Come tutti noi ben sappiamo un nuovo scandalo sui rapporti fra le tifoserie, la mafia e la Società Juventus sta colpendo il nostro calcio.  Per parlarne bisogna partire da una premessa ossia che, nella realtà dei fatti, non ne sappiamo niente. Tutte le nostre informazioni si basano solo su articoli di giornale, in particolare del Fatto Quotidiano, non abbiamo gli atti delle richieste di rinvio a giudizio in sede sportiva, non abbiamo atti processuali penali o sportivi, non abbiamo i decreti di rinvio a giudizio in sede penale, dal mio punto di vista sarebbe anche fin troppo presto per parlarne ma dato che oramai tutti ne parlano qualcosa la dobbiamo dire. Dunque, fonte Il Fatto quotidiano, sappiamo che c’è una inchiesta della procura di Torino sul rapporto fra la società e la famiglia Elkann Agnelli e gruppi di tifosi composti da personaggi appartenenti a cosche di stampo mafioso. Per quanto riguarda il filone sportivo dell’inchiesta sappiamo che (fonte Fatto Quotidiano https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/750500565099087/?type=3 ) il Procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro, nel documento di chiusura delle indagini, ha scritto:” Con il dichiarato intento di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupato dai tifosi ultras, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendente della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti gruppi ultras, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. Gli inquirenti sportivi hanno inserito nel testo l’accusa più grave per Agnelli: “Ha partecipato personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.  Come scrive Carlo Tecce su “Il Fatto Quotidiano”  (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/734154733400337/?type=3&theater ), “il tutto fa parte di una corposa inchiesta della Procura di Torino sul rapporto fra la società della Famiglia Agnelli/Elkann e i gruppi dei tifosi, sulla gestione dei biglietti e persino degli abbonamenti, sul patto tacito con gli ultras per evitare intralci ai bianconeri – le temute contestazioni – e sugli affari del bagarinaggio che ingolosivano la ‘ndrangheta”.   Cerchiamo di capire cosa può rischiare la Juve dal punto di vista sportivo e poi dal punto di vista penale. Ai sensi dell’art. 12 CGS (Codice di Giustizia Sportiva), primo comma (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=750897915059352&id=572120712937074 ), “alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori, salvo quanto previsto dalla legislazione statale vigente”, è probabile che questo comma possa essere stato violato perché la Juventus, stando alle accuse tutte comunque da dimostrare, abbia effettivamente contribuito con l’elargizione di biglietti al mantenimento di un gruppo organizzato di propri sostenitori. Sicuramente dovrebbe essere stato violato il comma due per cui: “Le società sono tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate”. Infatti, stando a ciò che si legge su Il Fatto Quotidiano nell’articolo di cui ho già riportato sopra il link, la Juventus ha violato le disposizioni di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio. Quali sono le possibili sanzioni per chi viola le disposizioni di cui ai commi uno e due dell’art. 12? Ce lo dice lo stesso articolo 12 al comma 6 per cui per la violazione del comma 1 si applica per le società di serie A la sanzione dell’ammenda che va da un minimo di € 10.000,00 ad un massimo di € 50.000,00, tutto sommato poca cosa per una società con un bilancio in attivo con 7 zeri. Il comma 6 continua specificando anche le sanzioni per la violazione del comma 2 dell’art. 12 per cui:” Per le violazioni di cui ai commi 2 e 3, si applica la sanzione dell’ammenda nelle misure indicate al precedente capoverso; nei casi più gravi, da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, sono inflitte, congiuntamente o disgiuntamente in considerazione delle concrete circostanze del fatto, anche le sanzioni previste dalle lettere d), e), f) dell’art. 18, comma 1”. Cerchiamo di tradurre, per le violazioni di cui al comma due sono sempre inflitte le sanzioni che ho già indicato (del comma 3 parleremo dopo) da 10.000,00 € fino a 50.000,00 €, nei casi più gravi, in particolare per la recidiva, possono essere inflitte le seguenti sanzioni: obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse; obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori; squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato, fino a due anni (qui l’art. 18 CGS https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759198410895969&id=572120712937074 ). C’è la recidiva? Niente di meglio che cercarla nel CGS e studiarsela. La recidiva nel CGS è regolata dall’art. 21 CGS (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759355794213564&id=572120712937074 ), come si evince dalla lettura dell’art. 21 CGS affinché ci sia la recidiva con il conseguente aumento della sanzione occorre che il tesserato o la società incorra in due o più sanzioni per violazione dei medesimi regolamenti federali, non è questo il caso dato che il tutto si risolverà eventualmente in un solo processo sportivo e quindi in una sola sanzione finale anche se comunque, pur non essendoci la recidiva, il fatto potrebbe comunque essere giudicato come grave e quindi potrebbero comunque essere irrogate sanzioni di una certa gravità. E c’è la violazione anche del comma 3 dell’art. 12 CGS? Innanzitutto leggiamolo: “Le società rispondono per la introduzione o utilizzazione negli impianti sportivi di materiale pirotecnico di qualsiasi genere, di strumenti ed oggetti comunque idonei a offendere, di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni oscene, oltraggiose, minacciose o incitanti alla violenza. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione oscena, oltraggiosa, minacciosa o incitante alla violenza o che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di origine territoriale”. Perché ho evidenziato la prima parte del 3° comma? Perché è proprio quella che a noi interessa di più. Stando alle accuse così come riportate da un articolo di Carlo Tecce (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/736149829867494/?type=3&permPage=1 ) “Andrea Agnelli non ha soltanto incontrato esponenti della malavita organizzata che si spacciavano per ultras e ottenevano ingenti quantità di biglietti, ma ha consentito persino l’ingresso allo Juventus Stadium di petardi e striscioni vietati durante un derby con il Torino”. Quali possano essere gli striscioni non è dato saperlo, il mio pensiero va al famoso striscione “Quando volo penso al Toro” ma ovviamente è solo un mio presentimento senza alcun genere di prova (qui il link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=759570717525405&id=572120712937074 ). Sono solamente questi i commi dell’art. 12 CGS violati dalla Juventus? Assolutamente no. A chiusura dell’impianto accusatorio c’è anche, ovviamente, la violazione del comma 9 dell’art. 12 CGS per cui: “Ai tesserati è fatto divieto di avere rapporti con esponenti e/o gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società. In ogni caso detti rapporti devono essere autorizzati dal delegato della società ai rapporti con la tifoseria. In caso di violazione delle richiamate prescrizioni, si applicano le medesime sanzioni di cui al comma 8”. Esso ovviamente non riguarda le sanzioni possibili che possono essere inflitte alla Juventus ma ai suoi tesserati, in particolar modo ad Andrea Agnelli (oltre che a Calvo, Merulla e D’Angelo) . Andiamo quindi a leggere il comma 8, cominciamo dalla prima parte:” Ai tesserati è fatto divieto di avere interlocuzioni con i sostenitori durante le gare e/o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che, in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività, costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana”. Anche questa prima parte, se fosse vera la mia ipotesi del tutto azzardata che Andrea Agnelli avesse acconsentito, ma è tutto da dimostrare, all’ingresso nelle tribune dello striscione sul Toro ci potrebbe stare nei capi di imputazione nel processo sportivo sempre che il giudice sportivo non consideri la cosa già giudicata e quindi decida di non procedere nuovamente. Andiamo comunque a vedere le sanzioni che si applicano sia per la violazione del comma 8 che per le violazioni del comma 9. Il comma 8 continua appunto in questa maniera:” in caso di violazione del divieto si applicano le sanzioni di cui all’art. 19, comma 1, lett. e) o h)”. Andiamo quindi a leggere queste sanzioni, la lettera e) dell’art. 19 comma 1 CGS prevede appunto come sanzione la squalifica per una o più giornate di gara che in caso di particolare gravità non può essere inferiore a quattro; la lettera h) prevede inoltre l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro. Il comma 8 prevede inoltre che, unitamente a queste sanzioni si applichi ai tesserati che, in ambito professionistico, è  il caso di Andrea Agnelli, incorrano nelle suddette violazioni la sanzione di cui all’art. 19, comma 1, lett. d) ossia l’ammenda con diffida che lo stesso comma 8 quantifica per i tesserati delle società di Serie A in € 20.000,00. Riassumendo possiamo quindi dire che la Juve dal punto di vista sportivo rischia una o più ammende di lieve entità considerando il suo fatturato e, forse, l’obbligo di disputare delle partite a porte chiuse mentre Andrea Agnelli e altri eventuali tesserati della Juve che saranno considerati colpevoli rischiano una ammenda di € 20.000,00 e una squalifica. Tutto sommato poca cosa a meno che il giudice sportivo non consideri le violazioni della Juventus particolarmente “gravi” e opti per la squalifica del campo per un periodo particolarmente lungo. A quanto pare la giustizia sportiva pare intenzionata a celebrare il processo sportivo quanto prima  ( qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) il tutto sarebbe a mio parere un vero peccato perché, stando a ciò che dice l’art. 25 CGS (qui il link  https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=760087347473742&id=572120712937074 ) per cui,  facendo ricadere il caso in questione nella lettera d) del primo comma e, considerando ciò che è scritto al secondo comma, il tutto si dovrebbe prescrivere in sei anni quindi, considerando che i fatti in questione (fonte Il Fatto Quotidiano, qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/761204797361997/?type=3&permPage=1 )dovrebbero riguardare il periodo dal 2011/12 fino al 2015/16, il tutto si dovrebbe prescrivere nel 2022. Ci sarebbe quindi tutto il tempo per poter almeno attendere un grado di giudizio penale che incomincerà il 23 marzo per poter avere una idea più chiara dell’accaduto e poi dopo procedere con il processo sportivo. Evidentemente la storia del processo sportivo “Calciopoli” non ha insegnato niente. Seguiremo comunque sulla mia pagina l’evolversi del processo penale dove la Juve, per il momento, non risulta parte lesa ma neanche imputata stando a quello che è scritto su Il Fatto Quotidiano (qui il link https://www.facebook.com/572120712937074/photos/a.572498079566004.1073741828.572120712937074/760624640753346/?type=3&permPage=1 ) anche se altre fonti (SKY), affermano che la Juve sia parte lesa nel processo penale. Cosa rischia dal punto di vista penale la Juve? Per il momento niente, se però, dalle risultanze del processo penale, si dovesse riscontrare un suo coinvolgimento diretto, una sua connivenza con esponenti della mafia come pare sostengano gli inquirenti della magistratura sportiva, rischia severissime sanzioni in campo penale. Perché ciò possa succedere occorre che dalle risultanze del processo penale emergano fatti tali per poter sostenere una accusa, in un secondo processo, di concorso in associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di alcuni tesserati della Juve. Eventualmente ne parleremo. I più curiosi si possono incominciare a cercare su internet la legge 231/2001 ed eventualmente se la possono anche studiare. Per il momento accontentiamoci di sapere che il 23 marzo incomincerà il processo penale con l’udienza preliminare. Che cos’è? È una udienza “filtro”, serve per vagliare se le prove portate dall’accusa sono sufficienti a sostenere una accusa in giudizio e dove le parti (accusa e difesa) presentano le proprie richieste istruttorie come, per esempio, chiedere che vengano sentiti determinati testimoni. Inoltre gli imputati hanno anche la possibilità di poter richiedere di essere processati tramite rito “abbreviato” o di poter patteggiare, eventualità quest’ultima di difficile applicazione nel caso specifico considerando che fra i capi di imputazione ci sarà sicuramente il 416 bis c.p., reato che prevede pene troppo elevate per poter essere patteggiate ai sensi dell’art. 444 del Codice di procedura penale.

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