Allora, come sempre, salve a tutti. Questo articolo nasce da una domanda ben precisa che mi ha fatto Salvatore Sorrentino amico di chiara fede interista che, su Facebook, mi ha domandato appunto cosa potesse succedere nel caso in cui Moggi o Gazzoni che sono comunque persone di una età avanzata dovessero, nelle more del processo, facendo tutti gli scongiuri del caso, venire meno. Dato che anche il processo civile si svolge su tre gradi di giudizio i quali, esattamente come quello penale due sono di merito e uno, la Cassazione appunto, è di legittimità, che succederebbe se Moggi nel frattempo, facciamo tutti gli scongiuri del caso, dovesse venir meno? Il Brescia Calcio, per fare un esempio pratico, non avrebbe più diritto al risarcimento? Questa eventualità è prevista dal Codice di procedura civile (C.p.c.) tramite l’istituto della interruzione che è appunto preordinato a garantire l’effettività del contraddittorio in situazioni in cui una delle parti sia colpita da determinati eventi che potrebbero menomare la sua concreta possibilità di partecipare attivamente al processo quali, appunto, la morte o la mera scomparsa della parte, l’estinzione di un soggetto diverso dalla persona fisica come può essere la società Fiorentina, la perdita della capacità di stare in giudizio derivante ad esempio da interdizione, inabilitazione o fallimento ed altre fattispecie simili che non credo che a noi per il momento possano interessare. In questi casi, affinché si produca l’interruzione, l’evento tale da produrla deve verificarsi prima della chiusura della discussione davanti al giudice. Nel momento in cui si produce l’interruzione non si possono più compiere atti nel procedimento e quelli compiuti sarebbero nulli anche se la parte che li ha compiuti sia all’oscuro dell’evento interruttivo. La pausa determinata dall’interruzione è sempre per propria natura temporanea e la ripresa del processo può avvenire a seconda dei casi tramite prosecuzione dello stesso da parte di coloro cui spetti subentrarvi in luogo della parte colpita dall’interruzione, oppure tramite riassunzione, ad opera di una delle altre parti. Ma a chi spetta subentrarvi? Ce lo dice l’art. 110 C.p.c. ai sensi del quale “  Quando la parte vien meno per morte o per altra causa, il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto”. Quindi, nel caso dovessero venir meno alcune parti, per esempio Moggi o Gazzoni, il processo proseguirà nei confronti del figlio di Moggi dal figlio di Gazzoni. A riguardo, nel caso di più eredi, la giurisprudenza ha affermato che nel caso  della  morte di una delle parti nel corso del giudizio di primo grado, la  sua legittimazione attiva e passiva si trasmette ai suoi eredi  i quali, succedendo al soggetto originario, vengono a trovarsi per  tutta la durata del giudizio in una situazione di litisconsorzio necessario   per   ragioni   processuali  che,  a  prescindere  dalla scindibilità o meno del rapporto sostanziale, impone la riassunzione del  processo nei confronti di tutti i coeredi e ciò qualunque sia la  natura  del  rapporto  oggetto della lite e, quindi, anche quando manchi  la  successione  nel  diritto posto a fondamento del rapporto sostanziale  controverso  (v. Cass. 14 maggio 1984, n. 2931). Tradotto in soldoni significa che nel caso di dipartita di una parte succedono tutti gli eredi sia nel caso in cui debbano risarcire che nel caso in cui debbano riscuotere un risarcimento, ovviamente suddividendo in parti uguali sia l’eventuale introito che l’eventuale risarcimento. A riguardo c’è da aggiungere che la mancata integrazione del processo nei confronti di tutti gli eredi importa la nullità assoluta, rilevabile d’ufficio  anche in cassazione, del procedimento e della sentenza che lo  ha  concluso  (ex  multis  Cass.  29 gennaio  1991,  n.874, Cass. 18 gennaio  1988,  n. 331;  Cass.  20 dicembre  1988, n. 6942 e Cass. 14 maggio 1984, n. 2931). Sul punto la giurisprudenza è tornata in altre circostanze sempre riaffermando il concetto che, nel caso di morte  di una delle parti del giudizio, la sua legittimazione attiva e passiva  si  trasmette  agli  eredi  i  quali, succedendo al soggetto originario, vengono a trovarsi per tutta la durata del giudizio in una situazione  di  litisconsorzio  necessario  processuale  avulsa dalla scindibilità o meno  del  rapporto  sostanziale (Cass. 20 dicembre 1994, n. 10969) infatti, l’esito del precetto (che cos’è il precetto? Ve lo spiego un’altra volta, voi per il momento fate finta che io abbia scritto processo) di cui era parte il “de cuius”(il defunto) è destinato ad incidere solo indirettamente, e nella misura di cui all’art. 754 c.c.(ossia in proporzione alla loro quota ereditaria), col patrimonio dei singoli eredi, mentre incide direttamente sull’eredità nel suo complesso (Cass. 1 gennaio 2011, n. 25706). Due parole vanno quindi dette, prima di continuare, su cosa significa “litisconsorzio necessario”. Ce lo dice il primo comma dell’art. 102  C.p.c. : “se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire (ossia citare in giudizio) o essere convenute (ossia citate in giudizio) nello stesso processo”. Questo è il litisconsorzio necessario, quando più parti devono stare nel processo perché la domanda della parte che agisce (l’attore) è rivolta a più persone contemporaneamente o più persone contemporaneamente devono rivolgere la stessa domanda (in questo caso di risarcimento danni) ad una sola persona. Diverso è ovviamente il caso in cui ad estinguersi sia la Società Fiorentina o peggio la Società Juventus ma, essendo queste delle eventualità che ritengo altamente improbabili, non mi soffermerò a spiegare in questa sede come eventualmente si dovrà risolvere il problema. Se putacaso la cosa si dovesse verificare la affronteremo. Una volta dichiarato in udienza l’evento interruttivo che in linea teorica dovrebbe avvenire ad opera dell’avvocato della parte colpita dall’evento interruttivo ma può anche avvenire con la semplice costituzione in giudizio di uno degli eredi e in tal caso andrebbe comunque ordinata l’integrazione  del contraddittorio nei confronti degli altri coeredi ( in tal senso, Cass. 27 gennaio 1982, n. 536), il processo continua appunto con la riassunzione in capo agli eredi della causa. Senza che stia ora a spiegare tecnicamente come si procede alla riassunzione, mi preme specificare che essa non avviene solo in caso di morte di una delle parti ma anche nel caso in cui, come molto probabilmente accadrà per la domanda del Brescia, il processo sia spostato da un ufficio giudiziario ad un altro di un’altra città (nel caso specifico il processo sarà spostato, molto probabilmente, da Brescia a Napoli). In particolare, per quanto riguarda il Brescia, la domanda di risarcimento danni è sostanzialmente dovuta alla retrocessione del Brescia grazie anche alla partita Lecce Parma unica partita che è stata considerata sia in sede penale che in sede sportiva come partita “alterata”. Lo juventino medio a riguardo obietta, a ragione, che se il Brescia avesse vinto a Firenze in quell’ultima giornata del campionato 2004/05 mentre in contemporanea si giocava Lecce Parma, si sarebbe comunque salvato. Come si procede per il risarcimento danni quando anche la parte che ha subito il danno ha contribuito al verificarsi dell’evento (in questo caso la retrocessione) con la sua condotta?  In questo caso entra in gioco un altro istituto, quello della “perdita di chance”, che cos’è? Va be ragazzi, ve lo spiego la prossima volta, per il momento credo di avervi tediato abbastanza con questo noiosissimo articolo di procedura civile che già so che avrà poche condivisioni ma che ho fatto perché sento il dovere di spiegarvela piano piano affinché possiate capirci qualcosa e non ve ne usciate un giorno con eresie del genere “a Facchetti dopo che è morto non si poteva più nominare mentre invece a Moggi ….”, la responsabilità penale come anche, in parte, quella da illecito sportivo è personale mentre quella civile no, è trasmissibile agli eredi. Buona giornata.

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