui il presidente di una società chiede al designatore semplicemente chi ha messo in griglia.  Non ho comunque conforto di questa mia tesi dal processo sportivo Calciopoli dato che in quel processo non sono state analizzate e condannate questo tipo di telefonate perché c’erano sicuramente telefonate più gravi da analizzare fra cui una in cui Moggi non chiede chi ha messo in griglia ma confronta la sua griglia con quella di Bergamo e insieme decidono chi deve arbitrare e chi no. Precedenti giurisprudenziali sia sportivi che penali alla mano però, sono leciti i regali di Natale fra Presidenti e arbitri e designatori. Di certo erano proibiti i contatti telefonici di qualunque genere fra arbitri e presidenti, a riguardo c’è pure un processo sportivo sulle schede svizzere che ha portato a condanne per violazione dell’art. 1 CGS e, sicuramente, erano proibite le cene riservate fra designatori e presidenti per violazione sempre dell’art. 1 CGS perché andavano comunque a violare il dovere di correttezza, probità e lealtà a cui devono sottostare tutti gli appartenenti al mondo dello sport. I contatti, ad ogni modo, anche se non erano espressamente vietati, sono comunque violazione del Codice di Giustizia Sportiva e non del Codice Penale. Con la riforma del CGS del 2007 in seguito ai fatti di Calciopoli, il legislatore federale ha comunque inserito al comma 4 dell’art. 1CGS il divieto di intrattenere qualunque rapporto di abitualità fra gli organi dell’AIA o della Giustizia Sportiva e i tesserati, dirigenti e soci delle Società Sportive. Tale divieto è stato poi riconfermato nel CGS del 2014 al comma 4 dell’art. 1 bis. Non essendoci gli estremi per una imputazione per “Frode sportiva” non ci dovrebbero essere neanche gli estremi per una condanna in sede sportiva per violazione dell’art. 6 CGS stante l’oggettiva sovrapponibilità delle due norme essendo entrambe a consumazione anticipata ed essendo entrambe poste a protezione del medesimo bene giuridico ossia il corretto e leale svolgimento della competizione. Pur volendo considerare l’eventualità che la giurisprudenza sportiva, a differenza di quella penale, abbracci l’interpretazione soggettiva per cui è sufficiente la volontà dell’agente di mettere in pericolo il corretto e leale svolgimento della gara (eventualità che affronteremo meglio in altri articoli) a prescindere dall’idoneità dei suoi atti, non ci sono prove che in questa cena Facchetti abbia mai chiesto favori arbitrali di qualunque tipo per cui una condanna per violazione dell’art. 6 CGS in un ipotetico processo sportivo con Facchetti ancora vivo, a mio parere, non ci sarebbe mai potuta essere.