Art. 39 C.G.S.

Revocazione e revisione

  1. Tutte le decisioni adottate dagli Organi della giustizia sportiva, inappellabili o divenute irrevocabili, possono essere impugnate per revocazione innanzi alla Corte federale di appello, entro trenta giorni dalla scoperta del fatto o dal rinvenimento dei documenti:
    a) se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno all’altra;
    b) se si è giudicato in base a prove riconosciute false dopo la decisione;
    c) se, a causa di forza maggiore o per fatto altrui, la parte non ha potuto presentare nel precedente procedimento documenti influenti ai fini del decidere;
    d) se è stato omesso l’esame di un fatto decisivo che non si è potuto conoscere nel precedente procedimento, oppure sono sopravvenuti, dopo che la decisione è divenuta inappellabile, fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia;
    e) se nel precedente procedimento è stato commesso dall’organo giudicante un errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa.
    2. La Corte federale di appello può disporre la revisione nei confronti di decisioni irrevocabili se, dopo la decisione di condanna, sopravvengono o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il sanzionato doveva essere prosciolto oppure in caso di inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della decisione con quelli di altra decisione irrevocabile, od in caso di acclarata falsità in atti o in giudizio.
    3. Ai procedimenti di revocazione si applicano, in quanto compatibili, le norme procedurali dei procedimenti di ultima istanza.
    4. L’organo investito della revocazione si pronuncia pregiudizialmente sulla ammissibilità del ricorso per revocazione.
    5. Non può essere impugnata per revocazione la decisione resa in esito al giudizio di revocazione.

 

Art. 395. C.p.c.
(Casi di revocazione)

Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione:
1) se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra;
2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;
4) se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;
5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;
6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

 

Art. 630. C.p.p.
Casi di revisione.

  1. La revisione può essere richiesta:
  2. a) se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale;
  3. b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata, che abbia deciso una delle questioni pregiudiziali previste dall’articolo 3 ovvero una delle questioni previste dall’articolo 479;
  4. c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’articolo 631;
  5. d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto previsto dalla legge come reato.

 

 

Come ho spiegato nel mio precedente articolo, per poter ricorrere ai sensi dell’art. 39 comma 1 lettera e) alla revisione del processo sportivo occorre che dalla semplice lettura della motivazione traspari in maniera chiara che è stato commesso dall’organo giudicante un errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa. Deve comunque trattarsi di un errore palese facilmente intuibile ad una attenta lettura delle motivazioni della sentenza senza il bisogno che intervenga qualche altra sentenza successiva. Si tratta quindi di una revocazione di carattere ordinario e quindi esperibile nel termine massimo previsto per l’impugnazione che nel processo civile ordinario è di 30 giorni. Nel processo sportivo invece il termine ordinario per l’impugnazione sarebbe di soli 7 giorni ma questa distinzione nell’art. 39 del CGS non c’è. L’articolo 39 del C.G.S. afferma semplicemente che si può proporre la revisione entro  trenta giorni. A riguardo inoltre non viene in soccorso la giurisprudenza sportiva che, per quanto riguarda l’art. 39 C.G.S. è totalmente assente a parte il caso Guardiola che andremo poi ad esaminare nei prossimi articoli e altri casi riguardanti il calcio dilettantistico che sono stati rigettati perché considerati inammissibili. Manca o è comunque difficile da trovare bibliografia degna di nota, procederemo quindi, sempre un po’ a tentoni, andando a confrontare la revisione sportiva con la revocazione civile di cui all’art. 395 C.p.c. e la revisione penale di cui all’art. 630 C.p.p., istituti da cui comunque, indiscutibilmente, l’art. 39 C.G.S. attinge a piene mani ed è proprio per questo motivo che, scusate il gioco di parole, ho aperto questo articolo e con questi tre articoli, ad ogni modo invito chiunque trovi testi o sentenze inerenti l’art. 39 CGS a segnalarmeli per una maggiore completezza di studio che tutti quanti insieme cercheremo di fare. Tornando a noi, oltre al caso di cui all’art 395 n. 4) di cui ho trattato nel mio precedente articolo, nel processo civile esiste un altro caso di revocazione ordinaria che è pertanto esperibile entro il termine ordinario di 30 giorni dalla sentenza civile ed è previsto dall’art. 395 n. 5). Esso consiste nell’essere la sentenza contraria ad altra precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione. L’ipotesi, quindi, è che la decisione impugnata contrasti con un’ulteriore sentenza già passata in giudicato, idonea, dal punto di vista oggettivo e soggettivo, a fare stato tra le parti, ai sensi dell’art. 2909 c.c. il quale appunto recita che:” l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa” e conseguentemente vincola il giudice. Potrebbe trattarsi, pertanto, non solo di un giudicato formatosi sullo stesso oggetto (nel qual caso il conflitto sarebbe pratico), ma anche – stando all’opinione prevalente – di un giudicato riguardante un diritto o un rapporto pregiudiziale rispetto a quello su cui ha pronunciato la sentenza impugnata (sicché il conflitto sarebbe meramente logico). Nessun contrasto sussisterebbe, invece, se la prima decisione avesse pronunciato incidenter tantum (ossia senza autorità di giudicato) sul diritto che  viene in rilievo nel secondo giudizio. Talora si è affermato, soprattutto in giurisprudenza, che la norma in esame, discorrendo di mancata pronuncia sulla eccezione di cosa giudicata, si riferisca al solo giudicato esterno e non anche a quello formatosi all’interno del giudizio, che ovviamente dovrebbe sempre risultare dagli atti e che il giudice, pertanto, sarebbe comunque tenuto a rilevare d’ufficio. A riguardo soccorre la sentenza di  Cassazione n. 155/2014 per cui l’istanza di revocazione, prevista dall’art. 395, n. 5, cod. proc. civ., per essere la sentenza da revocare contraria ad altra precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata, è ammissibile solo quando si tratta di giudicato risultante da un giudizio separato e sempre che, con la sentenza da revocare, il giudice non abbia pronunciato sull’eccezione di giudicato esterno. Quando invece il contrasto con un precedente giudicato si riferisce ad una sentenza pronunciata nell’ambito dello stesso giudizio, il rimedio contro la violazione del giudicato interno è quello del ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ. ossia per nullità della sentenza o del procedimento. In questa seconda ipotesi, dunque, come pure nel caso in cui, trattandosi di giudicato esterno, la relativa eccezione fosse stata proposta e il giudice avesse omesso di prenderla in esame,  si tratterebbe di un vizio in procedendo da far valere non con la revocazione, bensì con il ricorso per cassazione. Questo problema ad ogni modo non riguarderebbe la procedura sportiva dato che il supremo organo della Giustizia Sportiva ossia  la Corte federale d’Appello competente ex art. 31, comma 2, lettera a) C.G.S. per i procedimenti di revisione e revocazione è competente, ai sensi dell’art. 37, comma 4 C.G.S., sia per quanto riguarda le questioni di  merito che per questioni di legittimità a differenza di ciò che succede nella procedura sia penale che civile dove la Cassazione è giudice di legittimità ossia, a differenza degli altri gradi di giudizio, non entra nel merito della questione ma va solo a stabilire se la legge sia essa processuale che sostanziale sia stata applicata in maniera corretta oppure no. Ad ogni modo non è presente nell’art. 39 C.G.S. il punto di cui all’art. 395 n. 5) C.p.c. che probabilmente rientra invece insieme al punto 4) del 395 del Codice di procedura civile nella più generica lettera e) del primo comma dell’art. 39 C.G.S. che prevede la revocazione nel caso in cui nel precedente procedimento è stato commesso dall’organo giudicante un errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa. Quindi ogni qual volte c’è un errore che si evince dalla lettura delle motivazioni della sentenza sportiva perché in un punto, per fare un esempio, dice una cosa e in un altro punto dice l’esatto contrario oppure perché la sentenza sportiva è contraria ad una precedente interna (ossia nell’ambito dello stesso procedimento) o esterna perché di un altro procedimento è possibile poter, una volta esauriti tutti i gradi di giudizio sportivi ed essendo lo stesso l’anomalia sopravvissuta, poter esperire la revocazione sportiva ai sensi della lettera e) comma 1, art. 39 C.G.S. Un esempio pratico potrebbe essere quello in cui una società è condannata per aver somministrato EPO a giocatori i quali in un’altra sentenza o all’interno della stessa sono invece stati assolti per non aver assunto sostanze dopanti, un altro esempio potrebbe essere quello di una società condannata per aver somministrato doping a due calciatori che in quel periodo militavano in un’altra società. Sono tutti esempi pratici in cui sarebbe esperibile la revocazione di carattere ordinario entro massimo trenta giorni dalla data della sentenza perché ci troveremmo di fronte ad “un errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa” avverso il quale si potrebbe esperire il rimedio della revocazione ex lettera e) comma 1 art. 39 C.G.S. Sono casi che a noi non interessano perché la sentenza sportiva Calciopoli non contrasta con nessuna altra precedente ed è anche sostanzialmente lineare e non ci sono errori di fatto risultanti ad una semplice e attenta lettura. Qualcuno adesso, giustamente, potrebbe obiettarmi che un contrasto effettivamente c’è e riguarda la sentenza penale che, in contrasto con quella sportiva, ha sancito la non esclusività dei rapporti ma essa, essendo una sentenza posteriore,  rientrerebbe in quei casi per cui sarebbe esperibile la revocazione straordinaria o al più la revisione di cui al secondo comma dell’art. 39 C.G.S. che poiché trae spunto dall’art. 630 C.p.p. è sempre di carattere straordinario perché esula dai normali termini di impugnazione e può essere avviata in qualsiasi momento. Nella procedura penale infatti, il procedimento di revisione può essere avviato anche a pena già espiata perché ha come unico scopo la salvaguardia dell’innocente. Cercherò di spiegarmi meglio se è possibile, la non esclusività dei rapporti non si sarebbe mai potuta evincere da una lettura attenta della sentenza sportiva ma solo dopo il procedimento penale. Lo stesso discorso ovviamente vale per la chiusura nello spogliatoio di Paparesta. Quali sono i rimedi straordinari previsti dall’art. 39 CGS? Sono tutti gli altri previsti dalle lettere a; b; c; d del primo comma e dal secondo comma che andremo ad analizzare nei prossimi articoli, tanto abbiamo tutto il tempo per cercare di capire per quale motivo non sono stati ritenuti dagli avvocati della Juventus applicabili al caso concreto. Spero di essere stato sufficientemente chiaro, buona giornata e buon anno.

Annunci