Come tutti noi ben sappiamo (fonte: il Fatto Quotidiano,martedì 25 ottobre, articolo di Zilaini) la VICTORIA 2000 S.r.l., in qualità di società che gestiva finanziariamente il Bologna FC, ha presentato querela sia nei confronti della società Juventus FC S.p.A. che nei confronti della società Fiorentina per falso in bilancio in quanto, non avendo accantonato nessuna somma in previsione di un eventuale risarcimento  nei confronti della stessa VICTORIA 2000 S.r.l.  a seguito di una eventuale soccombenza nel processo civile che li vede coinvolte per i risarcimenti sia dei danni patrimoniali che non patrimoniali sia nei confronti di Gazzoni che della Victoria 2000, hanno presentato, a parere dei legali di Gazzoni, proprietario della VICTORIA 2000 S.r.l., un bilancio non corrispondente alla loro reale situazione economica. Il reato di falso in bilancio è regolato dall’art. 2622 del Codice civile, l’articolo è il seguente, vi invito fin da ora a prestare attenzione al primo comma che ho volutamente sottolineato:

Art. 2622.
False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori.

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.

Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate:
1) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea;
2) le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;
3) le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea;
4) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Il primo comma descrive sia l’elemento soggettivo, ossia ciò che deve passare per la testa del reo nel momento in cui compie il reato (detto in termini tecnici sarebbe la volontà giuridica di delinquere che può essere dolosa, colposa o preterintenzionale)  che l’elemento oggettivo del reato ossia la condotta che consiste, in questo caso, nell’esporre consapevolmente (e quindi con dolo) fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettendo fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore. A riguardo va detto che sia nel bilancio della Fiorentina che nel bilancio della Juve l’eventuale passività per un risarcimento danni è comunque citata, per la precisione nel bilancio della Juventus FC S.p.A. sono scritte testuali parole che vado qui a ripetere: “per appostare un accantonamento in bilancio a fronte di una controversia in corso è necessario che il consiglio valuti che sia probabile la soccombenza e quindi che eventualmente insorga una passività; in questo momento la Società non ha alcuna certezza che questo sia probabile” (fonte: Il Fatto Quotidiano, articolo di Ziliani, 15/10/2016) e, nella “Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2016”, interamente reperibile su internet, a pagina 41, sono scritte testuali parole: “ Sulla base delle controversie attualmente in corso, non si possono escludere futuri effetti negativi, anche di rilevante ammontare, sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Juventus”. Anche nel bilancio della Fiorentina è comunque citata la controversia in questione con la specificazione che nessun accantonamento è stato predisposto a bilancio perché la Fiorentina “ha sostenuto in ogni grado di giudizio la legittimità del comportamento proprio e dei propri esponenti e conseguentemente ritiene che non sussistano i presupposti per una propria responsabilità rispetto alla retrocessione in Serie B al termine della stagione 2004/05 di Atalanta, Brescia e Bologna FC (…). Confida pertanto nel rigetto di tutte le richieste avanzate” (fonte: Il Fatto Quotidiano, articolo di Ziliani, 15/10/2016). Non ritengo quindi, personalmente, a riguardo bisogna comunque essere sempre garantisti,  che le condotte posta in essere da Juve e Fiorentina ricadano nel  reato di cui all’art. 2622 c.c. Francamente, non mi sembra che tali dichiarazioni possano essere tali da indurre in qualche modo in errore gli altri, non è che la Fiorentina come anche la Juve, per intenderci, abbiano negato l’esistenza di qualsiasi contenzioso con il Bologna FC o con altre squadre, semplicemente sia la Juve che la Fiorentina, pur essendo a conoscenza di questi contenziosi e pur menzionandoli nel loro bilancio, non ritengono il caso di dover accantonare per il momento nulla. A riguardo la Giurisprudenza, con Sentenza Cass. Pen. 26/1/2011 n.  2784 rv. 249258 ha affermato che: ”In tema di false comunicazioni sociali, la disposizione di cui all’art. 2622 c.c. come richiamata dall’art. 223 comma secondo, n. 1, legge fall., richiede oltre al dolo generico (rappresentazione del mendacio) e al dolo specifico rispetto ai contenuti dell’offesa, qualificata da ingiusto profitto, il dolo intenzionale di inganno dei destinatari, previste per escludere letture in chiave di dolo eventuale; ancorché compatibile con la presenza di concomitanti finalità”. Allora, cerchiamo di spiegare, il dolo è generico quando l’agente (colui che agisce) vuole realizzare la condotta tipica incriminata dalla norma( es. omicidio) ed è specifico quando, oltre alla previsione e alla volontà, si aggiunge il perseguimento di un fine ulteriore  (es. arricchimento in caso di furto). Tutte le volte che ci troviamo in un articolo del codice penale (ed anche alcuni del codice civile in cui sono previste sanzioni penali) di fronte a parole come “al fine di”, “allo scopo di”, e così via, ci troviamo di fronte ad un dolo specifico. Un esempio è dato proprio dall’art. 416 del C.p., che esordisce proprio con queste parole: “Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti ……” perché associarsi non è di per se un reato, lo diventa nel momento in cui lo si fa “allo scopo di” commettere più delitti (dolo specifico). Cosa sia il dolo intenzionale lo dice la parola stessa, ossia quando l’agente assume un comportamento voluto (esempio: Tizio decide di uccidere Caio, pone in essere la condotta che ricade nel reato di omicidio e quindi ci troviamo di fronte ad un omicidio con dolo intenzionale), il dolo eventuale invece si ha quando l’agente si rappresenta la possibilità che l’evento si verifichi ma se ne disinteressa accettando la possibilità che tale fatto si verifichi (esempio: Tizio e Caio decidono di sfidarsi in una gara di velocità con le loro autovetture su una strada aperta al traffico, sanno che con la loro condotta possono ammazzare qualcuno ma sostanzialmente se ne disinteressano, nel momento in  cui ammazzeranno qualcuno saranno in omicidio con dolo eventuale). Tornando a noi, quindi, il fatto che, in qualche maniera, la comunicazione sociale possa trarre in inganno gli azionisti come i terzi poco attenti (dolo eventuale) è assolutamente irrilevante perché la norma richiede, come elemento soggettivo,  la volontarietà (dolo intenzionale) di nascondere l’effettiva situazione economica al fine di ottenere un ingiusto profitto (dolo specifico). Volontarietà che in questo caso non sussiste perché i contenziosi sono comunque menzionati sia nel bilancio della Juve che in  quello della Fiorentina. A riguardo va aggiunto che questa sentenza che ho appena citato riguarda un imputato che forniva una situazione tranquillante del novero societario quando esso era, in realtà, sommerso da debiti e impellenti ingiunzioni. Fiorentina e Juventus FC S.p.A.  non sono sommerse da debiti e non hanno impellenti ingiunzioni, hanno una causa in corso che durerà presumibilmente una decina di anni e hanno quindi tutto il tempo per accantonare i fondi necessari per liquidare Gazzoni o i suoi eredi.  Va inoltre aggiunto che l’art. 2424 bis, terzo comma, Codice civile, prevede che  “Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati o l’ammontare o la data di sopravvenienza” infatti, a pagina 73 della succitata Relazione finanziaria, è scritto testualmente: “i fondi per rischi ed oneri sono iscritti a fronte di perdite di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali, tuttavia, non sono determinabili l’ammontare e/o la data di accadimento. L’iscrizione viene rilevata solo quando esiste un’obbligazione corrente (legale o implicita) per una futura fuoriuscita di risorse economiche come risultato di eventi passati ed è probabile che tale fuoriuscita sia richiesta per l’adempimento dell’obbligazione. Tale ammontare rappresenta la miglior stima attualizzata della spesa richiesta per estinguere l’obbligazione. Il tasso utilizzato nella determinazione del valore attuale della passività riflette i valori correnti di mercato ed include gli effetti ulteriori relativi al rischio specifico associabile a ciascuna passività. In applicazione dello IAS 37, paragrafo 66, rientrano negli accantonamenti a fondi rischi gli oneri per retribuzioni contrattualmente dovute a personale tesserato o non tesserato non più impiegato nel progetto tecnico o nell’organizzazione societaria. Rientrano in tali fattispecie allenatori esonerati e calciatori non facenti parte del progetto tecnico. I rischi per i quali il manifestarsi di una passività è soltanto possibile sono indicati nell’apposita sezione informativa su impegni e rischi delle note illustrative e non originano alcun stanziamento”. In altre parole, il tutto, sostanzialmente, significa che i legali della Juve hanno ritenuto possibile la perdita della causa civile contro Gazzoni, possibile ma non probabile e oltretutto non quantificabile aprioristicamente. Il tutto credo che sia a dir poco logico, il Bologna FC può anche chiedere un miliardo di euro di risarcimento danni, non significa che la Juventus FC S.p.A., come del resto anche la Fiorentina, siano tenuti ad accantonare tale somma. Saranno tenuti ad accantonare tale somma solo con la presenza di una obbligazione corrente che ci potrà essere soltanto dopo la sentenza definitiva. Infatti, si legge nella succitata Relazione, a pagina 97 per l’esattezza, che sono stati si accantonati, a fondo per rischi ed oneri correnti, 2.316.000 € ma per la sentenza del 1° luglio 2016 del Collegio Arbitrale per il procedimento versus Nike European Operations Netherlands B.V., che ha condannato la Juventus al pagamento di un indennizzo oltre interessi ed al rimborso di spese legali, per un totale di € 1.900.000, procedimento che è giunto a sentenza definitiva. Fino al giorno della sentenza definitiva quindi, sia la Juve che la Fiorentina hanno il dovere di menzionare nel loro bilancio la richiesta di Gazzoni ma possono anche ritenerla possibile ma non probabile o addirittura infondata e per questo decidere di non accantonare niente. A riguardo anche la Giurisprudenza con la sentenza del Tribunale di Milano del 21/12/2005 ha sancito che “è corretto non iscrivere in bilancio un accantonamento per una pretesa creditoria avanzata da un terzo nei confronti della società che appare infondata”.  Possiamo tranquillamente concludere che la querela presentata dai legali di Gazzoni sia contro la Juve che contro la Fiorentina per “Falso in bilancio”, si risolverà, a mio parere, in una assoluzione delle Società sportive imputate perché il loro comportamento non ricade nella fattispecie di reato descritta dall’art. 2622 C.c. in quanto non hanno il dovere di accantonare somme per una causa che si deve ancora definire o, addirittura, per mancanza di legittimazione a presentare querela da parte di Gazzoni. Depone a favore di questa ultima tesi la Sentenza Cass. Pen. 23/9/2009 n. 37133 che ha sancito che “in tema di falso in bilancio, non sussiste la legittimazione a presentare querela del creditore contestato o eventuale, in quanto è necessario che il credito risulti documentato con un affidabile grado di certezza”, certezza che, come già detto, nel nostro caso manca e che si avrà solo dopo la sentenza definitiva del Giudice Civile a cui la Sentenza di Cassazione Moggi ha rinviato per la quantificazione e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. In questo momento la posizione del Gazzoni si avvicina di più, a mio parere, a quella del creditore contestato ed eventuale altrimenti i legali della Juve e della Fiorentina avrebbero già disposto una transazione (un accordo) con i legali di Gazzoni per il risarcimento e non starebbero preparando le giuste strategie per difendersi nel processo civile in corso. A riguardo va comunque ricordato che la sentenza di Cassazione Moggi ha semplicemente statuito l’esclusione della responsabilità civile della Juve nei confronti di Brescia e Lecce per intervenuta rinuncia senza null’altro statuire per quanto riguarda la posizione del Bologna(punto 109, pagina 137) e rinviando tutte le statuizioni riguardanti il risarcimento danni al Giudice civile. La Giurisprudenza ha si imposto il principio di prudenza nell’operazione di redazione del bilancio ma tale principio viene violato solo di fronte a valutazioni macroscopicamente irragionevoli oppure prive di una adeguata spiegazione dei criteri a cui detta valutazione è ispirata (Cass. 24/11/2000, n. 15189, rv. 542129) e la scelta di non accantonare fondi per l’azione di risarcimento danni avviata dai legali di Gazzoni non mi sembra macroscopicamente irragionevole e neanche priva di una adeguata spiegazione. Chiudo questo articolo in cui, incredibile ma vero, ho difeso la Juve e la Fiorentina, ma vedi tu a me chi me lo doveva dire, con un paio di link riguardanti lo IAS 37, materia più per revisori contabili che per giuristi, che ho trovato su internet, per chi fosse interessato a studiarselo approfonditamente per poi apporre, nei commenti, un contributo importante alle tematiche trattate in questo articolo:  http://economia.uniparthenope.it/isa/coronella/IAS%2037%20-%20Accantonamenti%20passivit%E0%20attivit%E0.pdf  http://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/downloads/2011/01/IAS-37.pdf .

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